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// ■ A • Ò ■ Vf -
DISCORSI
• «
DIMOSTRAZIONI
MATEMATICHE,
intorno à due nuoue piemie
• V
Attenenti alla
Mecanica &C i Movimenti Locali,
del Signor
GALILEO GALILEI LINCEO,
Filofofo e Matematico primario del Screniflimo
Grand Duca di Tofcana.
Con vna appendice del centro di granita d' alcuni Solidi .
IN LEIDA,
Appreflò gli EUèvirii. m. d. c. xxxviii.
:j
<ìAuo IlluFirìJfimo Signore ,
IL SIGNORE
CONTE DI NOAILLES:
Confìglier di S. M a ChriftianifTìma : Caualier
dell’Ordine di S'° Spirito : Marifcalco de’ Tuoi
Campi & Efferati: Sinifcalco & Gouernatore di
Roerga, Se Luogotenente perS. M ta in Ouenm^
Mio Signore &: Padrone Colendi(fimo./^^JJ^>
llluttrijjìmo Signore ,
►Iconofco per vno effetto della Magna-
nimità di V. S. Illuftrillìma, quanto
gli c piaciuto difporre di quella Ope-
| ra miai non ottante chefcome ella sa)
iconfufo &fbigottito da i mal fortu-
nati fuccefli di alrrc mie Opere, haucndo meco mc-
dcfimo determinato , di non cfjiorrc in publico, mai
più, alcuna delle mie fatiche, ma folo, acciò del tutto '
non rettaflero fèpolte , effendomi perfuafo di lafciar-
ne Copia manufcritta,in luogo confpicuo,al meno à
molti intelligenti, delle Materie da me trattate: & per
ciò, hauendo fatto elezzione,peril primo , &: più II-
luftrc luogo, di deportarle in mano di V. S. Illuftrif-
finn fìcuro, cheperfua particolare affezzione vedo
di me , hauerebbe hauutoà cuore, la confèruatione
de’ mici ft udii, & fatiche. Et per ciò, nel luo pafTaggio
di qua, ritornando dalla fuaÀmbafciata di Roma, fui
* x àriue-
Digiti;
à riuerirla perlonalmentc , fi come più voice haueuo
fatto per lettere, & con tale incontro, prcfèntai à V.
S. Illuftriflima la Copia di quelle due Òpere, che al-
lora mi trouauo haucre in pronto ; lcquali bcnigna-
mente inoltrò di gradire molto, Se di clfcrc per farne
lìcuraconfcrua,- & col participarle in Francia à qual-
che amico fuo, perito di quelle Icicntic, inoltrare, che
fc bene taceuo , non però paflauo la vita del tutto
ociolàmcnte. Andauo dipoi , apparecchiandomi , di
mandarne alcune altre Copie , in Germania, in Fian-
dra, in Inghilterra, in Spagna, & forfè anco in qualche
luogo d’ltalia,quandoimprouifamcntc vengo dagli
Elzeuiriiauuilàto,come hanno fottoil torchio que-
lle mie Opere, & che però, io dcua prendere rilolu-
zionc circa la dedicatoria, & prontamente mandargli
il mio concetto (opra di ciò. Modo da quella inopi-
nata, & inalpettata nuoua, fono andato meco mede-
•fìmo concludendo, che la brama di V.S.Illullridìma
di fulcitare, & ampliare il nome mio, col p^rticiparc
à diucrd i miei ferirti habbia cagionato , che fieno
peruenuti nelle mani de detti Stampatori^ liquali ef-
fèndo!! adoperati in publicare altre mie Opere , hab-
biano voluto honorarmi , di mandarle alla luce, lot-
to le loro bcllidìmc, & ornatidìme (lampe : Per ciò
quelli miei Icritti , debbono ri fèntirlì , per hauer ha-
vuta la forte, d’andar nell’arbitrio d vnlì gran Giudi-
ce, il quale, nel marauigliofo concorlò di tante Virtù,
che
che rendono V.S. IlluHriffima ammirabile a tutti,
ella, con incomparabile Magnanimità , per zelo an-
co, del ben publico , à cui gl i c parlo , che quella mia
°P era, doueflfe conferire , hà voluto allargargli i ter-
mini, & i confini dell’ honore: Sì che elTcndo il fatto
ridotto in cotale llato, c benragioncuolc,chc io,con
ogni legno più confpicuo,mi dimoftri grato riconof-
citore dclGcncrofo affetto di V. S. Illuftriflima che
hà hauuto à cuore, di accrclcermi la mia fama, con
farli fpiegar le ale liberamente, lotto il Ciclo aperto,
douc che à mcpareua aliai dono , che ella reftafiè in
(patii più angufti.Per tanto, al nome V offro, Iiluftrif-
(imo Signore, conuicnc, che io dedichi , & conlacri
quello mio parto , al che fare, mi llrigne, non lolo il
cumulo dcglioblighi.chegli tengo,ma linterefie an-
cora, il quale (fami lecito così dire ) mette in obligo
V. S. Ilfullriffima di difendere la mia riputatone,
contro à chi volclfc offenderla: mentre ella mi hà
pollo in (leccato , contro à gl'auucrlàrii. Onde , fa-
cendomi auanti, lotto il fuo llcndardo, & protetto-
ne , humilmcntc me le inchino , con augurarle per
premio di quelle fue grate , il colmo d’ogni felicità,
& grandezza. d’Arcetri li 6 . Marzo. 1638.
'Di V. S. lUuJkijfima
Deuotifjimo Seruitore
GALILEO GALILEI.
* 3
>* >
LO
LO STAMPATORE
A I LETTORI.
[HattenendofiU Vita Cìuìle mediante il mutuo &vicendeuole [occorro
%<legÌhuomini ,glvni rerfo gli alni , &àciò ftruendo principalmente,
&l'ufo delle Arti,& delle ftienticjer quesiti, gl' Inventori diejfe ,fono fem-
• pre Jlatt tenuti ingranile flima,& molto nutriti dalla Sauia Antichità ;
E quanto più eccellente, o vtile , è fiata qualche lnuentione, tanto maggior laude', &
honore ne è fiato attribuito à gC Inuentori , fin ad ejfere fiati Deificati ( battendo
gl'huommi per commun confenfo,con tal fegno di fupremo honore, voluto perpetuare
la memoria de gl' autori del loro bene ejfere.) Parimente quelli ,i quali con l'acutezza
de i loro ingegni, hanno riformato le cefo g ià trouate,fcoprendo le fallacie, & gli erro-
nei molte & molte propofitioni, portate da huomtni infigni,& ritenute per vere per
molte età, fono degni digranlode,& ammiratione-.attefo medefimamente ,che tale
fcoprimento,è laudabile, fe bene i medefimt fcopritori.haueffeno f blamente rimoffa la
falfità,fenza introdurne la verità , per fe, tanto diffìcile à confegunfi ; conforme al
detto delprincipe de gl'oratori.Vtinam tam facile poflem vera reperire, quarti
falla convinccre.Ef in fatti, il merito di quefia lode, è douuto à quefii noflri ziti-
mi Secoli i nei quali le Arti,&le fetenzie, ritrouatedagt Ani icbi,per opera di per-
fpicacifiimi ingegni ,fono per molte proue , & efperientie , fiate ridotte à gran per-
fet none , la quale ognidì ,và augumentandofi : & in particolare, quello apparifee
nelle Scientie Matematiche , nelle quali ( lafciando i diuerfi, che fi afono adoperati
con gran lode &gran fucctffo ) al noflro Signore Galileo Galilei Accademico Lin-
ceo ,fenza alcun contrasto, anzi con l'applaufo & l'approbatione zniuerfale di tutti
i penti, meritamente fono douuti li primi gradi ; si per hauer moflrato la non con-
cludenza di molte ragioni, intorno à varie Conclufioni,con falde dimoflrationi con-
fermate, ( come ne fono piene le opere fue già pubhcate ) ù anco per hauer col Tele fi-
copto (vfeito prima di qiitfle nofireparti , ma da effo, ridotto poi, àperfettione molto
maggiore) (coperto, & data primo di tutti la N otitia delle quattro Stelle, Satelliti di
Gioue-, della vera & certa dimofiratione della Via Lattea, delle Macchie Solari-, delle
rugofità,& parti nebulofe della Luna;di Saturno Tricorporeo-, Venere falcata-, della
qualità & difpofition delle Comete;tuttecofe non cono feiute mai dagl Afironomi,ne
da i Filofofi Antichi: Di manitra,che puotc dtrft,ejfer per effo, con nuotia luce, com-
par fa al Mondo, & rifiorata l' Afironomia-, dall'eccellenza della quale (in quanto ne
'Ma Vi
’&W 00*
Cidi, & ne i CorpiCclefii,con maggiore etiiden za & annuir atitme,thcin tutte le al-
tre Creature, rifplende la Potenza, Sapuntta,& Bontà dtl Supremo.fat tare) rifalla
la grandezza del merito di chi ce ne bà aperta la conofcenza , conlutterfi refi tali
Corpi diftintamente confpicui , non oliamela loro disianza quafi infinita da noi :
poi che fecondo il dire volgalo, Ì affetto infogna affai piu , &con maggior certezza,
in vn fol giorno , che non po tri ano fare t precetti quantunque nulle volte reiterati,
la Sotina Intuitiua, (come dijfe vn altro ) andando del pari, con la definii ione.
Ma molto più fifa mantfdla la gratta concedutagli da Dio, & dalla Satura , ( per
mezzo pero, di molte f anche, & vigilie) nella prefente Operatila quale fi vedefiii
ejfere fiato Ritrouatore di due intere Scienzie nuoue,&da i loro primi principi i , &
fondamenti , concludentemente , cioè Geometricamente dimo Arate : Et quello, che
deue rendere più marauigliofa quefia Opera-, Vna, delle due Scienze, è intorno à vn
fuggetto eterno , principalifiimo m Satura, {peculato dà tutti igran Filofofi, &fo-
prail quale ci fono moltifiinn volumi feruti-, parlo del Moto Locale: Materia
d'infiniti accidenti ammirandi ; nejfuno de quali, è fin qui fiato trouato , non che
dimofirato da alcuno: l’ Altra Scienzia .pure, da ifuoi principi! dimoftrata, è in-
torno alla refiflenza , che fanno i Corpi folidi , all'effere per violenza {pezzati: So -
tùia di grande -utilità , & mafiime nelle Scienzie & Arti Metaniche : & effa an-
cora , piena d'accidenti , & Propofit ioni, fin qui nonofferuate ; di quefle duenuoue
Scienzie, piene di Propofimoni , che in infinito faranno accrefaute col progreffo del
tempo , da gl'ingegni Specolatiui , in quefio Libro, fi aprono le prime porte ; & con
non piccolo numero di Propofit ioni dtinoiijlrace ,fi addita il progreffo O" trapaffo,ad
altre infinite ; fi come da gl' Intelligenti farà facilmente ime fo & nconofciuto.
9 •
TAVOLA
delle éM a ferie principali e he fi trattano nella
pre/ente Opera.
I.
Scicntia nuoua prima, intorno alla renitenza de i cor-
pi iolidi all* eilère ipezzati. giornata prima , pag.i .
Qual poteflè effer la caufà di tal coerenza. Giornat a
• Jeconila ,
W S°-
_LLL
Scicntia nuoua altra^c i mouimcnti locali. Giornata
ter^a.
P*l- M°-
Cioè, dell’ equabile.
P*Z- T5>-
Del naturalmente accelerato.
IV.
Del violento , overo de i proietti.
Giornata quarta ,
pag.ttf. ' 'r
V.
Appendice di alcune propofizioni & dimoftrazioni
attenenti al centro di grauità de i (olidi. pag. i8p.
G I OR-
I
GIORNATA PRIMA.
Interlocutori, W" '•
Saluiat i, Sagredo,
e Simplicio.
Argo campo di filofofarc a gl'intelletti fpe-
c ola ti tu parmi che porga la frequente pra-
tica del famofo Arfenaledi Voi Sig. Vene-
ziani , & in particolare in quella parte,
che Metanica fi domanda: attefo che quiui
ogni forte di frumento, e di machina vien
continuamente posta in opera da numero
grande ef artefici, tra i quali e per loffcru anioni fatte da i loro an^
teceffori , e per quelle , che di propria aunertenZa vanno continua-
mente per fi fi e fi facendo, efortyche ue ne frano dei peri tifimi, e
di fini fimo difiorfi.
Sagr. V . S. non s'inganna punto: & io come per natura curiofo
frequento per mio diporto la vifita di quello luogo, e la pratica di
quefti , che noi per certa preminenza, che tengono fopra 7 retto
della maestranza, domandiamo "Proti ; la conferenza de i quali mi
ha più volte aiutato nell * inncFiigaZfonc della ragione di effetti non
filo marauigliofi , ma reconditi ancora ,equaft inopinabili: e vero
che tal volta anco mi ha mefio in confufione , & in dijper azione di
poter penetrare , come pofia figuirc quello , che lontano da ogni mio
concetto mi dimofira il fienfo efier vero .• e pur quello , che poco fa ci
diceua quel buon vecchio , e vn dettato , & vna propofizione ben '
affai vulgata , ma però io la repu fatta in tutto vana , come molte
A altre ,
2, Dialogo Primo
altre , che fono in bocca de i foco intelligenti , credo , da loro intro-
dotte per moHrar di faper dir qualche co fa intorno à quello , di che
non fon capaci.
Salu. V. S. vuol forfè dire di quell' vltimo pronunziato , ch'ei
profferì , mentre ricercauamo d'intendere , per qual ragione fa-
ceuano tanto maggior apparecchio di fojlegni , armamenti , & altri
ripari, e fortificazioni intorno a quella gran Galeazza , che fi doue-
ua varare , che non fifa intorno 'a v afe Ili minori , dotte egli rijpofi
ciò farfi per euitareil pericolo di direnarfi , oppreffa dal gratti jfirno
pefo della fua vaila mole , inconueniente , al quale non Jon figgetti
i legni minori?
Sagr. Di coteHo intendo , e fopra tutto dell' vltima conclnfione ,
ch'ei figgiunfè , la quale io ho fempre J limata concetto vano del
vulgo: cioè che in quefie , & altre fimi li machine non bifogna ar-
gumentare dalle piccole alle grandi , perche molte inuenzioni di
machine riefiono in piccolo , che in grandi poi non fujfiBono. Ma
offendo che tutte le ragioni della mecanica hanno i fondamenti loro
nella Geometria , nella quale non veggo , che la grandezza , e la
' piccolezza faccia i cerchi , i triangoli , i Cilindri , ì Coni, e qualun-
que altre figure foli de foggette ad altre p affo ni quefie , & ad altre
quelle , quando la machina grande fia fabricata in tutti i fìtoi mem-
bri conforme alle proporzioni della minore , che fia valida, e refi-
fi ente all’ efercizio , alquale ella è defiinata , non so vedere , perche
effa ancora non fia efente da gt incontri , che fopraggiugner gli pof-
fono finiBrt, e deBruttori.
Salu. il detto del vulgo e affolut amente vano, e talmente vano ,
che il Juo contrario fi potrà profferire con altrettanta verità , di-
cendo , che molte machine fi potranno far più perfette in grande ,
che in piccolo , come per efempio vrì Orinolo, che moBri,e batta le bo-
re, più giuBo fi farà duna tal grandezza , che di vn altra minore.
Con miglior fondamento vfurpano quel medefimo detto altri più
intelligenti , i quali della riufeita di tali machine grandi non con-
forme à quello ,ch e fi raccoglie dalle pure, & aBratte dimofir azioni
Geome «
del Galileo. 5
Geometriche , ne rimettono la caufi nell ’ imperfezzione della ma -
feria, che foggiate a molte alterazioni , dr imperfezzioni.. Ma qui
non so $ io potrò fenZ^a inciampare in qualche nota di arroganza-,
dire che ne anco il ricorrere all * imperfezzioni della materia po-
tenti a contaminare le purijftme dimostrazioni Matematiche, baffi
a fcufare t inobbedienza delle machine in concreto alle mede (ime
attrai te,dr ideali: tuttauia io pure il diro affermandole attraen-
do tutte Ì imperfezzioni della Materia, e f opponendola perfettivi •
ma, dr inalterabile , e da ogni Occidental mutazione efente, tutta-
uia il filo effer materiale fa , chela machina maggiore fabbricata
deli ttteffa materia , e con titteffe proporzioni , che la minore , in
tutte Ì altre condizioni rifponder a con giutta finirne t ria alla mi-
nore , fuor che nella robuttezza , e refittenZ^a contro alle violente
inuaftoni: ma quanto più farà grande tanto à proporzione farà più
debole. E perche io fitppongo la materia effer e inalterabile , cioè
fempre litteffa , è manifetto, che di lei , come di affezzione eterna ,
eneceffaria ,fipoffano produr dimostrazioni non meno deli altre
fchiette, e pure Matematiche. Però S. Sagr. r cuochi pur Ì opinione,
che tenena,e forfè infeme con tutti gli altroché nell a Metanica han
fatto fiudio,che le machine, e le fabbriche compatte delle medefme
materie con puntuale ofjcruanza delle medefme proporzioni trà le
loro parti debban effer egualmente , b per dir meglio proporzional-
mente difpotte al refittere , dr al ce dere alle inttafoni , dr impeti
etterni perche fi pub Geometricamente dimostrare fempre le mag-
giori effer e à proporzione men re fittemi, che le minori: fiche viti -
mamente non filo di tutte le machine , e fabbriche artifizi ali, mà
delle naturali ancora fia vn termine neceffariamente aferitto , oltre
al quale ne t arte , ne la natura poffatrap affare : trapaffar dico con
effer uar fempre l'itteffe proporzioni con l'identità delta materia.
Sagr. Io già mi finto riuolgereil ceruello , equafì nugola dal ba-
leno repentinamente aperta ingombrarmi la mente da momenta-
nea , dr infolita luce , che da lontano mi accenna , e fiubito confon-
de, dr afeonde imaginazioni firaniere , dr indigene. E da quanto
Ai ciu
4 Dialogo Primo
ella ha detto ,parmi che dourehhe feguire , che fuffe impoffibilcofi
costruire due fabbriche dell' ili e/fa materia fintili , e di/eguali , e
tra di loro con e guai proporzione refluenti', e quando ci'o fia, farà
anco imponibile trottar due fole aHe dell' ijlejfo legno tra di loro fil-
mili in robustezza, e •valore, ma difeguali in grandezza.
Salu. Cosi è Sig. Sagr. e per meglio afe arar ci, che noi coniu-
ghiamo nel medefimo concetto , dico , che fi noi ridurremo vri afta
di legno à tal lunghezza, e groffezza , che fitta, v. gr. in vn mu-
ro ad angoli retti , cioè parallela all' oriente , fa ridotta all viti-
ma lunghezza , che fi pojfa reggere ,fi che allungata vn pelo più ,
fi (pezzajfe grattata dal proprio pefio, quella farà vnica al mondo:
fi che effendo per efempio, la fùa lunghezza centupla della fiua gr of-
fe zza , nifiùna altra afta della medeftma materia potrà ritrouarfi,
che effendo in lunghezza centupla della fùa groffezza , fu , come
quella , prec ifam ente h abile à foftener fe medefìma , e nulla di più:
mà tutte le maggiori fìfiaccheranno , e le minori faranno potenti à
foftener oltre al proprio pefo qualch' altro apprejfo. E quefio , ch'io
dico dello fiato di regger fe me defimo , intendafi detto di ogni altra
coftitulfone , e così fe vn corrente potrà reggere il pefo di dieci
correntifiuoi eguali , vna traue firn ile à lui non potrà altramente
regger' il pefo di dieci fine eguali. Mà notino in grazia V. S. e'I
Sig. Simpl. noftro , quanto le conclufioni vere benché nel primo
affetto fembrino improbabili , additate folamente qualche poco de-
pongono le vefii , che le occultauano,e nude, e femplici fanno de' lor
fi gre ti gioconda moftra. Chi non vede, come vn cavallo cadendo
da vri altézza-di tré braccia, o quattro ,fi romperà l'offa , mà vn
catte da vna tale , e vn gatto da vna di otto , o dieci , non fi farà
mal ruffiano , come ne vn grillo da vna torre , rie vna formica pre-
cipitandoli dall orbe lunare ì I piccoli fanciulli refrano illefiin ca-
dute , dauci pr ouctti fi rompono gli frinchi ; o la tefta. E come gli
animali più piccoli fino à proporzione più robusti , e forti de i mag-
giori , così le piante minori meglio fi (Òsi ent ano: e già credo, che
ame udite voi apprendiate , che vna Quercia dugento braccia alta
* V non
del Galileo. 5
non potrebbe fojlenere i fiuoi rami ffarfi alla Jìmilit ttdine di vna di
mediocre grandezza , e che la natura non potrebbe fare vn c mallo
grande per venti caualli , ne vn gigante dieci volte più alto di vn
huomo ,fe non ò miracolofamente , ò con l'alterar * ajfai le propor-
zioni delle membra , eff in particolare dell ’ offa , ingroffandole mol-
to , e molto [opra la ftmmetria dell’ offa comuni, il creder parimen-
te , che nelle machine artificiali egualmente fìano fattibili , e con -
feruabili le grandiffme e le piccole, è errore manifesto: e così per
efempio piccole Guglie, Colonnette , dr altre foltde figure f cura-
mente fi potranno maneggiare, distendere , e rizzare fenza rifico
di romperfi , che le grandiffme per ogni finifiro accidente andran-
no in pezzi , e non per altra cagione , che per il lor proprio pefo. E
qui e forza , che io vi racconti vn cafo degno veramente di effer
faputo, come fono tutti gli accidenti, che ac cafcano fuori dell' affet-
tazione, e maffime quando il partito prefo per ouuiareà vnoincon-
Mentente rie/ce poi caufa poti filma del difordine. Era vna grojfifi
fimo colonna di marmo dirle fa , e pofata preffo alle fue estremità
/òpra due pezzi di traue ; cadde in p enfierò dopo certo tempo ad vn
Metanico, che fuffe bene per maggiormente afilcurarfr, che granata
dal proprio pefo non fi rompeffe nel mezzo ffupporgli anco in qtte-
fia parte vn terzo filmile foftegno : panie il configlio generalmente
molto oportuno,ma tefito lo dimojlrò effer e fato tutto loppofito:
attefo che non paffarono molti mefì , che la Colonna fi trotto fejfa , e
rotta giufio /òpra il nttouo appoggio di mezzo.
Simp. Accidente in vero marauigliofò , e veramente prarrcr
fpcm, quando però fn/fe deriuato dall' aggiugnerui il nuotio fólte gno
di mezzo.
' Salu. Da quello ficuramente deritto egli , e la riconofiiuta ca-
gion dell ' effetto leua la marauiglia : perche depofti in piana terra
i due pezzi della Colonna , fi vedde che Inno de i traui fili quale
appoggiano vna delle teliate , fi era per la lunghezza del tempo
infracidato , & atm allato , e r eli andò quel di mezzo duri filmo, e
forte, fu caufa , chela metà della Colonna r eli affé in aria abbondo -
v j v .: A j nata
a Dialogo Primo
nata dall’ diremo foliegno ; onde il protrio fouerchio pefo gli fece
fare quello , che non h tur ebbe fitto ,fc filo fopra i due primi fi fujjc
appoggiata , perche all' auuallarfi qual fi fujfe di loro , ella ancora
tharebbe feguito. E qui non fi pu'o dubitare , che tal' accidente non
farebbe auuenuto in vna piccola Colonna , benché della me de fimo
pietra , e di lunghezza rifondente alla fua gr offe zza con la prò •
porzione medcfima della groffezza , e lunghezza della Colonna
grande.
Sagr. Già fin qui refio io afficurato della verità dell effetto ,mà
non penetro già la ragione , come nel crefeerfi la materia non deua
con l'ifiejfo ragguaglio ntultiplicarfi la refifien^a , e gagliardia ; e
tanto più mi confondo , quanto per l'oppofito veggo in altri cafi
crefeerfi molto più la robustezza alla refifienza al romperfi t che non
crefie l’ingrojfamento della materia ; chef , v.gr. faranno due
chiodi fitti in vn muro , l'uno più graffò il doppio dell’ altro , quello
reggerà non folamente doppio pefo di quefio , ma triplo , e qua-
druplo.
Salu. Dite pur* ottuplo , ne direte lontano dal vero : ne quello
effetto contraria à quello , ancor che in fèmbiante apparifea così
diuerfi.
Sagr.- Adunque Sìg. Salutati (pianateci quefii fcogli , e dichia-
rateci quelle ofiurità , fe ne hauete il modo : che ben conietturo
quella materia delle refilten^e effire vr^pmpo pieno di belle , &
vtili contemplazioni , e fe vi contentate , che quello fia il foggetto
de i nollri ragionamenti di oggi , à me, e rrftfo , al Sig. Simp.farà
gratijfimo.
Salu. Non poffò mancar di feruirle , purfy la memoria ferua
me in fiumminiltrarmi quello , che già apprefidal noltro Acc Ci • che
fòpra tal materia haueua fatte molte fpeculazioni , e tutte confor-
me al fuo folito Geometricamete dimofirate:in modo che non fenza
ragione quefia fua potrebbe chiamar]! vna nuoua fetenza ; perche
fe bene alcune delle conclufioni fono fiate da altri, e prima di tutti
da Arinotele offeruate ,t ut tatuane fono delle più belle , ne {quell»
che
del Galileo. 7
che fiù importi) da i loro primarii , e indubitati fondamenti con
nec e/farie dimostrazioni prouate. E perche , come dico , voglio di-
mostratiuamcnte accertanti, e non con folamente probabili di fi or fi
perfiuaderui j fupponcndo, che h abbiate c] nella cognizione delle con-
eh fioni hi e camelie da altri fin qui fondatamente trattate , che per
il nostro b fogno farà neceffaria-,conuiene che avanti ogni altra co/i
confideriamo, qual ' effetto fia quello , chef opera nella frazzione di
vn legno , 0 di altro folido , le cui parti faldamente fono attacca-
tt] per che quella e la prima nozione , nella qual confifieil primo , e
femplice principio , che come notijfimo conuiene fupporfi. per più
chiara e/plic azione di che : fegniamoil Ci-
lindro , b. Trifina a b di legno , 0 di altra
materia fiolida , e coerente fermato di fopra
in A, e pendente à piombo , al quale nell' al •
tra estremità b fia attaccato il pefo c 3 e ma-
nifefio , che qualunque fi fia la tenacità , e
coerenza tra di loro delle parti di effo J àlido ,
pur che non fia infinita , potrà ejfir fupcrata
dalla for\a del traente pefi c .* la cui granita
pongo,che poffii accre/cerfi quanto ne piace ,
e effo folido finalmente fi frapperà à gufa
d'una corda : e fi come nella corda noi inten-
diamo la fua refiSten^a derivare dalla mol-
titudine delle fila della canapa, che la com-
pongono , cosi nel legno fi /sorgono le fue fi-
bre-, e filamenti diStefi per lungo, che lo ren-
dono grandemente più refistente allo ftrappamento , che non fareb-
be qualfinoglia canapo della medefima groffezza : ma nel Cilindro ’
di pietra , b di metallo la coerenza ( che ancora par maggiore ) delle
fue parti depende da altro glutine , che da filamenti , b fibre, e pure
e [fi ancora da valido tiramento vengono /pezzati.
Simp. Se il negozio procede, come voi dite , intendo bene, che
i filamenti nel legno , che fon lunghi , quanto l'ifitffo legno , poffon
ren -
or
8 Dialogo Primo
renderlo gagliardo , e refluente a gran forza , che fe gli faccia per
romperlo : ma vna corda compolta di fili di canapa non più lunghi
di due , b tre braccia l'uno , come potrà ridnrfi alla lunghezza di
cento r citando tanto gagliardo ? In oltre vorrei anco fin tir e la vo-
fra opinione intorno ali attaccamento delle parti de i metalli ,
delle pietre, e di altre materie priue di tali filamenti , che pur ,s ‘io
non m'inganno , e anco più tenace .
Salu. In nuoue (pe colazioni , e non molto al noilro intento ne -
ceffarie conuerrà diuertire,fi douremo delle prom offe difficoltà por-
tar le foluzioni.
Sagr. Mà fi le digreffioni poffono arrecarci la cognizione di
nuoue verità , che progiudica à noi non obbligati à vn metodo fer-
rato, econcifo, mà che filo per proprio guflo facciamo i noli ri con-
greffi, digredir' ora per non perder quelle notile-, che forfè lafiiata
l incontrata oc c afone , vn' altra volta non cifirapprefenterebbe?
Anzi chi sà , che bene Jpeffo non fi poffono fcoprir curiofttà più belle
delle primariamente cercate conclufoni? pregoui per tanto io an-
cora à dar fiodisf alfine al Sig. Simpl. , (fi à me non men di effo cu-
riofo , e defiderofio d'intender , qual fia quel glutine , che fi tenace-
mente ritien congiunte le parti de i filidi , che pur finalmente fono
diffolubili : cogn tifine che pur anco e neceffaria per intender la
coerenza delle parti de gli fleffi filamenti , de i quali alcuni dei
filidi fon compofli.
Salu. Eccomi à fintimi, poiché così vi piace. E' la prima diffi-
coltà , come poffono i filamenti di una corda lunga cento braccia sì
faldamente connetter fi inferno ( non ejfendo ciafiheduno di effi
lungo più di due, otre) che gran violenta ci voglia à diffeparargli.
Mà ditemi S. Simpl. non potreste voi et un fiolfilodi canapa tener
l'una dell estremità talmente fretta fra le dita, che io tirando dall '
altra, prima che liberarlo dalla volt r a mano , lo rompeffi ì certo sì:
quando dunque i fili della canapa fuffir non filo nell' eltremità ,
ma in tutta la lor lunghezza con gran frotta, da chi gli circondaffi ,
tenuti fretti , non e manifetta cofa , che lo sbarbargli da chi gli
frigno
DEL G ALI LEO. I 9
firign e farebbe affiti più difficile, che il rompergli? ma nella, corda,
t'iitejjò atto deli h attorcerla firigne le fila fiambieuolmente tra di
loro, in maniera , che tirando poi con gran forza la fune , / fuoi fila -
menti fi jpezzano, e non fi feparano L'uno dall ' altro ; come manife-
stamente fi conofce dal vederfi nella rottura i filamenti cor ti [fimi,
e non lunghi almeno vn braccio l'uno , come doario vederfi, quan-
do la dtutfion della corda fi f ac effe non per lo firapparftento de Ile fila,
ma per la fola fipar anione dell’ vno dall' altro firifiiàndo.
Sagr. Aggiungafi in confermazion di questo il vederfi tal volta
romper la corda non per il tirarla per lo lungo , ma filo per il fouer -
chiame nte attorcerla-.argumento par k me concludente, le fila ejfer
talmente tra di loro ficambieuolmente comprejfe , che le compre-
menti non permettono alle comprejfe fiorrer quel minimo , che
farebbe neceffario per allungar le (pire accio pot ejfer o circondarla
fune, che nel torcimento fi fcorcia , (fi in confiquen^a qualche poco
s'ingrojfa. ,
Salu. Voi. bcnijfimo dite: ma confiderete apprejfo, tome vna
verità fi tira dietro l altra. Quel filo , che fretto tra le dita non
fegue, chi con qualche for^a tirandolo vorrebbe di tra ejfe fòt trarlo,
re fisi e perche da doppia comprejfione vien ritenuto , auuenga che
non meno il dito fiuperiore preme contro all' inferiore, che queSto fi
prema contro k quello. E non e dubbio , che quando di queste due
premure fe ne potejfe ritenere vna fola, resterebbe la meta di quella
refiStenza , che dalle due congiunte dependeua : ma perche non fi
può con l'alzar, v.gr. ilditofuperiore leuar la fua preffione fin za
rimuouer' anco l altra parte , conuiene con nuouo artifizio confier-
uarne vna di loro , e trouar modo che l'ifiejfi filo comprima fi me-
defimo contro al dito , ò altro corpo folido , fipra ’/ quale fi poja , e
far fi che /' iSteJfa forza , chi lo tira per fipararnelo , tanto più ve lo
comprima , quanto più gagliardamente lo tira : e queSto fi configu-
ra con l attuo Igere à gufa di Jpira il filo me de fimo intorno al folido.
llche accio meglio $ intenda, ne fegnetò vn poco di figura j e quefii
a b,c d fiano due. Cilindri, e tra e (fi diStefo tifilo Et , che per
io Dialogo Primo
maggior eh tarerà ce lo figureremo e (fere vna cordicellamon c dub-
bio, che fremendo gagliardamente i due Cilindri l’uno contro all'
altro , la corda F E tirata dall ’ estremità f
refislerà a non piccola violenza prima che
/correre tra i due foli di comprimentila : ma
fe rimuoueremo l’uno di loro , la corda ben -
che continui di toccar l’altro, non fero da tal
foce amento /ara ritenuta , che liberamente
non J corra . Ma fe ritenendola benché debol-
mente attaccata verfi la fimmità del Cilin-
dro a l’auuolgeremo intorno a quello a fog-
gia di Jpira aflotr , e dal capo r la ti-
reremo : è manifesto , che ella comincera a
firignere il Cilindro , e fe le Jpire , e volute
faranno molte ,fempre più nel validamente
tirare fi comprimerà la corda addoffo al Ci-
lindro : e faccndoft con la multiplicazione
dèlie /pire più lungo il toc cemento, & in con-
fi quen%a men fupcr abile, difficile fi farà fèm -
pre più lo /correr della corda , e l’acconfèntir
alla traente forza. Hor chi non vede , che tale è la reftHen^a delle
filamento, che con mille, e mille fimili auuolgimenti il groffo cana-
po conteJfonofAnzi lo firignimento di fimili tortuofità collega tanto
tenacemente , che di non molti giunchi, nè anco molto lunghi , fi che
poche fon le (pire, con le quali tra di loro s’intrecciano, fi compongo-
no robusti/fìme funi, che mi par che domandino, fufie.
Sagr. Ceffo perilvoHro difeorfo nella mia mente la marauiglia
di due effetti, dei quali le ragioni non bene erano comprefe da me .
Vno era il vedere, come due , ò al più tre riuolte del canapo intorno
al fufo dell’ Argano fot citano non folamente ritenerlo , che tirato
dall ’ immenfa forila del pefo , che et filitene , /correndo non gli ce-
dere, ma che di fin girando l’Argano il me de fimo fufo col filo toc-
camente del canapa, che lo firigne , poteffecdn li /accedenti rauuol-
■\ \ SI gimenti
: AV '
;D.E X G'A L'ILEO; Il
pimenti tirare, e fiolleuare vafiiffime pietre , mentre chele bràccia
d’un debile ragazzo •vanno ritenendo, e radunando l'altro capo del
me de fimo canapo. L'altro éd'nnfiemplice , ma arguto ordigno tro-
.nato da vn giouane mio parénte per poter con una corda calarfida
vna fineHra finfifiorticarfi crudelmente le palme delle mani, co-
me poco tempo ananti gli era interuenuto confina grandijfima offe-
fa. Ne fiar'o per facile intelligenza vn piccolo • '
fchizzo. Intorno à vn fimil Cilindro di legno
A B grojfo , comevnxcannx, t lungo circa • - a
vn palmo incaao vn- canaletto informa di •* VV
j (pira di vna voluta, e mefi , e non pia ,*fii \ ■sAi
large zza capace della corda, che voleua ado+\’ *
prare $ e quell a fece entrare per il canale dat.w
termine a , dr vfiire per l’altro bs tircon-
dando poi taldlindro , e corda cón vn con- > <
none pur di legno , ouero anco di latta ma di-
tti fò per lungo , dr ingangherato ,fi che libe •
rumente poteffe aprir fi , echiuderfi: dr ab-
bracciando poi, e flrignendo co» ambe le ma-
ni efifio cannone, raccomandata la corda a vìi
fiermo ritegno difiopra,fi fo/pefi sii le braccia,
e r infici tale la compresone de Ila cor da trai
cannone ambiente fi l Cilindro, che ad arbitrio fino flrignendo forte
mente le mani potè u a foltenerfi fienza calare , & allentandole vn
pocofi calxua lentamente à filo piacimento^' ->
Salu. In segno fa veramente inumacene , e per intera efilica-
zione della fina natura mi par di ficorgere così per ombra , che qual-
che altra jpecolazione fi poteffc aggiugnere : ma non voglio per ora
digredir piu /òpra di quello particolare-ema ffimi vótedo voi fin tir
Umici pcnficro intorno alla refill enfi allo firapparfi de gli altri cor-
pi , la cui telluri non é di filamenti , come quella delle fimi , e della
maggior parte de i legni : ma la coerenza delle parti loro in altre
cagioni par che confida, U quali per mio giudizio fi riducono à due
.ve ./ v B 2. capi-.
i »!• <
»UT.tìì\
iz Dialogo Primo
caf>i \ l'uno de i quali e quella decantata repugnanza , che ha la na-
tura ali' ammettere il vacuo: per l’altro bijogna (non bastando que-
sto del Vacuo) in frodar qualche glutine , vifeo , o colla , che tenace-
mente colleghi le particole , delle quali e jfo corpo e compofio. Diro
prima del Vacuo , mostrando con chiare efierienze , quale, e quanta
fio lafua virtù . E prima ilvederfi , quando ne piaccia , due piastre
di marmo, di metallo , b di vetro efquifit amente fpianate , pulite , e
luttre, che pofita l'ulta sù l'altra , fenza veruna fatica fe gli muoue
[opra (Infilando ( ficuro argumcnto,cbe nijfitn glutine le congiugne)
ma che volendo fepar arie, mantenendole equidistanti, tal repu-
gnanza fi trotta, che la fuperiore folleua,e fi tira dietro l'altra, e per-
petuamente la ritiene folleuata , ancorché affai grafia , e qraue , eui-
dentemente ci mostra f orrore della natura nel douer ammettere,
fi ben per breue momento di tempo, lo fjazio voto, che tra di quelle,
rimarrebbe auanti , che il concorfi delle parti dell'area circostante
Ihauefie occupato, e ripieno . . Ve de fi anco, che quando bene tali due
laStre non fu fièro e fiat temente pulite, e perciò che il lor contatto non
fufie efquifito del tutto , nel volerle feparav lentamente ninna reni-
tenza fi troua fuor di quella della fola granita, ma in vn alzamento
repentino l’inferior pietra fi folleua , ma fitbito ricade ,feguendo fi-,
lamente la fourana per quel breui filmo tempo , che batta per la di-
Strazzione di quella poca d'aria, che ssnterponeua tra le lastre, che
non ben conbaciauano , e per l’ingrefiò dell' altra circunfufi. T al
refiStenza,che cofi fidatamente fi fi or gettale due lastre, non fi pub
dubitare , che parimente non ri figga tra le parti di vnfilido , eche
nel loro attaccamento non entri almanco à parte , e comecaufi con-
comitante. ' ■ v •• yj\j
Sagr. Fermate di grafia, e concedetemi, eh' io dicavna p articolar
confiderazione , che pur ora mi c caduta in mente : e questa è , che
ilvedere, come la piatirà inferiore figne la fuperiore, e che con mo -,
to •Veloci filmo vten folleuata, ci rende ficuri che, centro al detto di
molti Ftlofofi , e f or fi d Arifiotele mede fimo il moto nel vacuo non
farebbe inftantaneo, perche q u andò fufie tale, le vomitiate due lati re
v i \ fenza
del Galileo. 13
finza ripugnanza veruna fi [(parerebbero, già (he il medefimo in-
nante di tempo basterebbe per la loro fi paragone, e per il concorfi
dell ‘ aria ambiente à riempier ejuel vacuo ,c he tra effe potejfi retta-
re. Dal figuir dunque che fa l' inferi or lastra la fuperiore , fi racco-
glie , come nel vacuo il moto non farebbe inttantaneo. E fi racco-
glie in fiume, che pur tra le me de [ime piatire retti qualche vacuo al-
meno per breuiffimo tempo , cioè per tutto quello , che pajfa nel mu-
tamento dell’ ambiente mentre concorre à riempiere il Vacuo : che
fi Vacuo non vi rettaffi , nè di concorfi , ne di moto di ambiente vi
farebbe bifigno. Conuerrà dunque dire,che pur per violenta, b con-
tro à natura il vacuo fai or fi conceda (benché i opinion mia è , che
nijfuna cofa fia contro à natura [aluo che i imponìbile , il quale poi
non è mai.JMà qui mi nafce va’ altra difficoltà:# è che fi ben l' e (pe-
rse rifa m'afficura della verità della conclufione , l'intelletto non re-
tta già interamente appagato della caufa , alla quale cotale effetto
viene attribuito . Jmperoche i effetto della fipar azione delle due
lattreè anteriore al vacuo ,c he in confiequenfa alla fipar alfine fuc-
cederebbe : e perche mi pare , che la caufa debba fi non di tempo , al-
meno di natura precedere all’ effetto , e che d’uri effetto pofitiuo po-
fitiua altrefi debba e (feria caufa , non retto capace , come dell' ade-
renza delle due piatire , e della repugnanfa all' e [fer fiparate , effetti
che già fono in atto , fi pojfa referirla cagione al Vacuo, che non è,
ma che harebbe àfiguire. E delle co fi che non fono , nijfuna pub effer
l operazione conforme al pronunziato certijfimo del Filofofo.
Simp. Magia che concedete quetto Affioma ad Arinotele, non
credo, che fiate per negargliene vri altro belliffimo,e vero: e questo'
è che la natura non intraprende à voler fare quello, che repugna ad
effer fatto: dal qual Pronunziato mi par che dependa lafoluzione
del nottro dubbio : perche dunque à fi medefimo repugna e (fer e vno
fpazio vacuo , vieta la natura il far quello , in confiquenza diche
neceffariamentefùccederebbe il vacuo* e tale è la fipar azione delle
due lastre.
Sagr. Hora ammeffo per (òluzione adequata del mio dubbio
- \ ‘ ' B 3 quetto
14 Dialogo Primo
q ucìto che produce il S. Simpl.fi gustando il cominciato di fi or fi,
farmi che quella me de fimo re pugnanti al Vacuo deurebbe effer bu-
ttante ritegno delle parti di vnfolido di pietra, o di metallo , bfe al-
tre ve ne fono, che piùfildamente Jtiano congiunte , e renitenti alla
diuiftonc. Perche fi di vno effetto vna fola è la cagione , fi come io
ho intefi , e creduto , b fe pur molte fen'affegnano , ad vna fola fi ri-
ducono ; perche quella del Vacuo che ficur amente è, non batterà per
tutte le refittenif?
Salu. Io per ora non voglio entrar ein quella contefa ,fe il Va-
cuo fenz‘ altro ritegno fi a per fe filo ba fi ante à tenere vnite le parti
difunibili de i corpi confittemi , ma vi dico bene , che la ragione del
Vacuo che milita , e conclude nelle due piattre , non batta per fi fila
al faldo collegamento delle parti di vn fiolido Cilindro di marmo, ò
di metallo , le quali violentate da forze gagliarde, che dirittamente
le tirino , finalmente fi féparano , e fi diuidono. E quando io troni
modo di dittinguer quella già conofciuta refìtten%a dependente dal
Vacuo, da ogni altra , qualunque ella fifuffe , che con lei concorre/fi
in fortificar l'attaccamento , e che io vi faccia vedere , come effà fi-
la non fia à gran pezzo b aitante per tale effetto , non concederete
voi , che fia neceffario introdurne altra ? Aiutatelo S. Simp. già che
egli fia ambiguo fopra quello, che debba rifondere.
Simp. E" forza,che la fofpekfione del Sig. Sagr.fia per altro ri-
cetto, non rettando luogo di dubitare fopra si chiara , enee affario
confiquen^a.
Sagr. Voi S. Simp . I hauete indouinato. Andauo penfando , fi
non ballando vn Million d’oro l’anno , che vien di Spagna per pa-
gar definito, fuffe neceffario far altra prouifione,che di danari per
le paghe de Soldati. Ma fegui tate pur S. Salutati , e /apponendo ch'io
ammetta la vottra confiquenza , mostrateci il modo di /epurare
Ì operazione del Vacuo dall ' altre, e mifurandola fateci vedere , co-
me ella fia fecarfa per l'effetto , di che fi parla.
Salu. il vottro Demonio vi affìtte. Diro il modo dell appartar
la virtù del Vacuo dall altre , e poi la maniera del mi furar la. E per
appar -
del Galileo. rf
appartarla piglieremo vita materia continuarle cui parti manchino
di ogni altra refislenza alla JèparaTfpne fuor che di quella del Pi-
eno , quale a lungo è fiato dim o tirato in certo Trattato del no tiro
Aceto . efièr l'Acqua. T alche qualunque volta fi dtfioneffe vn Ci-
lindro d' Acqua, e i he attratto fi fentiffe refi elenca allo fi acc amento
delle fue partirne fio da altra cagione , che dalla repugnanza al Va-
cuo , non potrebbe riconofcerfi. Per far poi vna tale efperien^ mi
fon immaginato vn artifizio , il quale con t'aiuto di vn poco di di -
fegno meglio , che con J empiici parole , potrò dichiarare. Figuro que-
sto c a b d ejfere il profilo di vn Cilindro di metallo , ò di vetro,
che farebbe meglio voto dentro , ma giufiijfimamente tornito , nel
cui concauo entri con efquifi ti filmo contatto vn Cilindro di legno y
il cui profilo noto e g h f , il qual Cilindro fi
poffa fiignere in su, engiù : e questo voglio, A
che fi a bucato nel mezzo , fi che vi pajft vn
filo di ferro oncinato nell' ett remila K,e l'al-
tro capo I va di a ingroffandofi in forma di
Cono,ò turbinefacendo che il foro fatto nel
legno fia nella parte di /òpra efio ancora in -
canato informa di Conica fuperficie aggiu-
nta puntualmente per riceuere la Conica q
estremità i del Ferro i K , qualunque volta
fi tiri in gin dalla parte k . Infetto il legno, ò
vogliamolo chiamar Zaffo e h nelcauo Ci-
lindro a d non voglio , eh" arriui fino alla
fuperior fuperficie di effo Cilindro, ma che ne \
refii lontano due ,ò tre dita: e tale fpazio dette
efièr ripieno di Acqua, la quale vi fi metterà
tenendo ilvafo con la bocca c d all' in sii, e calcandoti [(fra il Zaffp
E h col tenere il turbine i remoto alquanto dal catto del legno , per
lafciar l'efito òli' aria, che nel calcare il Zaffo fenufeirà per il foro
del legno , chopper ciò fi fa alquanto più largo della groffezza dell'
asticciuola difetto i K. Dato l’efito all' aria, e ritirato tl ferro , che
v. ben
itf Dialogo Primo
ben fnggtlli fu 7 le^no col fio turbine i fi ritto Itera il vafo tutto con
la bocca all’ in giu , attaccando all ' oncino K vn recipiente da
mettenti dentro rena , o altra materia grane, fi caricherà tantoché
finalmente la fu peri or ft perfide e f del Zaffo fi (laccherà dalC infe-
riore dell' Acqua^ alla quale niente altro la teneua congiunta , che la
repugnanza del Vacuo : pefando poi il Zaffo col ferro , col recipien-
te , e con ci'o che vi farà dentro , haremo la quantità della forza del
Vacuo : e fe attaccato à vn Cilindro di marmo , b di crisi allo grofo ,
quanto il Cilindro dell' Acqua ,pefi tale , che infteme col pefo pro-
prio dell' ilteffo marmo , o cr Ut allo pareggi la granita di tutte le no-
minate bagaglie , ne fcguirà la rottura, potremo fenza verun dub-
bio affermare , la fola ragion del Vacuo tener le parti del marmo , e
cristallo congiunte; mà non bastando , e che per romperlo bifigni
aggiugnerui quattro volte altrettanto pefo , conuerrà dire la refi-
utenza del Vacuo effer delle cinque parti vna > e t altra quadrupla
di quella del Vacuo.
Simp. Non fi pub negare , che l'inuenzione non fia ingegnofa:
ma l’h'o per foggelta à molte difficoltà , che me la rendono dubbia ;
perche chi ciaffìcura , che l'aria non poffà penetrar tra'l vetro , e'I
Zaffo , ancorché fi circondi bene di ftoppa , ò altra materia ceden-
te ; e così acciò che’l Cono i J aldi bene il foro » forfè non bafl crebbe
l'ugnerlo con cera , b trementina : in oltre perche non potrebbero le
parti dell' Acqua diltrarfi , e rarefarfi ; perche non penetrare aria ,
b efalazioni , b altre fidanze più fittili per le porofità del legno , o
anche dell' i steff ò vetro ì
Salu. Molto deliramente ci muoue il S.Simp. le difficoltà in
parte ci fumminiltra i rimedii , quanto alla penetrazion dell’ aria
per il legno, o trai legno, e’I vetro. Mà io oltre di ciò noto , che po-
tremo nelt' jstcjfo tempo accorgerci con acquisto di nuoue cogniTfi-
ni,fe le promoffè difficoltà haranno luogo » imperò che fe l’Acqua
farà per natura ,fe ben con violenza, diltraibile, come accade nelt
aria, fi vedrà il Zaffo calarei e fi faremo nella parte fup eri or e del
vetro vn poco di ombelico prominente come quello v penetrando
per
del Galileo. 17
per la fitflan^a , 0 p'orofità del vetro , 0 del legno , orla , 0 4 //r 4 più
tenne , r fpiritofa materia ,fi vedrà radunare ( eedendogli l'acqua)
nell ’ eminenza v , /<r quali cofe , quando non fi fc organo , verremo
accurati Pefperienta ejfer con le debite cautele fiata tentata ; eco-
nofi eremo l'acqua non ejfer distraibile , ne il vetro ejfer permea-
bile da veruna materia benché fòt fili ffima.
Sagr. Et io merce di quelli d/fiorfi ritrouo la confa di vn effetto ,
che lun^o tempo m'ha tenuto la mente ingombrata di marauiglia,e
vota d’intelligenza. Ojfernai già vnaCiterna, nella quale per trarne
l’acqua fu fatta fare vna Tromba , da chi forfè credetti , mi v ina-
mente fii poterne cattar con minor fatica l’ittcjfa , ò maggior quan-
tità , che con le fecchie ordinarie ; & ha quella tromba il fuo fan -
tuffo, e animella sii alta , fi che l’acqua fi fa falire per attrazzione ,
e non per impulfo , come fanno le T rombe , che Ranno l’ordigno da
bajfo. Quella fin che nella Citerna vi c acqua fino ad vna determi-
nata altezza, la tira abbondantemente,mà quando laequa abbafft
oltre a vn determinato fogno, la Tromba non lattora più. Io credet-
ti , la prima volta che offeruai file accidente , che l ordigno fuffe
guaito, e trouato il M adiro, acciò lo raccomodaffc , mi diffe che non
vi era altramente difetto alcuno fuor che nell'acqua, la quale effen-
dofi abboffata troppo , non patiua et ejfer' alzata k tanta altezza > e
tni foggiunfe ne con T rombe , ne con altra machina, che folleui P ac-
qua per attrazzione, effer pofftbilefarla montare vn capello più di
difiotto braccia, e filano le Trombe larghe, ò flrette , questa e la mi -
fura dell’ altezza limitatiffma. Et io Jìn bora fono fiato così poco
accorto , che intendendo , che vna corda , vna mazza di legno , e
vna verga di ferro fi può tanto , e tanto allungare , che finalmente
il fuo proprio pefo la ftrappi , tenendola attaccata in alto , non mi e
fouuenuto , che l'iSieffo molto più ageuolmente accoderà di vna cor-
daio verga di acqua. E che altro e quello , che fi attrae nella Trom-
ba, che vn Cilindro di acqua, il quale hauendo la fua attaccai uradi
fiopra , allungato più, e più,finalmente ar ritta a quel' termine , oltre
al quale tirato dal fuo già fatto fouerchio pefo non altrimente chejè
fuffe vna corda, fi frappa? C Salu.
i8 Dialogo Primo
Salii. Cost puntualmente cammina il negozio ; e perche la me -
de firn a altezza delle diciotto braccia e il prefifio termine dell al -
tozza, alla <] uale qualfiuoglia quantità d acquattano cioè le Trom-
be larghijftme , o frette , o firettifiìme , quanto vn fil di paglia pub
fomentar fi , tutta volta che noi peferemo laequa contenuta in di-
ciotto braccia di cannone , fa largo , o fretto , h aremo il valore della
refill e n%a del V acuo ne i Cilindri di qualfiuoglia materia folida
grò fi quanto fono i concaui de i cannoni propoli. E già che hauia-
mo detto tanto , moli ri amo , come di tutti i metalli, pie tre , legni ,
vetri ere. fi pub facilmente ritrouare fino à quanta lunghezza fi
potrebbono allungare Cilindri, fili , o verghe di qualfiuoglia grafi
fiezza , oltre alla quale granati dal proprio pefo più non potrebber
reggerfi, ma fi frapperebbero, riglifi per efempio vn fil di rame di
qualfiuoglia gro((\za , e lunghezza , e fermato vn de fuoi capi ad
alto fi vadia aggiugnendo all ' altro maggior , e maggior pefo ,fi che
finalmente fi fi r appi, e fià il pefo ma fimo, che potefiefoftenere, v.gr.
cinquanta libbre. È manifeHo, che cinquanta libbre di rame oltre
al proprio pefo , che fia per efempio vn' ottauo d'oncia tirato in filo
di talgrojfezza farebbe la lunghezza ma filma del filo, che fi fiejfi
potejfe reggere. Mifurifi poi quanto era lungo il filo , che fi frappo,
e fia , v.gr. vn braccio : e perche peso vn ottauo d'oncia , e refe fi
fteffio , e cinquanta libbre apprefio , che fino ottani d’oncia quattro
mila ottocento , diremo tutti i fili di rame qualunque fi fia la lor
gr offe zza poterfi reggere fino alla lunghezza di quattro mila otto-
cento vn or accio, e non più » e così vna verga di rame potendo reg-
gerfi fino alla lunghezza di quattro mila ottocento vn braccio , la
refitten^a, che ella troua dependente dal Vacuo, ri (petto al restante
e tanta, quanto importa il pefo d'una verga d'acqua lunga braccia
diciotto, e grafia , quanto quella fiefia di rame ; e trottati defi v. gr. il
rame efier none volte più grane dell ' acqua , di qualunque verga di
rame la refi utenza allo frappar fi dependente dalla ragion del Vacuo
importa , quanto e il pefo di due braccia delt iìtefia verga ; e con fi-
mil difeorfo, & operazione > fi potranno trouare le lunghezze delle
fila.
del Galileo. 19
fila, ò verghe di tutte le materie folide ridotte alla maffima , che fo-
ftener fi poffa , & infierite qual parte habbia il V acuo nella loro re -
fiHenza.
Sagr. Resta bora , che ci dichiate in qual cofa confi Ila il resto
delta renitenti ciò b , qual fra il glutine , b vifco , che ritien attac-
cate le parti del folido oltre à quello , che deriua dal Vacuo ; perche io
non faprei imaginarmi, qual colla fia quella, che non poffa ejfer ar fa ,
e confumata in vna arden/ijfima fornace in due , tre , e quattro me-
fi y ne in dieci , b in cento > doue fi andò tanto tempo argento , oro , e
vetro liquefatti , cauati poi tornano le parti loro nel freddarfi a riu-
nir/!, e r attaccar fi , come prima. Oltre che la medefima difficoltà ,
che hò nell' attaccamento delle parti del vetro , l’harb io nelle parti
della colla , cioè, che cofa fia quella , che le tiene cosi faldamente
congiunte.
Salu. Tur poco fa vi difp,che 7 voflro Demonio vi affifteuafo-
no io ancora nelle medefime anguftie , & ancor io toccando con
mano , come la repugnanlg al Vacuo e indubitalmente quella , che
non permette, fi non con gran violenta, lafeparaT/one delle due la -
Hre , e piu delle due gran pur ti delta Colonna di marmo , b di bron-
co , non so vedere, come non h abbia ad hauer luogo , & ejfer pari-
mente cagione della coerenza delle parti minori, e fino delle mini-
me vltime delle medefime materie\dr effendo che di un effetto vna
fola e la vera , e poti ([ima caufa , mentre io non trono altro glutine,
perche non debbo tentar di vedere , fe questo del Vacuo , che fi tro -
ua,pub ballarci?
Simp. Se di già voi hauete dimoìtrato la refisten^a del gran
Vacuo nel fepararfi le due gran parti di vn folido ejfer piccoli (fimo
in compar uT/on di quella , che tien congiunte le particole minime,
come non volete tener più che per corto questa ejfer diuerfiffima da
quella ?
Salu. A quello rifpofe il S. Sagr. che pur fi pagauano tutti i par-
ticolari Soldati con danari raccolti da impofi^toni generali di fold't ,
e di quattrini , fe bene vn Million d'oro non baflaue à pagar tutto
C z l'efer-
20 Dialogo Primo
lefcercito • E chi sa , che altri minuti {fimi Vacui non latto) ino per
le miniti ifpm e particole fi che per tutto fìa deli isleffi moneta quel-
lo , con che fi tengono tutte le parti congiunte ? lo vi diro quello, che
1 at ora mi e paffuto per l imaginaTfone : ve lo db , non come verità
rifilata , ma come vna qual fifa fan taf a piena anco d'indigeftioni
fottoponendola à più alte contemplazioni. Cauatene fe nulla vi e,
che vignili , il re Ho giudicatelo , come più vi pare. Nel confede-
rar tal volta , come andando il fuoco fer pendo tra le minime parti-
cole di questo y e di quel metallo , che tanto fidamente fi trottano
congiunte ,fnalmente le fpara , e difunifee ; e come poi partendofi
il fuoco tornano con la mcdcftma tenacità di prima à ricongiugnerfi
fnza diminuirfì punto la quantità nell Oro y e pochi [fimo in altri
metalli anco per lungo tempo , che reitino distrutti ypenfei , che ciò
pct effe accadere .perche le fittili (fime particole del fuoco penetran -
do per gli anguiti pori del metallo ( trà i quali per la loro grettezza
non poteffero poffare i minimi dell aria , ne di molti altri fluidi) col
riempiere i minimi Vacui trà effe fr apolli liber afferò le minime par-
ticole di quello dalla violenza, con la quale i medefìmi Vacui luna
contro l'altra attraggono , proibendogli la fepar azione ; e così po-
tendofl liberamente muouere , la lor maffa ne diueniffe fluida, e tale
re ft affi, fin che gl'ignicoli trà effe dimor afferò : partendofi poi quel-
li, e lafciando i priflini Vacui, tornajfc la lor filila attrazzione, dr
in confequenza l’attaccamento delle parti . Et all inìlanza del
S. Simp. par mi, chef poffa rifondere ,che fe bene tali Vacui far eb-
ber piccoliffimi, dr in confequenza ciafcheduno facile ad eflfer fupe -
rato, tuttauia l innumerabile moltitudine innumer abilmente (per
così dire ) multiplica le refìHenze : e quale, e quanta fiala forza,
che da numero immenfo di deboliffimi momenti infume congiunti
rifulta , porgacene euidentijflmo argomento il veder noi vn pefo di
Milioni di libbre foHcnuto da canapi grò (fiffimi, cedere , e Anal-
mente lafiiarfi vincere , e folle u are dall ’ affilio degl' innumerabili
atomi di acqua , li quali b (finti dall' Auftrofo pur che diflefl in te-
nui [fi ma nebbia fi vadano mouendo per l 'aria , vanno à cacciarfi
' D E L G A L I L E O. Zi
tra fibrate fibr a de i canapi tiratijfimi, nè può limmenfi for^a del
fendente pefo vietargli t'entrata fi che penetrando per gli anguHi
meati ingr affano le corde , e per confiq ucn^a le j cordano , onde la
mole grauijfima à forza vien fo licitata.
Sagr. Et non è dubbio alcuno , che, mentre vna refiftenfa non
fa infinita , può dalla moltitudine di minuti (finte forze ejfer fupe-
rata ; fi che anco vn numero di formiche firacichcrebbe per terra
vna naue carica di grano: perche il fenfo ci mostra cotidianamente ,
che vna formica destramente porta vn granello j e chiara cofa è, che
nella naue non fono infiniti granelli , ma comprcfi dentro a altaiche
numero , del quale fine può prendere vn altro quattro , e fei volte
maggiore , al quale fi fi ne prenderà vn altro di formiche eguale ,
e fi porranno in oppa, condurranno per. terra il grano, e la naue an-
cora. É ben vero , che bi fognerà , che il numero fia grande, come
anco per mio parere quello de i Vacui, che tengono attaccati i mini-
mi del metallo.
Salu. Mà quando bifognaJfi,che fuffiro anche infiniti, l'hauete
voi forfè per impoffibilc ?
Sagr. Nò , quando quel metallo fuffi vna mole infinita : altri -
menti.
Salu. Altrimenti che ? Orsù già chefièmejjo manoà i Paradojfi,
vergiamo fi in qualche maniera fipotejfe dimofirare, come in vna
continua eflenfione finita non repugni il poterfi ritrovar' infiniti
Vacui : e nell' itteffo tempo ci verrà fi non altro , almeno arrecata
vna foluzione del più ammirabil problema , che fia da AriHotele
mefifotrà quelli , che ejfo medefimo addimanda ammirandi , dico
trà le questioni Mecaniche -, e la foluzione potrebbe ejfer perauuen -
tura non meno efplicante , e concludente di quella , che egli medefi-
mo ne arreca ; e diuerfa anco da quello , che molto acutamente vi
confiderà il dot ti (fimo Monf. di Cueuara.Mà bi fogna prima dichia-
rare vna Propofifione non toccata da altri , dalla quale depende lo
fiioglimento della quell ione , che poi , s' io non m'inganno , fi tira
dietro altre notizie nuoue , & ammirande > per intelligenza di che
C 3 accu-
ir Dialogo Primo
accuratamente defcriueremo la figurateti) Intendiamo vn poligo-
no equilatero , & equiangolo di quanti lati ejfer fi voglia, defcrttto
intorno a quello centro c , efia per hora vn Ejj'agono ABCDEF,
fimile al quale ,& a dejfo concentrico ne defcriueremo vn altro mi-
nore , quale noteremo hiklmn >e del maggiore fi prolunghi vn
lato a b indeterminatamente verfo s , e del minore il rifondente
lato hi fi a verfo la medefima parte (ìmilmente prodottofegnando
la linea h t parallela alt a s , e per il centro pa fft t altra alle mede -
fime e qui diHante g v. E atto quello intendiamo il maggior poli-
gono riuolgerfifopr a la linea as portando feco l'altro poligono mi-
. nore.É chiaro che fi andò fijjo il punto b termine del lato a b men-
tre fi comincia la reuoluzione , l'angolo Kfifolleuera , e' l punto c
s'abbajferk defcriuendo torco c Q ffi che il lato B c fi adatti alla
linea afe fiejfo eguale b q^mk in tal conuerfionet angolo i del mi-
norpoligono fi eleuerk j òpra la linea I t per ejfer la i b obliqua Jo-
pra t a s : nè prima tornerà il punto i su la parallela 1 t , fe non
D
E
P
del Galileo. 13
quando il punto c farà peruenuto in Q^all ora li far a caduto in o
dopo batter defritto l'arco 1 o fuori della linea HT,cf all' ora il
lato 1 K farà pajfato in o p. Ma il centro c tra tanto fempre batte-
rà cantinato fuori della linea cv,w) la quale non farà tornato ,fe
non dopo batter defritto l'arco g c . Fatto quello primo pajjo , il
poligono maggiore farà trasferito à pofare co'l lato u c .su la linea
B qjl lato 1 K del minore fopra la linea o p battendo faltato tutta
la parte 1 o fin za toccarla , e'I centro c peruenuto in c facendo
lutto il fuo corfo fuori della parallela c v. E finalmente tutta la fi-
gura fi farà rimejfa in vn pollo filmile al primo ; fi che continuandofi
la reuoluzione,e venendo al fecondo paffo il lato del maggior poligo-
no ve fi adatterà alla par te qx, il k l del minore (battendo pri-
ma faltato l’arco p y) caderà in y z ,& il centro procedendo fem-
pre fuori della c v in effa caderà fidamente in r dopo il gran fatto
c r. Et in ultimo finita vna intera contterfione , il maggior poli-
gono haurà calcate fopra la fita a s t fei linee eguali al fuo perime-
tro fenza veruna interpofiTjone , il poligono minore bara parimen-
te imprejfe fii linee eguali all' ambito fuo y mà difeontinuate dall' in -
terpofifyone di cinque archi fitto i quali reflano le corde.parti della
parallela h t non tocche dal poligono $ e finalmente il centro c non
'e con /tenuto mai con la parallela c vfaluo che in fii punti. Di qui
potete comprendere , come lo JpaTfi pajfato dal minor poligono e
qttafi eguale al pajfato dal maggiore, cioè la linea H t alla a s , della
quale afillamente minore , quanto è la corda d'uno di quelli archi ,
intendendo pero la linea h t infieme con li JJ/azii de i cinque ar-
chi.Hora questo, che vi ho evolto, e dichiarato nell efimpio di que-
lli Ejfagoni , vorrei che intendente accadere di tutti gli altri poli-
goni , di quanti lati eJJ'er fi voglino, purché fìano fimili, concentrici ,
e congiunti', e che alla conuerjìon del maggiore s'intenda rigirar fi
anco l'altro quanto fi voglia minore 5 che intendente , dico , le linee
da ejft pajfate eJJ'er proffimamente eguali , computando nello Jpazio
paffato dal minore gl inter ualli folto gli archetti non tocchi da par-
te veruna del perimetro di effo minor poligono. Tuffa dunque il
gran
24 Di aloco Primo
gran poligono di mille lati , e mi fura confiquentemente vna linea
retta eguale al fuo ambito ; e nell' iìteffo tempo il piccolo pajfa vna
projjimamente e guai line a , ma interrottamente compoita di mille
particelle eguali a ifuoi mille lati , con linterpofi%ione di mille fa-
zii vacuicene tali pojjtamo chiamargli in relazione alle mille lineet-
tetoccate dai lati del poligono. Et il detto fin qui non ha veruna
difficoltà , o dubitatone. Ma ditemi , fe intorno a vn centro , qual
fa, v gr. q netto punto a, noi defri ueremo ducycerchi concentrici, &
infume vniti , e che da i punti c b dei lor femidiametri fano tira-
te le tangenti c e , b f , dr ad effe per il centro a la parallela a d,
intendendo girato il cerchio maggiore fopra la linea b f [posta egua-
le alla di lui circonferenza , come parimente le altre due ce,ad)
compita che babbi a vna reuolu7jone,che ha nera fatto il minor cer-
chio , e che il centro ? quello feur amente hauerk fiorfa , e toccata
tutta la linea ad, e la circonferenza di quello hauerk con li fuoi
tocc amenti mi firata tutta la c e sfacendo t'iftejfo, che fecero i po-
ligoni di fopra: in quello folamente differenti, che la linea H t non
fti tocca in tutte le fue part i dal perimetro del minor poligono , ma
nefuron tifiate tante intatte con l'interpofìzione di vacui fai ta-
ti, quante furon le parti tocche da i lati ; mk qui ne i cerchi mai non
ffepara la circonferenza del minor cerchio dalla linea ce ,fi che
alcuna fua parte non venga tocca , ne mai quello , che tocca della
circonferenza e manco del toccato nella retta. Hor come dunque
pub fenza fatti fc onere il cerchio minore vna linea tanto maggiore
della fua circonfierenzaì
Sagr. Andana penfando ,fe fi poteffe dire , che fi come il centro
del cerchio ejfo filo fracicato fopra ad la tocca tutta effe n do anco
vn punto filo, così poteffero i punti della circonferenza minore ti-
rati dal moto della maggiore andare flrafcicandofì per qualche par-
ticella della linea c E.
Salu. Questo non puoejfre per due ragioni ; prima perche non
farebbe maggior ragione, che alcuno de i tocc amenti fimi li ale an-
dajfero francando per qualche parte della linea c e , dr altri no:
. e quasi-
del Galileo. 25
e quando queìto fuffe offendo tali foce amen ti (perche fin punti ) in-
finiti gli fira fichi fopra la ce farebbero infiniti ,&, offendo quan-
ti, farebbero una linea infinita , ma la c e efinita. L'altra ragio-
ne è, che mutando il cerchio grande nella fu a connerfione continua-
mente contatto , non pub non mutarlo parimente il minor cerchio,
non fi potendo da altro punto, che dal punto b tirare vna linea ret-
ta fino al centro a .e che paffaffe per il punto c fi che mutando con-
tatto la circonferenza grande lo muta ancora la piccola , ne punto
alcuno della piccola tocca più d'un punto della fua retta c e , oltre
che anco nella conuerfione de i poligoni niffun punto del perimetro
del minore fi adattano a più d’un punto della linea , che dal medefi-
mo perimetro veniua mifiurata, come fi pub facilmente intendere,
confederando la linea i k ejfer parallela alla b c , onde fin che la b c
non fi fchiaccia fopra la B Qj la in reità folleuata fopra la 1 p , ne
prima la cale a, fi non nel me defimo initante che labe fi vnifee con
la bQ^dr allora tutta infieme lane fi vnifee conia op, e poi im-
mediatamente fi gli eleua fopra.
Sagr. il negozio b veramente molto intrigato, nba me fouuiene
fcioglimento alcuno , però diteci quello, che a noi conuiene.
Sai u. Io ricorrerei alla confidcr alfine de i poligoni fopra con fi-
derati, l’effetto de’ i quali e intelligibile , e di già compre fi , e direi,
che fi come ne i poligoni di cento mila lati alla linea p a (fata, e mi fu-
rata dal perimetro del maggiore , cioè, da i cento mila fuoi lati con-
tinuamente dille fi, e eguale la mifiurata da i cento mila lati del mi-
nore , ma con l’interpofilfine di cento mila fiazii vacui tr apolli:
cosi direi ne i cerchi ( che fon poligoni di lati infiniti) la linea paffu-
ta da gl’ infiniti lati del cerchio grande , continuamente difiosti,
ejfer pareggiata in lunghezza dalla linea paffuta dagl? infiniti lati
del minore , ma da quelli con finterpofilfin d’altrettanti vacui
tra effr, e fi come i lati non fon quanti, m'a bene infiniti , così gl’ in-
terporti vacui non fon quanti, ma infiniti , quelli cioè infiniti punti
tutti pieni, e questi infiniti punti parte pieni, e parte vacui. E qui
voglio, che notiate come rifluendo , e diuidendo vna linea in parti
D quante ,
16 Dialogo Primo
quantey e per confiquen^a numerate , non e poffibile di (porle in vna
est enfio ne maggiore di quella , che occnpaua mentre fiauano conti -
nuate y e congiunte yficnza l'ìnterpofiTfine d altrettanti Jpazii va-
cui , ma imaginandola rifilata in parti non quante, cioè ne ’ (uoi in-
finiti indiutfibili la po/fiamo concepire diHratta in immenfo fenza
l'interpofi%ionc di /patii quanti vacui , ma fi bene d'infiniti indiai -
fibili vacui. E questo che fi dice delle f empiici linee,s'intenderà det-
to delle fuperficie,e de corpi folidi , confiderandogli composti di infi-
niti atomi non quanti > mentre gli vorremo diuidere in parti quan-
te , non e dubbio , che non potremo di (porle in (pazii piu ampli del
primo occupato dal folido fi non con l'interpofiTfine di jpasjii quan-
ti vacui y vacui dico almeno della materia del filido : ma fi inten-
deremo l’alt i/fima , dr vltima refluitone fatta nei primi compo-
nenti non quanti , & infiniti , potremo concepire tali componenti
distratti in Jpazio immenfo fenza l’intcrpofiiionc di Jpasc,ii quanti
vacui , màfilamente di vacui infiniti non quanti j dr in questa
guifa non repugna distrae fi , v. gr. vn piccolo globetto d'oro in
vno (pazio grandi (fimo fienza ammettere (pazii quanti vacui :
tutta volta pedo > che ammettiamo /’ Oro efj 'er composto di infiniti
indiuifibili.
Simp. Parmi che voi caminiate alla via di quei vacui diffemi -
nati di certo Filofifo antico.
Salii. Ma pero voi non foggiugnete : il quale neqaua la proui -
denfa diuina.come in certo fimil propofito affai poco a propofìto fog-
giunfi vn tale antagonilla del noffro Accademico.
Simp. Veddi bene > e non finza (lomaco , il littore del ma l af-
fetto contradittore » ma io non filamento per termine di buona
creanza non toccherei fintili talli, ma perche so quanto fono difeor-
di dalla mente ben temperata , e bene organista di V. S. non filo
religiofi, e pia , ma cattolica , e finta. Ma ritornando sul propofito:
Molte difficoltà finto n afeermi da gli hauti difeor fi, dalle quali ve-
ramente io non faprei liberarmi. E per vna mi fi para auanti que-
lla , che fi le circonferenze de i due cerchi fino eguali alle due rette
C £j B Fj
del Galileo. 27
C E, b f, quella continuamente prefa, e quella con l'interpofizione
d'infiniti punti vacui , 1 ‘ ad deferii t a dal centro , che e vn punto
filo in qual maniera fi potrà chiamare ad ejfo eguale contenendone
infinitil In oltre quel comporre la linea di puntici diuifibile di in-
dnnfibtlijl quanto di non quanti, mi paiono fogli ajfai duri da p af-
fargli: E Ut II ejfo douer ammettere il vacuo tanto concludentemen-
te reprouato da Arinotele non manca delle medefime difficoltà.
Salu. Ci fono veramente cottile, e dell' altre: ma ricordiamo-
ci , chefiamo trà gl’ infiniti, e gl indiuifibili, quelli incomprcnfibili
dal nostro intelletto finito per la lor grandezza , e quelli per la lor
piccolezza ; con tuttocio veggiamo,cbe Ih umano dfeorfi non vuol
rimaner fi dall aggirar fic gli attorno , dal che pigliando io ancora
qualche libertà produrrei alcuna mia fantasticherìa fi non conclu-
dente neceffariamente , almeno per la-nouità apportatrice di qual-
che marauiglia: ma forfè il diuer tir tanto lungamente dal comin-
ciato cammino potrebbe parerui importuno , e però poco grato.
Sagr. Di grazia godiamo del benefizio , e privilegio, che s'hà
dal parlar con i viui , e tra gli amici , e più di co fi arbitrarie , e non
necejfarie , differente dal trattar co' i libri mortici quali ti eccitano
mille dubbii, eniffunote ne rifi tuono. Fateci dunque partecipi di
quelle confider azioni , che il corfo de i noltri ragionamenti vi fig-
gerle , che non ci mancherà tempo , merce dell effer noi difobbli-
gati da funzioni necejfarie , di continuar *, e rifilucre l altre mate-
rie intraprefi , & in particolare i dubbii toccati dal S. Simp. non fi
trapajfino in tutti i modi.
Salu. Così fi faccia, poiché tale e il vollro guflo: e cominciando
dal primo, che fu, comefipoffa mai capire, che vn fiol punto fu egua-
le ad vna linea, vedendo di non ci poter far altro perora , pronerò
di quietare , ò almeno temperare vna improbabilità con vn' altra
filmile j ò maggiore, come taluolt a vna marauiglia fi attuti fi e con
vn miracolo. E quello farà col mofirarui due fiperficie eguali , &
infume due corpi pur eguali,, efopra le medefime dette fiperficie,
come bafi loro, collocati andar fi continuamente , & egualmente e
D z quelte ,
i8 Dialogo Primo
quelle, e quelli nel medefimo tempo diminuendo , tettando fempre
tra di loro eguali i loro refidui , e finalmente andare fi le fuperficie ,
come i foli di a terminare le lor perpetue egualità precedenti l'uno
de i [elidi con l'un a delle fuperficie in vna lungbijfima linea , e l’al-
tro [lido con l’altra fuperficie in vn fol punto ; cioè quelli in vn
fol punto , e quelli in infiniti.
Sagr. Ammirabil propotta veramente mi par coietto, però fin-
tiamone lefilic azione, e la dimottrazione.
Salu. E necejfario farne la figura , perche la proua è pura Geo-
metrica. Ter tanto intendafi il mezzo cerchio afb,/7 cui centro
c , (fi intorno ad ejfo il parellelogrammo rettangolo adeb ,/ dal
centro à i punti d e [tono tirate ler ette linee cd,ce; Figurando •
ci poi il fimidiametro
c f perpendicolare à
vna delle due a b,d e
immobile intendiamo
intorno à quello girar fi
tutta quella figura ; E
manifesto , che dal ret-
tangolo a d e b verrà
de fritto vn Cilindro ,
dal femicircolo afb vna mezza sfera , e dal triangolo cded»
Cono. Intefo quetto , voglio che ci immaginiamo ejfer leuato via
PEm'uferio , Ufi andò però il Cono , e quello che rimarrà del Cilin-
dro , il quale dalla figura, che riterrà fimile à vna fiodella , chiame-
remo pure Scodella ; della quale , e del Cono prima dimottreremo
che fono eguali ; e poi vn piano tirato parallelo al cerchio, che è bafi
della Scodella, il cui diametro è la linea d e , e centro f, dimottre-
remo tal piano , che paffaffe , v. gr. per la linea g h fegando la Sco-
della ne i punti ci,on, (fi il Cono ne punti h l tagliare laparte
del Cono chi egualefimpre alla parte della Scodella , il cui profilo
ci rapprefintano i triangoli g a i, b o n, e di più fi prouerà la bafi
ancora del medefimo Cono, cioè il cerchio , il cui diametro h l ejfer’
. eguale
A C
I
del Galileo. 19
canale a quella circolar fuperjìcie , che è ha/è della parte della Sco-
della , che è come fe dice/Jìmo vn mitro di larghezza , quanta e la
linea c 1 ( notate intanto , che co fa fono le definizioni de i Matema-
tici , che fono una impo/izion di nomi , 0 vogliam dire abbreuia-
zioni di pariarei ordinate & introdotte per leuar lo Mento tediofi ,
che voi,& io fentiamo di pre/ènte per non hauerconuenuto infume
di chiamar , v. gr. questa fuperjìcie naltro circolare , e queffilido
acuti [fimo della feo della rafoio rotondo) hor comunque vi piaccia
chiamargli , baltiui intendere che il piano prodotto per qualjìuoglia
dilì anTgypur che fia parallelo alla ba/è, cioè al cerchio il cui diame-
tro d e taglia Jèmpre i due foli dii cioè la parte del Cono c H l, e la
fuperior parte della fcodella eguali tra di loro : e parimente le due
fuperjìcie bafì di tali fo lidi , cioè il detto n altro , e' l cerchio h l pur
tra loro eguali. Dal che ne fegue la marauiglia accennata ; cioè che
fe intenderemo il fegante piano fuccefftuamente inalzato verfo la
linea a b ifempre le parti de ifolidi tagliate fino eguali , come anco
le fu perfide , che fon bafi loro ,pur fempre fino eguali , e finalmente
alzando t e alzando , tanto li due filidi fempre eguali) quanto le
lor bafi (fuperjìcie pur fempre eguali) vanno a terminare l'un a cop-
pia di loro in vna circonferenza di vn cerchio , e l’altra in vn fol
punto ; che tali fino f orlo fupremo della fcodella , e la cu fide del
coìto . Or mentre che nella diminuitone dei due filidi fi va fino
all ’ vltimo mantenendo fempre tra e/fi la egualità , ben par conue-
niente il dire , che gli alti [fimi, & v Itimi termini di tali menoma-
menti reltino tra di loro eguali, e non t uno infinitamente maggior
dell altro : par dunque che la circonferenza di vn cerchio imm enfi
póffa chiamarfi eguale àvn fol puntole quello che accade ne i fi lidi,
accade parimente nelle fuperjìcie bafi loro , che effe ancora confier -
Mando nella comune diminuzione fempre la egualità vanno in fine
ad incontrare nel momento della loro vltima diminuzione , quella
per fio termine la circonferen\ a di vn cerchio, e quella vn fol pun-
to, Li quali perche non fi detton chiamare eguali , fi fino le vltime
reliquie, e ve sligie lafciate da grandezze eguali? E notate apprejfi,
D 3 che
30 Dialogo Primo
che quando ben fuffero tali vaft capaci degl' ìmmenfi Emtsferii ce -
le fii, tanto gli orli loro fupremi , e le punte de i contenuti coni fer -
uando fimpre tra loro } egualità andrebbero a terminare quelli in
circonferenze eguali a quelle de i cerchi maffìmi degli Orbi cele -
///, e quelli in J empiici punti. Onde conforme a quello , che tali [pe.
colazioni ne perfiadono,anco tutte le circonferenze di cerchi quan-
to fi voglia difigualiypojfon chiamarfi tra loro eguali ,e ciafchedunt
eguale k vn punto filo.
Sagr. La ficco Iasione mi par tanto gentile , e peregrina , che io
quando ben poteffi, non megli vorrei opporre , che mi parrebbe vn
mezzo facrilegio lacerar fi bella firuttura calpestandola con qual-
che pe dante fio affronto \perb per intera fio dà fazione recateci pur la
prona , che dite Geometrica del mantener fi fimpre /’ egualità tra
quei filidiy e quelle bafi loro , che penfi , chenonpoffa e fer fi non
molto arguta , efiendo così fittile la filofifica meditatone , che da
tal conclufione depende.
Salu. La dimoHr anione è anco breue , facile. Ripigliamola
fognata figura, nella quale per ejfer 1 ‘ angolo ipc retto il quadrato
delfemidiametro ice eguale alli due quadrati dei lati i P> r C.
Ma il fimidiametro i c £ eguale alla AC,e queHa alla c p > e la c P
Seguale alla p H ; adunque il quadrato della linea c p e eguale alli
due quadrati delle I p, p h , e'I quadruplo a i quadrupli-, cioè il qua-
drato deldiametro c n e eguale alli due quadrati io,h l, e perche
i cerchi fin trk loro , come i quadrati de lor diametri , il cerchio il
cui diametro c n farà eguale alli due cerchi , i cui diametri i O , h l ,
e tolto via il comune cerchio , il cui diametro io,/'/ refiduo del cer-
chio c n farà eguale al cerchio, il cui diametro e hl .E quello è
quanto alla prima parte: quanto poi all’altra parte lafceremo per
hora la dimoBr azione fi perche volendola noi vedere la trotteremo
nella duodecima PropofiZione del libro fecondo de cencio granita-
ti folidorum polla dalS. Luca Valerio nuouo Archimede dell età
noHra,il quale per vn altro fio propofito fi ne fcruhfi pere he nel cefo
n ollro basta l'hauer veduto , come le fiperficie già dichiarate fiano
' i fimpre
del Galileo, $r
fimpre eguali; e che diminttendofi fempre egualmente vadano a ter -
minare l'un a in vn fol punto , e l'altra nella circonferenza d’un
cerchio maggiore anco di qualfiuoglia grandi (fimo perche in quell*
confi qucnza fola ver fa la nottrarnarauiglia .
Sagr. Ingegnofa la dim olir azione, quanto mirabile la refezio-
ne fat tatti fopra. Hor fintiamo qualche cofa circa l’altra difficoltà
promoffia dal S.Simpfe pero hauete alcuna particolarità da dirui fo-
pra , che crederei che non potejfe ejferc , ejfendo vna controuerfa
fata tanto effigi tata.
Salu. lì auro qualche mio pen fiero particolare,rcplicando prima
quel che poco fà diffi, cioè , che l’infinito è per fi filo da noi incom -
prenfibile , come anco gì indiuifibili : or pen fate quel che faranno
congiunti infìeme : e pur fi vogliamo compor la linea di punti indi-
uifibili bifigna fargli infiniti ; e così conuiene apprender, nel mede-
fimo tempo l’infinito , e l’indiuifibile. Le co fi , che in più volte mi
fon paffiate per la mente in talpropofitofon molte, parte delle quali,
e forfè le più confider abili potrebb' effer , che così improuifimente
non mi fiuueniffiero , mà nel progreffi del ragionamento potrà acca-
dere che dell andò io a voi » & *» particolare al S.Simp. obiezioni ,
r difficoltà , e (fi all’incontro mi faceffiero ricordar di quello, che fien-
aia tale eccitamento reltaffe dormendo nella fantafia ; e pero con la
f olita libertà fia lecito produrre in mezzo i noliri h umani capricci t
chetali meritamente poffiamo nominargli in comparazione delle
dottrine fopranaturali , fole vere , e ficure determinatrici delle no-
li re controuerfie , e fi or te inerranti ne i noltri ofeuri, e dubbii J In-
tieri , o più tolto Labirinti.
Tra le prime inltanze , che fi fogli ono produrre contro à quelli,
che compongono il continuo d’indtuifibilifuoi ejfer quella,che vno
indiuifibile aggiunto a vn altro indilli fibile non produce cofa diui -
fibile ; perche fi ciò fuffie , ne figuirebbe che anco /’ indiuifibile fujfi
diuifibi le, perche quando due indiuifibili, come per efimpio due pun-
ti congiunti faceffiero vna quantità, qual farebbe vna linea diui fi bi-
le, molto più farebbe tale vna composta di tre , di cinque , di fette,
e di
3* Dialogo Primo
e di altre moltitudini di [pari ; le quali linee e/fendo poi fègabili in
due parti eguali rendon fegabile quell' indiuifibile , che nel mezzo
era collocato. In quella , & altre obbiezzioni di quello genere fi da
fodis fazione alla parte con dirgli , che nonfolamente due indiai fi -
bili, ma ne dieci , nè cento, nè mille non compongono vnagrandez.
za diui Cibile, e quanta , ma fi bene infiniti.
Sir .p. nafce /àbito il dubbio , che mi pare infolubile ; rjr è
che fendo noi ficuri trouarfi linee vna maggior del l altra , tutta
•volta che amendue contenghino punti infiniti bifogna confejfire
trouarfi nel medefimo genere vna cofa maggior dell' infinito ; per-
che la infinita de i punti della linea maggiore eccederà l infinità de
i punti della minore. Ora quello darfi vn infinito maggior dell’
infinito mi par concetto da non poter ejfier capito in ver un modo.
Salu. gitesi e fon di quelle difficoltà , che deriuano dal difeorrer
che noi facciamo col noìtro intelletto finito intorno a gl'infiniti,
dandogli quelli attributi , che noi diamo alle cofe finite , e termi-
nate j il che penfo , che fila inconueniente ; perche fiimo che queHi
attributi di maggioranza , minorità , & egualità non conuenghino
a gl’ infiniti , de i quali non fi può dire vno effir maggiore , o mino-
re , o eguale all' altro ; per proua di che già mi fouuenne vn fi fatto
difeor/o , il quale per più chiara e (plic azione proporro per interro-
gazioni al S. Simp. che hà moffia la difficoltà.
Io /appongo che voi beniffimofappiate , quali fono i numeri qua-
drati , e quali i non quadrati.
Simp. So beni (fimo, che il numero quadrato è quello , che nafee
dalla moltiplicazione et un altro numero in fe medefimo , e così il
quattro , il none ,fon numeri quadrati nafeendo quello dal duo , e
,, quello dal tré in fe me defimi moltiplicati.
Salu. Beniffimo j E /ape te ancora , che fi cornei prodotti fi di-
mandano quadrati , i producenti , cioè, quelli che fi multiplicanofi
chiamano lati , o radici, gli altri poi , che non nafeono da numeri
multiplicati in fe fieffi non fono altrimenti quadrati. Ondefe io
diro , i numeri tutti comprendendo i quadrati , ei non quadrati
del Galileo. 33
e (Ter più chei quadrati foli , dirò proporzione verijfima ; non e
costì
Simp. Non fi può dir altrimenti.
Sala. Interrogando io di poi»quanti pano ì numeri quadrati fi
può con verità rifondere , loro ejfer tanti , quante fono le proprie
radici , auuenga che ogni quadrato ha lafua radice , ogni radice il
fuo quadrato , nò quadrato alcuno ha più et una fola radicele radice
alcuna più et un quadrato filo .
Simp. Cosìfià.
Salu. Ma feio domanderò , quante fiano le radici , non fi può
negare , che elle non fiano , quante tutti i numeri , poiché non vi e
numero alcuno che non fia radice di qualche quadrato : E fante
quello conuerrà direbbe i numeri quadrati fiano quanti tutti inu -
meri t poiché tanti fono quante le lor radici , e radici fin tutti i nu-
meri ; e pur da principio dicemmo tutti i numeri effir affai più , che
tutti i quadrati , offendo la maggior parte non quadrati j e pur tut -
tauia fi va la moltitudine de i quadrati fempre con maggior propor-
zione diminuendo , quanto à maggior numeri fi trapaffa ; perche
fino à cento vi fono dieci quadrati , che ò quanto à dire , la decima
parte ejfer quadrati : in dieci mila filo la centefima par te fin qua-
drati: in vn midi enofilo la millefimajCpur nel numero infinito ,fi
concepir lo potefftmo , hifignerebbe dire tanti ejfer e i quadrati ,
quanti tutti i numeri infieme.
Sagr. Che dunque fi ha da determinare in quella occafione ì
Salu. Io non veggo che ad altra decifione fi poffa venire , che à
dtre infiniti ejfer e tutti i numerii infiniti i quadratijnfinite le Uro
radici -, nò la moltitudine de ’ quadrati ejfer minore di quella di tutti
i numeri, nò quella maggior di quella j & in vltima conclufionegli
attributi di eguale , maggiore , e minore non hauer luogo negt infi-
niti , ma filo nelle quantità terminate . E però quando il S. Simp .
mi propone più linee difeguali , e mi domanda come poffa ejfere , che
nelle maggiori non fiano più punti , che nelle minori , togli ri fion-
do» che non vene fono ne più ne manco , nò aUret tanti ; mà in
E ciafche-
34 Dialogo Pr i m o
cufiche duna infatti. O veramente fe io gli rifronde fi i punti nell’
vna e/fer quanti fono i numeri quadrati ; in vn altra madore,
quanti tutti i numeri., in quella piccolina, quanti fono i numeri cu-
li , non potrei io hauergli dato fodis fazione col porre piu in vna che
ned' altra , e pure in ciafcheduna infiniti ? e quello e quanto alla
prima difficoltà.
Sagr. Fermate in graziale concedetemi , che io aggiunga al
detto fin qui vn penfiero,che pur ora migiugne,e quello è che fan-
ti le co/è dette fin qui par mi, che non follmente non fi po/fa dire vn ’
infinito e/fer maggiore d’un' altro infinito , ma ne anco che e' fia
maggior et un finito , perche fe'l numero infinito fuffe maggiore^,
v. gr. del Miilione , nefeguirebbe,che p affando dal Millione ad al-
tri, dr ad altri continuamente maggiori fi cammina/fe ver fo l'infi-
nito ; il che non è $ anzi per loppofito à quanto maggiori numeri
facciamo paffagio, tanto più ci dijcoliiamo dal numero infinito-, per-
che ne i numeri quanto più fi pigliano grandi , fempre più, e più rari
fono i numeri quadrati in effe contenuti , ma nel numero infinito i
quadrati non poffono e/fer manco che tutti i numeri , come pur' ora
fi è concia fo ; adunque l’andar' verfo numeri fempre maggiori , e
maggiori è vn difcoltarfi dal numero infinito.
balu. E così dal vollro ingegnofo dtfeorfo fi conclude gli attri-
buti di maggiore , minore , o eguale non hauer luogo non follmente
tra gl ’ infiniti , ma nè anco tra gl infiniti, e i fini ti.
Pa/fo bora ad vn' altra conftdcraTfone , dr è che fante che la li-
nea, dr ogni continuo fian diuifibili in fempre diuifibili^non veggo ,
come fi po/fa sfuggire la compcfiT/one e/fere di infiniti indiuifibili:
perche vna diuifione , e fubdiuifione che fi po/fa profeguir perpetua-
mente, fuppone che le parti fi ano in finite, per che altramente la fub-
diuifione farebbe terminabile ; e l 'e/fer le parti infinite fi tira in
confèquenza 1 e/fer non quante ; perche quanti infiniti fanno vn *
eHen fione infinita ; e così habbiamo il continuo compofto d’infiniti
indiuifibili.
Simp. Ma fe noi pc/fìamo pro/èguir fempre la diuifione in parti
quante ,
del Galileo. 3f
quinte , che necejfita h abbiamo noi di douer per tal rifletto intro-
durle non quante ?
Siili. L’ifleflò poter profiguir perpetuamente la diuifione in parti
quante induce la necejfitk della compofìTfonc di infiniti non quan-
ti. Impcroche venendo più alle Jlrette io vi domando , che refoluta -
mente mi diciate, /è le parti quante nel continuo per voBro credere
fon finite, o in finitei
Simp. Io vi rifondo ejfer infinite , e finite: infinite in potenza,
e finite in atto . Infinite in potenza, cioè innanzi alla diuifione ,mb
finite in atto , cioè dopo che fon diuife , perche le parti non s'inten-
dono attualmente ejfer nel fuo tutto fe non dopo ejfer diuife , o alme-
no fignate j altramente fi dicono ejfer ui in potenza.
Salu. Si che vna linea lunga , v. gr. venti palmi non fi dice
contener venti linee di vn palmo l'uno attualmente fe non dopo la
diuifione in venti parti eguali : ma per auanti fi dice contenerle fio -
lamente in potenza. Hor fia , come vi piace : e ditemi fe fatta /’ at-
tuai diuifione di tali parti quel primo tutto crefce , ò diminuifce , b
pur re si a della mede firn a gran dezzai
Simp. Non crefce , ne fiema.
Salu. Così credo io ancora. Adunque le parti quante nel conti-
nuo o vi filano in atto , b vifiano in potenza non fanno la fu a quan-
tità maggiore, ne minore: ma chiara cofa e, che parti quante attual-
mente contenute nel lor tutto , fi fono infinite , lo fanno di gran-
dezza infinita, adunque parti quante benché in potenza] blamente
infinite , non poffono ejfer con tenute, fi non in vna grandezza infi -
nita ? adunque nella finita parti quante infinite ne in atto , ne in
potenza poffono ejfer contenute.
Sagr. Come dunque potrà ejfer vero , che il continuo pojfa in -
cejfabtlmente diuiderfiin parti capaci fempre di nuoua diuifione ?
Salu. Par che quella diHinTjone d’atto , e di potenza vi renda
fattibile per vn verfo quel, che per vn altro farebbe impojfibile.
Ma io vedrò d' aggi u Bar meglio queBe partite con fare vn altro
computo . Et al quefito , che domanda ,fe le parti quante nel conti-
£ a. nuo
3$ Dialogo Primo
nuo terminato fan finite , b infinite , ridonderò tutto l oppofito di
quel) cherifiofe dianzi il S.Simp. cioè non effer ni finite , ne in-
finite.
Simp. Ci'o non berci faputo mai rifonder io, non p enfiando che
fi trouaffe termine alcuno mezzano tra’ l finito, e l'infinito', fi che
la diui (ione, o di finzione che pone vna cofia o cjficr finita , o in fini .
ta,fiuffe mane bettole, c difetto fa.
Sala. A me par ch'ella fia , e parlando delle quantità dificrete ,
par mi che tra le finite , e l infinite ci fia vn terzo medio termine ,
che e il Rifipondere ad ogni fegnato numero : fi che domandato nel
prefiente propo fitto, fi le parti quante nel continuo fiano finitelo infi-
nti e, la più congrua rifpolia fia il dire non effer ne finitele infinite ,
ma tante che rifipondono ad ogni fegnato numero : per il che fare e
neceffario, che elle non fiano compre fi dentro à vn limitato nume-
ro, perche non rifponderebbono ad vn maggiore $ ma ne anco ì ne-
ceffario, che e Ile fiano infinite,perche ninno affegnato numero e in-
finito. E così ad arbitrio del domandante vna propella lineaglie-
la potremo affienare in cento parti quante , e in mille , e in cento
mila conforme^ qual numero più gli piacerà: ma diui fi in infinite
quello non già. Concedo dunque à i Signori Filofofi, che il continuo
contiene quante parti quante piace loro , e gli ammetto che le con-
tenga in atto, o in potenza à lor guUo , e bene placito : mà gli fig-
gi ungo poi, che nel modo che in vna linea di dieci canne fi conten-
gono dieci linee d’una canna fona , e quaranta d’un braccio luna ,
e ottanta di mezzo braccio , così contiene ella punti infiniti > chia-
mategli poi in atto , b in potenza come più vi piace, che io S. Simp.
in q ue Ito particolare mi rimetto al voltro arbitrio, e giudizio.
Simp. Io non poffo non laudare il voltro di fi or fi: mà ho gran
paura , che quella parità dell ’ effer contenuti i punti , come le parti
quante, non corra con intera puntualità j ne che à voi farà così
ageuole il diuidere la propolla linea in infiniti punti come à quei
Filofofi in dieci canne , o in quaranta braccia , anzi ho per im-
poffibile del tutto il ridurr' ad effetto tal diuifione -,fi che quella
del Galileo. 37
farà vna di quelle potenze , che mai non fi riducono in atto.
Salu. L'effer' vna co fa fattibile fe non con fatica , o diligenza,
o in gran lunghezza di tempo, non la rende impojfibile, perche pen-
fo che voi altre fi non così ageuolmente vi sbrigherete da vna diui-
fione da farfi d'una linea in mille parti, e molto meno douendo di-
viderla in 937, b altro gran numero primo. Ma fe quella , che voi
per avventura filmate diutfìone impojfibile , io ve la riducejjakcosì
fedita , come fi altri la douejfe fe gare in quaranta t vi contentereste
voi di ammetterla più placidamente nella noiira conuer fazione?
Simp. Io gufto del voliro trattar , come fate talora , con qual-
che piacevolezza $ & al quefito vi rifondo , che la facilità mi par-
rebbe grande più che à ballando , quando il rifoluerla in punti non
fujfe più laboriofo , che in dividerla in mille parti .
Salii. Qui voglio dirvi co/i , che for/è vi farà maravigliare in
propofito del volere, b poter rìfoluer la linea ne fuoi infiniti , tenen-
do quell’ ordine , che alt ritiene nel dividerla in quaranta, fi/finta ,
b cento parti , cioè con Mandarla dividendo in due, e poi in quattro ,
col qual' ordine chi credejfe di trovare i fuoi infiniti punti, s’ingan-
nerebbe indigroj/o ,perche con tal progrejfo n 'e men' alla diuifion di
tutte le parti quante fi perverrebbe in eterno ; ma degli indiuifibili ,
tanto e lontano il poter giugner per cotale ftrada al cercato termi-
ne , che più tollo altri fe ne difcoHa , e mentre penfa col continuar
la diai fione , e col mvltiplicar la moltitudine delle parti , di auuici-
narfi alla infinità , credo che fempre più fe n'allontani: e la mia ra-
gione e quella. Nel difcorfo hauto poco fà concludemmo , che nel
numero infinito bifognaua che tanti fuffero i quadrati , oi cubi,
quanti tutti i numeri , poiché e quelli , e quelli tanti fino , quante
le radici loro , e radici fon tutti i numeri. Vedemmo apprejfo , che
quanto maggiori numeri fi pigliavano, tanto più radifitrouauanoin
e/fi i lor quadrati , e piu radi ancora i lor cubi \ adunque è manife-
sto , che à quanto nraggiori numeri noi trapajfiamo, tanto più ci
difettiamo dal numero infinito j dal che ne feguita , che tornando
in dietro (poiché tal progrejfo fempre più ci allontana dal termine
E ì riccr-
jS Dialogo Primo
ricercato) fe numero alcuno pub dir fi infinito , questo fu l'unita ; e
veramente in effa fon quelle condizioni , e necejfarii requifiti del
numero infinito , dico , del contener in fe tanti quadrati , quanti
cubi, e quanti tutti i numeri.
Simp. Io non capifio bene , come fi deua intender quello ne-
gozio.
Sala. Il negozio non ha in fi dubbio veruno , perche l'unita e
quadratole cubo, e quadrato quadrato , e tutte le altre dignitóse vi
c particolarità veruna effenZiale à i quadrati , à i cubi, che non con-
venga all' vno ; come , v. gr. proprietà di due numeri quadrati à
thauer trà di loro vn numero medio proporzionale: pigliate qualfi-
uoglia numero quadrato per l’uno de termini, e peri' altro l’unità ,
fempre ci trouerete vn numero medio proporzionile. Siano due nu-
meri quadrati,9 ó , a r ,eccoui troll 9 e l’uno, medio proporzionale il j»
fra 'Iqe l’uno media il i,e trà i due quadrati 9 e 4 vi e il 6 in mez-
zo. Proprietà de i cubi e Peffer tra e (fi neceffariamente due numeri
medii proporzionali. Ponete 8, e 27 già trà loro fon me dii u, e 18,
e trà l’uno , e /’ 8 mediano il 2 , e‘l 4 , trà l’uno , el 27 il 3 el 9. Con-
cludiamo per tanto non ci effere altro numero infinito , che l'unità.
E que Ite fono delle maramglie,chefùperano la capacità della noHra
immaginazione , e che deuriano farci accorti , quanto gravemente
fi erri, mentre altri voglia dife onere intorno àgi’ infiniti con quei *
mede fimi attributi, che noi vfiamo intorno à i finiti , le nature de i
quali non hanno veruna convenienza trà di loro. In propofito di che
non voglio tacervi vn mirabile accidente , che pur bora mi fouuie-
ne, eff beante b infinita differenza , anzirepugnanza , e contrarie-
tà di natura , che incontrerebbe vna quantità terminata nel tra -
psffar all’ infinita . Segniamo q nella linea retta a b di qualfiuoglia
lunghezza -,e prefi in lei qualfiuoglia punto c, che in par ti dilegua-
li la divida* Dico , che par te ndofi coppie di linee da i termini a b ,
che ritenendo frà di loro la medefima proporzione , che hanno le
parti a c, b c vadiano à concorrere infieme , i punti de i lor con -
corfi andranno tutti nella circonfcrenZ* di vn medefimo cerchio:
u r come
del Galileo; 39
come per ef empio , partendofi le al,bl dai punti ab,^ bruen-
do tri di loro la me de fimo proporzione , che hanno le parti a c > B c ,
& andando a concorrere nel punto L , e ritenendo tiltefia propor-
zione altre due a k > bk, concorrendo in k altre ai,bi, ah,
hb,ag,gb,af,fb,ae,eb, dico che i punti de i concorfi
L, k, 1, h, c, f, e enfiano tutti nella circonferenza di vn iStejfo
cerchio: talché fi ci immagineremo il punto c mnouerfi continua-
mente con tal Ugge , chele linee da ejfi prodotte fino ài termini fi (fi
a b mantengano fiempre la proporzione medefima , che hanno le
prime parti a c, c b, tal punto c defiriuerà la circonferenza d’un
cerchio , come apprejfo vi dimostrerà. Et il cerchio in coiai modo
defiritto farà fimpre maggiore , e maggiore infinitamente y fecondo
che il punto c farà prefio più vicino al punto di mezzo che fin o,e
minore farà quel cerchio , che dal punto più vicino alt estremità b
farà defiritto ; in maniera che da i punti infiniti ^che pigliar fi pojfi-
no nella linea o fi deformeranno cerchi (mouendogli con te fili -
cata legge ) di qualfiuoglia grandezza , minori della luce de ir occhio
et un a pulce, e maggiori delt Equinoziale del primo MobtU. Hora
fi alzandofi qualfiuoglia de i punti comprefi tra i termini o b da
tutti fi deferì nono cerchi , e immenfi da i punti projfimi alt o al-
zando tiSteffo o e continuando di muouerlo con toffiruanza dell *
iStefio decreto , cioè che le linee da ejfi prodotte fino à i termini a b
V-' riten •
Àgi
40 ‘ Dialogo Primo
ritenghino la proporzione , che hanno le prime linee ao,ob , che
linea verrà fegnata ? Segnerà (Jì la circonferenza d' un cerchio , mi
d'un cerchio maggiore di tutti gli altri muffimi, di vn cerchio dun-
que infinito » ma fi fógna anco vna linea retta , e perpendicolare fo-
pra Uba eretta dal punto o, e prodotta in infinito fenza mai tor-
nare a riunire il fuo termine vltimo col fuo primo , come ben torna-
- nano t* altre ; imperoche la fegnata per il moto limitato del punto c
dopo fognato il mezzo cerchio fiuperiore c h B>contìnuaua di fogna-
re r inferiore emc riunendo infieme i fiuoi e fi remi termini nel
punto c . Ma il punto o moffofi per fognar come tutti gli altri della
linea a b (perche i punti prefi nell'altra parte o a dcfcriueranno e [fi
ancora i lor cere hi ,dr i muffimi i punti proffìmi all’o) il fuo cerchio
per farlo maffimo di tutti, e per conferenza infinito, non pu'o più ri-
tornare nel fuo primo ter mine, drin fomma deferiue vna linea retta
infinita per circonferenza del fuo infinito cerchio. Confederate ora ,
qual differenza fia da vn cerchio finito à vn' infinito, poiché quello
muta talmente l'effere,che totalmente perde C e]fere,e il poter effere\
che già ben chiaramente comprendiamo non fi poter dare vn cer-
chio infinito -, il che fi tira poi in confequenza ne meno poter effere
vna sfera infinita , ni altro qualfiuoglia corpo , b fuperficie figurata ,
e infinita . Hor che diremo di cotali me t amorfo fi nel paffar dal fini-
to all ' infinito ? E perche doniamo fentir repugnanza maggiore
mentre cercando t infinito ne i numeri andiamo à concluderlo nell '
vno? E mentre che rompendo vn fiolido in molte parti, e figurando
di ridurlo in minuti (fima poluere , rifiuto che fifuffe ne gl' infiniti
fuoi atomi non più diuifibili,perche non potremmo dire quello effer
ritornato in vn filo continuo , ma forfè fluido , come l'acqua, o'I
mercurio , o'I medefimo metallo liquefatto ? E non vediamo noi le
pietre liquefarfiin vetro , dr il vetro medefimo co'l molto fuoco farfi
fluido più che b acqua? H
Sagr. Doniamo dunque credere ì fluidi effer tali, perche fono ri»
foluti ne i primi infiniti, indiuifibilifuoi componenti? 4
Salu. Io non so trouar miglior ripiego per rifoluer alcune fen-
\
"V
del Galileo. 41
fate apparente) tra le quali vna è questa. Mentre io piglio v» corpo
duro 0 fa pietra , 0 metallo , e che fon martello , 0 fittili [[ima lima lo
v'o al poffibile ditti dendo in minutiffima , dr impalpabile poinere ,
chiara cofi e che i fuoi minimi ancor che per la lor piccolezza fi ano
impercettibili a vno a vno dalla nolira villa , e dal tatto : t ut t ani a
fin ’ eglino ancor quanti figurati, e numerabili ; e di ejfi accade, che
accumulati infieme fifoltengono ammucchiatile / canati finoacer-
to fógno, reità la cauita fin za chele parti d’intorno [corrano à riem-
pierla-, agitati , e commoffifiubitofi fermano, tantoiio che il motore
elterno gli abbandona. E quelli mede fimi effetti fanno ancora tut-
ti gli aggregati di corpufiuli maggiori , e maggiori , e di ogni figura
ancor che sferica, come veggiamo ne i monti di migliori grano, di
migliar ole di piombo , e d'ogni altra materia. Ma fi noi tenteremo
di vedere tali accidenti nell’ acqua , niffuno ve ne troueremo , ma
fiolleuata immediatamente fi [piana, fe da vafio, oaltro elterno rite-
gno non fia folt enuta ; incartata fiabito forre a riempier la cauita,
' dr abitata per lunghiffimo tempo va fluttuando , e per fpazii gran-
di fimi difendendo le fine onde. Da questo mi par di potere molto
ragioneuolmente arguire i minimi dell' acqua , ne i quali ella pur
fembra effer rifiuta (poiché ha minor confili e nTg di qua/fìuoglia
fittilijfima poluere, augi non ha confili enga ni (fin a ) ejferdifferen-
tiffima dai minimi quanti, ediuifibili ; ne faprei ri trottarci altra
differenza, che l effer’ indiuifìbili. Farmi anco che la fia efquifitif
firn a trajparenfa ce ne pòrga affai ferma coniettura ; perche fi noi
piglieremo del piti trafp urente criltallo che fia , e lo cominceremo à
rompere , e peltare, ridotto in poluere, perde la trafparenfi, e fiem-
pre più quanto piti fot filmante fi trita-, ma t’acqua che puree fem-
mamente trita , e anco fommamente diafana. L'Oro , e l Argento
con acque forti poluerigati più fottiime n te, che con qttalfìuoglia li-
ma , pur r citano in poluere , ma non diuengon fluidi $ nè prima fi li-
quefane che gl indiuifìbili del fuoco ,0 dei raggi del fole gli difi
filuono , credo , ne i lor primi alt iffimi componenti infiniti, indi -
uifibili.
Sagr.
F
4 1 Dialogo Primo
Sagr. ffucBo che V. S. ha toccato della luce , h'o io più volte ve -
àuto con marauiglia, veduto, dico , con vno (pece hi o concauo di tri
palmi di diametro liquefare il piombo in vn’inBante ; onde io fon
venuto in opinione , che quando lo fpecchio fujfe grandi fimo e ben
terfo , e di figura parabolica , liqueferebbe non meno ogni altro me-
tallo in breuijfimo tempo , vedendo che quello, ne molto grande, ne
ben luBro,e dicauità sferica con tanta f or liquefaceuail piombo ,
& abbruciaua ogni materia combuBibile : effetti che mi rendon
credibili le marauiglie degli /pecchi d' Archimede.
Salu. Intorno àgli effetti de gli /pecchi d’ Archimede mi refi
credibile ogni miracolo , che fi legge in più Scrittorii la lettura de $
libri dell ' i Beffo Archimede già da me con infinito ftupore letti, e j In-
diati : e fi nulla di dubbio mi fuffe reBato , quello che vltim amente
ha dato in luce intorno allo Jpecchio vfiorioil P. Buo f *. Cau". e
che io con ammiratone ho lettole ballato à ceffarmiogni difficoltà .
Sagr. Veddi ancor* io coteBo trattato, e con guBo,e marauiglia
grande lo loffi, e perche perauanti haueuo conofien^a della perfona
mi andai confermando nel concetto , che di effo haueuo già prefi ,
eh’ ei fuffe per riufeire vno de principali O Matematici dell ’ età no -
Bra. Ma tornando alt effetto marauigliofo de i raggi Solari nel li •
quefare i metalli doniamo noi credere, che tale,efiveemente opera-
zione fu fin%a moto, ò pur che fia con moto, ma veloci (fimo?
Sala. Gli altri incendii , e diffoluzioni vegliamo noi farft con
moto, e con moto velociffimo. Vegganfi le operazioni dei fulmini,
della poluere nelle mine, e ne i petardi, & in fomma quanto il velo-
citar co'i mantici la fiamma de i carboni miBa con vapori grò (fi, e
non puri accrefia di forza nel liquefar’ i metalli: onde io non faprei
intendere che l’azzione della luce benché puriffima poteffe effer
fenza moto, dr anco velociffimo.
Sagr. Mà quale , e quanta douiamo noi J limare , che fia queBa
velocità del lume ? forfè inflantanea , momentanea , o pur come gli
altri mouimcnti temporanea? ne potremo con e/pcrien%a affìcurarci
. qual’ e Uà fa}
\ Simp.
del Galileo. 45
Simp. MoTira tefperieriZ* quotidiana l’efipanfiìon del lume efifier
istantanea j mentre che vedendo in gran lontananza /parar vn’
Artiglieria lo fplendor della fiamma Jen^a interpofiT/on di tempo
fi conduce àgli occhi noHri , ma non già ilfuono all’ orecchie fe non
dopo notabile interuallo di tempo.
Sagr. Eh ’ Sig. Simp. da co test a noti/pma efiperìenza non fi rac-
coglie altro fie non che il fuono fi conduce al nofitro vdito mfh breue
di quello , che fi conduca il lume ; mà non mi affi cura fe la venuta
del lume fia per ciò in Ftan tanca più che temporanea , mà veloci fil-
ma. Ne filmile ofierua7/one conclude più che Coltra di chi die e: /ubi -
to giunto il Sole ali' or ironie arriua il fiuo fplendor e à gli occhi no-
Hri ; imperò che chi miafificura, che prima non giugnefièro ifiuoi
raggi al detto termine che alla noìlra viltà ?
Salu. La poca concludendo di queite , e di altre filmili ofierua-
zioni mi fiece vna volta penfiare à qualche modo di poterci fienza
errore accertarle l'illuminazione , cioè fie Cefipanfion del lume fiujfie
veramente istantanea ; poiché il moto afifiai veloce del fiùono ciafil-
cura quella della luce non poter efifier fie non velocifflma.E tefiperien-
za, che mi fiouuenne .fiutale. veglio che due piglino vn lume per
vno , il quale tenendolo dentro lanterna , ò altro ricetto, pofifitno an-
dar coprendole fi coprendo con /' interpofiìTjon della mano alla viltà
del compagno ; e cne ponendofe l'uno incontro all' altro in diftanza
di poche braccia vadano addeHrandofi nello J coprire , dr occultare
il lor lume alla viltà del compagno -, fi che quando l'uno vede il lume
dell'altro , immediatamente ficuoprail fiuo ; la qual corrifipondenZq
dopo alcune rifipofte fiattefiì ficambieuolmente verrà loro talmente
aggiuHata, che fienza fienfiibile fiùario alla ficoperta dell' vno rifipon-
dc-rà immediatamente la ficoperta dell'altro, fi che quando luno
ficuopre il fuo lume vedrà nell' iftefifio tempo comparire alla fiua viltà
il lume dell'altro. AggiuHata cotal pratica in qucHa piccoli ffi ma
diftanZa ponganfi i due medefimi compagni con due filmili lumi in
lontananza di due , ò tre miglia 5 e tornando di notte à fiar lilteffà
efiperienZa vadano ojfcruando attentamente fie le rifipofte delle loro
F t fico -
44 Dialogo Primo
fc operi e , dr occultazioni feguono fecondo liltcjfi tenore , che face -
nano da vicino ; che feguendo fi potrà ajfai ficur amente concludere
l’efpanfion del lume ef ère iniiantanea ; che quando ella ricercale
tempo, in vna lontananza di tré miglia, che importano fisi per l'an-
data d’un lume, e venuta dell’ altro, la dimora dourebbe efficr’ affai
ojferuabile. E quando fi volejfe far tal ojfiruazione in dittante
maggiori, cioè di ottofo dieci miglia.potremo fintici del T elefiopio,
aggiullandone vn per vno gli ojfiruatori al luogo , doue la notte fi
hanno a mettere in pratica i lumi , li quali ancor che non molto
grandi , e per ciò inuifibili in tanta lontananza all occhio libero ,
ma ben facili a coprirfì, e feoprirfi , con l'aiuto dei Tele ficopii già ag-
giustati, e fermati potranno effir commodamente veduti. •
Sagr. L’e/perienza mi pare dinuenzione non men ficura , che
ingegno fi , ma diteci quello che nel praticarla hauete conclufi.
Salu. Veramente non l’ho fperimentata filino che in lontanane
za piccola , cioè manco d’un miglio, dal che non ho potuto ajfic tirar-
mi fi veramente la comparfia del lume oppollo fia iniiantanea ; ma
ben , fi non iniiantanea , velociffima , e direi momentanea è ella »
e per ora l' affimi giterei a quel moto , che veggiamo far fi dallo fplcn -
dorè del baleno veduto tra le nugole lontane otto,o dieci miglia: del
qual lume diltinguiamo il principio , e dirò , il capo, e fonte in vn
luogo particolare tra effe nugole \ ma bene immediatamente fiegue la
fua efpanfione ampli filma per le altre circoli unti : che mi pare argo-
mento quella farfi con qualche poco di tempo ; perche quando l'illu-
minazione fu (fi fatta tutta infteme, e non per parti, non par che fi
fot effe dilli nguer la fua origine , e dirò tifino centro dalle fite falde,
e dilatazioni eli reme. Ma in quai pelaghi ci andiamo noi inauuer -
tenie mente pian piano ingolfando ? tra i vacui , tra gl' infiniti , tri
gl indiuifibili,trai moui men ti inli antanei, per non poter mai do-
po mille difeorfi giugnere a ritta ?
Sagr. Cofi veramente molto sproporzionate al nollro intendi-
mento. Ecco l'infinito cercato tra i numeri par che vadia à termi-
nar nell’vniti: da gl' indiuifibili nafee il fimpre diuifibile.il vacuo
non
del Galileo.: C 4* •
non par, che rifegg a fe non indiuifibilmente mcfcolato trai pieno f.
<jr in fimma in queste cofe fi muta talmente la natura delle corniti
nemente intefe da noi , che fingila circonferenza d'nn cerchio do -
uenta vna linea retta infinita, che s’io ho ben tenuto k memoria , }
quella Propofizione che voi S. Sala, doucui con Geometrica dimo-
strazione far manifesta. Però quando vi piaccia ,fark bene fin za
più digredire arrecarcela.
Sala. Eccomi a fruirle dimostrando per piena intelligenza il
fidente Problema : Data vna linea retta diuifa ficoìtdo qualfiuo -
glia proporzione in parti difeguali , defiriuerevn cerchio , alla cui
circonferenza prodotte a qualfiuoglia punto di effa due linee rette
da i termini della data linea ritenghino la propor zion medcfima y
che hanno tra di loro le parti di cffa linea data fi che omologhefiano
quelle , che fi partono da i mcdefimUcrmini.
Sia la data retta linea a B , diuifa in qualfiuoglia modo in parti
difeguali nel punto c , bi fogna deficriuere il cerchio , a qualfiuoglia
punto, della cui circonferenza concorrendo due rette prodotte da i
termini a b habbiano tra di loro la propozion medefima. y che h, in-
no tra di loro le parti a c. b c,fi che omologhe finn quelle che fi
partono dall ’ iSlejfo termine. Sopra icentro q con l'interuallo dell*
minor parte c b intendafi defcrittovn cerchio , alla circonferenza
del quale venga tangente dal punto a la retta a d indeterminata-
mente prolongata ver fi e , fiati confatto in d , e con ginn g.xfi la
cd, che fara perpendicolare alla Ai,& aliati a fia perpendicolare
l a B E) U quale prodotta concorrerà con la ae, effondo l'angulo a
acuto-fa ilconcorfo in B,di doue fi ecciti la perpendicolare alla ae,
che prodotta vadia a concorrere con la ab infinitamente prolun-
gata in f. Dico primieramente le due rette v e.fc effe r eguali:
imperò che tirata la e c h aremo ne i due triangoli d £ C , B E c #
due lati dell’ vno d e, e c eguali alli due dell' altro be.ec offen-
do le due d e, E b tangenti del cerchio db, e le bafi d c, c b pari •
mente eguali ; onde li due angoli dec,be c faranno eguali. E
perche all’angolo bce per efjer retto manca quanto e l'angolo ceb
F 3 &
46 Dialogo Primo
& alt angolo cef pur per ejfer retta manca quanto } t angola
c E D , ejfendo tali mancamenti eguali, gli angoli fce,fec fa-
ranno eguali , & in confequcnza i lati fe,fc, onde fatto centra
il punto F , e con t in ter uallo f e de frinendo vn cerchio pafferà per
il punto c . Defcriuaji, efiacHG. Dico , queffo ejfer il cerchio ri -
cercato, a qualfiuoglia punto dellacirconferenza del quale ogni cop-
pia di linee , che vi concorrano partendoji da i termini a b, ha-
ranno la medefima proporzione tra di loro , che hanno le due parti
A c > b c , le quali di già vi concorrono nel punto c . Quello delle
due, che concorrono nel punto E > cioè delle ae,be ,emanifeHo\
offendo l'angolo E del triangolo aeb di nifi in mezzo dalla ce,
per lo che qual proporzione ha lai: alla c B,tale ha la ah alla b e.
L’i Beffo proueremo delle due ag.bg terminate nel punto cam-
però che effendo( per la fimilit udine de' triangoli afe.ef b j come
a f ad f e , così E F ad f b cioè come a f ad f c , così c T ad b b,
farà diuidendo come ACÌCFf cioè ad f g) così c b a b f t e tutta
ab à tutta b g ,come vna c b ad vna b f ,e componendo come A G
4GB, così c f ad f b, cioè efa^fb, cioè ab ad bb, & a c k
C B , // che btfognaua prouare. Prendafì bora qualfiuoglia altro pun-
to nella circonferenza ,efta h , al quale concorrano le due ah.bh.
Dico
del Galileo. 4 7
Dico p armento come acìcb ,così ejfere ah^hb .Prolunghifi
H b fino alla circonferenza in I, e congiungafe 1 f. E perche già fi
} vitto come abìbg cofi ejfere c b à b ? farà il rettangolo ab;
eguale al rettangolo cbg ibh, e pero come abìbh
I b 4 b e, f fono gli angoli al b eguali, adunque a h 44/ H b fià come
1 f, ef^fb^ae«/eb.
D/Vtf oZ/ir à ci 'o , che è imponìbile , che le linee , che habbiano tal
proporzione partendofida i termini a b, concorrano à verun punto
b dentro , b fuori del cerchio ceg. Impero che ,fi e pojfibile , r*»-
corrano due tali linee al punto l pofto fuori : e filano le a l , b l , e
prolunghifi la l b fino alla circonferenza in M , e congiungafi m f.
Se dunque la al alla BLf come la a c alla b c , cioè come la mi*
alla f b yharemo due triangoli alb.mf k, li quali intorno a Ui due
angoli a l b, M f b hanno i lati proporzionali, gli angoli alla cima
nel punto b eguali, e li due rimanenti fmb,lab minori che ret-
ti (impero che l’angolo retto al punto m hà per bafe tutto il diame-
tro c g , e non la fola parte B F , e l'altro al punto a è acuto , perche
la linea A L omologa della Acè maggiore della b l omologa della
B c ) adunque i triangoli a b l, m b f fin firn ili : e pero come a b à
B L, così m b à B F, onde il rettangolo abf farà eguale ài rettan-
golo M B l ; mà il rettangolo a B F se dimo firato eguale i/cbgì
adunque il rettangolo mbl è eguale al rettangolo cbg , il che è
imponìbile-, adunque il concorfio , non pub cader fuor del cerchio. E
nel me de fimo modo fi dim olir erà non poter cader dentro , adunque
tutti i concorfi c afe ano nella circon ferendo ftejfa.
Mà è tempo , che torniamo à dar fiodii fazione al desiderio del
S.Simp. mostrandogli come il rifoluer la linea ne fiuoi infiniti punti
non è non filamento impojfibile, ma nè meno hà in fi maggior dif-
ficoltà, che’l distinguere le fue parti quante, fatto pero vn fupposto ,
il quale penfo S. Simp. che non fiate per negarmi > e quello è , che
non mi ricercherete , che io vi fepari i punti l’uno dall' altro , & ve
gli faccia veder à vno à vno di fi in ti fiopra quella carta-, perche io
ancora mi contenterei , chefinza fiaccar luna dall altra le quat-
48 Dialogo Primo
tro, b le fei parti d'urta linea , mi mostraste le fue ditti fi onì fognate Jo
al più piegate ad angoliformandone vn quadrato , b vn ejfagono*
perche mi perfuado pure che all'ora le chiamerete a iattanza di-
stinte, & attuate.
Simp. Veramente sì.
Salu . Hora fe l'inflettere vna linea ad angoli formandone bo-
ra vn qttadratojtora vn ottangolo, hora vn poligono di quaranta ,
di cento, 0 dt mille angoli è mutazione bastante a ridurre ali' atto
quelle quattro , otto , quaranta, cento , e mille parti , che prima nella
linea diritta erano per vostro detto in potenza: quando io formi di
lei vn poligono di lati influiti , cioè quando io la infletta nella cir-
conferenza et un cerchio, non potr'o io con pari licenza dire d'hauer
ridotto all' atto quelle par ti infinite, che voi prima, mentre era ret-
t a, dienti ejfer in lei contenute in potenza? ne fi pu 'o negare tal rifo -
luzione ejfer fatta ne Cuoi infiniti punti non meno che quella delle
fue quattro parti nel formarne vn quadrato , b nelle fue. mille nel
formarne vn millagono ; impero che in lei non manca veruna delle
condizioni, che fi trottano nel poligono di mille,e di cento mila lati,
ghetto applicato a vna linea r et t afe gli pofa fopra toccandola con
vno de fuoi lati , ciò}, con vna fita cento milleflma parte $ il cerchio ,
che e vn poligono di lati infiniti , tocca la medefima retta con vno
de fltoi lati , che e vn fol punto diuerfo da tutti i fuoi collaterali , e
perciò da quelli diuifo , e distinto , non meno che vn lato del poligo-
no dai fuoi conterminali. E come il poligono riuoltato fopra vn
piano flampa con i toccamenti confeguenti de fuoi lati vna linea
retta eguale al fiso perimetro '.così il cerchio girato fopra vn tal pia-
no definite con gl’ infiniti fitoi fitcceffiui contatti vna linea retta
egual' alla propria circonferenza. Non so adejfo S. Simp. fe i Sig.
Peripatetici, a i quali io ammetto , come verijfimo concetto, il con-
tinuo ejfer diuifibile in fempre diuiflbili,fiche continuando vna tal ’
diuifione,e fluddiuifìone/nai non fi periterebbe alla fine, fi contente-
ranno di concedere a me niuna delle tali loro diuifloni ejfer l’ultima,
come veramente non e, poiché fempre vene reSta vn' altra ,mk
1
del Galileo.
49
bene tultima,& alti filma ejfer quella,che lo rifilile in infiniti indi -
uifibili, alla e/ tuie comedo che non fi perverrebbe mai dividendo
fuccejpuamente in maggiore ,e maggior moltitudine di partii ma,
firuendofi della manierate he propongo io di diU'tnguere ,e rtfiluere
tutta la infinita in vn tratto filo (artificio che non mi do ur eh he
ejfer negato ) crederei che douejfcro qutetarfì, & ammetter que-
lla compofizione del continuo di atomi ajfolutamente indiuifihili .
E majfime ejfendo quella vna firada forfè più d'ogni altra corren-
te per trarci fuori di molto intrigati laberinti , quali fino oltre k
quello già toccato della coerenza delle parti de i filidi,il comprender
come ftia il negozio della rarefazione, e della condenfiazione, fin -
za incorrer per caufa di quella nell" inconveniente- di do nere am-
mettere fiaTfi vacuile per quella la penetratone de i corpi: incon-
venienti che amen due mi pare , eh' affai destramente vengano fi hi -
vati con l'ammetter detta compofizione et indiuifihili.
S i m p . Io non so quello , che i Peripatetici fujfer per dire , atte fi
che le confider anioni fatte da voi credo che gli ghignerebbero per '
la maggior parte nuove , e come tali con verrebbe efiminarle ; e po-
trebbe accadere , che quelli vi ritrouaffero risolte , e fioluTjom po-
tenti a feiorre quei nodi, che io per la brevità del tempo , e per la de-
bolezza del mio ingegno non fiprei di prefinte rifoluere. Pero fio-
Jpendendo per hora quella parte fintirei ben volentieri come Pin-
troduzzione di questi indiuifihili faciliti lintelligenza della con -
denfaTjpne.e della rarefazzionefibiuando nell’ iliejfo tempo il va-
cuo , e la penetraTfin de i corpi.
Sagr. Sentirò io ancora con gran brama la medefima cofa all ’
intelletto mio tanto ofiura : con questo pero che io non rimanga de-
fraudato di fentire , conforme k quello che poco fa diffe itS. Simp. le
ragioni d' Arili ot eie in confutazion del Vacuo , & in confiquen^a
le fi lozioni, che voi gli arrecate , come conuien fare , mentre voi
ammettete quello che ejfo nega.
Salu. Saremo Punoe l’altro. E quanto al primo e neceffirio,che fi
come in grazia della rarefazzione ci fruiamo della linea deferitta.
G dal
5 o Dialogo Primo
dal minor cerchio maggiore della propria circonferenza , mentri
•vien mo/fo alla reuolu%tonedel maggior e ,c osi per intelligenza della
c onde n fazione moli riamo come alla conuerfionc fatta dal minor
cerchio , il maggiore de ferina vna linea retta minore della fua cir-
conferenza ; per la cui più chiara e/plicazione porremo innanzi la
conftder azione di quello che accade ne i Poligoni. In vna deferiz -
zione filmile à quel? altra fiano due E/fagoni circa il comune cen-
tro l, chef ano que-
lli ab c,hik con le
linee parallele hom,
abc, / opra le quali fi
habbiano a far le re-
uoluzionii e ferma-
to t angolo i del Po-
ligono minore voi -
gafì ejfo Poligono fin
che filato i k cafchi
/òpra la parallela,nel
qual moto il punto
k deferiuera l’arco
k m, e'I lato nifi
vnirà con la parte
iu, trà tanto bifo-
gna vedere quel che
farà il lato c b del
Poligono maggiore.
E perche il riuolgi -
mento fi fa /òpra il
punto i la linea i b col termine fio b deferiuera tornando in dietro
Parco b b fiotto alla parallela c a , talché quando il lato k i fi con-
giugnerà con la linea m i, il lato b c fivniràconla linea bc, con
iauanzarfi per l' innanzi /blamente, quanto e la parte b c,e ritiran-
do in dietro la parte fiuttefia all’ arco %b t la quale vien foprapoHa
alla
del Galileo. jr
alla linea b a, & intendendo continuarfì nell’ ìsieffo modo la con -
uerfìone fotta dal minor Poligono , queìto deformerà bene, e pajferà
fopra la fu a parallela vna linea eguale al fuo perimetro \mà il mag-
giore pajferà vna linea minore del fuo perimetro la quantità di fan .
te linee b b , quanti fono vno manco de fuoi lati > e farà tal linea
projftmamente eguale allatlef ritta dal Poligono minore, ecceden-
dola folamente di quanto e lab b . J$ut dunque fin za veruna repu-
gnanza fi fc or ge la cagione, per la quale il maggior Poligono non
trapajji (portato dal minore) con i fuoi lati linea maggiore della p af-
fata dal minore ; che c perche vna parte di ciafheduno fi fopr appo-
ne al fio precedente conterminale.
Ma fi confidereremo i due cerchi intorno al centro a , li quali fi.
pra le lor parallele pofino , toccando il minore la fu a nel punto b, &
il maggiore la fila nel punto c , qui nel cominciar à far la reuolu •
Tfine del minore, non auuerrà che il punto b reìli per qualche tem-
po immobile fi che la linea b c dando in dietro trafiorti il punto c ,
come accadeua ne i Poligoni , che reìtando fijfo il punto i fin che il
lato K I cadejfi /opra la linea im ,la linea i b riportano in dietro il
b termine del lato c b fino in b , onde il lato b c cadetta in bcfo -
prapponendo alla linea b a la parte b b , e filo auan^andofi per Nn-
nan'fi la parte b c eguale alla i m , cioeàvn lato del Poligono mino-
re ; per le quali fiprappofi^ioni , che fono gli ecce (fi de i lati maggiori
fopra i minori , gli auanzi che refi ano eguali à i lati del minor Po-
ligono vengono à comporre ne IP intera reuoluTjone la linea retta
fguale alla fognata , e mifurata dal Poligono minore. Mà qui dico ,
che fi noi vorremo applicare vn fimil difiorfo all'effetto de i cer-
chi, conuerrà dire , doue i lati di qualfiuoglia Poligono fon compre fi
da qualche nùmero, i lati del cerchio fono infiniti $ quelli fon qttan -
ti, e diuifibili , queìti non quanti , e indiuifibili : i termini de i lati
del Poligono nella reuoluzione fanno per qualche tempo fermi ,
cioè , ciafiheduno tal parte del tempo di vna intera conuerfìone ,
qual parte ejfo e di tutto il perimetro : ne i cerchi fimilmente le di-
more de termini de fuoi infiniti lati fon momentanee , che tal parte
G z evn'
51 Dialogo Primo
e vn in H ani e d'un tempo quanto, qual } vn punto duna linei ,che
ne contiene infiniti ; i regrcfft in dietro fitti di i lati del maggior
Poligono fino non di tutto'l lato , ma filarncntc dell’ ecce Jfo fio fi-
pra'l lato del minore , acquistando per linnanzi tanto di fpazio y
quanto e il detto minor lato: ne i cerchiti punto , o lato c nella
quiete in FI amane a del termine b fi riti m indietro , quanto è il fio
eccefio [oprali lato b acquistando per linnan'^i quanto è il m e defi-
mo n. Et in fimma gl infiniti lati indiuifibili del maggior cerchio
con gl infiniti indiuifibili ritiramenti loro fatti nell infinite in*
Itantanee dimore de gl infiniti termini de gl infiniti lati del mi-
nor cerchio , e con i loro infiniti progreffi eguali a gl’infiniti lati di
ejfo minor cerchio , compongono , e difegnano vna linea eguale alla
deferii t a dal minor cerchio contenente in fi infinite fiprappofizio -
ni non quante , che fanno vna collipazione e condenfizione fienza -
veruna penetrazione di parti quante , quale non fi pub intendere
far fi nella linea diuifi in parti quante , quale} il perimetro di qual-
fiuoglia Poligono , il quale diltefi in linea retta non fi pub ridurre
in minor lunghezza, fi non col far che i lati fi fioprapponghino,e pe-
netrino lun l altro. Quella c oli ip azione di parti non quante ma
infinite fienza penetrazione di parti quante , e la prima dist razzia-
ne di [opra dichiarata degl infiniti indiuifibili con linterpofizio-
ne di vacui indiuifibili, credo che fia il più che dir fi poffa per la con -
denf azione , e rarefazzionc dei corpi fienza necejfità d’introdurre
la penetrazione de i corpi fogli fpazii quanti vacui. Se ci è cefi che
vi gitili , fatene capitale, fi no reputatela vana, e’imia difeorfi an-
. cor a, e ricercate da qualche altro efplicazionedi maggior quiete per
l’intelletto. Solo quelle due parole vi replico , che noi fiamo tra gl
infiniti, e gl indiuifibili.
Sagr. Che ilpenfiero fia fittile, (fi- a miei orecchi nuouo,e pere-
grino , lo confeffo liberamente , fi poi nel fatto fiejfo la natura pro-
ceda cori tal ordine, non faprei che rifioluermi j vero e che fin eh’ io.
non fin tifi cefi che maggiormente mi qui et affi per non rimaner
muto affatto, m'atterrei a quella. Ma forfè il S.Simp. haura ( quello
del Galileo.
che fin qui non ho incontralo) modo di efilicare fefplicazione , che
in materia così alirufa da i Filofejì fi arreca, che in vero quel che fin
qui ho lettq circa la condenfizione , e per me così denfo , e quel della
rarefazione così fittile , che la mia deboi villa quello non com-
prendere quello non penetra.
Simp. Io fon pieno di confufione , e trouo duri intoppi nel V vn
fin fiero, e nell' altro , & in particolare in questo nuouo : perche fe-
condo quella regola vn oncia d' Oro fi potrebbe rarefare ,e distrarre
in vna mole maggiore di tutta la terra, e tutta la terra condenfare,
e ridurre in minor mole di vna noce » co fi che io non credo, ne credo
che voi me de fimo crediate j e le confiderazioni, e di mo finzioni fin
qui fatte da voi , come che fon cefi Matematiche astratte, e fiparate
dalla materia fenfibile , credo che applicate alle materie fifiche,e
naturali non camminerebbero fecondo cotefte regole.
Salu. Che io vi fia per far vedere tinuifibile , ne io lo faprei fa-
re , ne credo che voi lo ricerchiate , ma per quanto da i noflri /énfi
può e/fcr compre fi, già che voi hauete nominato l’Oro, non veggi am
noi farfi immenfa distrazione delle fue parti ?Non so, fi vi fia oc-
corfio il veder le maniere, che tengono gli artefici in condur f Oro
tirato , il quale non e veramente Oro fi non in fiuperficie , mala ma-
teria interna e argento -, & il modo del condurlo e tale. Pigliano vn
Cilindro , ò volete dire vna verga d'argento lunga circa mezzo
braccio, egro/fa per tre, ò quattro volte il dito pollice , e quella in-
dorano con foglie d'oro battuto, che fipete ejfir così fot file, che quafi
va vagando per l'aria, e di tali foglie ne foprappongono otto, ò die -
ci j e non piu. Dorato che e, cominciano a tirarlo con forza immenfa
facendolo pa/fare per fori della filiera , tornando a farlo ripa/farc
molte, e molte volte fuceejfiuamente per fori più angusti, fi che dopo
molte ,' e molte ripa/fate lo riducono alla fottigliezza d’un capello
di donna, fi non maggiore, e t ut rama resta dorato in fiuperficie. La-
feio bora confiderare a voi quale fia la fittiglieza, e Afi edizione,
alla quale fi e ridotta la fùftan^a dell' Oro.
Simp. Io non veggo che da questa operazione venga in confi -
■ / G 3 quenza
54. Dialogo Primo
quenzavn' a/fottigliamento della materia delt Oro da farne quelle
mar aui gli e , che voi vorrete : prima perche già la prima doratura
fu di dieci foglie d'Oro , che vengono à far notabile groffezza : fe-
condariamente fe ben nel tirare , e affot figliar quelt argento crefce
in lunghezza, /cerna pero anco tanto in gro/fezza, che compen [an-
dò luna dimenfione con l altra la fuperfcie non fi agumenta tanto ,
che per vestir l'argento di oro bifogni ridurlo à fottigliezza mag-
giore di quelli delle prime foglie.
Salu. V’ingannate d’afiai S. Simp. perche l’accrefiimento della
fnperficie efudduplo dell' allunga mento , come io potrei Geometri-
camente dimostrami.
Sagr. Io e per me, e per il S. Simp. vi pregherei à recarci tal di •
moSlr azione, fe pero credete , che da noi po/Ja e/fer capita.
Salu. Vedrò fe così improuifamente mi torna a memoria. Già
e manifesto, che quel primo grojfo Cilindro d Argento, dr il filo lun-
ghi/fimo tirato fono due Cilindri eguali e/fendo liSte/fo argento ; tal
che s’io moStrerb , qual porporzione habbiano trà di loro lejuperf -
eie de i Cilindri eguali, haueremo l'intento. Dico per tanto che
Le fuperfcie de i Cilindri eguali trattone le bafi fon tra di loro
in fiudduplicata proporzione delle loro lunghezze.
Siano due Cilindri eguali , 1 altezze de i quali ab, c d , efia
la linea e media proporzionale trà effe. Dico la fuperfcie del Ci-
lindro a b trattone le bafi alla fuperfcie del Cilindro c d trat-
tone parimente le bafi hauer la medefima proporzione , che la li-
nea a b alla linea E , che e fuddupla della proporzione di ab à
c d. Tagli fi la parte del Cilindro ab in f , efia l'altezza a f
eguale alla co. E perche le bafi de Cilindri eguali rifpondon con-
trariamente alle loro altezze, il cerchio bafi del Cilindro c d al
cerchio b afe del Cilindro a b farà come l'altezza b a alla d c , e
perche i cerchi fon trà loro come i quadrati de i diametri , har an-
no detti quadrati la medefima proporzione , che Uba alla cd,
ma come b a à c d così il quadrato b a al quadrato della e. fon
dunque tali quattro quadrati proporzionali » e pero i lor lati ancora
‘ , faranno
B
delGaeileo.
faranno proporzionali ; e come la linea a b alla e , così il diametro
del cerchio c al diametro del cerchio a,
ma come i diametri , così fono le circonfe-
renze, e come le circonferenze ,così fono
ancora le fuperfcie de Cilindri egualmen-
te alti ; adunque come la linea a b alla E,
cosila fuper fide del Cilindro c d alla fi*,
perfide del Cilindro af. Perche dunque
l'altezza a f alla a afta come la fuperf-
cie a f alla fuper fide ab,; come l’altez-
za k ss alla linea E , così la fuperfcie c d
alla a f farà per la perturbata , come l’al-
tezza a f alla e , così la fuperfcie c d al-
la fuperfcie ab,; corner tendo come la
fuperfcie del Cilindro a b alla fuperfcie
del Cilindro c d -,così la linea e alla a cioè alla ct>,ò vero la ab
alla e , che e proporzione fuddupla della a b alla c d i che e quello
che bifognauaprouare.
Hora f noi applicheremo quello , che fi e dimostrato , al nostro
propofto ,prefuppoSto che quel Cilindro d* Argento , che fu dorato ,
mentre non era più lungo di mezzo braccio , e groffo tre , ò quattro
'volte più del dito pollice, a(fot figliato alla finezza d’un capello fi fa
allungato fino in venti mila braccia (che farebbe anche più affai)
troueremo la fua fuperfcie effer ere fciuta dugento volte più di quel-
lo che era : & in confequenza quelle foglie d' Oro , che furon fopr ap-
poste dieci in numero , diStefi in fuper fide dugento volte maggiore
ci a file urano /’ Oro , che cuopre la fuperfcie delle tante braccia di filo
reStar non più groffo , che la ventefima parte d’una foglia dell? ordi-
nario Oro battuto. Confidente bora voi, qual fia la fua fottigliez-
za, e fi e pofftbile concepirla fatta ferina vna immenfa disi razzia-
ne di parti : e fi questa vi pare vna efperienza , che tenda anche ad
vna compofiiione d'infiniti iodi nifi bili nelle materie fifiche: fi ben
di dò non mancano altri più gagliardi , e concludenti rincontri.
• Sagr..
5$ D I A L cfc O P R I M O
Sagr. La dimoHraZione mi par tanto bella , che quando non ha -
ueffe forza di perfuader quel primo intento , per il quale è fiata pro-
dotta (che pur mi par che ve /’ babbi a grande ) ad ogni modo benifi
fimo fi t impiegato q iteli o breue tempo che perfentirla fi e fpefi.
Salu. Cia che veggo , che gustate tanto di queìte Geometriche
dimoft ragioni apportatrici da guadagni ficuri , vi diro la compagna
di questa, che fo disfa ad vn quefito curio fio affai. Nella paffata ba-
riamo quello , che accaggia de i Cilindri eguali , ma diuerfi di altez-
ze, b vero lunghezze: e ben fin tir e quello che attuenga a i Cilindri
eguali di fuperficie , ma difiguali d'altezze -, intendendo fiempre del-
le fuper fide file , che gli circondano intorno cioè non comprenden-
do le due bafìfuperiore, e inferiore. Dico dunque che
J Cilindri retti , le fuperficie de i quali trattone le bafi fìano
eguali , hanno fra di loro la medefima proporzione che le
loro altezze contrariamente prefi.
Siano eguali le fuperficie de idue Ci li ni
dri a E, c f , ma Fall e zza di quello c d
maggiore dell' altezza dell' altro a b.
Dico il Cilindro a e al Cilindro c f ha.
uer la medefima proporzione, che l'altefc
Zf cd alla a B. Perche dunque la fiuper-
ficie c F e eguale alla fuperficie a e ,fira
il Cilindro c f minore dell' a e , perche
fi li fuffe eguale , la fila fuperficie per la
paffata propofiZione farebbe maggiore
della fuperficie a e , e molto piùfitlme-
defimo Cilindro C F fuffe maggiore dell'
a E. In tenda fi il Cilindro i d eguale alt
A E adunq.per la precedertela fuperficie
del Cilindro i d alla fuperficie dell' a e
fiora, come l'altezza I F alla media tra.
if,ab. Ma effendo per il dato la fuperfi-
cie A E eguale alla c F & hauendo U
Q
Anmi
V*
del Galileo. 57
fiperficie 1 d alla c f la me de firn a proporzione , che l'altezza 1 f
a Ha c d > adunque la c d e media tra le 1 f, a b. In oltre ejfendo
il Cilindro 1 D eguale al Cilindro a e , haranno amendue la mede -
firn a proporzione al Cilindro c f , mà l'i d al c vfià come hai toz-
zi r f alla c d , adunque il Cilindro a e al Cilindro c f harà la
medefima proporzione, che la linea 1 f alla c d, cioè .chela c d al-
la ab, che è C intento.
Di qui s'intende la ragione et un accidente , che non ferina mar a-
stiglia vien fentito dal popolo ; & e, come pojfa ejfere , che il medefi-
mo pezzo di tela più lungo per vn' ver fo, che per l'altro, fi fi ne fa-
ceffi vn ficco da tenenti dentro del grano , come fi coll umano fare
con vn fondo di tauola , terra più fruendoci per l’altezza del ficco
della minor mifiira della tela, e con l’altra circondando la tauola del
fondo , che facendo per l'oppofito. Come fi , v. gr. la tela per vn
verfo fujfe fii braccia , e per l’altro dodici , più terrà , quando con la
lunghezza di dodici fi circondi la tauola del fondo, restando il ficco
alto braccia fii , che fi fi circondajfe vn fondo di fei braccia batten-
done dodici per altezza. Hora da quell 0 , che fi e dimostrato alla
generica notizia del capir piùper quel verfo , che per quello ,fi ag-
girane la Jpectfica, e particolare ficien\a del quanto et contenga più:
che e, che tanto più terrà,quanto farà più baffone tanto meno, quan-
to più alto : e così nelle mifitre affegnatc ejfindo la tela il doppio più
lunva, che larga, eticità per la lunghezza terra la metà manceghe
per l'altro verfo. E parimente hauendo vna fiuoia per fare vna
bugnola, lunga venticinque braccia,e larga, v. gr. fitte piegata per
lo lungo terrà folamente fitte mifitre di quelle, che per l'altro verfo
ne terrebbe venticinque.
Sagr. E così con nofirogufio particolare andiamo continuamen-
te ac quill andò nuoue cognizioni curiofe , e non ignnde di vtilità.
Ma nel proposito toccato adeffo veramente non crcdo,chctrà quelli
che mancano di qualche cognizione di Geometria fi ne trouaffero
quattro per cento che non refi afferò à prima giunta ingannati , che
quei corpi, che dafuperficie eguali fin conìenuti,non fujfiro ancora
H in
^8 Dialogo Primo
in tutto eguali: sì come nell' Ut effio errore incorrono parlando delle
fuperficie , che per determinar , come fiefiè volte accade , delle gran-
dezze di diuerfi Citta intera cognizione gU par d'hauerne y qualun -
que volt* fanno la quantità dei recinti di quelle pignorando che può
ejfere vn recinto eguale a vn altro y e la piazza contenuta da quello
„ affai maggiore della piazza di quello , il che accade non fo lamento
tra le fuperficie irregolari , ma tra le regolari , tra le quali quelle di
più lati fon fempre più capaci di quelle di manco lati ; fi che in vi ti-
mo il cerchio come Poligono di lati infiniti e capacijftmofipra tutti
gli altri Poligoni di egual circuito j di che mi ricordo hauerne con
gallo particolare veduta la dimoHr airone (Indiando la Sfera del
Sacrolofio con vn dottijpmo Commentario fopra.
Sala. E veri (firn 0) dr hauendo io ancora incontrato cotelio luo-
go mi dette occ afone di ritrouare, come con vna fola y e hreuedimo-
Hr anione fi concluda il cerchio effer maggiore di tutte le figure re-
golari ifoperimetre y e de IP altre quelle al più lati maggiori di quelle
di manco.
Sagr. Et io che finto tanto diletto in certe propofifioni, e dimo -
Ur azioni fcelte t e non triuialiy importunandoti vi prego , che me
ne facciate partecipe.
Salu. In breui parole vi Jpedifio , dimostrando il figuente T eo-
rema y cioè ;
Il cerchio è medio proporzionale tra qualfiuoglino due Poli-
goni regolari tra di loro filmili , de i quali vno gli fi a circo-
fritto , e P altro gli fi a ifiperi metro : in oltre ejfendocgli
minore di tutti i circo fcrit ti , è all ‘ incontro maffimo di
tutti gP ifoperimetri. De i medefimi poi circoferitti, quelli
che hanno più angoli y fon minori di quelli , che ne hanno
manco : ma all' incontro de gl' ifoperimetri , quelli di più
angoli fon maggiori.
Delli due Poligoni filmili fiat a circo fritto al cerchio a , e
Peltro b ad efifo cerchio fiaifiperimetro. Dico il cerchio ejfer medio
proporlo naie tra e (fi. Impero che ( tintoti femidiametro a c)
Yv ejfindo
dei Galileo, 59
offendo il cerchio eguale a quel triangolo rettangolo , de i lati del
quale , che fino intorno all'angolo retto, •uno fi a eguale al fimi dia-
metro AC,e l'altro alla circonferenza ; e fìmilmente effondo il Po-
ligono a eguale al triangolo rettangolo , che intorno all' angolo ret-
to ha vno de i lati eguale alla mede finta retta a c , e l’altro al peri-
metro del mede fimo Poligono ; è manifesto il circoficritto Poligono
batter' al Cerchio la medefima proporzione , che ha il fio perimetro
O
alla circonferenza di ejfo Cerchio, cioè al perimetro del Poligono b,
che alla circonferenza detta fi pone eguale: ma il Poligono a ahi
ha doppia proporzione, che’ l fio perimetro al perimetro di b (effon-
do figure ftmili) adunque il Cerchio a è medio proporzionale trai
due Poligoni a, b ,dr offendo il Poligono a maggior del cerchio a,
e manifesto ejfo cerchio a ejfer maggiore del Poligono b fio ifope -
rimetro, & in confequenza mafjtmo di tutti (Poligoni regolari fioi
ifoperimetri.
guanto all’ altra parte, cioè diprouare , che dei Poligoni circo -
fritti al medefimo Cerchio , quello di manco lati fu maggior di
quello di piu lati : ma che all'incontro de i Poligoni ifoperimetri
quello di più latifia maggiore di quello di manco lati, dimostreremo
così. Nel Cerchio , il cui centro o fi mi diametro o a fiala tangente
ad ,& in effa pongafì per efempio a d ejfer la metà del lato del
Pentagono circoficritto a c metà del lato dell Ettagono, e tirinfi
le rette ogc,ofD)? centro o interuallo o c defiriuafi l'arco
e c 1. E perche il triangolo d o c è maggiore del Settore Eoe,
H z t 'l
6o Dialogo Primo
e'I Settore coi maggiore del triangolo c o a maggior proporzio-
ne bara il triangolo n oc al triangolo c o a chc'l Settore Eoe
al Settore coi, cioè chc'l Settore f o g al Settore c o a , e com-
ponendo , e permutando il triangolo doa </ Settore foa bara
maggior proporzione, che il triangolo c o a al Settore c o a, e die-
ci triangoli doaà dieci Settori foa bar anno maggior propor-
zione , che quattordici triangoli coi 4 quattordici Settori c o A
cioè il Pentagono circofcritto bara maggior proporzione al Cerchio ,
che non gli ha /' Ettagono : e però il Pentagono farà maggior de IP
Ettagono. Intendoft bora vn Ettagono , & vn Pentagono ifoperi -
metri al medeftmo Cerchio . Dico l’Ettagono ejjcr maggior del Pen-
tagono. Imperò che ejfen do tiftejfo Cerchio medio proporzionale
trai Pentagono circofcritto , e'I Pentagono fuo ifoperimetro , e pari-
mente medio tra'l circofcritto, e l' ifoperimetro Ettagono ; ejfen do fi
pr ouato il circofcritto Pentagono ejfer maggiore del circofcritto Et-
tagono , hattra rffo Pentagono maggior proporzione al Cerchio , che
t Ettagono ; cioè il Cerchio hara maggior proporzione al fuo ifoperi-
metro Pentagono,che all' ifoperimetro Ettagono , adunque il Penta-
gono e minore dell’ ifoperi metro Ettagono. Che fi dottala dimoftrare.
Sagr. Gcntilijfma dim olir airone , e molto acuta. Ma dotte fu-
mo trafeorft a ingolfarci nella Geometria , mentre er amo fui confi-
dare le difficoltà promojfe dal S. Simp. che ver am ente fon di gran
confederazione, & in particolare quella della condcnfaZjone mi par
duriffima.
z \\
Salu.
del Galileo. 61
Salu. Se la condenfaTfone , e la rarefazione fon moti oppotti,
dotte fi vegga vna immenfa rarefazione , non fi potrà negare vna
non men grandi (finta condenfa^ione ; ma rarefazioni immenfè , e
quel che accrefce la marauiglia, quafi che momentanee le veggiamo
noi tutto' l giorno: e qualefierminata rarefazione e quella di vna
poca quantità di poluere d’artiglieria rifilata in vna mole valli fi
[ima di fuoco? e quale oltre à quella l'e(panfione ì direi quafi-, fenza
termine della fu a luce? E fi quel fuoco ,e questo lume fi riuni fièro in-
fume , che pur non è impofiìbile , poiché dianTf fletterò dentro quel
piccolo fiazio , qual condenfamento farebbe questo ? Voi difi orren-
do trotterete mille di tali rarefazzioni,che fono molto più in pronto
ad efièr offeritale, che le condcn fanoni: perche le materie dehfe fon
più trattabili , e fot topo Pie à i noftri fin fi, che ben maneggiamo le
legne, e le vediamo rifluire in fuoco , e in luce,mà non così veggia-
mo il fuoco , e'I lume condenfarfi à costituir e il legno $ veggiamo i
frutti , i fiori , e mille altre foli de materie rifoluerfi in gran parte in
odori ,m a non così ofieruiamo gli atomi odoroft concorrere alla coiti -
tuffane de i folidi odorati > ma dotte manca la fenfata ofièr nazione ,
fi deue fupplir col difiorfo , che batterà per farci capaci non men del
moto alla rarefazzione, e refoluzione de i foli di , che alla condenfa -
zione delle fitttanze tenui , e rari fiime. In oltre noi trattiamo , co-
me fi pofia far la condenfazicne , e rarefazzione de i corpi , che fi
potfono rarefare , e ccndenfire , fiecolando in qual maniera ci'o poffa
efièr fatto fienza t introduzzion del Vacuo , e della penetrazione de
i corpi ; il che non efilude , che in natura poffano efièr materie , che
non ammettono tali accidenti , dr in confiequenza non danno luogo
à quelli , che voi chiamate inconuenienti , e impoffibili. E final-
mente S. Stmp. io in grazia di voi altri Signori F fio fi fi mi fono af-
faticato in fiecolare , come fi pofia intendere farfi la conden fazio-
ne , e la rarefazzione fenza ammetter la penetrazione de i cor-
pi , e l'introduzzione de gli fpazii vacui , effetti da voi negati , dr
aborriti j che quando voi gli voleste concedere , io non vi farei
così duro contradittore . Pero o ammettete quelli inconuenienti,
, ' H 3 Àgr*.
éi. Dialogo Primo
o gradite le mie (pecolazioni , o trottatene di più aggiuntate.
Sagr. Alla ncgatiua della penetrazione fon io del tutto con i Fi •
lofojì Peripatetici , k quella del Vacuo vorrei fintir ben ponderare
la dimoHr anione et Arinotele , con la quale ei l'impugna , e quello
che voi S. Saìu. gli opponete, il S. Simp. mi farà grafia di arrecar
puntualmente la prou a del Filofifo: e voi S. Salu. la ri (posi a.
Si m p. Arifrotele,per quanto mi fouuiene,infurge contro alcu-
ni antichi, i quali introduceuano il Vacuo, come neceffario per il mo-
to , dicendo , che quello ferina quello non fi potrebbe fare ; a quello
contrapponendofi Arinotele dimostra, che alt oppofito ilfarfi( come
veggiamo ) il moto distrugge la pofizione del V acuo-,e Ifuo progref
fi e tale. Fa due fùppofizioni tuna 'e dt mobili diuerfi in grauità mo fi-
fi nel me defimo mezzo : l altra è de IT ifrejfo mobile mojfo in diuerfi
mezzi, guanto al primo, fitpponc che mobili diuerfi in grauita fi
muouano nell' in efio mezzo con difeguali velocità , le quali man-
tengano tra di loro la medefima proporzione > che le grauita » fi che
per e fi mpio vn mobile dieci volte più graue di vn altro fi muoua
dieci volte più velocemente. Nell’ altra pofizione piglia che le ve-
locità del medefimo mobile in diuerfi me zzi ritengano tr à di lor o la
proporzione contraria di quella , che hanno le grojfezzc , o denfità
di ejfi mezzi ; talmente che pono , v. gr. che la craffizie dell' acqua
fufie dieci volte maggiore di quella dell' aria , vuole che la velocità
nell 1 aria fia dieci volte più che la velocità nell' acqua. E da queno
fecondo fuppofro trae la dimonrazione in cotal forma. Perche la
tenuità del Vacuo fupera d'infinito inter uallo la corpulenza ben che
fittili (ftma di qualfiuoglia mezzo pieno , ogni mobile che nel mez-
zo pieno fi mouejfe per qualche fiazio in qualche tempo , nel Vacuo
dourebbe muouerfi in vno infrante: màfarfi moto in vno infran-
te e imponìbile , adunque dar fi il Vacuo in grazia del moto e im-
pojfibile.
Salu. L’argomento fi vede r/;^adhominc m ,cioe contro à quel-
li y che vo le u ano il Vacuo come neceffario per tl moto,chefe io conce-
derò t argomento come concludente concedendo infume, che nel
Vacuo
del Galileo.
Vàcuo no» fi farebbe il moto , la pofizion del Vacuo astutamente
prefa , e non in relazione al moto , non vien de strutta , ma per dire
quel che per auuenturapotrebber rifondere quegli antichi , accio
meglio fi fiorga t quanto concluda la dimoBrazione d' Aritto tele, mi
par che fi potrebbe andar contro a gli affanti di quello , negandogli
amen due. E quanto al primo : io grandementylabito , che Aristo-
tele non fperimenttff mai quanto fia vero , che due pietre vna più
grane dell’ altra dieci volte Inficiate nel me de fimo instante cader
da vn altezza , v. gr. di cento braccia fufifer talmente differenti
nelle lor velocità , che alt arriuo della ma ggior in terra l’altra fi tro -
uaffe non hauere ne anco fice fio dieci braccia.
Sira p . Si vede pure dalle fise parole y ch' ci moìlra d’hauerlo (fe-
rirne n tato , perche ei dice: Veggtamo il più graue : hor quel veder fi
accenna thauerne fatta iefferien^a.
Sagr. Ma io S.Simp. che nhò fatto la proua>vi afte uro, che vna
palla et artiglieria , che pefi cento , dugento , e anco più libbre , non
anticiperà di vn palmo folamente l' arriuo in terra della palla et un
mofehetto , che ne pefi vna mezza , venendo anco dalt altezza di
dugento braccia.
Salti. Mà finz' altre efferie n^e con breue , e concludente dimo-
str azione poffiamo chiaramente prouarenon effer vero, che vn mo-
bile più graue fi muoua più velocemente et un altro men graue , in-
tendendo di mobili delt iìleffa materia \ & in fomma di quelli de i
quali parla Arinotele. Pero ditemi S. Simp.fe voi ammettete y che
di ciafc bedano corpo graue cadente fia vna da natura determinata
velocità ; fi che i accrefcergliela , o diminuirgliela non fi poffa fio non
con vfargli violenza , ò opporgli qualche impedimento.
Simp. Non fi può dubitare , che l'isteffo mobile nell itteffo mez-
zo habbia vna fatuità , e da natura determinata velocità , la qua-
le non fe gli poffa accre fiere fi non con nuouo impeto conferito-
gli , ò diminuirgliela filuo che con qualche impedimento che lo ri-
tardi.
Salti. Quando dunque noi haueffmo due mobili , le naturali
. ' velo-
CAr Dialo co Primo
velocità de i quelli f "fièro ineguali , è manifesto che fé noi con giu-
gne filmo il più tardo col più veloce , quello del più tardo farebbe in
parte ritardato ,& il tardo in parte velocitato dall'altro più veloce.
Non concorrete voi meco in quell' opinione?
Si m p. Farmi che così debba indubitabilmente fèguire.
Sai u . Ma [c quello e, ère infume vero, che vna pietra grande
fi muoua per efimpio con otto gradi di velocità , dr vna minore con
quattro , adunque congiugnendole amenduc infume il compolto di
loro fi mouerà con velocità minore di otto gradi j ma le due pietre
congiunte infume fanno vna pietra maggiore , che quella prima
che fi moucua con otto gradi di velocità, adunque quella maggiore
fi rnuoue men velocemente , che la minore ; che è contro alla vollra
fiuppofizione. Vedete dunque come dal fuppor che’l mobile più graue
fi muoua più velocemente del men graue, io vi concludo il più graue
muouerfi men velocemente.
Simp. lo mi trouo auuiluppato: perche mi par pur e, eh e la pietra
minore aggiunta alla maggiore gli aggiunga pefo , e aggiugtiendo-
glipefo non so , come non debba aggiugnerli velocità, ò almeno non
diminuirgliela.
Salu. Qui commettete vn’ altro errore, S. Simp. perche non e
vero, che quella minor pietra accrefca pefò alla maggiore .
Simp. Oh questo pafià bene ogni mio concetto.
Sala. Non lo pafierà altrimente , fatto eh ’ io vhabbia accorto
dell* equi uoco , nel quale voi andate fluttuando, pero auuertite , che
bi fogna distinguere igraui posti in moto , da ime de fimi costituiti
in quiete j vna pietra mefià nella bilancia non folamente acquista
pefo maggiore col foprapporgli vn altra pietra , mà anco la giunta
di vn pennecchio di fi oppa la farà pefar piu quellefei , o dieci once
che pefierà la fi oppa ; ma fi voi lafierete liberamente cader da vn al-
tezza la pietra legata con la ftoppa, credete voi che nel moto la ftop .
pa grauiti fipra la pietra , onde gli debba accelerar il fio moto. 'o pur
credete che ella la ritarderà fiStenendola in parte ? Sentiamo grat-
tarci sù le fpalle, mentre vogliamo opporci al moto , che farebbe quel
del Galileo. £5
pefo, che ci (là addojjo ; wi/? noi fcendejfimo con quella, velocità ,
quel tal grane naturalmente penderebbe , /» modo volete
che ci prema , e graniti [opra ì No» vedete che quello farebbe vn
voler ferir con la lancia colui che vi corre innanzi con tanta velo-
cità con quanta , b con maggiore di quella, con la quale voi lo figui-
te. Concludete per tanto , che nella libera , e naturale caduta la mi-
nor pietra non granita fopra la maggiore ,& in confiquen^a non gli
accrefce pefo, come fa nella quiete.
Simp. Mà chi pofajfe la maggior fopra la minore?
Salu. Gli accrefcerebbe pefò , quando il fuo moto fujfe più velo-
ce ; mà già fi e conclufo , che quando la minore fujfe più tarda , ritar-
derebbe in parte la velocità della maggiore , talché illor compofto
f mouerebbe men veloce e fendo maggiore dell'altra-, che e contro
al vostro afùnto. Concludiamo per ciò, che i mobili grandi, ei pic-
coli ancora effóndo della medefma granita in ffezie fi muouono con
pari velocità.
Simp. il voHro difcorfo procede benijfimo veramente, tutta-
uia mi par duro à credere , che vna lagrima di piombo fi habbia à
muouer così veloce, come vna palla d’ artiglieria.
Salu. Voi doueui dire vn grano di rena , come vna macina da
guado. Io non vorrei Sig. Simp. che voi facrite , come alcuni altri
fanno , che diuer tendo il difcorfo dal principale intento vi attacca-
li e à vn mio detto ^che mancafiè dal vero quant * è vn capello , e che
fitto quello capello volrile nafconder vn difetto d’un altro , gran-
de quant' vna Gomena da naue. AriHotele diece: Vna palla dt ferro
di cento libbre cadendo dall’ altezza di cento braccia arriua in ter-
ra prima che vna di vna libbra fea fi e fa vn fiol braccio : Io dico eh’
eli' arriuano nei T istejfo tempo : Voi trouate , che la maggiore anti-
cipa due dita la minore , cioè che quando la grande percuote in ter-
ra, l’altra ne e lontana due dita : voi bora vorreFle dopo quelle due
dita appiattare le nonantanoue braccia et AriHotele , e parlando
filo del mio minimo errore, metter fitto file n%io l'altro majfimo.
AriHotele pronunTJa , che Mobili di diuer fia grauità nel me defimo
I mezzo
Dialogo >Primo
mezzo fi muouono ( per quanto de pende dalla granita ) con veloci-
ti di proporzionate a i pefi loro , e lefiemplifika con Mobili, ne i quali
fi prjfa fcorgereil puro, & affidato effetto del pefi , lafciando l' altre
con fidcr astoni si delle figure , come dei minimi momenti , le quali
cofe grande alterazione nceuono dal mezzo , che altera il femplice
effetto delta fila grauità ; che perciò fi vede l'Oro grani [fimo /opra
tutte l' altre materie ridotto in vna fiottili [fi ma foglia andar va -
gando per aria , l Ut efifio fanno i [affi pelati in fittilijfima poinere.
Mafie voi volete mantenere la proporzione vniuer fiale, bifigna che
voi mostriate la propotZfione delle velocità ojfieruarfi in tutti i gra-
ni > e che vn [affo di venti libbre fi muoua dieci volte più veloce che
vno di due : il che vi dico ejfier fialfio , e che cadendo dal? altezza di
cinquanta , o cento braccia arriuanoin terra nell’ iftcffo momento .
Simp. Forfè da grandi [fi me altezze di migliaia di braccia fi-
guirebbe quello , che in quelle altezze minori non fi vede acca -
dere-j.
Sala. Se Arinotele haueffe intefio quello , voi gli addofferefle
vn altro errore » che farebbe vna bugia ; perche non fi trottando in
terra tali altezze perpendicolari , chiara cofia è, che Arinotele non
ne poteua hauer fatta efterienZ*-, e pur ci vuol perfiùadere d' batterla
fatta, mentre dice , che tale effetto fi vede.
Simp. Arinotele veramente non fi ferue di quello principio ,mà
di quell ' altro, che non credo che palifica queste dijfi còlta.
Sala. E l'altro ancora non e men fialfio di quello -,e mi marauiglio
che per voi fiefifi non penetriate la fiaflacia,eche non v'accorghiate ,
che quando fiuffe vero , che l'illefifio Mobile in mezzi di differente
fiottilità , e rarità, & in fiamma di ditterfia cedenZa , quali per efiem -
pio fon t'acqua , e l'aria, fi mouefife con velocità nell ' aria maggiore ,
che nell' acqua fecondo la proporzione della rarità dell ' aria à quella
dell'acqua , ne fieguirebbe che ogni Mobile , che fcendeffe per aria ,
ficenderebbe anco nell acqua i il che e tanto fialfio , quanto che mol-
ti [fimi cor pi fendono nell'aria , che nell' acqua non pur non defc cu-
ciano, ma fior montano all in sn.w
\ Simp.
D«i ' G A L TL E O. 6j
Simp. Io non intendo lo ncceffita dello volito confequenta ; e
più dirò che Arinotele porlo di quei Mobili graui , che defendono
nell' vn mezzo , e nell altro , e non di quelli che fendono nell ' or io ,
e nell' acqua vanno all in su.
Salu. Fot arrecate per il Fìlofofo di quelle diftfe , che egli a([o-
lut amente non produrrebbe per non aggrauor il primo errore . Però
ditemi fe lo corpulento dell’acquoso quel che fi fio che ritardo il mo-
to , ho qualche proporzione alla corpulento dell aria, che meno lo ri-
tardo ; & houendolo ajjègnatela a volito beneplacito.
Simp. Hallo, e ponziamo eh' ella fio in proporzione decuplo } e
che però lo velocitò di vn grane , che defendo in amen due gli ele-
menti farò dieci volte più tardo nell. oc quo, che nell' aria.
Salu. Piglio adejfo vn di quei graui, che vanno in giù nell’aria,
mò nel I acquo nò : qual far ebbe vno pollo di legno , e vi domando ,
che voi gli ajfegniate qual velocita più vi piace , mentre fende
per aria.
Simp. Ponghiamo che ella f maona con venti gradi di velocitò.
• . Salu. Beni fimo. Et e manifesto che tal velocitò a qù alche altro
minore può hauer la medefma proporzione , che la corpulenza dell
acqua a quella del I aria : e che quella farò la velocitò di due foli
gradi ; tal che veramente ò fio , e a dirittura conforme al I ajjunto
d' Art Itotele fi donerebbe concludere , che la palla di legno , che nel I
aria dieci volte più cedente dell acquo fi muoue fendendo con vena-
ti gradi di velocitò , nell’ acqua dourebbe fendere con due, e non
venir agalla dal fondo come fa > fe già voi non voleste dire > che
nell’ acqua il venir ad alto nel legno fa tilteffo , che’l calare à baffo
con due gradi di velocitò \ il che non credo. Ma già che la palla del
legno non cala al fondo, credo pure che mi concederete , che qualche
altra palla d’altra materia diuerfa dal legno fi potrebbe trottare, che
nell acqttafiendejfe con due gradi di velocitò.
Simp. Potrebbefi finza dubbio ; ma di materia notabilmente
più graue del legno.
, Salu. Quclto e quel ch'io vò cenando. OMÒ quella feconda
t.;u » li palla ,
68 Dialogo Primo
falla, (he nelC acqua defiende con due gradi di veloci tà*con quanta
velocità de fionderà nell’ aria ? Bifogna (fe volete feruar la regola
d' Arinotele) che ridondiate che fi mouerà con venti gradi : ma
venti gradi di velocità h atte te voi me defimo ajjegnati alla falla di
legno , adunque quetta * e l’altra affai fin grane fi moueranno per
l’aria con e guai velocità. Hor come accorda il Ftlofofo questa con -
clu fione con l'altra fina * che i Mobili di diuerfa grauità nel me defimo
mezzo fimuouano con diuerfi velocità * e diuerfe tanto * quanto le
grauità loro ? Ma fenza molto frofonde contem plafoni , come ba-
ttete voi fatto à non ojferuar accidenti frequentami * e f affabili fi-
fini i , e non badare a due corpi * che nell acqua fi moueranno l’uno
cento volte più velocemente dell' altro , mà che nell'aria poi quel
più veloce non fu forerà l'altro di vn fiolcentefimo ? come per efim-
pio vn vouo di marmo fenderà nell ’ acqua cento volte più pretto*
che alcuno di gallina ; che per l’aria nell'altezza di venti braccia
non t’anticiperà di quattro dita j & in fiomma tal graue andrà al
fondo in tre bore in dieci braccia d'acqua * che in aria le p afferà in
vna battuta * o duedipolfi, e tale (come farebbe vna palla di piom-
bo) lepafferà in tempo facilmente men che doppio. E qui so ben
S.Simp. che voi comprendete che non ci hà luogo distinzione * ò
riffotta veruna. Concludiamo per tanto * (he tale argomento non
conclude nulla contro al Vacuo > e quando concludere* di ttr terge-
rebbe folamente gli fpaTpi notabilmente grandi* quali ne io,n'e cre-
do che quelli antichi fiupponeffero naturalmente dar fi * fi ben forfè
con violenza fi poffan fare* come parche da varie efferien 7g fi rac-
colga* le quali troppo lungo farebbe il voler al prefinte arrecare.
Sagr. Vedendo che il S. Simp. tace, piglierò io campo di dire al-
cuna cofa. Già che affai apertamente hauete dimostrato , come non
e altrimenti vero * (he Mobili difigualmente graui fi muouano nel
me defimo mezzo con velocità proporTponate alle grauità loro*mà
con eguale : intendendo de i graui dell' itteffa materia , o vero dell’
itteffi grauità in (fede* mà non già {come credo) di grauità diffe-
renti in Jfecie ( perche non penfo che voi intendiate dt concluderci*
'V.;. . £ \ ch’vnx
del Galileo.
ch'vn* Pili* di fugherò fi muoua con pari velo cita, ch'vna diptom-
ho) & h Attendo di più dimostrato molto chiaramente , come non e
ver o, che l mede fimo Mobile in mezzi di diuerfe refi Stende ritenga
nelle velocità, e tardità fittela medefima proporzione , che le refi -
Stende : à me farebbe cofa gratijfima ilfentir eguali fiano le propor-
zioni,che nell' vncafo, e nell' altro vengono offeruate.
Salu. Jquefiti fon belli, & io ci ho molte volte penfato-, vt diro
il difcorfo fattoci attorno, e quello che ne ho in vltimo ritrai to.Do-
po effermi certificato non ejfer vero, che il medefimo Mobtlctn mez-
zi di diuerfa refistenza offirui nella velocità la proporzione delle
cedente di elfimezzii ne meno, che nel medefimo mezzo Mobili dt
diuerfa granita ritengano nelle velocità loro la proporzione di ejje
granii à ( intendendo anco delle granii à diuerfe in ftecie) comin-
ciai à com porre infieme amendue quefti ac ridenti, auuertendo q u y m
lo che accadere de i Mobili diferenti di granirà polii in mezzi di
diuerfe refiltenze , e maccorfi le difegualità delle velocita trouarfi
tuttauia maggiori nei mezzi più refluenti, che nei piu cedenti’,
e ciò con diuerfità tali , che di due Mobili , che fendendo per aria
pochi (fimo differiranno in velocità di moto, nell' acqua C uno fimo-
tterà dieci volte più veloce delf altro-, anziché tale che nell aria
velocemente defiende, nell'acqua non filo non fionderà, mà rolle-
rà del tutto priuo di moto , e quel che e più, fi mouera all' insù: per-
che fi potrà talvolta trouare qualche forte di legno, ò qualche nodo,
ò radica di quello , che nell acqua potrà fare inquiete , che nelP
aria velocemente defcender a.
Sagr. Io più volte mi fon meffo con vnaeHremafiemmaper ve-
der di ridurre vna palla di cera ,che per fi fteffa non vàà fondo con
l’ agg i /toner g li grani di rena , à figno tale di grauit a fintile all ac-
qua, che nel mezzo di quella fi fermaffe ; ne mai per diligenza vfo-
ta mi fucceffe il poterlo configuro ; onde non sofie altra materia fi-
lida fi rit rotti tanto naturalmente filmile in grauità all' acqua, che
polla in effa in ogni luogo poteffefermarfi. . N
Salu. Sono in questo , come in mille altre operazioni , ajjat pm
3 / 3 dth-
7© Dialogo Pr imo
diligenti molti animali , che non fumo noi altri . E nel voltro cafo i
pefet vi harebber potuto porger qualche documento ejfcndo in que-
sto efercizio così dotti , che ad arbitrio loro fi equilibrano non filo
con vn acqua , ma con differenti notabilmente o per propria natur
ra , o per vna fiprauucnentc torbida , o per filfedtne , che fa, diffe-
renza affai grande ; fi equilibrano , dico , tanto efat tornente , che
fin za punto muouerfi r citano in quiete in ogni luogo ; e c io per mio
credere fanno eglino , firuendofì dello frumento datogli dalla na-
tura à co tal fine , cioè , di quella vefiichetta , che hanno in corpo, la
quale per vno affai angusto meato rifonde alla lor bocca j e per
quello a polta loro o mandano fuori parte dell'aria , che in dette
vefciche fi contiene , b venendo col nuoto a galla, altra ne attraggo-
no, rendendofi con tale arte or più , or meno grani del T acqua, (jr à
lor beneplacito equilibrandofegli.
Sa gr. Io con vn altro artifizio ingannai alcuni amict,appre(fo
$ quali mi ero vantato di ridurre quella palla di cera al giufto equi-
librio con l'acqua ; dr hauendo meffo nel fondo del vafio vna parte
di acqua filata , e fopra quella della dolce , molfrai loro la palla ,
che a mezzi acqua fi fermaua , e f inta nel fondo , o fifiinta ad alto
ne in questo , nb in quel fito reltaua , ma ritornano nel mezzo. ■
Salu. Non e cottftaefpericnza priua di vtihtà: per che trattan-
dofi da i Medici in particolare delle diuerfi qualità di acque , e tra
l altre principalmente della leggerezza , o grauità più di quella,
che di quella ; con vna fitmil palla aggiustata , fi che retti ambigua,
per cosi dire, tra lo fendere, el falirein vn acqua, per minima che
fia la differenza di pefo tra due acque, fi in vna, tal palla fender a,
nell'altra che fa più grane , filtra. Et è talmente efatta cotale e (pa-
rtenza , che la giunta di due grani di file J blamente , che fi mattino
in fei libbre d acqua , farà rifilire dal fondo alla fuperficie quel-
la palla , che vi era pur allora fiefi. E più vi voglio dire in con r
fermazione dell efittezza di questa eferienza , & infume per
chiara proua della nulla refistenza dell' acqua all’effer diuifi , che
non foUmente fingrauirla con la miUione di qualche materia più
grane
X
del Galileo. 71
fratte di lei induce tanto notabil differenza , ma il ribaldarla , ò
raffreddarla vn foco produce il me de fimo effetto , e con sì fittile
operazione , che l infonder quattro gocciole d'altra acqua vn poco
più calda , 0 vn poco più fredda delle fei libbre, far a. che la palla vi
fcenda , b vi fior monti : vi fenderà infondenduui la calda , e mon-
terà per l in fufione della fredda. Hor vedete quanto s'ingannino
quei Filofifr , che voglion metter nell* acqua vifroftà , 0 altra con-
giunzione di parti , che la facciano refi iteti te alla diuiftone , 0 pe-
netrazione.
Sagr. Veddi molto concludenti di fi orfì intorno a queHo argo-
mento in vn trattato del noltro Accademico: tuttauia mi resta vn
gagliardo ferupolo, il quale non so rimuouere ; perche fi nulla di te-
nacità , e coerenza ri fede tra le parti dell' acqua, comepoffono fi-
li e ner fi affai grandi pezza , emoltorileuati in particolare fiopra le
foglie de i cau oh fenza fiargerfl , e fiianarfi?
, Salu. Ancorché vero fia che colui, che hà dalla fiala conclufio-
ne vera , poffa rifoluere tutte Unii ante , che vengono opposte in
contrario , non pero mi arrogherei io il poter ciò fare-, ne la mia im-
potenza deue denigrare la candidezza della verità. Io primiera-
mente vi confeffo , che non so , come vadia il negozio del fioltenerfl
quei globi d'acqua affai rileuati, e grandi, fi bene io so di certo, che
da tenacità interna , che fia tra lefue parti, ciò non deriua ; onde
reità neceffario , che la cagione di coiai’ effetto rifigga fuori. Che
ella non fia internatine all efperienze molirate ve lo poffo confer-
mare con vn altra effcaciffma. Se le parti di quell'acqua , che ri-
leuata fi fistiene mentre e circondata dall'aria , haue fiero cagione
interna per ciò fare , molto più fi fiolterrebbono circondate che fu fi
fero da vn mezzo, nel quale haueffero minor propenfione di de fen-
der e, che nell aria ambiente non hanno -, ma vn mezzo tale fareb-
be ogni fluido più graue dell aria , come, v.gr. il vino : e però in-
fondendo intorno à quel globo d'acqua del vino , fi gli potrebbe al-
zare intorno intorno lenza che le parti dell acqua conglutinate-
dall interna vificofita,fl dtffolueffero : mà ciò non accad' egli , anzi
non
yt Dialogo Primo
non prima fe gli accosterà il liquore far figli intorno , che fenza
affettar , che molto fe gli eleui intorno, fi diffoluerà , e /pianerà te-
ttandogli di [otto ,fe farà vino ro/fo. £' dunque esterna , e forfè dell
aria ambiente la cagione di tale effetto : e veramente fi offerua vnx
gran dffenfione tra l'aria , e t'acqua, la quale ho io in vn altra efpe-
rienza offeruata ; e questa è: S'io empio d'acqua vna palla di cri-
ttallo , che babbi a vn foro angutto, quant e la gr effe zza d'un fi di
paglia , e così piena la volto con la bocca all' in giù, non pero t acqua
benché grani jf ma , e pronta à fender per aria, ne l'aria altrettanto
difpotta à fa lire, come leggeri filma, per laequa fi accordano quella
à fendere vfiendo per il foro, e q netta à filire en tran doni: ma te-
ttano amen due ritrofie, e contumaci. All' incontro poi fi io prefin -
ter'o à quel foro vn vafo con del vino roffo,che qu.fi infinfibilmen -
te e mengraue dell'acqua, lo vedremo fubito con tratti roffeggianti
lentamente a fendere per mezzo l'acquate l acqua con pari tardità
fender per il vino fin za punto mefiolarfi, fin che finalmente la pal-
la fi empirà tutta di vino , e t'acqua calerà tutta nel fondo del vafo
di fitto. Hor che fi deue qui dire, ò che argumentarne fuor che vna
di/conuenienfa tra l acqua, e l'aria occulta à me, ma forfè.
Simp. Mi vien quafi da ridere nel veder la grande antipatia ,
che hi il Sig. Salu. con ì antipatia , che ne pur vuol nominarla, e pur
e tanto accommodata à fiior la di ff colti.
Salu. Hor fia quetta in grazia del S. Simp. la fioluzione del no-
stro dubbio ; e la fiato il digredire torniamo al nottro propofito. Ve-
duto come la differenza di velociti ne i Mobili di graniti diuerfifi
troua effer fiommamente maggiore ne i mezzi più , e più refittenti:
miche più? nel mezzo dell Argento viuo l'oro non filamento vi
in fondo più velocemente del piombo , mi effo filo vi defi onde, egli
altri metalli , e pietre tutti vi fi muouono insù, e vi galleggiano-,
doue che tri palle d'Oro , di piombo , di rame , di porfido , è di altre
materie grani , quafi del tutto infinfibile fari la difigualiti del mo-
to per aria , che ficuramente vna palla d'Oro nel fine della fio fa di
cento braccia non prenerri vna di rame di quattro dita : veduto.
del Galileo. ! 71
dico , queflo cafiai in opinione, che fefìleuaffe tot ài mente la refi -
fionda del mezzo , tutte là materie defecherebbero con eguali ve-
locita.
Simp. Gran detto e cjuefeo S. Sala. Io non crederò mai, che nel?
ijleffo vacuo , fi pur vi fi dejfeil moto , vn fiocco di lana fi mouejjc
così veloce come vn pezzo di piombo.
Salu. Pian piano S. Simp. la voftra difficoltà non e tanto re-
condita, ne io così inauueduto , che fi debba credere , che non mi fta
fiuuennta, e che in confiquenza io non vi habbia trovato ripiego.
Però per mia dichiaratone, evofira intelligenza fentite il mio
difeorfi. Tipi fumo sù'l volere innefiigarc quello che accaderebbe
à i Mobili dtfferentifftmi di pefo in vn mezzo , doue la reftfienza
fiia fuffie nulla, fi che tutta la differenza di velocità, che trà e (fi Mo-
bili fi ritrouaffe , re ferir fi doueffe alla fola difuguaglianlp di pefo.
E perche filo vno JpàTfi del tutto voto d'aria , e di ogni altro corpo
ancor che tenue, e cedente, farebbe atto àfeenfit amente, mojlrarci
quello che ricerchiamo , già che manchiamo di cotale fpazio , an-
dremo offerii andò ciò che accaggia ne i mezzi più fittili, e meno re *
fife enti in comparazione di quello , chef vede accadere ne gli altri
manco fòt fili , e più refiflenti : che fi noi troveremo in fatto i Mo-
bili differenti di gravità meno, e meno differir di velocità Scen-
do che in mezzi più , e più cedenti fi troueranno ; e che finalmente
ancor che ejlremamente difeguali di pefo nel mezzo più d’ ogni al-
tro tenue ,fe ben non voto , piccoliffima fife or ga , e q tufi inojfirua-
bile la diuerfità della velocità , parmiche ben potremo con molto
probabil confettura credere, che nel Vacuo farebbero le velocità
loro del tutto eguali. Per tanto confederiamo ciò che accade nell'
aria ; doue per batter una figura di fiperficie ben terminata , e di
materia leggieri filma , voglio che pigliamo vna vefiica gonfiata,
nella quale l'aria , che vi farà dentro, pefierà nel mezzo dell' aria
fieffa niente , ò poco , perche poco vi fi potrà comprimere , talché
la grauità e filo quella poca della fieffa pellicola , che non farebbe la
millffima parte del pefo cC una mole di piombo grande quanto la
^ ■< K mede -
74 D r 4. i o o o >P b, i m o
medefima ve scic % gonfiata. Queflc S. Simp lafiiate dèli' a! te zza
di quattro , o fei braccia di quanto (p*%ip fi t me refi e , che'l piomba
fujfe per anticipare la ve/cica nella fuajfcefa ? fiate (ìcuro , che non
' t anticiperebbe del tripla ,fe anco del doppio ,fi ben gial'barefii
fatto mille volte più veloci . , * .. " it
Simp. Potrebbe effer, che nel principio del moto , cioè nelle pri .
me quattro , e fèi braccia accadefficotefio che dite : ma nel progrefi
fio, & in vna lunga continuatone credo che'l piombo fe la lafcereb-
be indietro non filamento delle dodici parti dello fiazio le fei , mk
anco le otto, e le dieci.
Salu.. Et io ancora credo Tifi e(fo : e non dubito che in dittan-
te grandiffime potejfe il piombo hauer paffato cento miglia di fia-
to , che la vefiica ne haueffi paffato vn filo. <J\ià quejìo S. Stmp.,
mio che voi proponete come effetto contrariente alla mia propofi •
tiene , è quello che majfimamente la. conferma. E ' ( torno à dire )
f intento mio dichiarare , come delle diuerfe velocità di Mobili di
differente gravità non ne fu altramente caufa la diuerfa gra-
vità : mi che ciò dependa da accidenti efieriari , & in particolare
dalla refi fionda del mezzo, fi che tolta quefia tutti i Mobili fi mo-
uerebber con t mede fimi gradi di velociti. E quefio deduco io prin-
cipalmente da quello , che bora voi fieffo ammettete, echeè veriffi-
mo, cioè, che di Mobili differentiffimi dipefi le velocità più , e più
differifeono fecondo che maggiori , e maggiori fino gli fiazii , che
e (fi van trapalando : effetto , che non fegnirebbc , quando ei depen-
deffe dalle differenti gravità : imperò che e fendo effe fimpre le me-
deftmet medefima dovrebbe mantenerfi fimpre la proportione tra.
gli fiazii paffati , la qual proporzione noi veggi amo andar nella
continuazion del moto fempre ere feendo ; poiché l'un Mobile gra-
viffimo nella fi e fa d\ttn braccio non anticiperà illeggteriffimo della
decima parte di tale (pazio , mà nella caduta di dodici braccia lo
preuerrà della ter /(a parte, in quella di cento l' anticiperà di .
Simp. Tutto bene: Ma feguitando le vottre vefligiefe la dif-
ferenza di pefi in Mobili di dtuer fa granita non può. cagionare la
V. mutalfon
del Galileo»
muta\icn di proporcene nelle velocità loro , dttefo che te pronità
non fi mutano : ne anco il mezzo, che fimprejifuppone mantenerfi
Ptfìejfio , potrà cagionar altera Con' alcuna nella proporcene delle
velocita.
Sala. Voi acutamentefatte inflan'^a contro al mio detto ,la qua-
le e ben necefiario di rifoluere. Vico per tanto che vn corpo grauc
ha da natura intrinfeco principio di mnouerfi verfo ’l comun cen-
tro de i grani, cioè , del nottro Globo terrestre, con mouimento
continuamente accelerato, & accelerato fempre egualmente , cicè
che in tempi eguali fi fanno aggiunte eguali di nuoui momenti ,
e gradi di velocità ; e q uè fio fi deue intender verificar fi, tutta
volta che fi rimoucjfiero tutti gl" impedimenti accidentarii , &
esterni ; tra i quali uno ne ve ha, che noi rimuouer non pofita l
mo, che è t impedimento del mezzo pieno , mentre dal Mobile can-
dente deue efier’ aperto , e lateralmente mofiò, al qual moto trae-,
uer fiale il mezzo , benché fluido, cedente, e quieto fi Oppone con re"
fittene hor minore, & h or maggiore, e maggi ore fecondo che len-
tamente , o velocemente ei deue aprirfi per dir il tranfito al-Mobi -
le, il quale perche , come ho detto, fi va per fin natura continua-
mente accelerando , vieto per con fogne n%a ad incontrar continua-
mente r efiflen%a maggiore nel mezzo j e pero ritardamento , e
diminuzione nell ’ acquitto di nuoui gradi di velocità ; fi che final-
mente la velocità peruiene à tal fegno ,ela refitflen'fa del mezzo a
tal\gran de zza , che bilanciandofijrà loro leu arto il più accelerarfi,
e riducono il Mobile in vn moto equabile , &vniforme , nel quale
egli continua poi di mantenerfi fempre. E s dunque nel mezzo ac-
crefcimento di refiflehza non porche fi muti la fiua effienza , ma
perche fi altera la velocità , con la quale ei deue aprirfi, e lateral-
mente muouerfi , per cedere il pajfiaggio al cadente, il quale và
fucceffivamente accelerandofi. Ora il vedere che la refìfienza
dell aria al poco momento della vefcica è gran dijfim a , & al gran
pefo del piombo è piccoUfftma , mi fa tener per fermo , che chi la ri -
moueffe del tutto , con l’arrecare alla vefcica grandiffimo com -
K i modo.
t
y6 Dialogo Primo
modo , ma ben poco al piombo , le velociti loro fi p areggerebbero .
Posto dunque quello principio, i he nel mezzo doue o per ejjèr va-
cuo , o per altro non fuffe refifienza veruna , che oltafje alla veloci-
tà del moto ,fi che di tutti i Mobili le velocità fuffer pari , potremo
affai congruamenre ajfegnar le proportioni delle velocità di Mobili
filmili, ediffimilinelt' isteffo, (fin diuerfi mezzi pieni, e però refi -
fi enti. E ciò confegttiremo col por mente , quanto la gratti tà del
mezzo detrae alla grauità del Mobile, la qual graui/à e lo fini-
mento^ col quale il Mobile fifa firada ritingendo le parti deimez-
zo alle bande : operazione che non accade nel mezzo vacuo , e che
pero differenza niffuna fi hà da attendere dalla diuerfa granita , e
perche e manifesto il mezzo detrarre alla grauità del corpo da lui
contenuto , quant' e il pefo et altrettanta della fua materia, fieman-
do con tal proporzione le velocità de i Mobili , che nel mezzo no»
refifiente farebbero ( come fi b fiuppolto ) eguali, haremo l inten-
to. Come per efempio : polio che il piombo fia dieci mila volte più
grane dell' aria, ma C Ebano mille voltefolamente delle velocità di
quelle due materie, che affolutamenteprefè, cioè, rimoffaogni refi -
fienza, farebbero eguali, laria al piombo detrae delli dieci mila
gradi vno , mà all ' Ebano fiuttraede mille gradi vno , b vogliano
dire de i dieci mila dieci. Quando dunque il piombo , e l Ebano
fenderanno per aria da qualfiuoglia altezza , la quale rimoffio’l ri -
tardamento dell aria haurebbon paffuta nell ili e (fio tempo , l’aria
alla velocità del piombo detrarrà de i dieci mila gradi vno , mà all'
Ebano detrae dei diecimila dieci : che e quanto à dire , che diuifk
quella altezza, dalla quale fi partono tali Mobili fin dieci mila par-
ti , il piombo arriuerà in terra , reli andò in dietro l Ebano , dieci
anzi pur noue delle dette dieci mila parti. E che altro e questo, fatuo
che cadendo vna palla di piombo da vna torre alea dugento braccia
Jrouar, che ella anticiperàvna d’ Ebano di manco di quattro dita ?
Pefa f Ebano mille voltepiù dell' aria , mà quella vefcica cosi gon-
fia pefà /blamente quattro volte tanto \ l'aria dunque dalla intrin-
feca e naturale velocità dell' Ebano detrae de mille gradi vno , mi
à quella ,
? '
del Galileo, t 77
à quella , che pur della vefcica affolutamente farebbe fiata fiSteffa,
farla ne toglie delle quattro parti vna : allora dunque che la valla
<t Ebano cadendo dalla torre giugnerà interrala vefcica ne baue -
fapaffatii.tr e quarti filamento, il piombo e più graue del ? acqua
dodici volt e, ma l’auorio il doppio filamento: l’acqua dunque alle
affilate velocità loro , che farebbero eguali, toglie al piombo la duo-
decima parte, ma alt attorto la metà: nell' acqua adunque quando il
piombo bara fcefi v uditi braccia , fauorione baràfcefi feì.E di fi or-
rendo con taf regola credo che troueremo l’efi trienne molto pii*
aggiustatamente rifionderà coiai computo, che à quello d’ Arifi a-
tele. Con fimit progreffo troueremo la propor^one tra le velocità
delmedefimo Mobile in diuerfi mezzi fluidi, paragonando non k
diuerfi refifienze de i mezzi,màconfiderando gli ecceffi di granita
del Mobilefipra le grani tà dei mezzi vver. gr. lo fi agno e milieu
volte pii* graue deltaria , e dieci più de It acqua ; adunque diuifi la
velocità affilata dello fiagno in mille gradi, nell' aria , che glie ne
detrae la mille firn a parte ,fi mouerà con gradi nouecento non anta
jtoue , ma nell’ acqua con nouecento filamente , effendo che l’acqua
gli detrae filo la decima parte della fia granita , e l’aria la millefi-
ma. Polto vn fi lido poco più graue dell' acqua, qual farebbe, v.gr.
il legno dirouere, vna palla del q naie pefando, diremo, mille dram-
me, altrettanta acqua ne pefiffe noue cen cinquanta , ma tanta
aria ne pefife due , e manifefio che pofio che la velocità fua affilu-
to fu fife di mille gradi , in aria resterebbe di noue cennouant’ otto,
ma in acqua filamento cinquanta, attefi che t acqua de i mille gra-
di digrauità glie ne toglie noue cen cinquanta, e glie ne Inficia fila-
mente cinquanta \ tal fohdo dunque fi moucrebbe quafi venti vol-
te più velocemente in aria che in acqua : fi come l ecceffi della grat-
uità fua fipra quella del C acqua e la vigefima parte della fua pro-
pria. Equi voglio che confideriamo che non potendo muouerfiin
giù nell ’ acqua fe non materie più graui in fi e zi e di lei > e per cou-
figuenza per molte centinaia di volte piu graui dell aria, nel. ri-
cercare qual fia la propor tiene delle velocità loro in aria , e in
K } acqua.
?S Di Atoòo 1 P A. : k fci o
acqua, pojfiamo fenza notabile errore- far conto , che tarla non de -
tragga co/a di momento dalla ajfoluta granita •> & in confi gutnZa
dall' affo (ut a velocità di tali materie 5 onde fi editamente trottato
l'ec cef o della graniti loro /òpra la granita de It acqua , diremo la
velocità loro per aria alla velocità loro per acqua hauer la mede fimo,
proporzione, che la loro totale grauità alt ecce/fo dique/la /oprala
granita dell acqua. Per e/èmpio vna palla d‘ auorio pefa venti
once , altrettanta acqua pefi once diciafitte •, adunque la velocità
dell' anorio in aria alla fia velocità in acqua e pro/Jìmamente come
venti à tre. > .
Sagr. Gran di (fimo ac qui fio ho fatto in vna materia per fe/fe fi
fa cttriofa , e nella quale , ma fènza profitto , ho molte volte affatica ,
ta la mente ; nè mancherebbe altro per poter anche praticare qut-
Jì e ficco Iasioni ,(c noniltronarmodo dipoter venire in cognizio-
ne di quanta fia la grauità dell s aria rifietto all' acqua , & in confi -
quenza all' altre materie grani.
Simp. CMà quando fi trouaffe , che Caria in vece di gravità
haueffe leggerezza, che fi dourebbe dire de gli hauti difeorfi per al-
tro molto ingegnofi ?
Salu. Conuerrebbe dire , che-fuffero fiativeramente aerei, leg-
gieri, e vani. CMa vorrete voi dubitare ,fi Caria fia grotte, men-
• tre hauete il 7 * efio chiaro d' Arifiotele , che C afferma , dicendo che
f ut tigli elementi hanno grauità, anco l'ariafieffa ; figno di che
• ( figgiugne egli ) ne è , che C Otro gonfiato pefa più che [gon-
fiato.
" Simp. Che C Otro , ò pallone gonfiato pefì più , crederei io che
procede/fi non da grauità , che fia nell' aria , ma ne i molti vapori
grò (fi tra offa me/colati in quehe mitre regioni baffe $ mercè de_j
s quali direi io che crefie la granita dell' Otro.
Salii. Nonvorreiche lo diceste voi, e molto meno chelofacefie
dire ad Arifiotele, perche parlando egli de gli elementi , e volendo-
mi perfuadere, che l elemento dell' aria 'è grane , facendomelo ve-
det con Cefierienzd ; fi nel venire alla proua ei mi die effe ? Piglia
' \ ‘ ’ '''• vn’
O 'T>ìE.L f I QjArLa CROI CI
va' Otto , e empito dì vapori grò (fi, & offerva che il fio pefo crcfce -
ri ; io gli direi che più ancoro pefirebbe chi tempi effe di fintola »
mifoggiugnerei dopo che talt e fi erteti z>e pr suono, chele fintole, &
i vapori graffi fin gratti : mi quanta alt. elemento dell' aria/ e (le-
rei nel medefimo dubbio di prima. Uè (perieli za dunque di Arso-
tele e biotta , e la propofizion vera. Mi non direi gii così di ceri
altra ragione prefi pure a figno di vn tal Filofifo , del quale non
mi fouuiene il nome , mi so che /’ ha letta ., il quale argomenta l'aria
effitr pia grave , che leggiera, perche più facilmente porta, i grani
all' in giù, che i leggiere all insù. » v.v.v,\ . ù rt\4 4Vt v>> i«
Sagr. Bene per mia fi. ^Adunque per quella ragione l'aria
fari molto più grane dell acqua , auuenga che tutti i graui fin por -
tati più facilmente in ginper aria y che per acqua.yttuttii leggieri
più agevolmente in quella che in quella : an^i infinite materie (il,
gono per acqua, che per aria calano ab affiti • Mi fiala grattiti dell
Viro S. Si/np. b peri vapori groffi, o per 1 aria pura , questo niente
cita al propofito nostro, che cerchiamo quel che accade à Mobili , che
fimuouonotn q netta nostra regione vaporofi. Etra ritornando i
quello che piùmip reme : vorrei per intera, de affilata inSitmczùo-
ne della pre finte materia, non filo rettore affic arato , che l'aria fu
(come io tengo per fermo ) grane , mi vorrei , fi'epcffitbile yfiper
quanta fia la fua graui ti. Però S. Sa Ih. fi hauete da fidi sfar mi in
quello ancora ,vi prego i farmene f onore. :.r . v , 2 .
Salii. Che nell arto rifigga graniti pofitiua , e non. cifrimene
tCy come alcuni hanno creduto , leggerezza la qua te forfè in velé-
ni materia non fi ritroua , affai concludente argomento ce ne porge
t efperienTg del pallone gonfiato posta da Aristotele , per che fi qua-
ttri di affo luta , e pofitiua leggerezza fnffi nell' aria , multipli cala,
e compresa torio enfierebbe la leggerne , e'n r?nfiqnenga U
propenfione di andare in sic: mi teff trienni inoltra toppo (ito.
guanto alt altra domanda, che è del modo d'inuestigare lofio gra-
niti, io th'o praticato in cotal maniera. Hò prefi vn’ fiafeo di vefro
affai capace , e col collo ftrozzsato, al quale hoapplùato vn ditale di
cuoio
8o Dialo ‘G'o'Pr'Imo
cuoio legno bene flretto nella (Irò zza tur* del fiafco , battendo in
capo al detto ditale infètta , e fedamente fermata vn' animella da
pallone, per la quale con vno fcbizzatoio ho per forila fatto pajfar
nel fiafco molta quantità d’aria , della quale y perche patifie d'ejfer
affai (fimo condenfatafe ne pub cacciare due , e tre altri fiafchi oltre
a quella che naturalmente vi capifie. In vna efattijfima bilancia
bò io poi pefato molto precifamente tal ' fiafio con l'aria dentroui
comprejfa , aggiustando ilpefo con minuta arena, aperta poilani-
mella e dato l'efito all 'aria violentemente nelvafo contenuta , eri -
meffolo in bilancia, trouuandola notabilmente alleggerito fono an-
dato detraendo del contrappefo tant arena , fa lu andò la da parte,
che la bilancia resti in equilibrio col refiduo contrappefo , cioè col
fiafio. E qui non e dubbio , che'l pefio della rena Jaluata e quello
dell aria , che forzai amente fu mejfa nel fiafco, e che ultimamente
nè vfiita. Maiale efterienT^fin qui non mi ajficura d’altro fi non
che f aria contenuta violentemente nel vafo,pesò quanto la faluata
arenammo, quanto refolutamente, e determinatamente pefi faria ri-
petto alt acqua, o ad altra mai cria graue , non per ancora so io, nè
pojfo faperejfe io non mifurola quantità di quell' aria comprejfa: cr
à quella inueittgazione bifiogna trouar regola , nella quale ho irò .
nato di potere in due maniere procedere : tona delle quali è di pi-
gliar vn ' altro fimil fiafio pur come'l primo Jlrozzato , alla firoz-
zatura del q itale fia firet tornente legato vn ' altro ditale che dall
altra fisa tetta abbracci l'animella dell' altro , e intorno à quella con
/atdtjfimo nodo fia legato. Quello fecondo fiafio conuien che nel
fondo fia forato » in modo che per tal foro fi pojfa mettere vno flilcs
di ferro , con il quale fi pojfa, quando vorremo , aprir la detta ani-
mella per dar t efito alla fouerchia aria dell’altro vafo pefata ch’ella
fia: ma deue quetto fecondo fiafio effèr pieno d'acqua, sipparechia -
So il tutto nella maniera detta, dr aprendo con lo file l’animella,
l’aria vficndo con impeto, e pajfando nel vafò dell' acquai* racce-
sa finora per il foro del fondo \ c rè manifesto la quantità dell ac.
qua, che in tal’ guifa verrà cacciata , ejfcr eguale alla mole, e quan ,
dei Galileo. 8i
ùtà d'aria, che dall' altro vafo farà vfiitafaluata dùqtte tale acqua,
e tornato à pefareil vafo alleggerito dell ' aria comprerà ( il qua Ics
fuppongo chefujfi pefato anche prima con detta aria sformata ) e
detratto al modo già dichiarato Carena fu per fina, ì ma nife si o que-
lla ejfere il giallo pefo di tanta aria in mole, quanta e la mole dell'
acqua facciata, efaluata\ la quale pe fremo, e vedremo quante voi -
te il pefo fio conterà il pefo della ferbata arena ; e fenza errore po-
tremo affermar tante volte efjer più grane l’acqua dell' ari a fi qua-
le non farà dieci volte altrimenti come par cheftimajfe Arifotele,
ma ben circa quattrocento , come tale ejperienza ne molira.
L'altro modo e più (pedi tiuo, e puoffifare con vn vafo filo , cioè,
col primo accomodato nelmodo detto, nel quale non voglio, che met-
tiamo altra aria oltre à quella , che naturalmente vi fi ritroua : ma,
voglio che vi cacciamo dell * acqua fin z,a lafciare vfecir punto di
arta, la quale douendo cedere alla foprauuenente acqua e fiotta che
fi comprima : fin taui dunque più acqua che fa pojftbile , che pur cs
fin^a molta violenza vi fi ne potrà mettere i tre quarti della te-
nuta delfiafio , me t taf su la bilancia , e diligenti (fintamente fi pefi,
fiche fatto tenendo il vafo col collo in sù , fi apra l’animella dando
r vficita all'aria , della quale nefiapperà fuora giallamente quanta
è l'acqua contenuta nel fiafico. Vfiita che fia l'aria fi torni à metter
il vafo in bilancia , il quale per la partita delt aria fi trotterà alleg-
gerito , e detratto dal con troppe fi il pefi fiuperfluo , da ejfo harem o
la gravità di tant' aria , quanta e l’acqua del fiafico.
Simp. Gli artifizij ritrouati da voi non fi pub dire che non fila-
no fittili, e molto ingegnofi, ma mentre mi pare , che in apparenza
diano intera fiodisfazzione all' intelletto , mi me t fon per vn’ altro
verfi in confufione-, imperò che offendo indubitabilmente vero , che
gli elementi nelle proprie regioni non fono ne leggieri, ne graui non
poffo intender come , e doue quella porzione d'aria , che parue pe-
fi fi, v.gr. quattro dramme di rena, debba poi realmente hauer tal
granita nell' aria, nella quale ben la retiene la rena , che la contrap-
peso ; e pero mi pare che l’ejperienza doueffe ejfer praticata non neh *
L elemento
r
8t Dj aloco Primo
elemento deli* nr ‘u , ma in vn mezzo doue Lari* (teff* potefièefir •
citare il fio talento delpefi,fi ella veramente ne pojftede.
Salu. Acuta certo e loppofìzione del S. Simp. e però eoteceffa-
rio o che ella fia info labile , ò che la finzione fa non men fittile^.
Che quell' aria , la quale compreffa mostro pefare quantoquella re-
na , posta in libertà nel fao elemento , non fiapiù per pefare , ma fi
ben la rena , e cofa chianjfima ; e pero per far tale efperienza conue-
niaa eleggere vn luogo , e vn mezzo, doue l’aria non men chela
rena poteffe grauitare ; perche come più volte fi e detto , il mezzo
detrae dalpefo u’ogni materia , che vi s'immerge , tanto quant’e
il pefo d'altrettanta parte dell ’ iste fio mezzo , quant' e la mole im-
merfa ; fi che l aria all’ aria leua tuttala grauità: l'operazione^
dunque accio fu(fe fatta e fattamente, conterrebbe farla nel Tacito,
dotte ogni grane efer citerebbe il fuo momento fin za diminuzione
alcuna. Quando dunque S. Simp. noi pefi filmo vna porzione -J
d'aria nel Tacito , restereste allora fin cerato, e a fit curato del fatto ?
Simp. Ter amen te fi • mà questo e vn defiderare , b richieder
timpofilbile.
Sala. E pero grandtfitmo conterrà che fi a l'obbligo , che mi
dour e te, qual volta per amor voltro io effettui vn impofiibile ; mà
io non voglio vender ui quel che già vi ho donato : perche di già
nell’ addotta efierienT^a pefiamo noi l'aria nel Tacuo, e non ne IH
aria, ò in altro mezzo pieno. Che alla mole S. Simp. che nel mezzo
fluido s'immerge, venga dall' isteffo mezzo detratto della granita ,
ciaprouiene, perche eireflste alt effer’ aperto , di fi accia to , e final-
mente folleuato ; figno di che ne dà la prontezza fua nel ricorrer
fibito a riempierlo fpazio,che limmerfamolein Ini occupali j, qua-
lunque voltar' fi ne parta: che quando di tale imm er fon e et nulla
fentiffe,niente opererebbe egli contro di quella. Hora ditemi, men -
tre che voi hauete in aria il fiafeo di già pieno della medefima aria *
naturalmente contenutaui, qual diuifione.fiacciamento , ò in firn-
ma qual mutazione riceue l’aria edema ambiente dalla feconda
aria, che nettamente s’infonde con for^a nel vafi t Forfè s' in gran-
del Galileo. Sj
di fi e ilfiafio,onde l'ambiente debba maggiormente ritirar/i per ce-
dergli luogo ? certo no ; e però pcjjiam dire , che la feconda aria non
fi immerge nell’ ambiente non vi occupando ella ffazio : ma è come
fe fi metteffenel Vacuo ; anff pur vi fi mette ella realmente ,e fi tra-
pone nei vacui non ben ripieni dalla prima aria non condenfata.
E veramente non so conojcere differenza niffunatrà due cofiitu-
zioni et ambito , & ambiente , mentre in quefla l'ambiente niente
preme l’ambito , ó" in quella l’ambito punto non /finge con tr all’
ambiente : e tali fono la locazione di qualche materia nel Vacuo , e
la feconda aria compre/fa nel fiafio. il pefò dunque che fi troua in
taf aria condenfata , e quello che ella harebbe liberamente far fa
nel Vacuo. Ben' è vero che V pefò della rena, che la contrappeso , co-
me quella che era nell ’ aria libera , nel vacuo farebbe flato vn poco
più del giu fio ; e pero conuien dire , che t aria pepita fa veramente
alquanto men fratte della rena, che la contrappeso , cioè, tanto quan-
to peferebbe altrettanta aria nel Vacuo.
S i m p . Pur mi pareua , che nelt addotte efferien Cevìfuffe qual-
che cu fa da defi derare ; ma ora mi quieto interamente.
Salu. Le copi da me fin qui prodotte , & in particolare quefla ,
che la differenza di granita ben che grandi fftma non habbia parte
veruna nel diuerfificare le velocita dei Mobili, fi che per quanto
da quella depende , tutti fi mollerebbero con egual celerità, e tanto
nuoaa,e nella prima apprenfione remota dal veri fintile , che quando
non fi haueffi modo di dilucidarla , e renderla più chiara che ’ ISole,
meglio farebbe il tacer la, che 7 pronunciarla ; pero già che me la fo-
no lafciata fiappar di bocca , convien ch'io non lafii indietro effe-
rienCa, ò ragione , che poffa corroborarla.
Sagr. Non quefla fola , ma molte altre infieme dalle voflre
propofìCioni fon così remote dalle opinioni , e dottrine commune-
mente riceuute, che ffargendofi in public 0 vi conciterebber nu-
mero grande di contr adii tori : offendo che Ninnata condizione de
gli huomini non vede con buon’occhio, che altri nel loro efircizio
fcuopra verità , òfalfità non feoperte da loro j e col dar titolo di in -
l> z nouatori
, /
84 Dialo' co Primo
noti itovi di dottrino poco grato àgli orecchi di molti , s’ ingegnino
di tagli ir quei nodi, che non pof'onofciorre , e con mine futi erra-
nee diffipar quelli edijìgij, che fono fati con gli frumenti confiteli
da parenti artefci c olir ut ti : ma con ejfo noi lontani da fimili pre -
t tenfont l'eferienze voftre , e le ragioni bastano a quietarci : tut -
tauia quando habbiate altre piti palpabili cferi en^e y e ragioni piu
effe aci le font iremo molto volentieri.
Salii. L' e f orienta fatta con due Mobili quanto più fipofià dif-
ferenti di pefo col fargli fendere da vn' altezza per oferuarfila
velocità loro fa eguale , patifee qualche difficoltà : imperò che fj
l'altezz a farà grande , il mezzo che dall' impeto del cadente de uè
efer aperto , e lateralmente (f into di molto maggior pregiudizio
farà al piccol momento del Mobile leggieri fimo , che alla violenta
del grani fimo , per lo che per lungo f agio il leggiero rimarrà in-
dietro: e nell' altezza piccola fi potrebbe dubitare fi veramente^/
non vi fufe differenza, o pur fi ve nefuffe , mà inoferuabile. E però
fono andato penfando di reiterar tante volte lafiefa da piccole al-
tezze, & accumulare infieme tante di quelle minime differente
di tempo, che poteffero intercedere tra l'arriuo al termine del gro-
tte , e l'arriuo del leggiero, che così confante facefero vn tempo
non filo offeruabile, mà grandemente ojferuabile. In oltre per po-
termi preti alee di moti quanto fi pofà tardi , ne i quali manco lauo-
ra la refi stenta del mezzo in alterar l'effetto ,che depende dalla
fimplice granita fono andato pen fiondo di fare fenderei Mobili fio -
pra vn piano deeltue non molto eleuato / òpra l'oriZontale , che fiopra
questo non meno che nel perpendicolo potrà ficorgerfi quello eh
facciano i gratti differenti di pefo ; e paffando più auanti ho anco vo-
luto liberarmi da qualche impedimento, che poteffe nafeer dal con-
tatto di e fi Mobili fu' l detto piano decliue,e finalmente ho prefi
due palle una di piombo , druna di fugherò , quella ben più di cento
volte più grauedi quella, e ciafihedunadi loroho attaccata à duc^a
fittili fi aghetti eguali lunghi quattro , ò cinque braccia legati ad
alto : allontanata poi l'una y e l’altra palla dallo fiato perpendicolare
del Galileo.
gli ho doto Pandore nell ' i si effe momento , dr effe fendendo per le
circonferenze di cerchi de fritti dagli foghi eguali lorfemidia-
metri , paffete oltre al perpendicolo , fon poi per le medefime frode
ritornate indietro , e reiterando ben cento volte per lor medefime
le andate, e le tornate, hanno fcnfàtamentc moHrato y come la gra-
ne va talmente folto il tempo della leggiera , che ne in ben cento
vibrazioni , ne in mille anticipa il tempo d'un minimo momento ;
ma camminano con pajfo egualiffimo. ■ Scorgefi anco l'operazione.
del mezzo , ile] naie arrecando qualche impedimento al moto , affai
più dimin nife e le vibrazioni del fugherò , che quelle del piombo $
ma non pero che le renda più, o men fiequenti , anzi quando gli
archi p affati dal fugherò non fujfer più che di cinque , o fi gradi , e
quei del piombo cinquantafo feffanta fon' eglin p affati fitto ime defi-
mi tempi.
Si m p. Se quello è , come dunque non far a la velocità del piom-
bo maggiore della velocità del fugherò? facendo quello feffanta gra-
di di viaggio nel tempo che quetto ne paffa appena fei ?
Sa 1 u. Mà che direste S. Sfmp. quando amendue fpediffero nelC
iFtefio tempo ilor’ viaggi , mentre il fugherò allontanato dal per-
pendicolo trenta gradi haueffi à paffar l'arco di feffanta , e 7 piombo
fiargato dal me de fimo punto di mezzo due foli gradi fiorreffi l'arco
di quattro? non farebbe allora altrettanto più veloce il fugherò ?
e pur Pefperienza mostra ciò auuenire » pero notate. Slargato H
pendolo del piombo y ,v. gr. cinquanta gradi dal perpendicolo, e di
lì lafiiato in libertà forre , e paffando oltre al perpendicolo quafi al-
tri cinquanta deferi ue Far co di quafi cento gradi ; e ritornando per
fi fi effe indietro deferiue vn' altro poco minore arco , e continuando
le fue vibrazioni dopo gran numero di quelle fi reduce finalmente
alla quiete: Ciafiheduna di tali vibrazioni fi fa fitto tempi eguali
tanto quella dinouanta gradi » quanto quella di cinquanta , òdi
venti, di dieci , di quattro; fi che in confi quenza la,' velocità del
iMobile vicn fimpre languendo , poiché fiotto tempi eguali vàpafi-
findo ficee (finamente tir (hi fimpre minori , e minori. Vn firn ile*
L } trizi
8<5 Dialogo Primo
7 isltffo effetto fà il fugherò pendente dii vn filo Altrettanto
lungo, /alno che in minor numero di vibrafoni fi conduce alla quie-
te , come meno atto mediante la fua leggerezza a fuperar l'ostacolo
del ' aria : con tutto ci'o tutte le vibrafoni grandi , e piccole fi fan-
no fitto tempi eguali tra di loro , cr eguali ancora a i tempi delle vi-
brazioni del piombo. Onde e vero , che fi mentre il piombo pafià
vn arco di cinquanta gradi , il fugherò ne paffà vno di dieci , tl
fugherò allora e più tardo del piombo ; ma accader a ancora ali in -
contro che 7 fugherò pa/Jt l’arco di cinquanta , quando il piombo
pa jfi quel di dieci , o di fii : e cosi in diuerfi tempi hor farà piu velo-
ce il piombo , cr hor a il fugherò’, ma figlifiefiì Mobili pajjèranno
ancor a fitto i medefimi tempi eguali , archi eguali , ben ficur anien-
te fi potrà dire allora effere le velocità loro eguali.
Simp. Mi pare e non mi pare , che questo difiorfi fia conche-
dente, e mi finto nella mente una tal qual confufione , che mi naficc
dal muouerfieiuno e l'altro Mobile or veloce , or tardo , cr or tar-
di filmo \ che non mi lafiia ridurre in chiaro , come vero fia , che Icj
velocita lorofianfimpre eguali.
Sagr. Concedami ingrazia S.Salu.ch' io dica due parole. E di-
temi S. Simp.fi voi ammettete , che dir fi poffa con affo luta verità
le velocità del fugherò , e del piombo effere eguali , ogni volta che
partendofi amen due nell' isieffo momento dalla quiete, e mouendofi
per lemedefime inclinazioni paj fafiero fempre fpazij eguali in tem-
pi eguali ?
Simp. In quello fi pub dubitare , ne fi gli pub contradire.
Sagr. Accade ora ne i pendoli , che ciafchedun di loro pafiì or
fiffanta gradi, or cinquanta, or trenta , or dieci , or otto , quattro ,
due , e quando amendue p affano l'arco di fiffanta gradi , lo paffano
nell' Ut effo tempo: nell' arco di cinquanta metton hi si e fio tempo
l uno che C altro Mobile : così nel h arco di trenta , di dieci , e degli
altri ; e pero fi conclude che la velocità del piombo nell’ arco di fifi
finta gradi e eguale alla velocità del fugherò nell' arco medefimo di.
fiffanta: e che le velocità nel? arco di cinquanta fon pur trà loro
eguali ,
V
del Galileo. S7
eguali, e così negli altri. CMà non fi dice già che la velocita che fi
efircita nell' arco di fi fan t a fia eguale alla velocità, che fi e fcrcit a
nell 1 arco di cinquanta , ne questa à quella dell' arco di trenta. Ma
fon fempre minori le velocità negli archi minori -, il che fi raccoglie
dal veder noi fenfatamente il medefimo Mobile metter tanto tem-
po nelpafiàr l’arco grande de i fifànta gradi, quanto nel poffare il
minor di cinquanta, o'I minimo di dieci, de in fimmanell' efcrpaf-
fati tutti fempre fitto tempi eguali. È vero dunque che ben vanno
è ' / piombo, e ’l fugherò ritardando il moto fecondo la diminuzione
de gli archi, ma non pero alterano la concordia loro nelmantener
l'egualità della velocità in tutti i medefimi archi da loro paffuti. Ho
voluto dir q tic sto più per fin tire , fi ho ben capito il concetto del
S. Salu. che per bifigno ch'io credejfi che hauejfe il S. Simp. di più
chiara efplicazione di quella del S. Salu. che e , come in tutte lefuc
cofi, lucidi (firn a, e tale che ,fi togliendo egli il pi fi delle volte que-
stioni non filo in apparenza ofeure , mà repugnanti alla natura , dr
al vero, con ragioni, 0 offervazioni , b efperienze tritijjìme , e fa-
miliari ad ogn' vno ha ( come da diuerfiho intefi ) dato occ afone à
tal' vno de i prof efori più Stimati di far minor conto delle fise no-
vità , tenendole comeà vile per dependere da troppo baffi, e popolari
fondamenti , quafi che la più ammirabile , e più da fiimarjfi condii
zione delle fiienzc dimofiratiue, non fia lo fiat urite, e pullulare da
principii noti fimi , intefi , e conceduti da tutti. (Jlfà figui turno
pur noi d' andarci pafeendo di queSti cibi leggieri-, e posto che il
S. Simp. fia reHato appagato nell' intender , dr ammettere , come
t interna granita de i diucrfiMobili non habbia parte alcuna neldi-
uerfificar le velocità loro, fi che tutti per quanto da quella depende ,
fi mouerebber con l'iStefc velocitadi ; diteci S. Salu. in quello che
voi riponete le fenfate, dr apparenti difigualità di moto ; e rifon-
dete à quell’ inStanza, che opponeilS.Simp. e eh’ io parimente con-
fermo , dico del vederfinon filamento una palla d'artiglieria muo-
uerfi più velocemente d'uno migliar ola di piombo , che poca farà la
differenza di velocità rifpetto à quella , che v oppongo io di Mobili
88 Dialogo Primo
delC iìtejfa mai eri*, de i quali alcuni de i maggiori J renderanno in
meno d’una battuta di polfo in vn mezzo quello fpaZio,che altri mi-
nori non to pafferano in vn or a, ne in quattro, nè in venti, quali fono
le pietre, e la minuta rena, e majfme quella fittiliffima, che intorbi •
da t'acqua, nel qual mezzo in molte ore non fende per due braccia ,
che pietruzze ne molto grandi pafjànoinvna battuta di polfo.
Sai u. Quel che operi il mezzo nel ritardar più i Mobili, fecon-
do che tra di loro fon in ficaie men grani , già fi è dichiarato , me -
firando ciò accadere dalla futtrazzione di pcfo. ijllà come il me -
defimo mezzo pojfa con fi gran differenza feemar la velocitane i
UMobili dijferentifolo in grandezza, ancor che fiano della me defi -
ma materia , e dell' isieffi figura, ricerca per fùa dichiarazione^
difeorfopiù fittile di quello , che baita per intender, come la figura
del Mobile più dilatata , è 7 moto del mezzo che fia fatto contro al
^Mobile, ritarda la velocità di quello. Io del prefente problema ri-
duco la cagione alla feabrofità, e porofità, che comunemente, e per lo
più neceffiriamente fi ritroua nelle fiuperficie de i corpi fi lidi, le
quali feabrofità nel moto di e (fi vanno vrtando ne li aria , o altro
mezzo ambiente j diche figno euidente ce ne porge il feentir noi
roncar ’ i corpi ancor che quanto più fi pojfa rotondati,mentre velo -
cijfimamente fiorrono per Caria , e non filo ronzare, ma /ibi lare, e
fifehiar fi [intono, fi qualche più notabil cauitàfo prominenza farà
in efft. Fedefi anco nel girar fiprà 7 torno ogni [àlido rotondo far*
vn poco di vento. Ma che più ? non fintiam noi notabil ronfio, &
in tuono molto acuto far fi dalla trottola , mentre per terra con firn-
ma celerità và girando ? I acutezza del qual fibilo fi va in gr atten-
do , fecondo che la velocità della vertigine và di grado in qrado
languendo: argomento parimente neccffario degl'intoppi nell' aria,
delle fcabrofita ben ihe minime delle fiuperficie loro. Quelle non fi
può dubitare, che nello fender i Mobili, fiffregandofi con l'ambiente
fluido apporteranno ritardamento alla velocità , e tanto maggiore ,
quanto la fiuperficie farà più grande, quale è quella de i folidi minori
paragonati a t maggiori.
Simp,
del Galileo. 89
Simp. Fermate in grazia, perche qui comincio à confonder -
mi: impero che fe bene iointendo,& ammetto, che la confricazione
deimezzo con la fuperficie del Mobile ritardi il moto, e che pitelo ri-
tardi, doueceteris paribui la f {perfide Jìa maggiorerò captfco però
con qual fondamento voi chiamiate maggiore la fu per fide de i foli di
minori : & oltre a ciòfe , come voi affermate, la maggior fupcrficie
deue arrecar maggior ritardamento , i foli di maggiori deuriano ef-
fir piu tardi , il che non e : ma q tufi a inftanza facilmente fi toglie
con dire , che fe bene il maggiore ha maggior f perfide, ha anco
maggior gravità , contro la quale t impedimento della maggior fu -
perfide non hààpreualere all' impedimento della fuperfic te minore
contro alla minor granita ,fi che la velocità del folido maggiore ne
diuenga minore. E però non veggo ragione, per la quale fi debba al-
terare l’egualità delle velocità , mentre che quanto fi diminuifee la
grani tà mouente, altrettanto fi diminuifee la facoltà della fuperficie
ritardante.
Salu. Rifoltterò congiuntamente tutto quello che opponete. Per
tanto voi S. Simp. fenza controuerfia ammettete, che quando di
due Mobili eguali della fieffa materia , e fìmili di figura ( i quali in -
dubitabilmente fi mouerebber egualmente veloci )afl’ vno di loro fi
diminuiffe tanto la gravità, quanto la fitperficie (ritenendo però la
fimilitudme della figura) non perciò fi firmerebbe la velocità nel
rimpiccolito.
Simp. Feramcnte parmi che cosi dourebbe figuire, filando però
nella nofira dottrinatile vuol, che la maggior ,0 minor grauità non
habbia azzione nell' accelerare, ò ritardar il moto.
Salu. E quefio confermo io : e vi ammetto anco 7 vofiro detto ,
dal qual mi par che in confequenza fi ritragga , che quando la gra-
uità fi diminuiffe più che la fuperficie, nel Mobile in tal maniera di- .
minuito fi introdurrebbe qualche ritardamento di moto. e maggio-
re e maggiore , quanto à proporzione maggior fu fife la diminuzion
del pefo , che la diminuzion della fuperficie.
Simp. In ciò non ho io repuonanza veruna.
M Salu.
90 Dialogo Primo
Salti. Hor [oppiate S. Simp. , che non fi pub ne i foli di diminuir
tanto la fuperficie quanto 7 pefo mantenendo la fimi Ut udine delle
figure. Impero che ejfendo manifrfio , che nel diminuir vnfilido
' grane tanto [cerna il fuo pefò, quanto la mole, ogni volta che la mole
venijfi fiempre diminuita più che la fuperficie [nel confirvarfi
majfime la fimilitudine di figura ) la gravita ancora più che la fu -
perfide verrebbe diminuita. Ma la Geometria r* infigna,che molto
maggior proporzione e tra la mole , e la mole ne i foli di fimi li , che
tra le loro fuperficie. il che per vofira maggior ’ intelligenza vi efpli-
cherò in qualche cafi particolare. Pero figurateui per e [empio vn
Dado,vn lato del quale fia, v. gr. lungo due dita fi che vna delle fue
facciefarà quattro dtta quadre , e tutte fei, cioè, tutta la fiua fuperfi-
cie venti quattro dita quadre. Intendete poi il mede fimo Dado
ejfer con tre tagli fegato in otto piccoli Dadi , il lato di ciafcun de
quali farà vn ditole vna fua faccia vn dito quadrone tutta la fiua fit-
perficie fei dita quadre, delle quali l'intero Dado ne conteneua ven-
ti quattro in fuperficie. Or vedete come la fuperficie del pie col Dado
e la quart aparte della fuperficie del grande [che tanto e fei di venti
quattro ) ma l'ifieffo Dado fiolido ìfolamentc l'ottaua -, molto più
dunque cala la mole, (fi in confequenza il pefo, che la fuperficie. E fi
voi fuddividerete il piccol Dado in altri otto,haremo per finterà,
fuperficie d'un di quefii vn dito e mezzo quadro, che e la fi die e firn a
parte della fuperficie del primo Dado ; ma la fina moleefiolamente la
fif[antaquattrefima..Vedete per tanto, come in quefie file due divi -
fioni le moli [cernano quattro volte più, che le loro fuperficie, e fi noi
andremo figurando lafùddi vifionefino che fi riduca il primo folido
in vna minuta poluere, troveremo lagrauità de i minimi atomi di-
minuita centinaia, e centinaia di volte più chele loro fuperficie. E
quello che vi ho efemplificato ne i Cubi, accade in tutti i [alidi fimi -
li, le moli de i quali fono in fifiquialtera proporzione delle lor fuperfi-
cie. Vedete dunque con quanto maggior proporzione crefie l'impe-
dimento del contatto della fuperficie del Mobile colmezZp ne i Mo-
bili piccoli ,che ne i maggiori : e fi noi aggiugneremo che le fiabrofitd.
nelle
del Galileo., 91
nelle fiper fide piccolijflme delle pò lucri fittili non fin forfè minori
di quelle delle fuperficte dei foli di maggi ori, che fi ano con diligenza
pulì ti, guardate quanto bifignera che 7 mezzo fa fluido , e privo
onninamente di refiften za all' ejfir* aperto per douer cedere il paffò
ì così debil virtù. E in tanto notate S. Simp. eh' io non equiuocai,
quando poco fa dijfi la fuperflcie de fi lidi minori efifir più grande in
comparazione di quella de i maggiori.
Simp. Io relfo interamente appagato ; e mi credano certo , che
fe io hauejfi à ricominciare i miei fi udii , vorrei figuire il confi glio
di Platone , e cominciarmi dalle CMatematiche, le quali veggo che
procedono molto fcrupolofamente , ne vogliono ammetter per ficuro
fuorché quello,che concludentemente dimofr ano.
Sagr. Ho houto gufo grande di quello difeorfio » ma prima che
pajjìamo piùauanti , h arei caro di reftar capace d‘ un termine , che
migiunfenuouo , quando pur ’ ora diceste, eh e i foli di filmili fin tra
di loro in fiefqutaltera proporzione delle lor fuperflcie , perche ho ben
vedutole in te fi la propoflzione con la fua dimoflr azione ,nella quale
fi prona le fuperflcie de* filidi fìmili effer in duplicata proporzione
de i lor lati, e l'alt ras he proua i me de fimi fi li di effer* in tripla pro-
porzione de i me de fimi lati , ma la proporzione de i fi li di con le lor
fuperflcie non mifouuien ne anco d‘ hauerla fentita nominare.
Salu. F. S. medefima da per fe fi rifonde , e dichiara il dubbio.
Imperò che quello che e triplo et una cefi della quale un altro e dop-
pio, non vien egli ad effer fefquialtero di quello doppio? certo sì ! Or
fi le fuperflcie fino in doppia proporzione delle linee , delle quali i
filidi fono in proporzione tripla , non poffiam noi dire i folidi effer e
infefquialtera propor zion delle fuperflcieì
Sagr. Ho intefi beni fimo. E fi bene alcuni altri particolari at-
tenenti alla materia, di cui fi tratta , mi renerebbero da domanda-
re, tuttavia quando cen' andò filmo così di digrejfione in digreffione
tardi verremmo alle quiflioni principalmente intefè,che apparten-
gono alle diuerfìta degli accidenti delle refiflenze de i folidi all' ejfer
fle zzati-. e pero quando co fi piaccia loro , potremo ritornare fu ’l
primofilo che fi propofe da principio. M 2 Salu.
9* Dialogo Primo
Sala. V. S. dice molto bene: male co/è tante, e tanto varie , che
fi fono efiminate,cihan rubato tanto tempo, che poco cen’auanzerx
per cjtte fio giorno da /pendere nell' altro noftro principal' argomen-
to, eh e è pieno di dim o/l razioni Geometriche da e/fer con attenzione
confìderate : onde (limerei , che fu/fe meglio differire il congreffo à
dimane fi per quef/o che ho detto, come ancora perche potrei portar
meco alcuni fogli dotte ho per ordine notati i T eoremi , e Problemi ,
nei quali fi propongono , e dimostrano le diuerfi paffioni di tal /og-
getto , che forfè alla memoria colneceffario metodo non mifouuer -
r ebbero.
Sagr. lo molto bene mi accomodo a questo configlio , e tanto pi»
volentieri, quoto che per finire la fe/fione odierna barò tempo di fin -
tir la dichiarazione d" alcuni dubbi , che mi refiauano nella mate-
ria che vltimamente trattauamo. De i quali vno è ffe fi de uè /lima-
re , che r impedimento del mezzo poffa e/fer bafiante a por termine
all > accelerazione a corpi di materia gravi /fimo grand/ /fimi di mo-
le, e di figura sferica ; e dico sferica,per pigliar quella che e con tenu-
ta fitto la minimafiperficie,epcr'o meno foggetta alritardamento.
V» altro farà circa le vibrazioni dei pendoli , e quefio ha più capii
lutto farà fi tutte e grandi , e mediocri, e minime fi fanno vera-
mente , e preci fornente fitto tempi eguali :& vn altro qual fi a la
proporzione de i tempi de i Mobili appefi à fili dsfie guati fie i tempi ,
dico, delle lor vibrazioni.
Salu. Iquefiti fon belli,e fi come auuiene di tutti i veri , dubito
che trattando di qualfifia di loro fi tirerà dietro tante altre vere , e
curio fi confiquenze,che non sofie l’auanzo di quefio giorno ci bafie-
rà per difcuterle tutte.
Sa gr. S’ elle faranno delfipore delle paffate, più grato mi fareb-
be l impiegar ui tanti giorni t non che tante ore quante refi ano fino x
notte : e credo che il S. Simp. non fi ristuccherà di tali ragiona-
menti.
S i m p. Sicuramente no : e ma (fi me quando fi trattano quiflioni
naturali,intorno alle quali non fi leggono opinioni, o di fi or fi d' altri
-Filofifi. Salti.
del Galileo.- 93
Salu. Vengo dunque alla prima, affermando finza -veruna du-
bitazione , non effer sfera fi grande , ne di materia fi grane , che la
renitenza del mezzo , ancor che lenuiJJìmo t non raffreni la fua ac *
celerazione , e che nella continuazion del moto non lo riduca alt
equabtlità.di che poffamo ritrar molto chiaro argomento dall" efpe-
rienza fteffa. Imperò che fe alcun Mobile cadente fuffe abile nella
/ita continuazion di moto ad acqutfiar qua fittogli a grado di velo-
cita , ni finn a velocità che da motore e Iter no gli fuffe conferita , po-
trebbe effer così grande , che egli la rectfaffe , e fe ne fpogliaffe merci
dell impedimento del mezzo. E così vna palla d' Artiglieria che
fuffe fèe fa per aria, v.g. quattro braccia , <jr haneffe per efempio ac-
quili ato dieci gradi di velocità , e che con questi entraffe nell’ ac-
qua , quando 1‘ impedimento dell acqua non fuffe potente à vietare
alla palla vn tale impeto , ella l accrefcerebbe , ò almeno lo continue-
rebbe fino al fondo, il che non fi vede feguire, anzi l’acqua, benché
non fuffe più che poche braccia profonda , l'impedifie, e debilita in
modo , che leggieri filma percofia farà nel letto del fiume, ò del lago ,
£' dunque manifefio che quella velocità della quale t acqua /’ ha po-
tuta spogliare in vn breuiffmo viaggio , non glie lo lafcerebbegia -
mai acquili are anco nella profondità di mille braccia. E perche
permettergli 'l guadagnar fila in mille per Iettargliela poi in quattro
braccia ? Ma che più ? non fi vede egli l’immenfo impeto della palla
cacciata dall* ifieffa Artiglieria e fier talmente rintuzzato dall’ in -
terpofizione di pochi fime braccia cT acqua , che fienza veruna off e fa
della naue appena fi conduce à percuoterla ? L’aria ancora benché
cedentiffìma pur reprime la velocità del c Mobile cadente ancor
molto graue,come poffamo con fimili efperienze comprendereste -
che fi dalla cima d'una torre molto alta tireremo vn ’ are hi biffata in
giù,quesla farà minor botta in ter ranche fi fiancheremo fare hi bu-
fo alto dal piano folamente quattro , ò fei braccia :figno evidente
che l’impeto, con che la palla vfit della canna fiancata nella fimmi-
tà della torre, andò diminuendo/! nello fender per aria ; adunque lo
fender da qualunque grandiffma altezza non ballerà per fargli
M 3 acqui-
94 Dialogo Primo
acquetare quel i impeto , del quale U refijtenza dell aria la priua,
quando già in qualfiuoglia modo glifi* fiato conferito. La rovina
parimente che farà in vna muraglia vn colpo d una palla cacciata
da una Colubrina dalla lontananza di venti braccia non credo io
che la facejfe venendo à perpendicolo da qualfiuoglia altezza im-
menft. Stimo per tanto ejfer termine all ' accelerazione di qualfiuo-
glia Mobile naturale , che dalla quiete fi parta , e che l’impedimento
del mezzo finalmente lo riduca alt egualità , nella quale ben poi
femprefi mantenga.
Sagr. L’ e (perien^e veramente mi par che fiano molto àpropofi-
tofiè ci è altro fe non che iauuerfario potrebbe far fi forte col negar,
che fi debbono verificar nelle moli grandijfime , e grani Jft me , e che
vna palla d Artiglieria venendo dal concauo dalla Luna , banco
dalla fuprema region dell ' aria farebbe per coffa maggiore che v/cita
dal Cannone.
Salu. Non e dubbio, che molte cofe fi pojfon' opporre , echenon
tutte fi poffono con ejp oriente redarguire: tuttauia inquefta con -
traditone alcuna co fa par che fi pofifa metter in confiderazione\
cioè, eh e molto ha del verifimile,che ’lgraue cadente da vn’ altera
acquifii tanto d’impeto nell’ arriuar’ in terra, quanto fujfe bafiante
à tirarlo à quel T altera > come chiaramente fi vede in vn pendolo
affai graue, chefiargato cinquanta^ fejfanta gradi dal perpendicolo
guadagna quella velocità , e virtù che batta precifamente à fojpi -
gnerlo ad altrettanta eleuagione , trattone pero quel poco , che gli
vien tolto dall’ impedimento dell" aria. Per cofiituir dunque la pal-
la dell' Artiglieria in tanta altezza , che baFtajfe per l'acquisto di
tanto impeto, quanto è quello che gli dà il fuoco nell" vfeir del Pez-
, dourebbe baFtar il tirarla in su à perpendicolo con L'iFtejfa Ar-
tiglieria, ofiferuando poi fe nella ricaduta ella facejfe colpo eguale k
quello della pere offa fatta da vicino nelf vfeire-, che credo vera-
mente che non farebbe à gran fegno tanto gagliardo. E pero fimo
chela velocità , che ha la palla vicino all' vfeita del Pezzo, farebbe
di quelle , che f impedimento deli aria non gli lafcerebbe confeguire
del Galileo. 95
già mai .mentre con moto naturale fcendejfe partendo/! dalla quiete
da qtsalfiuoglia grand' altezza. Vengo ora a gli altri q ne fi ti atte-
nenti à i pendoli, materia che à molti parrebbe affai arida , e muffi-
rne a quei Ft lofofi, che fi anno continuamente occupati nelle più pro-
fonde quittioni delle co fe naturali: tuttavia non gli voglio di [pref-
itte inanimito dall' efimpio d Aristotele medefinto , nel quale io
ammiro /opra tutte le cofe il non hauer egli Ufi iato fi pub dir mate-
ria alcuna degna in qualche modo di confider azione, che e non hab-
bia toccata : & ora da i q tufi ti di V. S. penfo che potrò dirui qual-
che mio pen fiero [opra alcuni problemi attenenti alla lM tifica , ma-
teria nobil/jfima , della quale hanno fritto tanti grand' huomini , e
l'iHcffo Arifiotele: e circa di ejfa confiderà molti problemi curiofi :
talché feio ancora da co<ì facili , e fenfate efierienze trarrò ragioni
di accidenti marauigliofi in materia de i fitoni , pojfo fiorare , che i
miei ragionamenti fi ano per effer graditi da voi.
Sagr. Non /blamente graditi , ma da me in particolare fomma-
mentc defi derati , come quello che fin domi dilettato di tutti gli
frumenti mufici , & affai filo fo fato intorno alle confonanze , fon
fempre restato incapace ,e perpleffo onde auuenga , che più mi piac-
ciate diletti quella che quella : e che alcuna non filo non mi diletti ,
ma fommamente m' offenda : il problema poi trito delle due corde
tefe all' vnifono,che al fuono dell’ vna l’altra fi muoua,e attualmen-
te ri fifoni , mi retta ancora irrefi luto : come anco non ben chiare le
forme delle confonanze, & altre particolarità.
Salu. Vedremo fi da quelli nottri pendoli fi poffa cavare qual-
che fio dts f alfine à tutte quette difficoltà. E quanto al primo dub-
bio , che è fi veramente , epuntualiffimamente lifieffo pendolo, fa
tutte U fise vibrafoni maffime , mediocri, e minime fiotto tempi
precifiamente eguali: io mi rimetto à quello, che intefigià dal nostro
Accademico ,il quale dimottra bene che 'l Mobile , che defiende/fi
per le corde fisttefià qualfiuoglia arco, le p afferebbe neceffariamen-
te tutte in tempi eguali tanto la fisttefifòtto cent' ottanta gradi
(cioè tutto il Diametro) quanto le Cuttéfi di cento , di.fi/fanta , dì
dieci ,
9 6 Dialogo Primo
dieci, di due , di mezzo , e di quattro minuti : intendendo che tut-
te vadano à terminar nell’ infimo punto toccante il piano orienta-
le. Circa poi i defcen denti per gli archi delle medefime corde eleva-
ti/òpra ronzante, e che non fiano maggiori d'vna quarta , cioè , di
novantagradi,mofira parimente 1 efflerienza paffarfi tutti in tem-
pi eguali, ma però piu brevi de i tempi de p affliggi per le corde : ef-
fetto che in tanto ha del marauigliofo , in quanto nella prima ap-
prenfione par che dourebbe feguire il contrario : Impero che fendo
comuni i termini del principio , e del fine del moto , (fi offendo Li li-
nea retta la breviffìma , che tra i medefimi termini fi comprende ,
par ragionevole che il moto fatto per lei s‘ hauefflè affé dir e nel p:ù
breue tempo, il che poi non e j ma il tempo brevi (fimo, (fi in confe-
quenzail moto velociffltmo e quello che fi fa per l'arco, del quale effla
linea retta e corda. Quanto poi alla proporzione de i tempi delievi,
br azioni di Mobili pendenti da fila di differente lunghezza , fono
efflt tempi in proporzione fuddupla delle lunghezze delle fila , ò vo-
gliam dire lunghezze effler in duplicata propor%ton de i tempi t cioe,
fon come i quadrati dei tempi; fi che volendo , v. gr. che 'l tempo
fi una vibrazione d'un pendolo fìa doppio del tempo d'una vibra-
zione d' un altro , bifognache la lunghezza della corda di quello fia
quadrupla della lunghezza della corda di quello. Et allora nel
tempo fi una vibrazione di quello , vn altro ne farà tre, quando la
corda di quello farà noue volte più lunga dell' altra. D alche ne fi.
guita che le lunghezze delle corde hannofrà di loro la proporzione
che h annoi quadrati de numeri delle vibrazioni , che fi fanno nel
mede fimo tempo.
Sagr. Adunque fi io ho ben' in te fi , potrò ((editamente fipcre
la lunghezza d’una corda pendente da quafìuoglia grandi (fi ma al-,
tezza , quando bene il termine fubltme dell attaccatura mi fuffle
invifibile , e filo fi vedeffle l’altro e /tremo baffo. Imperò che fi io at-
taccherò qui da baffo vno afflai graue pefoà detta cor da, e farò che fi
•vadia vibrando in qua ,e‘nlk,e che vn amico vadia numerando
alcune delle fùe vibrazioni y e che io nell’ i/tefflo tempo vadia pari.
\v mente
del Galileo. 97
mente contando le vibrazioni , che farà vn altro Mobile appefio à
vn filo di lunghezza precifamente d'un braccio , da i numeri delle
•vibrazioni diquefii pendoli , fatte neliifiejfo tempo , troverò la
lunghezza della corda : come per e [èmpio ponghiamo che nel tem-
po , che l'amico mio habbia contate venti vibrazioni della corda
lunga fio ne habbia contate dugen quaranta del mio filo, che e lungo
vn braccio , fatti i quadrati de Ili due numeri venti , e dugen qua -
ramaglie fono 400. e 57600. diro la lunga corda contener 57600.
mifure di quelle che il mio fio ne contien 400. e perche il filo e vn
fol braccio, partirò 57600. per 400. che ne viene 144. e 144.
braccia dirò efièr lunga quella corda.
Sai u. Hò vi ingannerete d’un palmo j e muffirne fe piglierete
moltitudini grandi di vibrazioni.
Sagr. V. S. mi dà pur frequentemente occafione d’ammirare la
ricchezza , & infume la fiomma liberalità della natura , mentre da
cofe tanto comuni, e direi anco in certo modo vili ne andate traen-
do notizie molto curio fi , e nuoue , e bene Jfieffo remote da ogni im-
maginazione. Io ho ben mille volte polio cura alle vibrazioni in
particolare delle lampade pendenti in alcune chiefi da lunghi (fime
corde inauuertentemente fiate mojfi da alcuno : ma il piu che io ca -
vaffi da tale offier nazione fu l'improbabilità dell’ opinione di quelli
che vogliono , che firn ili moti vengano mantenutile continuati dal
mezzo, cioè, dall’ aria ; perche mi parrebbe bene che i aria haueffi
vn gran giudizio , drinfiemevna poca faccenda à con fumar letto-
re , e le bore di tempo in fioffiignere con tanta regola in quà , e in là
vn pefo pendente : ma che io fi affi per apprenderne , che quel CMo •
bile medefimo appefi à vna corda di cento braccia di lunghezza
font anato dall’ imo punto vna volta nouanta gradi vn altra
vn grado filo fio mezzo, tanto tempo jfiendeffi in paffarqueflo mini-
mo , quanto in pajfar quel mt filmo arco , certo non credo 1 he mai
ih aurei incontrato, che ancor ancora mi par che tenga dell impofi
fibile. Ora fio affiatando di fintire, che queste mede fime femplicifi
fime minuzie mi ajfignino ragioni tali di quei problemi mufici , che
mipoffino almeno in parte quietar la mente. Salu.
9? Dialogo Primo
S a 1 u . Prima, d' ogni altra co fa bifogna auuertire , che ciafc he -
d un pendolo ha il tempo delle fue vibrazioni talmente limitato , e
prcf jfo, che impofiibit' cofi e il farlo muouer fotto altro periodo, che
l'unico fio naturale ; prenda pur chi fi voglia in mano la corda, ondi
e attaccato il pefio,e tenti quanto gli piace d*accrefiergli,b fiemargli
la frequenza delle fue vibrazioni /farà fatica buttata in vano; mx
ben' all’ incontro ad vn' pendolo ancor chegraue, e pofio in quiete ,
col filo fiffarui dentro conferiremo noi moto , e moto anche affai
grande col reiterare i fioff , ma fotto ’l tempo che e proprio quel delle
fue vibrazioni : che Je al primo fio fio l'harcmo rimoffo dal perpen-
dicolo mezzo dito , aggi ugnen dogli il fecondo dopo che fendo ritor-
nato verfo noi comincerebbe la feconda vibrazione, ^li conferiremo
nuouo moto , e cofi fùcceffiuamente con altri fioff, ma dati à tempo, e
non quando ilpendolo ci vien incontro ( che cofi gl' impediremmo ,
e non aiuteremmo il moto ) e feguendo con molti impulfi gli confe-
riremo impeto tale, che maggior for\ a affai che quella d’ un fioff oc»
bifognerà à ceffarlo .
Sagr. Ho da fanciullo offeruato con quefti impulfi datià tempo
vn huomo filo far fonare vna groff filma campana , e nel volerla
poi fermare attacarfialla corda quattro , e fiei altri , e tutti effer le-
vati in alto , ne poter tanti infieme arrefiar Quell'impeto , che vn
filo con regolati trattigli haneua conferito.
Salu. Efempio, che dichiara 'l mio intento non meno acconcia-
mente di quel, che queft a miapremeffa fi accomodi à render la ra-
gione del maravigliofo problema della corda della Celerà , o del
Cimbaloyche muove, e fa realmente fonare quella non filo, che all
vnifono glie concorde , ma anco all' ottava , e alla quinta. Toccata
la corda comincia , e continua le fine vibrazioni per tutto 'l tempo,
che fi finte durar la fua rifinanZa : quefie vibrazioni fanno vi-
brare , e tremare l'aria che gli e appreffo , i cui tremori, e increfia-
mentifi difendono per grande fi azio , e vanno à vr tare in tutte le
corde del medefmo frumento , & anco di altri vicini : la corda che
e te fi all vnifono con la tocca , offendo difiofa a far le fue vibra-
■% m
del Galileo. 99
zioni fitto' l medefimo tempo, comincia al primo impulfo à muouer -
fi vn poco , efipraggiugnendogli il fecondo, il terzo , il v ente fimo, e
più altri, e tutti negli aggiustati, c periodici tempi, riceve finalmen-
te il medefimo tremorefche la prima tocca,e fi vede chiar infimamen-
te andar dilatando lefue vibrazioni giudo allo fi a zio della fut
motrice . Quell' ondeggiamento che fi va distendendo per l’aria ,
• muove , e fa vibrare non filamento le corde , ma qualfivoglia altro
corpo di [posto à tremare, e vibrar/! fitto quel tempo della tremante
corda .fiche fi fi ficcheranno nelle (ponde dello frumento diuerfi
pezzetti di fi fole , b di altre materie fleffibilifi vedrà nel fonare il
Cimbalo tremare or quello , or quel corpufiolo fecondo che verrà
toccata quella corda , le cui vibrazioni van fitto 7 medefimo tem-
po : gli altri non fi muouer anno al fuono di quella corda , ne quello
tre mera al fuono db altra corda. Se con barchetta fi toccherà gagliar-
damente vna cor da gr offa di un a Viola , approdandogli vn bicchiere
di vetro fittile , e pulito , quando il tuono della corda fia all vnifono
del tuono del bicchiere , quello tremerà , e fenfit amente r fonerà, il
diffonder/! poi amplament e l increfpamento del mezzo intorno al
corpo rifin ante, aper temete fi vede nel far fonare il bicchiere, den-
tro 7 quale fia dell’ acqua, fregando il polpafirello del dito fopra bor-
io: impero che l'acqua contenuta con regolatiffìmo ordine fi vede
andar 1 ondeggiando -, e meglio ancora fi vedrà l'iHeffo effetto fer-
mando il piede del bicchiere nel fondo di qualche vafo affai largo ,
nel quale fia dell' acqua fin preffoall’ orlo del bicchiere , che pari-
» mente facendolo rifinare con la confricazione del ditofivedranno
gl increfpamentinelb acqua regolati filmi, e con gran' velocità fp.tr-
gerfi in gran distanza intorno al bicchiere ; dr io piu volte mi fino
incontrato nel far e al modo detto fonare vn bicchiere affai grande,
e qua fi pieno d’acqua, 4 veder prima le onde nell ’ acqua con ed rema
egualità formate ; & accadendo tal' volt a, che 7 tuono del bicchiere
f itti vn ottaua più alto , nelb idefio momento ho visto ciafcheduna
delle dette onde divider fi in due : accidente che molto chiaramen-
te conclude la forma dell' ottaua effer la dupla .
N 1 Sagr.
ioo Dialogo Primo
Sagr. A me ancora e inter uenuto £ iHefifo piu d'una volta con
mio diletto , dr anco utile : impero che filetti lungo tempo perplefifo
intorno a quefle forme delle confinante , non mi parendo che la ra-
gione ,che comunemente fi n'adduce dagli autori, che fin qui hanno
firitto dottamente della CMufica , fujje concludente à ball anta:
Dicono ej (fi la Diapafon cioè Sottana efifer contenuta dalla dupla , la
Diapente , che noi diciamo la Quinta , dalla fifijuialtera , perche di- •
fi e fa fiopra il Monocordo vna corda , fonandola tutta , e poi fonan-
done la metà col mettere vn ponticello in mezzo ,fi / ente l'ottaua ,
e fi il ponticello fi metterà al terzo di tutta la corda , toccando f in-
tera, e poi li due terti ci rende la Qnjnta , per lo che l'ottaua dicono
effer contenuta tra ’ l due , e l'uno , e la Quinta tra il tre , 7 dua.
Quella ragione dico non mi pareua concludente per poter’ afifegnar’
juridic amente la dupla , e la fifijuialtera per forme naturali della
Diapafon , e della Diapente. E ’l mio motiuo era tale. T re fino le
maniere , con le quali noi pojfiamo inacutire il tuono à vna corda :
luna è lo fior ciarla , l altra il tenderla più,ò vogliam dir tirarla : il
terzo è l afifot tigli aria. Ritenendo la medefima tirai e zza , e grò fi
fezza della corda ,fi vorremo fientir l’ottaua , bifiogna J cordarla la
metà , cioè toccarla tutta , e poi mezza. Ma fie ritenendo la medi fi -
ma lunghezza, e gr offe zza vorremo farla montare all’ ottauacol
tirarla più , non balta tirarla il doppio più, mà ci bifogna il quadru-
plo > fi che fi prima era tirata dal pefi d’una libbra, conuerrà attac-
car uene quattro per inacutirla alt" oltana. E finalmente fi filante la
medefima lunghezza e tiratezlg, vorremo vna corda , che per efifer
più fio tùie renda l’ottaua, farà necefifario,che ritenga filo la quarta
parte della grvfifizza dell altra più grane. E qucfio , che dico dell'
ottaua, cioè, che la fina forma prefa dalla tenfione , o dalla gr offesa
della corda e in duplicata proporzione di quella , che fi ha dalla lun-
gheffit , intendafi di ruttigli altri interuallimufici: imperò che
quello, che ci dà la lunghetta con la proporTfin fifijuialtera cioè
col fonarla tutta, e poi li due ter zi, volendolo cauar dalla tirate zza,
ò dalla fottigliezza, bifogna duplicar la proporzione fifijuialtera
pigliando
del Galileo. ioi
figliando la dupla fefiquiquarta : e fe la corda grane era tefa da
quattro libbre di pefo attaccarne all’ acuta non fri, ma none-, e quan-
to alla gro/fiZga ,far la corda graue più groffa dell' acuta fecondo la
proporzione dinoue a quattro per hauer la Quinta. Stante quelle
vertffimeefperienze , non mi pareua fcorger ragione alcuna , per la
quale haueffer ' i fugaci Tilofofi à Jlabilir la forma dell ' oltana effer
più la dupla , che la quadrupla : e della Quinta più la fefquialtera ,
che la dupla fefiquiquarta. c JWà perche il numerar le 'vibrazioni
duna cor da, che nel render la voce le fa frequentarne , e del tutto
impoffibile, farei restato fempre ambiguo,/? vero fuffe , chela corda
dell' oltana più acuta f ac effe nel me defimo tempo doppio numero di
vibrazioni di quelle della più graue , fi le onde permanenti, per
quanto tempo ci piace , nel far fonare , e vibrare il bicchiere , non
m' haueffer o fenfat amente mostrato come nell' ilteffo momento che
alcuna volta fi finte il tuono fallare all ' et fatta ,fi veggono nafcere
altre onde più minute , le quali con infinita pulitezza tagliano in
mezzo ciaf una di quelle prime .
Sala. Bellifftma offeruaZfine per poter diltinguer' ad vna ad
vna le onde nate dal tremore del corpo, che rifuona j che fon poi
quelle che diffufe per C aria vanno à far la titillazione sù 7 timpano
del noli ro orecchio , la quale nell anima ci douenta fuono. Ma dotte
che il vederle , & offeruarle nell * acqua non dura ,fe non quanto fi
continua la confi icaZion del dito , dr anco in quello tempo non fono
permanenti, ma continuamente fi fanno, e fi diffoluono, non farebbe
bella cofa quando fi ne poteffe far con grand' efquifitezZA di quelle ,
che r e 11 afferò lungo tempo : dico mefi,& anni fi che deffi comma di-
ta di poterle mifitr are , & agiatamente numerare ?
Sagr. Veramente io filmerei fommamente vna tale inuen-
zicne.
Sala. Vinuenzione fù delcafo ,emia fu /blamente Icffirua-
zione, e ’lfar di (fifa capitale, e fiima, come di riproua di nobil con-
templatone, ancor che fattura in fi ffeffa affai vile. Rafie h landò con
vno fi orpello di ferro tagliente vna pi altra d'ottone per leuarle
• N 3 alcune
del Galileo. joj
Verità deue attribuìrfi alpe fi. Impero che l'alterazione prefi dulia.
gro(fe%fa rifi onde , quando le corde fìano della medefima materiale
così vna minugia per far l*ottaua deue efier piùgrofià quattro volte
deW altra pur di minugia j (fi vna et ottone più gr offa quattro volte
d' un’ altra d'ottone. Mas' io vorro far l' oltana con vna d’ottone
ad vna di minugia , non fi ha da ingroffar quattro volte , ma fi ben
farla quattro volte piùgrauefi che quanto alla grofiezza quella di
metallo non farà altrimente quattro volte piu grofia , ma ben qua •
drupla ingrauitàyche taf voltafarà più fittile, che la fiua ri filonden-
te all' ottaua più acuta che fia di minugia. Onde accade che incor -
dandofivn Cimbalo di corde d' Oro,(fivn altro ed Ottone, fi far an-
no della medefima lunghezza , grofiezza, e ten filone, per efier l' Oro
quafi il doppio più graue, riufeirà l'accordatura circa vna quinta
piùgraue. E qui notifi come alla velocita delmotopiù refifie la gra-
nita del Mobile, che la grofiezza, contro à quello, che à prima fronte
altri giudicherebbe-, che ben pare , che ragioneuolmente più douefie
effer ritardata la velocità dalla refiftenTg del mezzo all' efier aper-
to in vn mobile grofio, e leggiero, che in uno graue sfittile : tutta -
uia in quello cafi accade tutto loppofito. Ma figuitando il primo
propofito dico , che non eia ragion projfima,cfi immediata delle for-
me de gl' in ter udii muficila lunghezza delle corde, non la ten filone,
non lagrofiezza,màfibcnela proporzione de i numeri delle vibra-
zioni , e percofie dell' onde dell'aria , che vanno à ferire il timpano
del nostro orecchio, il quale efio ancora fitto lemedefime mi fare di
tempi vien fatto tremare. Fermato quefio punto potremo per av-
ventura afiegnar affai congrua ragione , onde auuengachedicfit
fuoni differenti di tuono alcune coppie fìano con gran diletto rice-
vute dal nofiro finfirio , altre con minore , (fi oltre ci feri fi Ano con
grandiffima moleìtia , che e il cercarla ragione delle con finanze
pi tifo men perfette , e delle difionanze. La molestia di quefienafie-
rà,credo io , dalle difeordi pulf azioni di due diuerfi tuoni , che (pro-
porzionatamente colpeggiano fiopra 'l nofiro timpano , e crudi (fime
faranno le dtfonanze , quando, i tempi delle vibrazioni fuffero in-
numera hi li,
io4 Dialogo Primo
numerabili , per vna delle quali farà quella , quando di due corde
vn fine fi ne foni vna con tal parte dell' altra , quale e il lato del
quadrato del fio Diametro : di finanza firn ile al tritono ,'o f mi dia-
pente. Confinanti, e con diletto ri ce unte faranno quelle coppie di
foni , che verranno à percuotere con qualche ordine fopr a l tim-
pano ; il qual' ordine ricerca prima , chele percojfe fatte dentro all '
il teff tempo ftano commenfrabili di numero , acciò che la cartila-
gine del timpano non habbia à far’ in vn perpetuo tormento d' in-
fici terf in due diverfe maniere per acconfentire, & vbbidirealle
fempre difeordi battiture. Sarà dunque la primate piu grata confo-
nan za lot tau a , offendo che per ogni per coffa che dia la corde grane
fu 7 timpano , l’acuta ne dà due > tal che amendue vanno à ferire
vnit amente in vna fi, e nell* altra nò delle vibrazioni della corda
acuta ; fi che di tutto 'Inumerò delle pere offe la metà s'accordano à
battere vnitamen/e,mà i colpi delle corde vnifone ginngon fempre
tutti infieme,e però fin come d una corda filagne fanno confinando.
La quinta diletta ancora attefoche per ogni due pul fazioni della
corda grane l'acuta ne dà tre , dal che ne feguita , che numerando le
vibrazioni della corda acuta , la terza parte di tutte s accordano à
battere infume ; cioè due flit arie s'interpongono trà ogni coppia
delle concordile nella Diatefferon fi n’interpongon tri. Nella fecon-
da, cioè nel tuono fefquiottauo per ogni noue pu fazioni una fila ar-
riua concordemente à percuotere con l'altra della corda più gr atte ,
tutte r altre fono difeordi , e con moleflia riceuute sù 'l timpano , e
giudicate diffonanti dall' vdito.
S i m p . Vorrei con maggior chiarezza fiiegato queflo d fi or fi.
A E B Salu. Sia quefla linea abì fpazio , e la
dilatazione d’ una vibrazione della corda
£ 5 grane : e la linea c d quella della corda acuta ,
la quale con t altra renda f ottaua , e ditti dafi
A E, o B la a b in mezzo in E . £' manifeflo che comin-
ciando à muouerfi le corde ne i termini a c,
c * t> quando la vibrazione acutafiràperuenuteal *
- - * termine •
del Galileo. 105
termine d filtra fi [ara difiefa folamcnte fino al mezzo e , il quale
non fendo termine del moto , non percuote : ma ben fifa colpo in d .
Ritornando poi la vibrazione dal d in c , l’altra paffa da e in b,
onde le due per coffe di b ,e di c battono vnitamente fu 7 timpano: e
tornando à reiterar fi le fimili figuenti vibrazioni fi concluderà al-
ternatami! te invna fi,e nell' altra no delle vibrazioni c d accadere
l'unione delle per coffe con quelle di a b : ma le puljafyni dei termi-
ni hanno fimpre per compagne vna delle c d ,efemprela medefi-
ma, il cheèmanifefio, perche pollo che a c battano infieme nelpaf
far a in b, c va intime torna in c , fi che i colpi a c fi fanno infie-
me. Ma fìano ora le due vibrazioni a b, c d quelle , che producono
A E B In Diapente, i tempi delle quali fino in pro-
, * 1 porzion fefquialtera , e dividafi la a* della
. » ■■ « corda grane in tre parti eguali in e o . E in -
D tendanfi le vibrazioni cominciare nell’ ifieffo
A e o B momento dai termini a c ,è manifesto , che
' 1 nella per coffa, che fi farà nel termine d , la vi-
£ • br azione di a b , farà giunta filamento in o,
il timpano dunque riceue la per coffa D fola:
nel ritorno poi da Dine, l'altra vibrazione paffa da o in b , e ri-
torna in o , facendo lapulfazione in b , che pure è fola, e di contrat-
tempo ( accidente da confiderarfi) perche hauendo noi poflo le prime
pulsazioni fatte nell! ifieffo momento ne i termini ac , la feconda
che fu fila dal termine d fi fece dopo quanto importa il tempo del
tranfito c D cioè a o , mòla feguente che fi fa in B dista dall' altra
filo quanto e il tempo di o b , che e la metà ; continuando poi il ri-
torno da o in ’ a, mentre da c fi va in d ,fi viene à far le due pulfa-
Tfini vnitamente in a e d , feguonopoi altri periodi fimili a que-
, cioè, con l interpofizione di due pulfizioni della cor da acuta
feompagnate , e fòlit arie, e vna della corda grane pur folitaria , e in-
ter pofi a trà le due fi li t arie dell acuta. Si che fi noi figureremo il
tempo diuifio in momenti , cioè in minime particole eguali, poli oche
ne i due primi, dalle concordi pulfizioni fatte in a c fi paffi in od,
. * 0 ein
io 6 Dialogo Primo
tin v> fi batté : che nel terzo , e quarto momento ritorni da D in c
battendo in c , e che da ofi pafli per rs, e fi torni in o battendociin
s, e che finalmente nel quinto, e /etto momento da o e c , fipajfiin
Aep battendo in amen due, hauremo fi fra ’l timpano le pnlfizioni
distribuite con tal' ordine ,c he poli e le pulfazioni delle due corde nel
medefimo instante , due momenti dopo riceuera vna pere offa [olita -
ria , nel ter^o momento i m* altra pur foli t aria , nel quarto vn ' altra
fola, e due momenti dopo, cioè nedfcHo due congiunte infieme : e qui
fintfie il. periodo , e per dir cofi , l'anomalia, il qual periodo fi va poi
più volte replicando. ^ - <1 a.
Sagr. lo non pojfo più tacere , e [or za eh' io efilami il gufi o , che
fieni o nel vedermi tanto adequatamente refe ragioni di effetti , che
tanto tempo m hanno tenuto in tenebre,e cecità. Ora intendo, per-
che l' uni fono non differifee punto da vna voce fola : intendo per-
che Sottana e la principaì confidanza, ma tanto fimi le all' v ni fono,
che come vnifiono fi prende, e fi accompagna con le altre : filmile e all '
vnifino, perche douelepulfiftioni delle corde vnifone vanno a feri-
re tutte infieme fempre quelle . della corda grane dell' otjaua vanno
tutte accompagnate da quelle dell' acuta , -e di quefte vna s'inter-
pone folitaria , (fi in disianze eguali , (fi in certo modo fin z a fare
fcherTp alcuno , onde tal confidanza ne diuiene fdolcinata troppo , e
fen\a brio. Ma la Quinta con quei fiuoi contrattempi, e con l' in ter -
por trà le coppie delle due pulfizioni congiunte , due folit arie della
corda acuta, & vna pur folitaria della grane, e quelle tri con tanto
inier u allo di tèmpo , quanto è la metà di quello , che è trà elafe una
coppia , e le folit arie dell’ acuta * fa vna titillazione, (fi vn folle fico
tale fipràU cartilagine del timpano, che temperando la dolcezza
con vno frazzo d' acrimonia par che infieme fiauemente baci , e
morda. vi* %£ . ; .. V.
,SaJu* •£' for^t, poiché veggo che V. S. gufi a tanto di queste no-
ueUizie, c he togli mostriti modo , còl quale l'occhio ancora, non pur
C adito pojfa recrear fi nel veder i me de fimi [cherlf, che finte l'udi-
t. o » Sofendete palle di piombo, ò altri fintili graui da tre fili di lem-
del Galileo. t 107
diverfi,mà tali che nel tempo che il più lungo fi due vibra*
ziont il più cottone faccia quattro , e 'l mezzano trecche accalde-
rà quando il più lungo contenga fediti palmi , b altre mi [aire , delCe
quali il mezzano ne contenga none, & ilminore quattro ; e rimo fi
tutti infieme dal perpendìcolo , e poi lafciatigli andare fi vedrà vn'
intrecciamelo vago di cjfi fili con incontri varii , ma tali che ad
o^ni quarta vibrazione del più lungo tutti tre arriveranno al me-
de fimo termine Vnit amente, t da quello poi fi partiranno reiterando
di n uouo Nftejfo periodo : la qual miHio.ne di vibrazioni e quella,
thè fatta dalle corde rende alì vdito l'ottaua con la quinta in mef
zo. E fi con fimile di (J/ofizione fi andranno temperando le lunghez-
ze di altri fili , fi che le vibrazioni loro rifondano a quelle di altri
inter ualli mufici , ma confinanti fi vedranno altri , & altri intrec -
ci am enfile fimpre tali che in determinati tempre dopò determina »
ti numeri di vibrazioni tutti ifili (fiano tre, b fi ano quattro) fi ac-
cordano a giugner nell ' iilejfo momento al termine di loro vibra-
zioni, e di ìt à cominciare vtf altro fimil periodo : ma quando le vi-
brafoni di due ih più fili fiano, b incommenfurabili, fiche mai non
retornino à terminar concordemente determinati numeri di vi-
brazioni , b fi pur non effindo incommenfurabili vi ritornano dopo
lungo tempo ,t dopo gran numero di vibrazioni-, allora la vifla fi
confonde nelC ordine difir dinato di firegolata intrecciatura, e l'udi-
to con noia riceue gli appulfi intemperati dei tremoridell’ aria, che
fenza ordine, b regola vanno à ferire fu 7 timpano.
CMa dotte Signori miei ci fumo lafciati tra/portare per tante ore
da i varii Problemi, & inopinati difcorfi ? Siamo giunti a fera , e del-
la propefia materia habbiamo trattato pochijfimo, b niente : anzi ce
tic fiamoin modo dtfuiatì,che à penami fiuviene della prima intro -
duzzione,e di quel poco ingrejfo,che facemmo come Ipotefi , e prin-
cipio delle future dimoftr azioni.
< Sagr. Sarà dunque bene, che ponghiamo per oggi fine ai noHri
ragionamenti dando commodo alla mente di andarfi nelripofo del-
la notte' tranquillando per tornar poi domani '{quando piaccia 4
Cv, > • 0 z V-S.
io8 Dialogo Secondo
V. S. di fauorirci) a i di fcorfi de fi denti , e principalmente ìnteft.
Salii . Nón mancherò d'ejfer qui all’ ifieffa ora di oggi a fervir -
le, e goderle.
Finifce la prima Giornata.
GIORNATA SECONDA.
Sagr. T attorno il S. Simplicio, & io affrettando la venuta
^ S% yC ne ^ me< kfi m0 tem p° ct andavamo rida -
cendo a memoria,? ultima con fider anione, che qua.
fi come principio , e fiuppofizione delle conclufioni, .
che V. S. intendeva di dimoiarci fu circa quella refiflenza , che
hanno tutti i corpi folidi al T ejjer rotti, dependente da quel glutine,
che tiene le parti attaccate, e congiunte fiche non fen\a vna poten-
te attrazione , cedono , e fi feparano : fi andò poi cercando , qual
potejfe effer la caufa di tal coerenza, che in alcuni folidi } vagliar difi
fimo , proponendofi principalmente quella del Facuo , chefù poi ca-
gione di tante digrejjìoni, che ci tennero tutta la giornata occupati,
e lontani dalla materia primieramente intefa,che era la contempla-
zione delle refìflen%e de i folidi al? tffere ffrezzati.
Sa lu . Ben mifouuiene del tutto , e ritornando fu 7 filo incomin-
ciato : Polla qualunque ellafia larefiHenza dei cor pi filidi al? e (fe-
re ffrezzati per vna violenta attrazzione , balla che indubitabil-
mente ella in loro fi trova : la quale ben che grandi (fimo contro alla
forza di chi per diritto gli tira , minore per lo più fi afferua nel vio-
lentargli per trauerfo : e cofi vcgghiamo vna verga per efempio
e? acciaio, ò di vetro reggere per lo lungo il pefo di mille libbre , che
fittaafquadra in vn muro fi (fremerà con baraccargliene cinquan-
ta fila mente. E di quella feconda refifienzadeuiamo noi parlare,
ricercando fecondo quali proporzioni ella fi ritrovi nei Prifmi , e
CilindrifimiUfo diffamili in figura, lunghezza, e gr offe zza, effondo^
il .\ . O ‘ • pero
del Galileo. 109
pero dell ifiejfa materia : nell a quale fpecolazione io figlio come
principio noto quello che nelle Me coniche fi dimostra tra le pa fifoni
elei rette, che noi chiamiamo Leua; cioè, Che nell vfio della Leua ls .
for^a ella refìfien Za hà laproporzioh contraria di quella, che hanno
le dittante tra 7 [oftegno ,ele medefime forila ,e refill en z,a.
S i m p . Qufflofù dimostrato da Aristotele nelle fiùe Mec ani-
che prima che da ogni altro.
Salu. Foglio che gli concediamo il primato nel tempo, ma nella
fermezza della dtmoHrazione farmi che fe gli detta per grand’
in ter usilo anteporre Archimede, da vna fola fropofi7jone,del quale
dimo firata da e (fio negli equiponderanti dependono le ragioni non
folamente della Leua, ma dellamaggior parte de gli altri frumenti
CMecanici .
Sagr. CMa già che quello principio è il fondamento di tutto
quello,che voi hauete intenzione di volerci dimoflrare,non fareb-
be fe non molto à propofito P arrecar ci anco la proua di taljìippofi'gio-
ne , quando non fia materia molto prolijfa , dandoci vna intera , e
compita infruzzione.
Salu. Come quello fi habbia à fare farà pur meglio cheto per
altro ingrejfo alquanto diverfo da quello d Archimede v' intro-
duca nel campo di tutte le future (j>ccolazioni,e che non fiipponendo
altro ,fe non che Pefi eguali polli in bilancia di braccia eguali fac-
ciano l’equilibrio , (principio fuppofio parimente dalmedefìmo Ar-
chimede) io venga poi a dimoftrarui , come non folamente altret-
tanto fia vero , che Pefi difeguali facciano l'equilibrio infedera di
braccia difeguali fecondo la proporzione diefifi Pefi permutatamen-
t e fife fi , ma che l'iftejfa co fa fa colui, eh e colloca Pefi eguali in di -
fianze eguali , che quello che colloca Pefi difiguali tndifian^e,che
habbiano permutatamele la medefìma proporzione che i Pefi. Or
per chiara dimoitrazione di quanto dicofegno vn P rifina ,'e Cilin-
dro folido a b ,fiofi>cfio dall’ eli remi tà alla linea hi, e fioftennto da
due fili h a , 1 B . E manifesto, che fe io fiofpendero il tutto dal filo c
posto nel mezzo della bilancia h i, il Prifma a b , refierà equili-
• 0 3 ' ' bruto
no .Dialogo Secondo
brato , ejfendo la metà del fitoptfi dà vnetbanda,e l'altra dall’ altra
del punto della fofpenjìone c per il principio da noi [apposto. Interi -
.dafi ora il Prifma effer dtuifo ita parti difegualidal piano per la linea
v.V>, •» ' v\ • A . A\-. " *• ,.A
, H
D, e fi a la parte p a maggiore, e la db minore, & acci òche fatta tal
dtuifionc le patti del Prifmarefiiho neh medejìmo Jìto , e cosi mi-
lione rifletto alla linea h i foce erriamo con vn fio E n, il quale
■ fermato nel punto e [attenta le parti del Prifma ad,db, non e
dadubitarfì, che non fi ejfendo fatta veruna locai mutazione nel
Prifma pijbetto alla bilancia H i ella r efierà nel medefimo fiato dell 1
Equilibrio. Ma nella medefima cottìtuzione reitera ancora fi la
parte del Prifma , che ora e fi fpe fa dalle due ettremttà con li fili a h ,
de , fi appenda ad vn fiol filo c l potto nel mezzo : e parimente
t altra parte d b non muterà fiato fifipefia dal mez^o.e fottenuta dal
filo f m . Sciolti dunque ifili h a ,e d , i b , e lafiati filo li due c l ,
F* M, tetterà fiftejfo equilibrio , fatta pur fimpre la fifpenfione dal
punto C. Or qui voltiamoci à confider are come noi habbiamo due
gravi a d, d b , pendenti da i termini c f di vna libra c f, nella
quale fi fa l'equilibrio dal punto c fin modo che la dittanza della
fifpenfione del graue a d, dal punto c, e la linea C g, e l'altra par-
te c E fi la di ftanza, dilla queil pende i' altro grane v b. Refi a dun-
que filo da dtmoflrarfitali diflanzc hauer la medefima proporzio-
ne tra di loro , che hanno gli fteffi Pefi, mà permutai amente prefi:
cioè che ladifianza c c alla c f fia come il Prifma db al Prifma
' d Afilche prouercmocosì. Ejfendo la linea c e lametàdella e h,
r D E L G A L l,lr£ O. Ili
eia. e f metà dell* e i ,farà tutta la c f metà di tuttala h imperò
eguale alla c i , f trattane la parte comune c e ,farà la rimanente
c c eguale alla rimanente e i, eie e , aHa f e , «prefa comunemente^
la ce faranno le due ge,cf eguali ; e pero come g e ad e e ,cosi
F cicc ,mà come ce ad e e ,così la doppia alla doppia, cioè H e
ad e i, cioè il Prifma ad-*/ Prifma d b . Adunque per he guai pro-
porzione , econuertendo , come la disianza c c alla difianza c E ,
così il Pejo b D alpe fo da, che è quello , che io voleuo prosanti.
Intefo fin qui non credo che voi porrete difficoltà in ammettere che
idue Prifini Ad,d b facciano l'equilibrio dal punto c , perche la
metà di tutto' l foli do ab eolia destra della fo (penfiohe c , e l’altra
metà dalla finiitra : e che così fi vengono à rapprefentar dite pefi
eguali di (popi , e ditte fi in due distanze eguali. Che poi li due Pr fi-
mi ad, d b ridotti in due dadi, ò in due palle ,o in due qual' alt re fi
filano figure, [purché fi conferuino le fojpenfioni medefime g e ) fe-
guitino di far l'equilibrio dal punto c , non credo che fi a alesino che
ne pojfa dubitare-, perche troppo manifesta cofae ,.che le figure non
mutano pefio,doue fi ritenga lamedefimaquantità dimateria. Dal
che pojfiomo raccor la generai conclufione , che due Pefi qualunque
fi fiano fanno l'equilibrio da diUanzepermutatamente re filonden-
ti alle lor granita. Stabilito dunque tal principio astanti che pajfia-
mo più oltre, desto metter in confiderà^ ooc,come q stette forze, r.efi-
fienze , momenti, figure, fi pojfon confi Jerar' in afiratto, efeparate
palla materia, & anco in concreto, e congiunte con la materia -,
(fin quefiomodo quelli accidenti, che conuerr anno alle figure con-
fiderete come immateriali , ricetteranno alcune modi fic affimi, men-
tre li aggiugneremo la materia, & in confequenza la grattiti:, come
perrfempio fi noi intenderemo vna Leua , qualfarebbequetta b
la. quale pofando fu V foitegno ;, e fia applicata per fileuare il grane
fajfo d. E manifesto per il dimostrato principio, che la forza poti a
nell' ett remiti b batterà per adequare la refill enza del grane D,[è
il fiso momento al momento fi ffio d habln Unse definita proporzio-
ne > mvfa * v' ro ?w
in Dialogò Secondo
mettendo in confider anione altri momenti che quelli detta firn pii ce
forza in b, e della refi slenza in d , quafi che tiìteffa Leuafujfe im-
materiale^ fenza granita. Mafie noi metteremo in conto la granita
ancora dello frumento feffo della Lettala quale farà talor di legno,
e talvolta anche di ferro 5 e man'tfcFfo che alla forza in b aggiunto
il pefo della Lena alt ercrùla proporzione, la qualeconuerrà pronun-
ziare folto altri termini. E pero prima che paffar più oltre e necef
fario , che noi cotiuenghiamo in por diFt in^ione tra queFtedue ma-
niere di confiderare, chiamando, vn prendere ajfolut amente quello,
quando intenderemo lo frumento prefo in astratto, cioè f èparato
dalla granita detta propria materia :mà congiugnendo con le figure
femplici, & affollitela materia con la granita ancora, nomineremo
lefgure congiunte con la materia momento , 0 forza compoFta.
Sngr. E forza eh ' io rompa il propofito,che haueuo di non dar
occ afone di digredire, ma non potrei con attenzione applicarmi al
timanente,fenon mifufferimoffo certo fcrupolo, che mihafiei & e
quello, che mi pare che F. S. faccia comparazione detta forza polla
in b con la total granita delfaffb d, della qual grauita mi pare che
vna parte , e forfè forfè la maggiore fi appoggi fopra 7 piano delti
Oriente-, fiche
Salu. Ho intefo beni fimo. F. Si non figgiunga altro ; ma fola-
mente auuerta , che io non ho nominatala granita totale delfaffo,
ma ho parlato del momento, che egli tiene, & e finita fopra 'l punto
A eftremo termine della Lena b a, fi quale è fimpre minore deW
intero pefo del fàffo \&e variabile fecondo la figura della pietra, e
fecondo che ella vien più , e meno follcuata, Sagr,
del Galileo. iij
Sagr. Retto Appagato, ma mi nafte vn* altro defttder tocche e che
per intera cognizione mi fujfe dimostrato il modofte vi e , di poter'
inveftigare qual parte fta del pefto totale quella , che vicn j ottenuta
dal [oggetto piano , e quale quella, che graua fu 7 Fette nell' e ftrc-
mità a.
Salu. Perche pojfo con poche parole dargli ftodìsftazzione , non
voglio laftciar difervirla-, pero facendone vn poco di figura , inten-
da V. S. il pefto , il cui centro di granita fta a appoggiatoftopra l Ori-
H
f 0i
onte co 7 termine b,e nell s altro fta ftoftenuto col Vette c g ftopra 7
Ritegno n da vna potenza potta in g , e dal centro a, e dal ter-
mine c caftchino perpendicolari all’ Orizonte ao,cf. Dico il
momento di tutto il pefto al momento della potenza in g batter la
propor zion compottadella dittanza g n alla disianza NC,f della
f b alla b o . Facci aft come la linea f b alla b o > così la n c alla x,
dr effondo tutto il pefto A fottenuto dalle due potenze potte in B,ec,
la potenza b alla c , e come la diftanza f o alla o b, e componendo,
le due potenze b c inferno, cioè, iltotalmomento di tutto 7 Pefto a
alla potenza in c,e come la linea f b alla b o , cioè come la n c alla
x, ma il momento della potenza in c al momento della potenza in
g ,è come la dittonga g n alla n c , adunque perla perturbata il
total pefto a al momento dellapotenza in c , è come la c n alla x,
ma la proporzione di g vi ad x, è compotta della proporzione c N
ad n c , e di quella di n c ad x , cioè, di f b à b o , adunque il pefto
a alla potenza che lo / ottiene in g , ha la proporzione compofta della
G n adii c,e di quella dir bab o,ch'e quello che fi doueua dimo-
ftrare. Or tornando al noftro primo propoftto , intefte tutte le co/è
H4 Dialogo Secondo
fin qui dichiarate , non fura, difficile t intender la ragione, onde tu-
fi enga, che vn Prifma, b Cilindro folido di vetro , acciaio , legno, o
altra materia frangibile , che foffefo per lungo folterràgra vijjimo
pefo,cheglìfìa attaccato, mà in trauerfo ( come poco fa diccuamo) da
minor pefo affai potrà tal volta effere (pezzato , fecondo che la fna
lunghezza eccederà la fuagr offe zza. Impero chefiguriamoci il Prif-
ma folido a b , c d fitto in vn muro dalla parte a b , e nell’ altra
estremità s'intenda la forza del Pefo e , (intendendo fempre il mu-
ro effer eretto all Ori fon te , ó il Prifma , o Cilindro fitto nel muro
ad angoli retti) emanifefio che douendofì fpez^are fi romperà nel
luogo b , dotte
il taglio del
muro ferue
per fofiegno,e
la b c per la
parte della
Leua , doue fi
pone la forgia,
e la gr offe
del folido B A
D
nella quale e
polla la refì-
fienza , che
confile nel-
lo face amen-
to, che s’ hà
da fare della
parte delfoli-
do b d , che e
fuor del muro , da quella che e dentro j e per le cofe dichiarate il mo-
mento della forza polla in c al momento della refifienza che flà
nella
e i altra par te
della Leua ,
del Galileo. 115
nella groffcTfa del Prifma, cioè, nell ’ attaccamento della bafe b a
con la fua contigua ha la medefima proporzione , che la lunghezza
c b alla meta della b a , e pero l’affoluta referenza all ' effer rotto
che e nel Prifma b d ( la quale affo luta refilten^a è quella,che fifa
col tirarlo per diritto , perche allora tanto e il moto del mouente
quanto quello del mojfo) all’ ejfer rotto con l'aiuto della Leua b c ,
ha la medefma proporzione che la lunghezza b c alla metà di a b
nel Prifma,che nel Cilindro e il fimidiametro della fua bafe. E que -
fi a fia la nojlra prima Propofigione. E notate che quello che dico fi
debbe intendere rim offa la conf derapane del pefo proprio delfolido
b d, il qual fo lido ho prefòiCome nulla pe fante. CMà quando vorre-
mo mettere in conto la fa grauità congiugnendola col pefo e , do-
niamo al pefo E aggi ugnerò la metà del pefo delfolido bd ,fi che of-
fendo v.gr. il pefo di b d due libbre , e 'Ipefio di e libbre dieci ftdeue
pigliare il Pefo e come fi fuffe vndici.
Simp. E perche non comefè fuffe dodici ?
Salu. Il Pefo e . S. Simp. mio pendente dal termine c preme in
rifletto alla Leua BC.rw tutto 7 fuo momento di libbre dieci ,
douefe fuffe appefo il folo b d sgranerebbe con tutto 7 momento di
due libbre,mà,come vedete , talfolido e distribuito per tutta la lun -
gheffa b c vniformemente , onde le parti fue vicine all ‘ eftremità
b granano manco delle piu remote fi che infomma rifiorando quelle
con queHe , il pefo di tutto 7 Prifma fi riduce à lauorare fiotto 7 cen-
tro della fua grauità , che rifonde al mezzo della Leua b c ; màvn
pefo pendente dalla estremità c ha momento doppio di quello , che
har ebbe pendendo dal mezzo \ e però la metà del pefo del Prifma fi
deue Aggiugnere al Pefo e, mentre ci feruiamo del momento di
amendue,come locati nel termine c.
Simp. ReSlo capaciffimo , e di più s'io non m’inganno , parmi
che la potenza di amendue ipefi bd^e polli così t har ebbe l'ifiejfo
momento , che fi tutto il pefo di bd col doppio di e , fuffe appefo nel
mezo dalla Leua B c.
Salu. Così e precifàmente , e fi deue tenere à memoria. Qtfs
P z poffiamo
iitf Dialogo Secondo
pofftamo immediat Amente intender , come e con che proporzione
re fiU a più vna vergaio vogliam dir Prifma più largo , chegrojfo all '
effer rotto, fattogli forza fecondo lafua larghezza , chejecondo la
gr offe zza. Per intelligenza di che intendafi vna riga ad, la cui
larghezza fia a c , eia groffez^a affai minore c b , fi cerca , perche
volendola romper per taglio , come nella prima figura , refi [ter a al
gran pefò t , ma posta per piatto come nella feconda figura , non re-
fi/l era all’ x minore del t ,il che fi fa manifeflo, mentre intendiamo
il foftegno effere vna volta fiotto la linea b c , & vn' altra fiotto la
cz. t ele distanze delle forze effer nel T vn cafo , e nell’ altro eguali,
cioè la lunghezza b d. Ma nel primo cafo la distanza della refi-
Jlenza dalfostegno , che e la meta della linea c a, e maggiore della
diìtanza nell' altro cafo , la quale è la metà della b c .* pero la forza
del Pefò t , conuiene eh e fi a maggiore della x , quanto la metà della
larghezza ca f maggiore della metà della gr offe zza b c, fruen-
doci quella per con trulleria della cu, e quelta della c b per Jìiperare
la medefima refìHcnzx, che eia quantitàdelle fibre di tutta la bafe
a b . Concludefi per tanto la medefima riga , ò Prifma più largo che
groffiorefifler più alf effer rotto per taglio , che per piatto fecondo la
proporzione della larghezza alla gr offe zza.
“ "*■ Conuiene
del Galileo. 117
Contitene or* che cominciamo k in u e Hi gare fecondo qnal pro-
porzione vadiacrefeendo il momento dell* propria grattila in rela- Prop.
spione alla propria refiflenz* ali* effe refi e zzato in <vn Prifm*,'o Ci- 1 1 L
lindro > mentre fi andò parallelo all' Orinante fi va allungando ; il
qual momento trouo andar crefcendo in duplicata proporzione di
quella dell' allungamento , per la cui dimoHr azione intendafi il
Tri pn*,ò Cilindro a d fittofildamente nel muro daltefiremitk a>
e fi* equidijlante alt Oriente , &il medejìmo intendafi allungato
Jino in e aggiugnendoui la parte be..£' mani fello che l'allunga-
mento della Leu a a b fino in c crefte per fe filo, cioè affolutamente
prefi , il momento della forza premente contro alla refilten^a dello
fiaccamento , e rottura dA far fi in a fecondo la proporzione di c a
* b A , ma oltre* quello il pefi aggiunto del film b e alpefo dèi
p 3 ficlido
ij8 Dialogo Secondo
fio lido a b, orefice il momento dellagrauitapremcnteficondo lo pro-
porzione del Prifma a e ài Prifma ab,/* qual proporzione e la
• ' me de firn a della lunghezza a calla a e , adunque e manifesto, che
congiunte i due accrefcimenti delle lunghe^e,e delle grauttà il mo-
mento compoHo di amendue è in doppia proporzione di qualunque
diejfie. Concludafi per tentoni momenti delle forze dei Prifmi ,è
Cilindri egualmente gromma difigualmente lunghi ejfer tra di lo-
ro in duplicata proporzione di quella delle lor lunghezze , cioè ejfier
come i quadrati delle lunghezze.
tJMoHreremo adejfo nel fecondo luogo , fecondo qual proporzione
crefca la refijlenza alt ejfere Jpezzati nei Prifmi , e Cilindri , men-
tre reHino della medefima lunghezza , e fi accrefia la grojfezza.
E qui dico che
rrop. Ne i Prifmi } e Cilindri egualmente lunghino difigualmente
1 V ’ & ro fi refiHenza alt effcr rotti crefce in triplicata pro-
porzione dei diametri delle lor grojfezze , cioè delle lor
baji.
I due Cilindri fiano queHi a e de cui lunghette eguali d g , f h,
le ha fi difi guati, i cerchiti cui Diametri cd,ef, Dico t la refìjten -
za del Cilindro b alla refiHenza del Cilindro a, adejfer rotti , ha -
q uer triplicata propor-
zione di quella che
ha il Diametro f e
al Diametro d c.
Imperò che fi confe-
deriamo lajfoluta , e
femplice refijlenza ,
che ri fede nelle bafi ,
cioè ne i Cerchi e f,
d c tali ejfere frappati facendogli for%a col tirargli per diritto ,non
è dubbio che la refijlenza del Cilindro b è tanto maggiore, che quel-
la del Cilindro A, quanto il Cerchio e f e maggiore del c d, per che
tante più fono lefibrCtifilamenti y ò le parti tenaci, che tengono vnite
del Galileo** ,119
le per ti dei foli di. Ma fe confi derumo che nel far forza per traucr-
fo ci fruiamo di due Leue, delle quali le partii 0 distanze fio ue fi ap-
plicano le forze fono le linee d g, f h , i fofiegni fono ne punti d f,
ma le altre par ti fi diflanze y doue fin pòste le refiftenzefono ifimi-
diametri dei Cerchi dc,ef perche i filamenti far fi per tutte le
fuperficie de i Cerchi, e come fe tutti fi riduceffero ne i centri; confi -
dorando dico , tali Leue intenderemo la refiftenza nel centro della
hafe e f contro alla for^a di H,ejfer tanto maggiore della refifien^a
della bafi c d contro alla forza polla in g , (e fono le forze in c &
h, di Leue eguali dc,fh,) quanto il fimidiametro f e e mag-
giore del fimidiametro d c , ere fi e dunque la refifienza all ’ effir
rotta nel Cilindro b fopra la refifienza del Cilindro X , fecondo
amen due le proporzioni de i Cerchi ef,d c , e dei lor fimi diame-
tri, b vogliam dir Diametri: mk la proporzione de i Cerchi è doppia
di quella dei Diametri , adunque la proporzione delle refiftenze,
che di quelle fi compone , e triplicata della proporzione de i medefi-
mi Diametri , che e quello , che doueuo prouare . Ma perche anco i
Cubi fino in tripla proporzione de i loro lati ,poffiamo fimilmente
concludere le refìftenze de i Cilindri egualmente lunghi ejfir tra
di loro cornei Cubi dei lor Diametri.
Da quello che fi e dimoftrato,po(fiamo concludere ancorale refi- Cord.
fienze dei Prifmi y e Cilindri egualmente lunghi hauer fiefquialtera
proporzione di quella de glifleffi Cilindri . Il che è m ani f e fio , per-
che i Prtfini , e Cilindri egualmente alti hanno fra di loro la medefi-
ma proporzione , che le lor bafi , cioè , doppia de i lati , b Diametri di
ejfe bafi: mk le refi stende ( come fi e dimostrato ) hanno triplicata
proporzione de i me defimi latino Diametri, adunque la proporzione
delle refiflenze e fefquialtera della proporzione de gli flejfi fi li di, dr
in confiquenza de i pefi de i me de fimi filidi.
Simp. Egli e forza che aitanti che fi proceda più oltre , io resii
fincerato di certa mia difficolta-, e quella e che fin qui non ho fin tifo
mettere in confider anione cert' altra forte di refiflenza,la quale mi
par che venga diminuita ne ifilidi, fecondo che f vanno più , e più
allun-
nò Dialogo Secondo
allungando , e non foto nelt vfo trafierfialc , ma ancora per lo lungi*
in quel modo appunto che veggiamo vna corda lunghijjìma ejfer
molto meno atta a reggere vn gran pefo , che fi fujfe corta : onde io
credo che vna verga di legno , o di ferro più pefo affai potrà reggere
fi farà corta, che fi farà molto lunga ; intendendo fempre vfata per lo
lungo , e non in trauerfo ; (fianco meffo in conto il fio proprio pefo ,
che nella più lunga e maggiore.
Salu. Dubito S. Simp.,che in quello punto voi con molti altri
•u' inganniate , fi pero ho ben comprefo ilvottro concetto, fi che voi
vogliate dire , che vna corda lunga, v. gr. , quaranta braccia non
poffa follenere tanto pefo, quanto fi fujfe vn bracciolo due della me -
definì a corda.
Simp. Coteflo h'o voluto dire, e fin qui mi par propofi^ione affai
probabile.
Salu. Ma io f ho per falfa , non che per improba -
bile-, e credo di poterai affai agevolmente cauar d'er-
rore. Pero ponghiamo queflacorda a k fermata di
/opra dal capo a , e dall’ altro fa il Pefo C , dalla cui
forza debba effa corda ejfere rotta. Adeguatemi
•voi S. Simp. il luogo particolare doue debba fèguir
la rottura.
Simp. Sia nelluogo d.
Salu. Vi domando qual fia la cagione de Ih firap •
par fi ino.
Simp. È la caufi di ciò, perche la corda in quella
parte non era potente a regger e, v.gr . , cento libbre
di pefo, quanto e la parte d b con la pietra c .
Salu. Adunque tutta volta che tal corda nella
parte d veniffe violentata dalle medefime cento
libbre di pefo, ella tifi frapperebbe.
Simp. Coti credo.
Salu. Ma ditemi ora ; chi attaccaffe il medefimo
pefo non alfine della corda b , ma vicino al punto d , come farebbe
in e.
- B
del Galileo. iii
ìnE,ò vero le gaffe la corda, non nella altezza a , ma pur vicina , e
/òpra al punto medefimo d come farebbe in f ,ditemi,dico,fi il punto
D fentirebbeil medefmo pefo delle cento libbre .
Simp. Scntirebbelo , accompagnando pero il pezzo di corda
e b con la pietra c .
Salii. Se dunque la corda nel punto d vien tirata dalle medefi-
tne cento libbre di pefo , fi romperà per la vollra concezione j e pure
la f e e vn piccol pezzo della lunga a b , come dunque volete più
direnitela corda lunga fi a più debole della cortaìContentateui dun-
que d'effer canato et un' errore , nel quale hauete hatito molti com-
pagni , dr anco per altro molto intelligenti. E fogniti amo innanzi:
dr battendo dim oli rato i Prifmi* Cilindri crefeere illor momento
/òpra le proprie refifienze fecondo i Quadrati delle lunghezze loro
(mantenendo però fempre la medefima gr offe zza) e parimente gli
egualmente lunghi, ma differenti in gr offe zza ere feerie lorrefi-
ftenze fecondo la proporzione de i Cubi dei lati , ò Diametri dellf
lor bafitpaffiamo à inuefligare quello che accaggia à talifolidi diffe-
renti in lunghezza* greffezza , nei quali io offeruo che
1 Prifimi , e Cilindri di diuerfa lunghezza* gr offe zza hanno Prop.
le lor refluente all effer rotti di proporzione compolla v *
della proporzione de i Cubi de Diametri delle lor bafi, e
della proporzione delle lor lunghezze permutatamele
prefe.
Siano tali due Cilindri questi a b c , d e f . Dico, la refifienza <
del Cilindro a c alla refifienza del Cilindro d f , hauer la propor-
zione composta della proporzione del Cubo del Diametro ab al
Cubo del Diametro E, e della proporzione della lunghezza E f
alla lunghezza b c. Pongafila e g eguale alla b c , e delle linee
ab,d e fia terza proporzionale la h , e quarta la i , e come la e f
alla b c,e delle linee , così fia la i alla s . E perche la refiftenza del
Cilindro a c alla refiftenza del Cilindro d c , e come il Cubo a b
al Cubo d e, cioè come la linea a b alla linea i , e la refifienza del
Cilindro d g alla refiftenza del Cilindro d f come la lunghezza
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m Dialogo Secondo
F e alla E g ,cioè come la linea i alla s .adunque per l'egual prò por-
zione > come la re fi stenda del Cilindro A c alla refiftenza del Cilin-
dro d f , così la linea
a b alla s , mà la linea
A b alla s , ha la pro-
porTjon composta della
a b alla i, e della i alla
s , adunque la referen-
za del Cilindro A c
alla refijlenzadel Ci-
lindro D F ,hà la prò -
porzion compojla della
a b alla i, cioè del Cu-
bo di a b al Cubo di
d E , e della proporzio-
ne della linea i alla s ,
cioè della lunghezza
e f alla lunghezza b c > che è quello , che intendeuo di dtmo -
ferare.
Dopo la dim oli rat a Proporzione voglio che confederiamo quel-
lo ,che accaggia tra i Cilindri ,e Prifmifemili,de i quali dimostrere-
mo, come
Dei Cilindri , e P riferii fimili i momenti compoSH cioè rifeul-
tanti dalle lor granita, e dalle loro lunghezze,che fono co-
me Lene, hanno tra di loro proporzione fefquialtera di'
quella, che hanno le referenze delle medefme lor bafi.
Per il che dimoflrare fegniamo idue Cilindri filmili ab.cd.
DicoÀlmomento del Cilindro a b per fuperare la refisienza della
fua bafè b , al momento di c D per fuperare la refiftenza della fua
D , hauer fefquialtera proporzione di quella, che ha la medeftma refe-
renza della bafe b alla referenza della bafè d > e perche i momenti
deifolidi a b , c d per fùperar le referenze delle lor bafe b d fon
compolti delle lor gratti 10,0 delle forze delle lor Leue,e la for^a della
Leua
del Galileo. iij
Leu a a b è eguale alla forza della Leua c d, e quello perche la lun-
ghezza a B al fimi diametro della bajè b , hala mede/ima propor-
zione (perlafimilitudine de Cilindri) che la lunghezza cn al fi-
■
midi ametro della bafi d , retta che ’/ momento-totale del Cilindro
a b al momento totale di c D,fia come la fola granita del Cilindro
a b alla fila grauità del Cilindro c d, cioè come NfieJJo Cilindro
a b all' ili e (fo c d ; moquetti fono in triplicata proporzione dei
Diametri delle bajiloro B d, e le refttenze delle medefime bafi , ef-
fondo tra di loro come l'ijlejfe bafi > fono in confiquenza in duplica-
ta proporzione de i mede fimi loro Diametri^adunque i momenti de
i Cilindri fon ’ in fefquialtera proporzione delle refifienze delle bu-
fi loro.
Simp. Quefia PropofiZione mi è veramente giunta non fola -
mente nuoua , màinajpettata e nel primo ajpetto ajfai remota dal
giudizio , che io nehauereiconietturalmente fatto : impero che ef-
fondo tali figure in tutto 7 refi ante filmili) h arei tenuto per fermo ,
che ancoi momenti loro verfile proprie refittenze hauejfero rite-
nuta la medefima proporzione.
Sagr. Quetta è la dimoflrazionedi quella propofizione t che nel
principio de nofiri ragionamenti difit parermi difcorger per ombra.
Sa 1 u . Quello che ora accade al S. Simp. auuenneper alcun tem-
po a me credendo che le refifienze di filidi fimi li fujfer filmili, fin
che certame anco molto fifa fi accurata offeruazione mi pareva rap-
pr e fin t armi,n e i fiolidi filmili non mantenerfivn tenore eguale nelle
loro robuttezze , ma i maggiori ejfer meno atti à patire gli eventi
violenti , come rimaner piu offefi dalle cadute gli huomini grandi,
che
Prop.
VII.
1*4 Dialogo Secondo
chef piccolifanciulli, e, come da principio dicevamo, cadendo dalla
me defi ma altezza vede fi andare in pez^i vna gran frane , ò vna
colonna , ma non cosi vn piccolo corrente , o vn picco l Cilindro di
marmo . ffttefia tal quale offerti azione mi dello la mente all' inue-
fiigazione di quello , che ora fin per dimostrami , proprietà vera-
mente ammirabile , poiché tra le infinite figure fiolide filmili tra di
loro pur due non vene fono i momenti delle quali ver fio le proprie
refifienze ritenghino la medefima proporzione.
Simp. Ora mi fatefiouuenire non so che poffo da Arifiotele tri
le fiue ili ioni Metaniche , mentre vuol render la ragione , onde
auuenga che i legni quanto più fon lunghi, tanto più fon deboli, e pii*
fi piegano ben che i più cortifieno piùfittili , e i lunghi piùgrojjt i e
fi io ben mi ricordo , ne riduce la ragione alla femplice Leua.
Sala. È veri fimo , e perche la follinone non par che tolga inte-
ramente laragion del dubitare trionfi di Gueuara,il quale vera-
mente con i fuoi dot tifimi Coment arii hi alt amen te nobilitata , e
tllufirata quell ’ Opera , fi emende con altre più acute fpecolaziont
per ficiorre tutte le difficolti restando pero effio ancora perpleffio in
queSto punto, fie crefiendoficon la medefima proporzione le lun-
ghezze, e le proficue di tali fiolidefigure fi deua mantenere tifi effio
tenore nelle loro robustezze , e refiStenze nell' effier rotti , ó anco-
rici piegarfi. Io dopo vn lungo penfiarui ho in questa maniera ri tro-
ttato qutUo che fieguentemente fon per apportaruLE prima dimo-
ftrerò che »
De i Prifini , o Cilindri fimiligraui vn fiolo , e vnico e quello,
che fi riduce ( grattato dal proprio pcfi) all' vltimo flato
tra lo ficTffarfic ’lfoStenerfi intero : fi che ogni maggiore,
come impotente à refisi ere al proprio pefio , fi romperi , e
• ogni minore refiSte i qualche forza che gli venga fiat t a per
romperlo.
Sia il Prifima graue A b ridotto adafiomma lunghezza di fu a con-
fiStenza, fi che allungato vn minimo dipiùfi rompeffie : Dico quefio
effier vnico tra tutti i fitoi fimili [che pur fono infiniti) atto ad effier
ridotto
del Galileo. rz?
ridétto in t ale fi sto ancipite, fi che ogni maggiore oppreffo dal prò*
pr io pefo fi (frczzerà, & ogni minore no , anzi potrà refittere à qual-
che aggrauio di nuoua violenta, oltre à quella del proprio pefo. Sia
prima il Prifma c E / imi -
j— — le, e maggiore di A b . Di-
B F q H co questo non poter confi-
ftere,mà romperfifupera -
to dalla propria granita .
Ponga fi la parte c D lun-
ga quanto ab. E perche
la refittenza di c dì quella di ab , e come il Cubo dtlla grojjèzza
di cd, al Cubo della grojjèzza di ab , cioè come il Prifma ce al
Prifma a b , (ejfendo fimili) adunque il pefo di c e e il fommo , che
pojfa ejfer fo sieri ut o nella lunghezza del Prifma cd, mala lun-
ghezza c E e maggiore: adunque ilPrij'ma c e fi romperà, dlà fia
F c minore-, fi dimofirerà fimilmente (poti a f h eguale alla b a) la
re (itt en za di fcì quella di a b, ejfer come il Prifma f g al Prif-
ma ab, quando la distanza ab» cioè f h fuffe eguale alla f c ,mà
e maggiore : adunque il momento del Prifma F G potto in c, non
balta per romper il Prifma F G.
Sagr. Chiarijfima,e breue dimottraTfrone concludente la •veri-
tà ,e necejfità d’una Propofizione, che nel primo affretto fembr a ajjai
remota dal verifimile. B fognerebbe dunque alterare ajfai la pro-
porzione tra la lunghezza , e la gr offe zza del Prifma maggiore con
tingrojfarlo , o fcorciarlo,acci'ofì riducefe allo fiato ancipite tra 7
reggerfi e lo ffrezzarfi, e l’inuettigazionc di tale fiato penfo che po-
tejjc'i jer‘ altrettanto ingegnofa.
Salu. Anzi più pretto et auuantaggio , come anco più laboriofa\
& io lo so, che vi jfrefi non piccol tempo perritrouarla-,& ora voglio
participarnela :
Dato dunque vn Cilindro , o Prifma di majfima lunghezza rr °p-
da non ejfer dal fuo proprio pefo jfre zzato , e data vna lun-
ghezza maggiore ,/rouar la grojjèzza <t un altro Cilindro ,
ò Prifma
ii e Dialogo Sicondo
o Prifrna che fitto la dota, lunghezza fio [ unico, e majjimo
refifiente al proprio pefi.
Sia il Cilindro b c majjimo refifiente al proprio pefi , e fiala d e
lunghezza maggiore della a c * bifiogna trouare la groJJcZga del Ci-
lindro, che fitto la lungheT^a de fa il majjimo refluente al proprio
pefi. Sia delle lunghezze de,ac terza proporzionale i , e come
d E ad\, così fa il Diametro fdi/ Diametro BA,f facciaf il Ci-
lindro? E. Dico } qtte fio ef-
fier il majjimo, cranico tri
tutti iftoi fmili refistente
al proprio pefio. Delle linee
dei fu terza proporzio-
nale m , e quarta o . E pon-
gafi F g eguale alla A c.
E perche il Diametro f d
al Diametro a Bicorne la linea d e alla i,e delle DEi/iOf quar-
ta proporzionale, il Cubo di ? Dal Cubo di b a farà, come Ixd e alla
o, ma come il Cubo di f d al Cubo di b a , così clarefiftcnza del
Cilindro d c allarefifenzadel Cilindro b c, adunque lareftftenza
del Cilindro dcì quella del Cilindro BC,f come la linea d e alla
o . E perche il momento del Cilindro b c e eguale alla fux r ef (len-
za, fie fi moflrera il momento del Cilindro ve al momento del Ci-
lindro b c , effèr come la refifienza d f alla refiflenza b a , cioè
come il Cubo di F d al Cubo di b a, cioè come la linea d e alla o fa-
remo ^intento: cioè il momento del Cilindro f e effe r' eguale alla
refiflenza polla in ed. il momento del Cilindro E e al momento
del Cilindro d g ,e come il Quadrato della d e al quadrato della
a c , cioè come la linea d e alla i, ma il momento del Cilindro d g
àlmomento del Cilindro bc/ come il Quadrato d f al Quadrato
b a , cioè come il Quadrato di d e al Quadrato della i , cioè come
il Quadrato della i al Quadrato della u, cioè come la i alla o, adun-
que per legual proporzione , come il momento del Cilindro e e al
momento del Cilindro b c , così e la linea d e alla o , cioè il Cubo
de al
del Galileo. i 17
d F al Cubo b A , cioè la refìttenza della bafe d e alla remittenz a
della bafe b a, che e quello che fe cer caua.
Sagr. Genetta S. Salti, e una lunga dimottr azione ,e molto diffi-
cile a ritenerfe a memoria per fin t irla vna fola volta ; onde io vor-
rei, che V. S.fe contentale di replicarla di nuouo.
Salu. Faro quanto V. S. comanda 5 ma forfè farebbe meglio ar-
recarne vna più Jpeditiua.e breue: ma conuerrà farevnafgura al-
quanto diuerfa.
Sagr. Maggiore farà il fauore : e la già dichiarata mi farà gra-
zia dar me lafiritta, accio àmio bell agio poffa rifiudiarla.
Sala. Non mancherò di fruirla. Ora intendiamo vn Cilindro
A, il Diametro della cui bafe fia la linea d c ,efea quello a il ma fir-
mo , che poffa feottenerfe, del quale vogliamo trouare vn maggiore ,
che pur fiail mafìmo efo anco-
ra , drvnico che fi foflenga. In-
tendiamone vn fìmile ad effe
a , e lungo quanto la linea affe-
gnata , e quello fia , v. gr. E , il
Diametro della cui bafe fia la
K l, e delle due linee dc,kl
fia ter%a proporzionale la mn,
che fia Diametro della bafe del Cilindro x di lunghezza eguale all
E. Dico, quello x e (fer quello che cerchiamo. E perche la r efi (len-
za d c alla refifienza K L , e come il Quadrato d c al Quadrato
K l , cioè come il Quadrato K L al Quadrato m n ,cioè come il Ci-
lindro e al Cilindro x , cioè come il momento e almomento x ; ma
la refìttenza K L alla mn,< come il Cubo di kl al Cubo di un,
cioè come il Cubo d c alCnbo K l, cioè come il Cilindro a al Cilin-
dro e > cioè come il momento a al momento e ; adunque per l’Ana-
logia perturbata come la refìttenza d c alla m n ,così il momento
a almomento x , adunque il Prifina xè nella medefima cofii turio-
ne di momento ,e refìttenza, che il Prifina a .
Ma voglio che facciamo il Problema più generale, e la Propofi-
zionefiaquetta: dlato
n8 Dialogo Secondo
Dato il Cilindro a c , qualunque fi fu ilfuo momento verfo la
fina refittenz a , e data qualfi fu lunghezza d e , trouar la
groffezza del Cilindro , la cui lunghezza fi a de,? ' l fu o
momento verfo la fiua refislenza ritenga la medefima prò -
porzione , che il momento del Cilindro a c alla fiua.
Riprefa tiHeJfa figura di/òpra e quafi l ifieffi progreffo diremo.
Perche il momento del Cilindro ¥ e al momento della parte d g ,hà
la mede[ìbiapropor'Zjonc > che il Quadrato e d al Quadrato r c ,cioè
che la linea d e alla i, & il momento del Cilindro f g al momento
del Cilindro a c , e come il Quadrato f d al Quadrato a b, cioè co -
me il Quadrato d e al Quadrato l , cioè come il Quadrato i al Qua-
drato m , cioè come la linea i alla o , adunque ex aquali il momento
del Cilindro f e al momento del Cilindro a c y hà la medefima pro-
porzione della linea d e alla o , cioè del Cubo d,e al Cubo i , cioè
del Cubo di ¥ Dal Cubo di a b , cioè della refifienza della bafi F d
alla refifienza della bafi a b , eh' è quello cheftdoueua fare.
Or vegghino come dalle cefi fin qui dimoìlrate apertamente fi
raccoglie Ptm poffibilitk delpoter nonfolamente l‘arte y mà la natura
fieffa crefier le fue machine a vailità immenfa , fiche impojfibil fa-
rebbe fabbricar Tgauilii , Palazzi , o Templi vafiijfimi , li cui remi ,
antenne , trauamen tifatene di ferro, & in fimma le altre lor parti
confi fteffero : come anco non potrebbe la natura far alberi di fini-
furata grandezza , poiché i rami loro granati dal proprio pefo final-
mente fi fiaccherebbero ; e parimente farebbe imponìbile far ftr ut-
tur e di offa per h uomini , carta Ili, o altri animali, cbepotejfèro fitffi-
fiere y e far proporzionatamente gli uffizii loro , mentre tali animali
fidoueffer agumentare ad altezze immenfi ,/? già non fi togli effe
materia molto più dura , e refifiente della confue t a , o non fi defor -
maffero tali off (proporzionatamente ingrofiàndogli, onde poi la fi-
gura , & affetto dell' animale ne riuficifje mofiruofàmente graffo : il
che forfè fu auuertito dal mio accortiffimo Poeta , mentre deferì -
uendovn grandiffimo Gigante diffe :
Non fi ptt 'o compartir quanto fia lungo y
Sifimifuratamentcè tutto graffo. -, E per
del Galileo. i*9
E per vn breue efempio di quello che dico difignai già l 4 figuri
di vn'ojfo allungato follmente tre -volte , & ingroffatocon tal pro-
porr ione,che potejfe nel fuo animale grande far i uffìzio proporlo -
nato a quel del? ojfo minore nell' animai più piccolo , lefigurefon
quelle : doue vedete firoporzionat afigura , che diuiene quella dell
ofo ingrandito . Dal che c manifeìto , che chi volejfe mantener in
vn vasti (fimo Gigante le proporzioni , che hanno le membra in vn
huomo ordinario, bifferebbe ò trottar materia molto piti dura , «r
refluente per formar ne l'offa, b vero ammetterebbe la robustezza
fitafulfe a proporzione affai più fiacca,che negli huominidtflatura
mediocre ; altrimente crefcendogli à frnifnr ata altezza fi vedreb-
bono dal proprio pefo opprimere , e cadere. Doue che all' incontro fi
vede nel diminuire i corpi non fi diminuir con la medefima propor-
zione le forze, anzi nei minori crefcer la gagliarda con propor Tfon
maggiore. Onde io credo che vn piccolo cane porterebbe addo fjo due,
ò tre cani eguali afe, ma non penfo già che vn c auallo portajfe ne
anco vn filo cauallo à fèfieffo eguale.
Simp. Ma fi coste , grand* occ afone mi danno da dubitare le
moli immenfe y che vediamo ne i pefii.chetal Balena, per quanto in-
tendo farà grande per dieci Elefantine purfififlengono. '
Salii. Il vostro dubbio S. Sim. mi fa accorgere d'una condito-
ne da me non auuertita prima potente effa ancora a far che Giganti,
t$o Dialogo Secondo
ffi altri animali va fi ififimi potefifero confifierc , e agitar fi non meno
che i minori, e ci 'o feguirebbe quando non filo fi aggiugnefife gigli ar •
dia all' oJfit,dr all' altre parti, effigio delle quali è il fifiener il proprio, '
e ’ Ifiprauegnentepefi ; ma Inficiai a la fi r ut tur a delle offa con le me-
desime proporzioni pur nell' iftcfifi modo,an%i^piùagcuolmcntc con-
fifierebbor.o le me de firn e fabbriche , quando con tal proporzione fi
diminuifife la granita della materia delle medefime ofifit , e quella
della carne , odi altro , che fipra l’ofifa fi h abbia ad appoggiare ; e di
questo fecondo artifizio fi e preu alfa la natura nella fabbrica de i
pefei , facendo gli le offa , e le polpe non filamente affai leggiere , ma
fin za veruna granita .
Simp. Veggo bene S.Salu.doue tende il vofiro di fi or fi : voi
volete dire , che per efifer l'h abitazione de i pefei C elemento dell
acqua,laqualeperla fina corpulenza,}) come altri vogliono per la fu x
granita feema ilpefo à i corpi, che in quella fidemergono, per tal ra-
gione la materia de i pefei non pefando pu 'o fenza aggrauio dell * offa
loro effer fi si entità-, ma questo non balta, perche quando bene ilrefio
della flit un za del pefee non graniti, grana pero fenza dubbio la ma-
teria dell ' offa loro ; e chi dirà che vna coltola di Balena grande
quanto vna frane non pefi affai fftmo,e nell acqua non dia al fondo?
quelle dunque non deueriano poter fuffìfiere in fi valiamole.
Salii. Voi acutamente opponete ; e perrifpolta al voliro dubbio
ditemi, fi hauete offeruato fare i pefei quando piace loro fott acqua
immobili, e non de fender e ver fi 7 fondo , b folle uar fi alla fùperjfcie
fenza far qualche forza col nuoto ?
Simp. .Qucfia e chiariffima offer nazione.
Salu. Sluelto dunque poterfi i pefei fermare comeimmobili à
mezz’ acqua e concludentiffimo argomento il compolto della lor
mole corporea agguagliar la granita in ffezie dell’acqua , fi che fi in
effe fi trouano alcune parti piti grani dell acqua, necefifariamente bi-
fo gnu , che ve nefiano altre altrettanto men grani, acciofipofifa pa-
reggiar l' equilibrio. Se dunque le offa fon più grani e neceffxrio che
le polpe , b altre materie che vi filano ffien più leggiere, e queste fi op-
porranno
del Galileo. iji
garriti no con la lor leggerezza al pefi dell' offa : talché negli ac-
quatici auuerra l'oppofito di quel che accade ne gli animali terrefiri,
cioè che in queliti tocchi all' ojfa a {ottenere il pefo proprio , e quel
della carne : e in quelli la carne regga la graueTJJa propria , e quella
dell' ojfa. E pero dette ce (far la rnarauiglia , come nell’ acqua poffano
ejfere animali valli (fimi, ma non J opra la terra, cioè nell'aria.
Simp. Retto appagato , e di più noto , che quetti che noi addi-
man di amo animali terrefiri,più ragioneuolmente fi deur ebbero di-
mandar’ aerei : perche nell’ aria veramente viuono , e dall' aria fon
circondati ,e dell'aria r evirano.
Sagr. Piacemi il dijcorfi delSig. Simp. col fitto dubbio , e con la
folttzione. E di più comprendo ajjai facilmente , che vno di quetti
Jmifitrati pefci tirato in terra forfè non fi potrebbe per lungo tempo
fottenere : ma che relajfate le attaccature dell' ojfa la fiua mole fi am-
maccherebbe.
Salu. lo perora inclino a creder ? ittejfowc fon lontano a crede-
re , che ’l me defimo auuerrebbe a quel vafiijfitmo n audio , il quale
galleggiando' in mare non fi diffolue per il pefo , e carico di tanti
merci , dr armamenti, che in ficco , e circondato dall’ aria forfè fi
aprirebbe. Ma Jèguitiamo la nottra materia, e dimofirìamo\come:
Dato vn Prifma, o Cilindro col fiuo pefo , dr il Pefo majftmo fi-
fl muto da ejfo, trottare la ma/fima lunghezza, oltre alla
quale prolungato dal filo fiuo proprio pefo fi romperebbe.
Sia dato il Prifma a c col fuo proprio pefo , e dato parimente il
pefo d majftmo da poter ejfer fiofienuto dall ’ ettremita c , bifogna
trouare la lunohez -
— — ~\
c \0
J ■
H
za ma (firn a fino al-
la quale fipojfia al-
lungare il detto
Prifma fenza rom-
perfi. Facciafi come
il pefi del Prifma a
c al compatto de ipefi a c col doppio delpefi di d , così la lungheTga
ì Ri c a
ijì Dialogo Secondo
c a alla ah, tra le quali fia media proporzionale la a g. Dico a c
ejfer la lunghezza cercata. Impero che il momento grauante del
refi d in c , e eguale al momento del pefi doppio di d , che fuffe pojlo
nel me zo di a c , doue e anco il centro del momento del Prifma
A c, il momento dunque della refiltenza del Prifma A c ,che /là in
A squillale al grauante del doppio del pefi d col pefo a c , attaccati
pero nel mezo di a c . E perche viene ad ejfirfi fatto come ’lmo-
mento di detti pefi così fituati, cioè del doppio d con a c al momen-
to di a c , così lan a alla a c , tra le quali è media la a g : adunque
il momento del doppio d col momento a c,al momento a q. / e come
il Quadrato c a al Quadrato ac: ma il momento premente del
Prifma c a al momento di a c , è come il Quadrato c a al Qua-
drato a c : adunque la lunghezza a cela maffima , che fi cercava ,
cioè, quella fino alla quale aìlungandofi il Prifma a c fi /otterrebbe,
mà più oltre fi fiezzerebbe.
Sin qui fi /on confiderai i i momenti , e le refifienze dei P ri/mi, e
Cilindri filidi , /’ una eflremità de i quali fia posi a immobile, e fola
nell* altrafia applicata la forza divn pefio premente, confiderandolo
effofolo , òuer congiunto con la granita del medefìmo filido, o vera-
mente la folagrauitàdell'ittejjbfilido. Ora voglio che dì fi orriamo
alquanto del mede fimi E rifimi, e Cilindri, quando fuffi.ro fifienuti
da amen due 1‘ ettremità, o vero che fipra vn fil punto prefi tra le
ettremità fuffer pcfiti. E prima dico che il Cilindro , che granato
dal proprio pefi far a ridotto alla ma/fima lunghezza,oltre alla qua-
le più non fi foflerrebbe,o fia retto nel me%o da vn filo fio /legno pove-
ro da due nelle ettremità , potrà ejfer lungo il doppio di quello , che
farebbe fitto nel muro, cioè /ottenuto in vn fil termine', il che per fi
fieffo e affai mani fe fio , perche fi intenderemo del Cilindro , che io
figno abc, la fina metà a b ejfer la fiomma lunghezza potente à fi-
fienerfi /landò fiffa nel termine b ,nell' ifle/fo modofifi/lerrà ,fipo-
fata fipra 'Ifittegno c farà contrappefata dall’ altra fitta metà b c.
Efimilmente fi del Cilindro d et la lunghezza farà tale, che fola-
mente la fu a metà poteffi fittenerfi fiffa nel termi ne d ,& in confi -
quenzx
del Galileo. jì3
quenza /’ altra e f fi (fio il termine f ,e manifesto, che folti ifoficgni
B
H i l'efiremita d f , ogni momento chef aggiunga di forza , £ •
di pefio in e guitti fi far a la rottura.
Quello che ricerca più fittile (fec dazione e , quando attraendo
dalla granita propria di tali fiolidi , ci fuffic propotto di douere inue -
fiigare fi quella f or za , b pefio, che applicato al mezo d' un Cilindro
(ottenuto nelle efiremit a batterebbe k romper lo,potrebbe far l' ifie fi-
fi effetto applicato in qualfiuoglia altro luogo più vicino all' vna che
all' altra e fremita. Come per efempio fi volendo noi rompere vna
mafóa prefola con le mani nell" efiremita appuntato il ginocchio
in mezo l'ittefia forza , che batterebbe v far e per romperlo in tal
modo , batterebbe ancora quando il ginocchio fi puntafie non nel
mezzo, ma più vicino all ' vn de gli ettremi.
Sagr. Farmi che 7 Problema fia toccato da Arifiotele nelle fine
Questioni fJMec attiche.
Salu. liquefilo d'^yfriflotele non è prccifàmente Citte fio , per-
che eitton cerca altro fi non di renderla ragione, perche manco fati-
ca fi ricerchi k romperlo, tenendo le mani nell' ettremita del legno,
cioè remote afiai dal ginocchio, che fi le tene fimo vicine : e ne rende
vna ragione generale , ri ducendo la caufa alle Leue più lunghe,
quando s'allargano le braccia afferrando l'estremità, il nofir
fitto aggiugne qualche cofia di più, ricercando fie posto ilginoccl
mc\o,ò in altro luogo,tcnenao pur le mani fiempre nell’
mtdefima forza finta in tutti ifiti. P 3
134 Di aloco Secondo
Sagr. Nell* prima apprenfione parrebbe di sì , attefo che le due
Lene mantengono in certo modo il medefimo momento , mentre
quantofifcorcia l'ima tanto s'allunga l altra .
Salo. Or vedete, quanto fono in pronto lequìuoc azioni , e con
quanta cautelate circofpezione conuien andare per non y incorrere.
Co te ito che voi ditele che veramente nel primo ajpetto ha tanto del
verijìmile, in riti etto poi e tanto falfo, che quando ilginocchio,che
èilfulcimento delle due Lene, fa pollo , ò non pollo nel me zo, fatai
diuerfuà , che di quella forza , che ballerebbe per far la frazzione
nelmezofiouendola fare in qualche altro luogo talvolta non bufe-
rà l applicamene quattro volte tanto , ne dieci, ne cento , ne mille.
Faremo [opra ciò vna tal quale confìderazion generale , e poi ver-
remo alla jpecific a determinazione della Propoftzìone , fecondo la
quale fi vanno variando le forze per far la frazzione più in vn
punto , che in vn * altro.
Segniamo prima quello legno a~b da rompèrfi nel mezo fopra ’l
follegno Ctd? apprejfo fegniamo lilieffo,ma [otto i caratteri de da
rompèrfi fopra 7 fofiegno F remoto dal mezo. Prima è mani fello ,
che fendo le difian^e a c
A c b c B eguali } la forza farà
compartita egualmente
nelle ellremità b a. Se-
condo poi che la diftanza
df diminnifie dalla di-
nanzi a c , il momento
della for^a pofia in d J 'ce-
rna dal momento in a ,
cioè pollo nella difian za
c a, e fiema fecondo la proporzione della linea d f alla a c , & in
confequenza bifogna crefcerlo per pareggiare, ofuperar la r eft [len-
za di f. Mala difian za d f fi pub diminuire in infinito in retato-
ne alla difian za a c , adunque bifogna poter crejcere in infinito la
forza da applicarfi in d per pareggiar la refifienza in f. Ma all '
' : • K incontro
D B L G A L I L E O. J3f
incontro fecondo che crefie la diftanza f e fopra la c b , conuien
diminuire la forza in e per paleggiare la refifienza in f , ma la
disianza f e in relazione alla c b , non fi pu 'o crefiere in infinito
col ritirar’ il fofiegno f verfo il termine d, an\i ni anco il doppio,
adunque la forza in e per pareggiare la refifienza in f farà femore
più che la metà della forzi in b. Comprende/! dunque la n ece (fit-
ta del douerfi agumentare i momenti del congiunto delle forze in
e d infinitamente , per pareggiare , o J operarla refifienza polla in
f , fecondo che il fofiegno f s' andrà approffimando verfo l’cffre-
mità d .
Sagr. Che diremo , S. Simplicio, non conuien' egli confeffare la
virtù della Geometria effer’ il più potente frumento d’ogni altro
per acuir l'ingegno, e difporlo al perfettamente di fi onere, e fpecola-
re? e che con gran ragione voleua Platone i fuoifiolari prima ben
fondati nelle l M atematiche ? Io beni [fimo hauetto comprefo la fa-
cult à della Leua , e come crefcendo , o fiemando lafiua lunghezza
crefceuafo calaua il momento della forza, e della refiflenza,con tut-
to ci'o nella determinazione del prefente Problema m 'ingannano , e
non di poco , mà d infinito.
Simp. Veramente comincio à comprenderebbe la Logica, ben-
ché frumento preftantiffimo per regolare ilnofiro difeorfofion ar-
riua, quanto al de ftar la mente all’ intenzione , all’ acutezza della
Geometria.
Sagr. A ' me pare , che la Logica infigni a conofiere [è i difeorfi,
e le dimostrazioni già fatte , e trottate procedano concludentemen-
te, mà che ella infigni à trouare i difeorfi, e le dimoflrazioni conclu-
denti, ci'o ver amente non credoio. Ma farà meglio che ilS. Salu. ci
moftri, fecondo qual proporzione vadiancrefiendo i momenti del-
le forze per fuperar la refifienza delmedefimo legno fecondo i luo-
ghi diuerfi della rottura.
Salu. La proporzione, che ricercate, procede in cotalforma,che:
Se nella lunghezza d’ un Cilindro fi noteranno due luoghi ,
fopra i quali fi voglia far la frazzione di effo Cilindro , le
refifienze
1 !D !C
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±s a "13 '
1)6 Dialogo Secondo
refislenze di detti due luoghi hanno fra di loro la me defi-
nì a proporzione , che i Rettangoli fatti dalle diitanze di
efiì luoghi contrariamente prefi.
Siano le forze a b minime per rompere in c,& le e r parimen-
te le minime per rompere in d . Dico le forze a b alle forze e f ,
batter la proporzioni medefi-
ma che ha il rettangolo A D B
p al rettangolo a c b. Impero
che le forze a b alle forze e
f , hanno la propor zion com-
porla de Ile forze a b .alla forza b della b alla f, e della f alle f e.
Ma come le forze a b alla forza b , così fià la lunghezza B A ad
A c , e come la forza b alla f itosi fià la linea d b alla b c ,e come la
forza f alle f e , così fià la linea d a alla A B , adunque le for%e a b
alle forze E f, hanno la proporzion composta delle tre , cioè , della
retta b a ad a c , della dbàbc, e della d a ad a p. Ma delle due
D A ad a b,(^ a b ad a c,fi compone la proporzione della d a ad
a c , adunque le forze a b alle forze E f , hanno la proporzion
composta di quefia d a ad a c , e dell altra dbìbc. Mail ret-
tangolo a d b al rettangolo a c b fià la proporzion compofi a delle
medefime da ad ac, eDbàbC, adunque le forze a b alle E F,
(lamio come il rettangolo adb alrettangolo acb .che e quanto
à dire la refi (lenza in c adejfere fi e zzato , alla refifienza ad ejfer
rotto in d batter la medefimaproporzione , che il rettangolo adb
alrettangolo acb, che e quello che fi doueua prouare.
In confeqttenza di quetto T eorema poffiamo rifoluere'vn Pro-
blema affai curiofo ; (fi e:
Dato il pefo maffimo retto dal mezo di vn Cilindro.'o P rifina,
dotte la refifienza e minima ; e dato vn pefo maggior di
quello. trottare nel detto Cilindro il punto, nel quale il da-
to pefo maggiore fia retto, come pefo maffimo.
Habbia il dato pefo maggiore del pefo maffimo retto dalme^o del
Cilindro Ab ad cjjo maffimo la proporzione della linea e alla f,
DEL G A L T L E O. IJ7
bì fogni trouare il punto nel Cilindro , dal quale il dato pefò venga
fojlenuto come mafimo.Trà le due e,f fa media proporzionale la c ,
e come la e alla G , così fi faccia la ad alla s , far àia s minore della
ad. Sia a d Diametro
delmeZo Cerchio a h d ,nel
quale pongafi la ah eguale
alla s , econgiungafi h d ,dr
adejfafi tagli eguale la d r.
Dico il punto r ejfere il cer-
cato, dal quale il dato pefò
maggiore del majfimo retto
dal mezzo del Cilindro d
verrebbe come majfimo ret-
to. Soprala lunghezza B A
facciafi il mezo cerchio a he, e fi alzila perpendicolare r N,r
congiungafi n d. E perche i due Quadrati nr,rd fon eguali al
Quadrato n d ,cioè al Quadrato a d, cioè alti due AH,HD ) f/’H
uè eguale al Quadrato d r, adunque il Quadrato n r, ciò} il ret-
tangolo a r b farà eguale al Quadrato A H , cioè al Quadrato s,
ma il Quadrato s al Quadrato A d e come la e alla e, cioè come il
pefò ma fimo retto in d al dato pefò maggiore', adunque queflo mag-
giore farà retto in r come il ma fimo , che vi pojfa effer fojlenuto.
Che e quello che fi cercaua.
Sagr. Intendo beniffimo,e v'o confederando, che effendo il Prif-
ma ab femore più gagliardo , erefifiente alla prefione nelle parti ,
che più, e piu fi allontanano dal mezo, nelle traui grandijfime e gra-
tti,/? ne potrebbe levar non piccola parte verfo l’efiremità con no-
tabile alleggerimento di pefo , che ne i franamenti di grandi (lanze
farebbe di commodo vtile non piccolo . E bella cofa far ebbe il ri -
trouar quale figura deurebbe hauer quel tal folido , che in tutte le
fue parti fufie egualmente refiHente : tal che non più facile fuffe ad
effer rotto da vn pefo che lopremejfe nel mezzo, cbeinqualfiuoglia
altro luogo- , . ■ , ùimv v ;4 , ,
" * * Sala.
ijS Dialogo Secondo
Salu. Gii ero in procinto di dirai co/i affai notabile , e vaga in
q netto propo/ìto. F'o vn poco di figura per meglio dichiararmi.
Ottetto db evn Prifma , la cui refifienza ad e/fere (pezzato nelC
cttrcmttà ad, da vna forza premente nel termine b (e tanto mi-
nore della refittenza , che fi trotterebbe nel luogo c i , quanto la lun •
ghezza c B e minore della b Adorne già fi e dimostrato. Intendafi
adc/Jo ài me defimo Prifina fegato diagonalmente fecondo la linea
f b , fi che le faccio oppofie fiano due triangoli , uno de i quali verfo
noi e questo f a b . Ottiene tal (àlido contraria natura del Prifma,
cioè che meno refifie all ’ e/fere (pezzato fopra 7 termine c , che fopra
/’ a dalla forza pottain b, quanto la lunghezza c B e minore della
B a diche facilmente proueremo, perche intendendo il taglio c N o
- parallelo all ‘ altro a f d , la linea f a alla c n nel triangolo fab
. : : t> i bara la mede firn a prò *
portone , che la linea
a B alla b c , e pero fe
noi intenderemo ne i
punti a c effer' ifofiegnt
di due Leue , le cui di-
/lonze B A , A F > B c*
c n quelle faranno fimili, e pero quel momento } che ha la forza po -
fi a in b con la dittanza b a , (òpra la refittenza patta nella difi an-
zi a vj’harà la medefima forza in b con la dittanza b c fopra la
medefima refi (lenza , chefu/fèpotta nella difi un za c N : ma la refi-
fienzida fiuperarfinelfottegno capotta nella dittanza c n dalla
forza in b , e minore della refifienzt in a , tanto quantoilrettan-
golo eoe minore deirettangolo a d , cioè quanto la linea c N*r
minore della a f, cioè la c b della b a, adunque la refittenza della
parte ocb ad efij'er rotto ine, e tanto minore della refittenza dell
intero d a o ad e/(er rotto in a , quanto la lunghezza c b e mino-
re della a b. Hauiamo dunque nel Traue , o Prifma d b leuatone
vna parte , cioè la metà legandolo diagonalmente } e lafiiato il Cu-
neo^ Prifma triangolare f b A,r fono due fiàlidi di condizioni con-
' * trarie ,
]
del Galileo. rj9
ir Arie ^cìee quello tonto più refi# e, quanto piu fi fcorcia y e quefto nel-
lo fiorciarfi perde altrettanto di robustezza. Ora ftante quefio,par
ben ragioneuole, anzi pur neceffario, che figli poffa dare vn taglio »
per il quale, togliendo via ilfuperfiuo , rimanga vn fi lido di figura
tale , che in tutte lefiue partifia egualmente refiflente.
Simp . É ben necejjario,che doue fi paffa dal maggiore al minore
s' incontri ancora l eguale.
Sagr. (JWà il punto fià ora a trouar,come fi ha guidar la fòga per
far queSlo taglio. >V • ;s \
Simp. Questo mi fi rapprefenta , che dourebbe effer opera affai
facile, perche fi col fegar il Prifma diagonalmente leuAndone la me-
tà , la figura che reSta ritien contraria natura à quella del Prifma.
intero ,fi che in tutti i luoghi, nei quali queSto acqui Staua robustez-
za , quello altrettanto la perdeua , par mi che tenendo la via del me •
zo , cioè leuando fo lamento la metà di quella metà , che e la quarta
parte del tutto da rimanente figura non guadagnerà, nè perderà ro-
bustezza in tutti quiei me defimi luoghi , ne i quali la perdita , è 'l
guadagno dell* altre due figure erano fempre eguali, v'.
Salu. Voi S. Simp. non hauete dato nel figno :e ficome io vi.
moflr ero, vedrete veramente,che quello chef può fegar del Prifma ,
e leuar via fieni* indebolirlo, non è la fua quarta par te, ma la terza.
Ora reSta ( che e quello che accennano il Sig. Sagr.) il ritronar fe-
condo che linea fi deuefar camminarla figa ; la quale pr onero che
deue effer linea Parabolica. Mà prima è neceffario dimofirare certo
Lemma, che è tale:
Se far anno due Libre , ò Leuediuife da i loro fofiegni in modo
che le due distanze , doue fi hanno à costituire le potenze», S>\
babbi ano tra di loro doppia proporzione delle difianze,do - > a. *
ue far anno le refiStenze , le quali refiStenze filano tra lordi \ .
come le lor distanze , le potenze foStencnti faranno eguali.
Siano due Leue A b, c d diuififipra i lor foStegni E f, talmen-
te, che la distanza e b alla f d, nébbia doppia proporzione di quel-
la , che hà la difianza e a aliate. Dico le potenze» che in no fi*
S v * s z fierranno
140 Dialogo Secondo
fterranno le refifien\e di a ,c e(fer tra, lore eguali. Pongafila E g me-
dia proporzionale tra EB,f f d farà dunque come biadi, c , così
Gladi d,& a i à c i ,e così fi e potto ejfer la refittenza di a alla
A ( refittenza di c. E perche
~£ G r*/»* e g ad i d , così A .
E à c F , farà permutan-
C F D do come Gladi a ,
d f F C)f pero (per ef-
fer le due Leue dc,ga proporzionalmente ne i punti 1 1)
quando la potenza , che pojla in d pareggia la refifienza di c
in c,pareggerebbe la medefima remittenza di c posi a in a , wi per
il dato la reftjlenza di a alla refi (lenza di c , ha la medeftma pro-
porzione , che la A e alla c F , ciò } , che labi alla i c , adunque la
potenza g ,ò vogliam dire d potta in biffi erra la refittenza posta
in a. Che e quello chef doueua prouare.
Jntefo quefio : nella faccia I b del Prifma d b yfiafignata la li-
nea Parabolica i n b , il cui vertice b fecondo la quale fa fegato
ejfo Prifma^rettando il folido comprefo dalla bafe a d dal piano ret-
tangolo a g dalla linea retta b c , e dalla fuperficie dgbf incur-
vata fecondo la curuita della linea Parabolica i N b. Dico tal fo-
n _ ; lido ejfer per tutto
r f' i • f'Ao / egualmente rcfifi ente,
Sia fegato dal piano c.
G o parallelo alP ad > e
• vi • i *
».
intendanfì due Leue
A c b diuife , e pofate fopra i
fottegni a c , e ftano deir vna le distanze ba,af ,e dell' altra le
b c , c n. E perche nella Parabola i b a , la a b alla bc,/ì come
il Quadrato della f a al Quadrato di c N, e manifesto la diftanza
B a , dell * vna Leua alla dittanza b c . dell ’ altra hauer doppia pro-
porzione diquelUyche ha l’altra difanza a f all' altra cn .E per-
che la refittenza da pareggiarfi con la Leua b a alla refittenza da
fdrcggiarficon la Leua b c t ha lamdefima proporzione ,c he ‘l ret-
v>\ . * z . tango lo
de i Galileo. 141
t ingoio d A al rettangolo oc,/* quale e la medejìma , che ha la ti -
nea a f alla n c , che fono f altre due difianze delle Leuefe mantfie-
Jlo per il Lemma paffuto , che la medejìma fior za, che fendo applicata
alla linea b g pareggera la refìStenza d a , jtareggerà ancora la re-
fisi en za co. Et il medefimo fi dimostrerà ,fiegandofi il fiolido in
qual fi fia altro luogo : adunque tal fiolido Parabolico e per tutto
egualmente refifiente. Che poi figandofi il Prifima fecondo la linea
Parabolica ¥ hb, fi ne leui la terza parte fifa manifesto ; perche la
fimiparabola f n b a , e 7 rettangolo f b fin bafi di due fiolidi com-
prefi tra due piani paralleli, cioè tra i rettangoli fb,dc, per lo che
ritengono tra di loro la me de firn a proporzione , che effe lor bafi: ma
ilrett angolo f b ,efifquialtero della fiemiparabola f n b a ; adun-
que figando il Prifima fecondo la linea Parabolica fi ne lena la ter-
za parte. Di qui fi vede , come con diminuzion di pefio di più di
trentatre per cento fi poffion far i franamenti fienza diminuir punto
la loro gagliardi a , il che nei Tequila grandi in particolare per reg-
f er lecouertepuo effier d’utile non piccolo ; attefioebe in cotali f af-
riche la leggerezza importa infinitamente.
- • - Sagr. Le vtilita fon tante , che lungo , b impo (fibil farebbe il re-
gistrarle tutte. <J\là io lafiiate queSte da banda , harei più gufio
d'intender, che l alleggerimento fi faccia fecondo le proporzioni afi
fiegnate. Che il taglio fecondo la diagonale leui la meta del pefi ,
/’ intendo beniffimo : mk che l’altro fecondo la Parabolica porti via
la terza parte del Prifima poffio, crederlo al S. Salti, fempre veridi-
co, ma in ciò più de Ila fede mi farebbe grata la fetenza.
Salu. Vorreste dunque hauer la dimostrazione come fia vero ,
che l' ecceffio del Prifima fiopra queSto , che per ora chiamiamo fiolido
Parabolico fia la terza parte di tutto il Prifima. So d batterlo altra
volta dimofirato » tenterò ora, fi potrò rimetter' infieme la dima -
frazione , per la quale intanto mi fbuuiene , che mi ftruiuo di certo
Lemma d’ Archimede poSto da effio nel libro delle Jpiralii ó ì che fi
quante linee fi vogliono fi eccederanno egualmente , e Secce (fio fia
eguale alla minima di quelle altrettantefiano ciaf he duna eguale
vu.. S 3 alla
i4i Dialogo- Secondo
alla maffima, i Quadrati di tutte queltefaranno meno che tripli de
i Quadrati di quelle che fi eccedono: maimedefimi faranno ben
più che tripli di quelli altri che refi ano trattone il Quadrato delle
majfima. Pollo quello : Sia in quello rettangolo a c b p ,infiritta
la linea Parabolica a Bidoniamo prouare il triangolo mi Ho bap ,i
cui lati fono b p,pa,p
P bafie la linea Para bolica
o b a ejfer la terza parte
ff di tutto 7 rettangolo
M c p. Impero che fa non
k b tale ,fara b più che la
K terza parte , o meno.
A Siafie effèr pub meno, &
k quello che gli manca
intendafi ejfer' eguale
lo fi a zio x. Diuidendo poi il rettangolo c p continuatamente in
parti eguali con linee parallele iti lati bp,c a, arriueremo final-
mente a parti tali , eh ’ vna di loro farà minore dello fi ozio x. Or fa
•una di quelle il rettangolo o b , e peri punti doue l altre parallele
feganola linea Parabolica* faccianfi poffare le parallele alla A P,
equìintender'o circofiritta intorno al nortro triangolo mille vna
figura compofia di rettangoli, che fino bo,in,hm,fl,ek,
c A , la qual figura farà pur ancora meno chela terza parte del
rettangolo CP , offendo che Pece effo di effa figura fapra ‘l trian-
golo mifio e manco affai del rettangolo b o,tl quale e ancor minore
dello fi ozio x.
Sagr. Piano di grazia , eh’ io non veggo , come l'ecceffo di que -
fi a figura circofiritta fopra 7 triangolo mifio, fa manco affai del ret-
tangolo B O.
Salu. il rettangolo b o non b egli eguale a tutti que (li r et tan-
goletti, peri quali paffa la nofira linea Parabolica: dico, di quelli
bi, ih,hf,fe,c G) c A? dei quali vna parte fila reità fuori
del triangolo mirto il rettangolo b o,non fi begli porto ancor
minore
del Galileo. 145
minore dello fpazio x ? adunque fe il triangolo infieme con l'xpa-
reggiana per l'auuerfario la terza parte del rettangolo c via figura
circofiritta , che al triangolo aggi tigne tanto meno che lo fpazio x ,
reitera pur ancora minore della ter zamparle del rettangolo tnedefi-
mo c P. Ma questo non può cffere,perche ella e piu della terza par-
te, adunque non è vero , che 7 nostro triangolo miilo fia manco del
terzo deirettangolo.
Sagr. Ho in te fa la foluzione del mio dubbio. Ma bi fogna ora
pr oliarci , che la figura circo fritta fia più della terza parte del ret-
tangolo c p , doue credo, che h aremo affai piti da fare.
Salu. Eh non ci e gran difficoltà. Imperò che nella Parabola
il Quadrato della linea d e al Quadrato della z g , ha la me de firn a
proporzione,che la linea d a alla a z , che è quella che hit il rettan-
golo k e al rettangolo a g, (per effer 1 altezze ak,kl eguali ,)
adunque laproporzione che ha il Quadrato E d al Quadrato z c»
cioè il Quadrato e a al Quadrato a k , 1 ha ancora il rettangolo
K E al reti angolo K z. E nel me defimo modo appunto fi prouerà de
gli altri rettangoli E f,m h, n i, o *,fiar tra di loro come i Qua-
drati delle linee m a, n a, o A, p A. Confideriamo adejfo come
la figura circofiritta e compoli a di alcuni fpazii , che tra di loro
fanno cornei Quadrati di lince, che fi eccedono con cccejfi eguali al-
la minima, e come il rettangolo cv.è compoffo di altrettanti fpaTji
ciafiuno eguale al ma fimo, che fino tutti i rettangoli eguali all o b.
Adunque per il Lemma d’ Archimede la figura circofiritta e piti
della terza parte del rettangolo c v , ma era anche minore , il che e
impojftbile. Adunque il triangolo miHo non è manco del terzo del
rettangolo c p. Dico parimente che non e più , impero chef e più
del terzo del rettangolo c p , intendafi lo fpazio x , eguale all' cc-
ceffo del triangolo fiopr a la terza parte dieffo rettangolo c v,e fatta
la diuifione , e fhddiuifione dei-rettangolo in rettangoli fempre
eguali, fi arriuerà à tale, che vno di quelli fia minore dello fpazio x:
fia fatta\ e fia il rettangolo b o minore dell' x > cdefcrìttacomcfio-
pra la figura hauremo nel triangolo mifio inficritta vnafiguracom-
144 Dialogo Secondo
pofla di rettangoli v o,t n, s m, n l, qjc, U quale non Jkra àn-
cora minore della terza parte deigran rettangolo c p . Imperò che
il triangolo mifio fu -
p pera di manco affai la
O [figura inferii ta di quel -
N lo che egli fuperi la ter-
K za parte di effo renan-
ti goto c p , attefo che
K P ecceffo del triangolo
A /òpra la terza parte del
rettangolo c vfe egua-
le alla fpazio x , il qua-
le e minore del rettangolo b o , eque fio e anco minore affai dell' ec-
ceffo del triangolo fopra la figura inferiti agli -, imperò che ad effo ret-
tangolo b o [fino eguali tutti i rettangoletti a c , c e, e f, f h,
h i > i b , de i quali fin ancora manco che la metà gli auanTf del
triangolo yfipr ala figura inferiti o. E pero auanzan do il triangolo
la terza parte del rettangolo c p , di piu affai [auanzan dolo dello
fiagio x) cheeinonauanga la fuafigur a in fritta farà tal figura an-
cora maggiore della terga parte del rettangolo c p , mà ella e minore
per il Lemma fuppofio\imperò che ilrett angolo c p, come aggrega-
to di tutti i rettangoli m affimi, à i rettangoli componenti la fi guru
inferii ta ha la medefima proporzione che f aggregato di tutti i
quadrati delle linee eguali alla maffima à i quadrati delle linee , che
fi eccedono egualmente , trattone il quadrato dellamaffima \e però
(come de i quadrati accade ) tutto /’ aggregato de i m affimi ( che e il
rettangolo c p ) e più che triplo dell' aggregato de gli ecce dentisi
trattone ilmafftmo , che compongono la figura inferiti a. Adunque
il triangolo miìio non e ne maggiore , nò minore della terza parte
del rettangolo CP,f dunque eguale.
Sagr. Bella, eingegnofa dtmoHrazione,e tanto più, quanto ella
ci dà la quadratura della Parabola , morir andola effiere fefquiterzu '
del triangolo in frittogli , prouando quello che Archimede con due
■ ' tra
<-■ del Galileo. 145
trà di loro diuerfifftmi : mi amendue ammir abili progredì di molte
Proporzioni dimostrò. Come anco fù dimostrata vlt imamente do
Luca V Alerio Altro <^Archimede,ficondo dell’ e tòno Brada qual di-
mostrazione è regiBrata nel libro , che egli fcrijfe del Centro dello
granita dei filidi.
Salu. Libro veramente da non effer pofioStoà qualfifia firitto
da i più famofi Geometri del prefente , e di tutti i fiecoli p a [fa ti : il
quale quandofù veduto dall’ Accademico noflro , lo fece deftB ere
dalprofeguire i fuoi trottati , che egli andana continuando di feri ne-
re fopr a ime de fimo figgetto ; gii che vedde il tutto tanto felice-
mente ritrovato , e dimostrato dal detto S. V alerio.
Sagr. Io ero informato di tutto questo accidente dalli iBeJfi
Accademico ; e t haueuo anco ricercato , che mi lafiiaffè vna volta
vedere le fue Dimo (trazioni fin allora ritrouate , quando ei s'incon-
tro nel libro del S. Valerio } mi non mi fucceffepoi il vederle.
Salu. Io ne h'o copia, e lemojlrerb à V.S.,che haueràgufto di ve-
dere la diuerfìta de i Metodi, con i quali camminano quejtiduc Au-
tori peri inueBigazione delle medefime Conclusioni , e loro Dimo-
f razioni ; dotte anco alcune delle Conclufioni hanno differente
efilic azione , benché in effetto egualmente vere.
Sagr. Mifirà molto caroti vederle , e V. S. quando ritorni ai
filiti congrejji, mi farà grazia diportarle fico. Màin tanto offendo
quefia della refiftenza del fi lido canato dal Prifma col taglio Para-
bolico, operazione non men bella , che vtile in molte opere Me cani-
che , buona cofa far ebbe, per gli Artefici Ihauer quale he regola facile,
e [fedita per potere fopr a 7 piano del Prifma fignare ejfa linea Pa-
rabolica.
Salu. c Iodi di di fi gnor tali linee ce ne fin molti, ma due fopr a
tutti gli altri fiediti fimi , glie ne diro io. Vno de i quali e vera-
mente marauigliofi , poiché con e/fi in manco tempo , che col Com-
paffi altri difigneràfittilmentefipra vna carta quattro , b fei Cer-
chi di differenti grandezze , io poffo difignare trenta , e quaranta
linee Para boliche non men giuste, fittili, t pulite delle circonfer erige
T diefft
Ì4& Diaioco Secondo
di efft Carchi. Io ho vna polla di Bronzo e fquifit amente rotonda
non più grande d' una noce , quella tirata J opra vno fpecchio di me -
tallo tenuto t non eretto all' Orizonte , ma alquanto inchinato , sì
che la palla nel moto vi pojfa camminar /òpra calcandolo leggier-
mente nel muouerfi,lafiia vna linea Parabolica fiottiliffmamente,e
pulitijfimamente defcritta , e più larga, e più ftrettaficondo che la
proiet^ione fi (ara più,o meno eleuata. Doue anco habbi amo chiara,
e /enfiata e[perienza,il moto de i Proietti farft per linee Paraboliche:
effetto non offeruato prima che dal noHro Amico , il quale ne arreca
anco la Dim olir azione nel fuo libro del moto , che vedremo infume
nel primo congreffo. La palla poi per defcriuere al modo dettole
Parabole ,bifignacon maneggiarla alquanto con la manofcaldarla ,
& alquanto inumidirla , che così lafiera più apparenti fopra lo Roc-
chio i fuoi ve Ili gii. L’altro modo perdifignar la linea , che cerchia-
mo fopra il Prifima , procede così: Ferminfi ad alto due chiodi in vn
parete equidifianti all' Orizonte , e tra di loro lontani il doppio del-
la larghezza deirettangolo, su 'l quale vogliamo notare la fi mi pa-
rabola , e da quelli due chiodi penda vna catenella fiottile , e tanto
lungà y che la fitta fiacca fi ftenda quanta e la lunghezza del Prifima :
quella catenella fi piega in figura Parabolica, fi che andando pun-
teggiando fopra V muro la firada, che vifkeffacatenella,haremo
deficit t a vn intera Parabola : la quale con vn Perpendicolo , che
penda dal mezo di quei due chiodi ,fi di ni d era in parti eguali, il
trasferir poi tal lìnea fopra le faccio oppofie del Prijma non ha diffi-
coltà nèjfunay fi che ogni mediocre Artefice lofiaprà fare. Potrebbe/»
anco coni' aiuto delle linee Geometriche fognate fiu'lCompaffo del
nollro Amico fenz altra fattura andar su /’ iìiejfa faccia del Prifi-
ma punteggiando la linea mede firn a.
Habbiamo fin qui dimostrate tante Conclufioni attenenti alla
contemplazione di quelle refifienze dei fiolidi all effere [pezzati
con l'hauer prima aperto lingreffioà tale fcienza col finppor come
nota la refifien^a per diritto, che fi potrà confiquentemente cammi-
nar attutiti tftrouandonc altre, &altreConclufiont,e loro Dimofira-
'■vì . 1 u zioni
del Galileo. 147
&io*i di quelle, che in natura fono infinite. Solo per ora per vi timo
termine de glt h odierni ragionamenti voglio oggiugnere lafieco-
Iasione delle refìttenze de i folidi vacui -, dei quali. l’arte, e più fi
natura fi ferue in mille operazioni ; dotte finza crefcer pefo fi crefie
grandemente la robuttezzaìcome fi vede nel T ofia degli vccclli, dr
in moltifiìme canne, che fon leggiere , e molto refifienti al piegarfi, e
romperfi. che fe vn fildi paglia , che fisi ien vna fiiga più grandi
tutto 7 gambo , f offe fatto della medefima quantità di materia , ma
fujfe maffccio , farebbe affai meno refluente al piegarfi, & al rom-
per fi. E con talragionehà ojferuato l'arte, e confermato t e fier ten-
ta , che vn batta vota , b vna canna di legno, 0 di metallo,} molto
più falda, che fe fujfe d’altrettanto pefo, e della medefima lunghe zza
majfccia,chein conjèquenta farebbe più fittile, e pero /’ arte ha tra*
uato di far vote dentro le lande, quando fi defideri hauerle gagliar-
de, e leggiere. ^Mostreremo per tanto , come
Le refifiente di due Cilindri eguali, & egualmente lunghi,
l’uno de i quali fia voto , e l'altro maffccio, hanno tra di
c i loro la mede/ima proporzione, che i lor Diametri. • ^
Sianola cannaio Cilindtfivoto a h,dril Cilindro 1 n maffccio
eguali in pefo,& egualmente lunghi. Dico, la refiJlenTg della canna
A E all' ejfer rotta alla
refittehza del Cilindro
fili do 1 n hauer la mede -
B filma proporzione , che ’l
Diametro ab al Dia -
metro ih. Il che e affai
manifesto , perche effcn -
N do la canna, e 7 Cilindro
v in eguali dr egualmen-
te lunghini Cerchio 1 l ,bafe del£ilindro,firà eguale alla ciambella
a b bafe della canna a Lochiamo ciambella la fuperficie che refia ,
tratto vn Cerchio minore dal fùo concentrico maggiore) e però le
loro refìttenze ajfolute faranno eguali. mà perche nel romper in tra-
T 1 *
j4$ Dialogo Secondo
uerfo ci fruiamo nel Cilindro i n dello lunghezza l n per Lena, e
per foStegno del punto l , e del femidiametro o Diametro l i per
contralletta j e nella canna la parte della Lena , cioè lo linea b e e
rottale alla ln: mòla contralleua oltre al foftegno nè il Diametro
o femidiametro a neretta manifesto la rejistenza della canna fu-
perar quella del CiUndro folido fecondo r ecceffo del Diametro ab
fopra'l Diametro i L. cheè quello che cercauamo. S' acquista dun-
que di robustezza nella canna vota /òpra la robustezza del Cilin-
dro foli do fecondo la proporzione de i Diametri: tutta volt a per oche
amend, tifano dell ' iSte/fa materia ,pefo y e lunghezza. Sara bene
checonfeguentemente andiamo inueftigando quello cheaccaggt*
negli altri caft indifferentemente tra tutte le canne , e Cilindri Jo-
lidi egualmente lunghi ; benché in quantità dtpefo difegualt , e piu,
e meno euacuati. E prima dimof reremo, come:
Data vna canna vota , fi poffa trouare vn Cilindro pieno
eguale ad e/fa.
Tacili/fma è tal operazione. Imperò che fa la linea ab Dia-
metro della canna, e c d Diametro del voto. Apphchif nel Cerchio
maggiore la linea a e egual al Dia-
metro c D , e congiungafi la eb. E
perche nel mezo Cerchio a e b l an-
golo e è retto , il Cerchio, il cui Diame-
tro è a b farà eguale alli due Cerchi de
i Diametri a e , e b ; ma ab e il Dia-
metro del voto della canna, adunque il
Cerchio , il cui Diametro fa e b , far a
egual alla Ciambella acb d : e però il
b vi Cilindro folido, il cerchio della cui bafe
b.lkh il DUmelrc E vfirk tffuk alUcmn . , tfciub <gu.lm'»U
lungo. Dimofirato quefoypotrem/i f editamente
Trouare qual proporzione habbiano le reffenze di una can-
na e di vn CiUndro , qualunque f ano, pur che egualmente
lunghi. V0* " - : si*
del Galileo» 149
SUU canna a b e & il Cilindro r s m egualmente lungo , bi-
figna trottare qual proporzione h abbiano tra di loro le lor refifien -
ze. Irouifi per la precedente il Cilindro iln eguale alla canna ,
& egualmente lungo , e delle linee il,rs (Diametri delle bafi de i
Cilindri in, r m ) fi a
A quarta proporzionale la
linea v . Dico la reftften •
za della canna a e À
quella del Cilindro r m,
ejfer come la linea a b
alla v. Impero che effon-
do la canna a e eguale ,
dr egualmente lunga al
Cilindro in Ja refifien -
za della canna alla refi -
fienza del Cilindro fia-
ta come la linea a b alla
il : ma la refifienza del
Cilindro l N alla refifienza del Cilindro R M ,fià come il Cubo 1 L
al Cubo r s , ciò } , come la linea \Lallav. Adunque ex aquali la
refifienza della canna a e alla refifienza del Cilindro r m , ha la
medefima proporzione , chela linea a b alla v. che e quello che fi
cercava .
Finifce la feconda Giornata.
>
>
DJ
r 3
Gl OR-
ijo Dialogo Terzo
GIORNATA TERZA.
D E
M O T V LOCALI
E fubie&o vetuftiflìmo noviflimam promovcmus
fcientiam. Motv nil forte antiquius in Natura;
&: circa eum volumina ncc pauca, ncc parva à Phi-
lofophis confcripta reperiuntur.Symptomatum ta-
mcn,qua: complura , & fcitu digna infunt in co adhuc inob-
fcrvata, nccdum indcmonflrata compcrio.Lcviora quardam
adnocantur : ut grafia cxempli , naturalcm motum gravium
defccndentium continue accclcrari. Verum juxta quam pro-
portionem ejus fiat accelerano, proditum hucufque non eft:
nullus enim , quodfeiam, demonftravit , fpatia à mobili de-
feendente ex quiete peratta in temporibus xqualibus eam
inter le rcrinerp racionem, quam habent numeri imparcs ab
unitacc confequences, Obfervatum eft,miflìlia,feuproje&ai
lincam qualitcrcunque curvam defignarc j veruncamen eam
elle Parabolam nemo prodi dit.Harc ita efi'e,& alfa non pau-
ca, ncc minus fcitu digna , à me demonftrabuntur : &: quod
pluris faciendumcenìeo,aditus,&: acccfius ad ampliflìmam,
prxftantillìmamquc fcientiam , cujus hi noftri labores crune
dementa , reeludet: in qua ingenia meo pcrfpicaciora abdi-
tiorcs receflus penetrabunt.
Tripartito dividimus liane tra&ationcm. In prima parte
confideramus ca quxfpc&ant ad Motum arquabilcm, leu u-
niformem. In fecunda de Motu naturalitcr accelerato fcri-
bimus. In tenia de Motu violento, feu de projc&is.
DE
del Galileo.
DE MOTV jEQVABILI.
C I r c a Motum a:quabilem,fcu uniformem unica opus
habemus dcfinitione, quam cjufmodi profero.
Definiti o.
/Equalem , Jèu uniformem motumintelligo eum , cujus par te s,
quibujcunque temporibus squali bus a mobili per atta ,fnnt interfe
aquales.
Admonitio.
Vifum eftadderc vetcri definitioni (qua: fimpliciter ap-
pellar motum arquabilcm dum temporibus arqualibus arqua-
Jia cranfiguntur fpatia) particulam, quibufeunque, hoc cft
omnibus temporibus xqualibus : fieri cnim poteft,ut tempo-
ribus aliquibus azqualibus mobile pertranfeat fpatia arqualia,
dum tamen fpatia rranfada in partibus eorundem tempo-
rum minoribus , licer arqualibus, xqualia non fint. Ex aliata
Definitione quatuor pendenc Axiomata : fcilicct.
A x i o m a I.
Spatium tranfattum tempore longiori in eodem Mota (equabili
majus effe [patio tranfatto tempore breviori.
AxiomaII.
T empus, quo majus Jpatium conficitur fin eodem motu aquabili
longius e fi tempore, quo confici tur Jpatium minus.
Axioma III.
Spatium 4 majori velocitate confettum tempore eodem majus
eft fiatio confetto a minori velocitate.
Axioma IV.
Velocitai , qua tempore eodem conficitur majus fpatium , major
efi velocitate , qua conficitur Jpatium minus.
Theorema I. Propositio I.
Si Mobile aquabili ter latum , eademque cum velocitate duo per -
tranfeat (pAtia , tempora lationum erunt interfe ut fpatia
per atta. . Per.
• iji Dialogo Terzo
Pcrtranfcat enim Mobile acquabilitcr latum eadem cuoi
velocitate duofpatia a b,b c,&fit tempus motus per a b,
dej tempus vero motus per b c cHoef. Dico, ut fpatium
a b ad fpatium b c , ita cfle tempus d e ad tempus e f. Pro-
trahanturutrinque fpatia, & tempora verfus GH&iK.&in
a g fumantur quoteunque fpatia ipfi a b acqualia , & toti-
* demtemporain d i tempori d e fimilitcr acqualia. Et rurfus
in c h fumantur fecundum quameunque multitudinem fpa-
tiaipfi c b acqualia, &totidem tempora in f k tempori e f
acqualia. Erunt jam fpatium b g & tempus e i , acque multi-
pliciafpatii b a & temporis e d , juxta quameunque multi-
plicationemacccpta, & fimilitcr fpatium h b & tempus k e,
fpatii c b temporifque f e acque multiplicia in qualibetmul-
tiplicationc. Et quia d e efl: tempus lationis per a B,erit to-
tum e i tempus totius b g , cum motus ponatur xquabilis,
I . . . . i — i i 1° I E I F ■■■■< t- * HS—
, 1 1 1 1 1 — J-M 1 1 2 ►«—
fintque in e i tot tempora ipfi d e xqualia , quot funt in b g
fpatia acqualia b a ,& fimilitcr concludetur k e efie tempus
lationis per h b. Cum autem motus ponatur aequabili$,fi ipa-
cium g b eflet acquale ipfi b h , tempus quoque i e tempori
e k forctacqualc:& fi g b majusfitquàm b H.etiam i E,quàm
E k majus erit : & fi minus , minus. Sunt itaque quatuor ma-
gnitudines : a b prima , b c fecunda , d e tertia , e f quarta,
&primac &: tertiac.nempe fpatii a b &temporis d E,fumpta
funt acque multiplicia juxta quameunque multiplicationem,
tempus ie& fpatium g b , ac demonftratum eft hxc vcl una
acquari, vcl una dcficere,vel una cxccdcrc tempus ek& fpa-
• tium b h , acque multiplicia, feilieet fecundac &: quartac. Ergo
prima ad fccundam,nempc fpatium a b ad fpatium b c,can~
dem habet rationem quam tertia &: quarta , nempe tempus
d e ad tempus e f. quod erat demonftrandum. Theo-
del Galileo. 155
Theor. II. Propos. II.
Si Mobile temporibus e quali bus duo pertranfeat JJ>atia , erunt ipfa
fpatia in ter fe ut velocitate s. Et fi fpatiafint ut ve loci t ates ,
tempora erunt aqualia.
Aflumpc* enim fuperiori figura fine duo fpatia ab,bc
tranfa&aacqualibus temporibus , fpatium quidem a b cum
velocitate de,& fpatium b c cum velocitate e f . Dico.fpa-
tium a b ad fpatium b c ,efic ut d e vclocitas ad velocitatati
e f i fumptis enim utrinque ut fupra , & fpatiorum , & veloci -
tarum acque multiplicibusfecundum quameumque multi-
plicationem feilieet gb&ie, ipforum ab&de, paritcr-
que hbke ipforum bc ef, conclndetur eodem modo ut
fupra , multiplicia c b , 1 e vcl una deficcre , vel acquari, vel
cxccdcrcxquc multiplicia bh,ek. igitur &manifeftumeft
propofitum.
Theor. III. Propos. HI.
Intqualibus velocitatila per idem fpatium latorum tempora ve -
loci tatibuse contrario refpondent.
Sinc velocitates inxqualcs a major, b minor, & fccun-
dumutramque fiatmotus per idem fpatium c d. Dico tem-
pus quo a vclocitas permeat fpatium c d ,ad tempus quo ve-
locitas b, idem fpatium permeat, efle ut velocitas b ad vclo-
citatem a. Fiat enim ut
A — — — < a ad b , ita .c d ad c e-
erit igitur ex prxceden.
q ■ — ti tempus, quo a veloci-
^ tas conficit c d , idem
£ ^ , cum tempore , quo b
conficit c e, Scd tem-
pus, quo vclocitas b conficit c e, ad tempus quo cadem con-
ficit c D,cft ut c e ad c Djergo tempus, quo vclocitas a con-
ficit c D,ad tempus, quo velocitas b idem c d conficit, eft ut
c e ad c d , hoc eft , ut velocitas b ad vclocitatcm a. quod
eratintentum. V Theor.
I
c
B
I »-
L*-
ij4 Dialogo Terzo
Theor. IV. Propos. IV.
Sidno Mobilia feranturmotu aquatili, in xq tuli fame» velocitata
fpatia , tempori bua inxqttaltbus ab ipjìs peratta,babebttnt ra-
ti onci» comportar» ex rattorte velocitatimi , <y* ex rattorte
tempontm. m.
Mota fine duo mobilia e f motu acquatoli, & ratio veloci-
tatis mobilis e ad velocitatali mobilis F,fit ut a ad Bitempo-
ris vero, quo movetur e , ad tempus, quo movetur f, ratio fìt
ut c ad d. Dico fpatiu pera&um ab e cu velocitate a in tem-
pore c , ad fpatium pcraftura ab i cum velocitate b in tem-
^ a. porc d , habere ratio-
~~ l nemcompofitamexra-
1 tione vclocitatis a ad
velocitatali b,& exra-
tionc temporis c ad
tempus d. Sit fpatium
ab e cum velocitate a in tempore c pera&um c , & ut vclo-
citas a ad velocitatem b , ita fìat g ad i : ut autem tempus c
ad tempus d, ita fìti ad l :conftat i effe fpatium quo moVc-
tur i in tempore codcm,in quo e motum ed per c, cum fpatia
c i fin t ut velocita tcs ab;& cum fìt ut tempus c ad tempus
d , ita i ad l : fìt autem i fpatium quod conficitur à mobili I
in tempore c jerit l fpatium, quod conficitur ab i in tempore
d cum velocitate b: ratio autem c ad l componiturex ra-
tionibus g ad i & i ad l : nempe ex rationibus vclocitatis a
ad velocitatem b & temporis c ad tempus d. ergo patctpro-
pofitum.
Theor. V. Propos. V.
Si duo Mobilia aquatili motu ferantur ,Jìnt tamen. velocitate! in -
aquales & inaqualia fpatia per atta, ratio temporum compor-
ta erit ex rationefpatiorum, & ex rat ione velocitatum con-
trarie fumptarum.
Siot duo Mobilia a B,fitquc velocitas ipfius a ad velocita-
teti!
2
c
E
C
DEL G A I I L E O. JJJ
tem ipfius b ut v ad t , fpatia autcm peratta fint ut s ad r.Dù
co rationem temporis,quo raotum cfl a ,ad tcmpus quo mo.
tura efl B,compoÌìtum effe ex ratione velocitatis t ad vcloci-
tarem v, & ex ratione fpatii s ad fpatium r. Sit ipfius motus
a tcmpus cj& ut velocitas t ad velocitatemi v,icafit tcmpus
c ad tcmpus e.
( ( c * Etcum c fictem-
pus in quo a cum
. velocitate v.con-
ficit fpatiu s , Hc-
quc ut velociras
T.raobilis B,ad vclocitatem v , ita tcmpus c ad tcmpus e»
erit tcmpus e illud, in quo mobile b conficeret idem fpa-
tium s . Fiat tertiò , ut fpatium s ad fpatium r , ita tcmpus e
adtempus g, confiate effetempus, quo Bconfìceretfpatium
r. Etquiaratio c ad c componitur exrationibus c ad e,& e
ad c;cftautem ratio c ad E.eadcm cum ratione vclocitatum
mobilium a b contrarie fumpearum , hoc cfl « cum ratione t
ad v ; ratio vero e ad g efl eadem cum ratione fpatiorum s r .
ergo pacct propofìtum.
Theor. VI. Propos. VI.
Si duo Mobilia agitabili motu ferantur,ratìo veloci fatar» ip forum
comporta erit ex ratione fpatiorum peraclortim , & ex ra-
tione temporam contrarie fump forum.
Sint duo Mobilia a b aequabili motu fata j fine autcm fpa-
tia ab illis pera&a in ratione v ad t , tempora vero fìnt ut s
ad r. Dico vclocitatem mobilis a ad velocitatem ipfius b
habere rationem compofitam ex ratione fpatii y ad fpatium
cemporis r ad tcmpus s
Sit vclocitas c ca cum qua mobile a conficitfpatium'v in
tempore s.&quam rationem habet fpatium v ad fpatium t,
hanc habeat vclocitas c ad aliam E:crit e vclocitas, cum qua
mobile b conficic fpatium t in tempore eodem s . quod fi fiat
Va ut
Dialogo Terzo
ut tcmpus r ad ccmpus s , ita vclocitas e ad aliam cj cric ve-
locitas c illa,fccundum quam mobile b conficic fpacium j in
R
tempore r. Habcmus itaque velocitatcm c,cum qua mobi-
le a conficic fpatium v in tempore s , & velocitatcm c cum
qua mobile b conficic Ipatium t in tempore r -, & cft ratio c
ad c composita ex rationibus c ad e ,& e ad c .ratio autem c
ad e polita eli cadem cum racione fpatii v ad fpacium Tira-
no vero e ad c , efteademeum ratione r ad s. crgopacee
propofitum.
Salu. Quello , che babbuino veduto è, quanto il noflro Autore
b aferitto del moto equabili. Pajferemo dunque à t più fittile ,e nuotiti
contemplazione intorno al moto naturalmente accelerato , quale è
quello, che generalmente eefercitato da i mobili graui defcendentii
& ecco il titolo ,e t introduzione *
DE MOTV NATVRALITER
A CCELERATO.
Q V x in motu equabili contingunc accidentia , in pre-
cedenti libro Confiderai funt: modo de motu accele-
rato percradandum. Et primo definidonem ci, quo utitur
natura, apprimc congrucntem inveftigare, acque explicare
convenir. Quamvisenim aliquam lationis fpcciem cxarbi.
trio confingere, &confequentes ejus paflìoncs contemplar!
non fic inconvenicns,(ita enim,qui Helicas>aut ConchoidcS
iincas ex motib 9 quibufdam exorras, liccc talibus non utatur
natura»
del Galileo. 157
naturai fibifinxerunt,earum fymptomataex fuppoficionc
demonltrarunc cura laude; caraen quandoquidem quadatn
accelcrationis fpccie gravium defeendentiura ucitur natura,
eorundem fpeculari paffiones decrcvimus , fi eam , quam aU
iacuri fumus de noftro raotu accelerato deflhitionem , cura
eflentia raotus naturalitcr accelerati congruere contigeric.
Quod tandem poli diuturnas mentis agitationes repperiffe
confidimus , ea potilfimum du&i ratione, quia fymptomatis
deinccpsànobis dcraonftratis apprimc rcfponderc , atquc
congruere vidcfttur ea,qux naturalia experimentafenfuire-
praefentant. Poliremo adinyeftigationcm motus naturali-
ter accelerati nos quafi marni duxit aniraadverfio confuctu-
dinis, atque inilituti ipfiufmct natura: in cetcris fuis operibus
omnibus j in quibus exerendis uti confuevitmediis primis,
fimpliciflìmis , facillimis : neminem cnim effe arbitror , qui
credat natatum , aut volatum fimpliciori,auc faciliori modo
cxerceri polle, quara eo ipfo, quo pilces,& aves inftiruffu na-
turali utuntux. Dum igitur lapidcm ex fublimi à quiete de-
fccndentcm nova dcinceps velocitati acquircre incremcn.
ta animadverto , cur talia additamenta fimplicilfima, atquc
omnibus magis obvia ratione fieri non crcdatn ? Quod fi at-
tente infpiciamus,nullumadditamcntum,nullum incrcraen-
tum magis fimplex invcnicmus.quamilludjquod fcropcr co-
dem modo fupcraddit. Quod facile intelligcmus maximacri
temporis , atque morus affinitatem infpicientes : ficut enim
motus aequabilitas , &uniformitas per temporum, fpatio-
rumque aequabilitates definitur atque concipitur , (latio-
nem enim tdncacquabilcm appellamus cum temporibus a b-
qualibus xqualia conficiuncur fpatia; ita per eafdem acquar
litatcs partium temporis, incrementa celeritatis fimpliciccr
fa&a percipcrepoflumus : mente concipientes motum illuni
uniformitcr,eodemque modo continue acceleratum effe,
jlum temporibus quibulcumque aequalibus «qualia ci fupcr-
Dialogò 'Terzo
addantur celcritatis additamenta. Adco ut fumptis quot-
cumquc temporis particulis jequalibus à primo infranti, in
quo mobile recedic à quiete, & defeenfum aggreditur,celc-
ritatis gradus in prima cum fccunda temporis particula ac-
quifitus duplusfit gradus, quemacquifivit mobile in prima
particula : gradus vero, quem obtinet in tribus particulis,tri-
plus,qucm in quatuor, quadruplus eiufdem gradus primi
temporis. Ita utfclarioris intelligenti^ caufa; li mobile la-
tionem fuam continuaret juxta gradum , feu momcntum ve-
locitati in prima temporis particula acquifitae, motumque
fuum deinccps xquabiliter cum tali gradu extenderet, latio
Ilare duplo eflet tardior ea,quam juxta gradum velocitati in
•duabus tempori particulis acquifitx obtineret; & fic à re&a
ratione abfonum ncquaquam erte videtur,fiaccipiamusin-
tentionem velocitati fieri juxta temporis extenfionem : ex
quo definitio Motus, de quo aduri fumus,talis accipi poteft.
Motum aequabiliter, feu uniformiter acceleratum dico il-
luni., qui à quiete recedcns , temporibus arqualibus atqualia
cclcritatis momenta fibi fuperaddit.
Sagr. lofi come fuor di ragione mi opporrei a quettafoad altri
definizione, che da qualfiuoglia Autore fuffe a(fegnata,effendo tutte
arbitrarie , così ben poffo fin za offe fa dubitare ,fi tal definizione
concepita, (fi ammefja in attratto fi adatti, conuenga, e fi verifichi
in quella forte di Moto accelerato , che i gratti naturalmente defen-
denti vanno efircttando: E perche pare, che i Autore ci prometta ,
che tale , quale egli ha defnito ,fia il moto naturale de igraui, vo-
lentieri mi fentirei rimuouer certi frupoli , che mi perturbano la
mente , acciò poi con maggior * attenzione potefft applicarmi alle
proporzioni, e lor dimott razioni, che fi attendono.
Salu. È bene, che V. S ., (fiilSig. Simplicio vadano proponen-
do le difficoltà, le quali mi vò immaginando , che fiano per effere
quelle fi effe , che a me ancora fouuennero , quando primieramente
veddf quetto trattato , e che, ò daW Autor medefmo ragionandone
J
del Galileo. ij9
fico , mi furon fipitefo tal vna ancora da me fi e (fi co 7 penfarni
rimojfi.
Sagr. ^Mentre io mi vò figurando vn mobile graue de fenden-
te partirfì dalla quiete , cioè dalla priuazione di ogni velocità , (fi
entrare nel moto ,(fiin quello andarfi velocitando fecondo la pro-
porzione, che crefie ’l tempo dal primo infante del moto, (fi h attere,
v. gr. in otto battute dipolfi acqui Flato otto gradi di velocità , del-
la quale nella quarta battutane haueua guadagnati quattro , nella
feconda due , nella prima vno , ejfindo il tempo fubdiuifibile in infi «
nito, ne feguita,che diminuendo fi fempre con tal ragione /* antece-
dente velocità , grado alcuno non fa di velocità cosi piccolo , o vo-
gliamo dir di tardità così grande » nel quale non fi fia trottato colli -
tuito l' ili ejfimo bile dopo la partita dall ' infinita tardità , cioè dalla
quiete. Talché fi quelgrado di velocità, eh’ egli hebbe alle quattro
battute di tempo, era tale,che mantenendola equabile harebbecor-
fo due miglia in vn ora , e co 'l grado di velocità , eh' hebbe nella fe-
conda battuta ,harebbe fatto vn miglio per ora, conuien dire, che
ne gl'inFlanti del tempo più , e più vicini al primo della fua moffa
dalla quiete , fi trouafie così tardo, che non harebbe ( figurando di
rnuouerfi con tal tardità) paffuto vn miglio in vn' ora , ne in vn
giorno , ne in vn anno, ne in mille : ne p affato anco vn fol palmo in
tempo maggiore : accidente ,al quale par e, che affai mal' ageuolmen-
te s'accomodi l immaginazione , mentre che il fienfo ci mostra vn
graue cadente venir J abito con gran' velocità.
Salii. Quella è vna delle difficoltà, che à me ancora fu 7 princi-
pio dette, che t>enfare,mà non molto dopo la rimoffr, (fi il rimuouer -
la fu effetto della medefima efperienza , che di pre finte a voi la fìt-
fiita. Voi dite parerai, che l’efperienza moltri,cheà penapartitofi
ilgraue dalla quiete entri in vna molto notabile velocità ; (fi io di-
co , che quella medefima efperienza ci chiarifie i primi impeti del
cadente , benché grauifftmo , effer lentiffimi, e tardiffimi. Pofate
vn graue fopr a vna materia cedente , Inficiandone lo fin che prema,
quant o egli può con la fua fimplice grattiti : è mani fello , che alzan-
dolo
i6o Dialogo Terzo
idolo vn braccio ,ò due, lafcian dolo poi cadere /òpra la mede/ima ma-
teria, farà con la per coffa nuouaprefftone , e maggiore , che la fatta
prima co' l filo pefi ; e l effetto far a cagionato dal mobile cadente
congiunto con la velocità guadagnata nella caduta , il quale effetto
farà più,e più grande fi con do che da maggior’ a Ite zza verrà la per -
coffa j cioè fecondo che la velocità del percuziente farà maggiore .
Quanta dunque fa velocità d' un graue cadente , lo potremo
noi fenza errore conietturare dalla qualità , e quantità della per-
coffa. Mà ditemi Signori , quel Mazzo » che lofi iato cadere /òpra vn
palo dall’ altezza di quattro braccia lo ficca in terra, v. gr. , quattro
dita, venendo dall’ altezza di duo braccia lo caccerà affai manco , e
meno dall ’ altezza di vno , e manco da vn palmo-, e finalmente fi-
lettandolo vn dito, che farà di più,chefi fenza pere offa vifuffe po/lo
f òpra ? certo pochi fìnto , & operazione del tutto impercettibile fa-
rebbe ,fe fi eleuaffe , quanto e groj/ò vn foglio . E perche /* effetto
della per coffa fi regola dalla velocità delmedefimo percuziente, chi
vorrà dubitare, che lentifftmo fia ’/ moto, e più che minima la velo-
cità, doue C operazione fua fia impercettibile ? Veggano bora quan-
ta fia la forza della verità , mentre /’ ilteffa cfperienza , che par eoa
nel primo a/petto inoltrare vnacofa , meglio confederata ci affi cura
del contrario. Mà fenza ridar fi à tale e (ferie n za ( che fin za dub-
bio e concludentiffìma ) mi par e, che non fia difficile co ’lfemplice di -
feorfi penetrare vna tal verità. Noi habbiamo vn fiffo graue fo/le-
nulo nell’aria in quiete ; fi libera dal fiHegnt , e fi pone in liberta-, e
come più graue dell aria, vien defeendendo al baffo, e non con moto
equabile , mà lento nelprincipio, e continuamente dopo accelerata
& effóndo che la velocità à augument abile, e menomarle in infi-
nito , qual ragione mi perfuaderà , che tal mobile partendofì da vna
tarditàinfinita (che tal àia quiete) entri immediatamente in die •
et gradi di velocità più , che in vna di quattro , ò in quella prima ,
che in vna di due, di vno, di vn mezo, di vn centefmo ? & in fiom-
ma in tutte le minori in infinito ? Sentite ingrazia. Io non credo,
che voi f ulte renitenti à concedermi, che t acquili o de i gradi di
velocità
3 DEL GALME O. l6l
•velatiti del fejfo cadente dallo fiato di quiete pofià far fi co 'l mede -
fimo ordine , che la diminuzione , e perdita de i me defimi gradi,
mentre da virtù impedente fuffe ricacciato in sù alla medefima al -
tezza:mà quando ciòfia, non veggo, che fipoffi dubitare, che nel
diminuir fi la velocità del [affo afiendente confumandola tutta pofià
peruenire allo fiato di quiete prima che pafiàr per tut ti i gradi di
tardità.
Simp. t SUà fi igradi ditarditi maggiore, e maggiorefino infi-
niti, già mai non fi confumeranno tutti ; onde talgraue afiendente
non fi condurrà mai alla quiete , mà infinitamente fi mouerà , ritar-
dando fi fempre : co fi che non fi vede accedere.
Salu. Accederebbe cotesi o,Stg- Simp. , quando il mobile andajfi
per qualche tempo trattenendofi in ciafihedun grado j mà egli vi
pafia filamento fin za dimorar ui oltre à vn infante ; e perche in
ogni tempo quanto , ancor che piccoli (fimo , fi nò infiniti infanti ,
però fin ballanti à rifondere à gl* infiniti gradi di velocità dimi-
nuita. Che poi talgraue afiendente non perfilia per ver un tempo
quanto , in alcun me defimo grado di velocità , fi fa manifetto costi
perche fi affi guato qualche tempo quanto nel primo infante di tal
tempo, & anco nell ultimo il mobile fi trouajfic batter il mede fimo
grado di velocità, potrebbe da quello fecondo grado ejfer parimente
fi fin te in sù per altrettanto fiazào, fi come dal primo fù portato al
fecondo, e per lillefià ragione palerebbe dal fecondo al terzo, e final»
mente continuerebbe tlfiuo moto vniforme in infinito, .* Vy
Sagr. Da quello dife orfeo mi par , che fi potrebbe cauare vna af-
fai congrua ragione della quillione agitata tra i Filo fi fi , qual fìa la
caufa dell accelerazione del CWoto naturale de i grani. Imperò che
mentre io confedero nel grane cacciato in sù andarfi continuamente
diminuendo quella virtù imprecagli dal proiciente,la quale, fin che
fù fiuperiore all altra contraria della granita , lo fife in fi in alto,
giunte chefiano quella, e quella all equilibrio, re fi a tl mobile di più
falire , e pajfa per lo fiato della quiete , nel quale l impeto impreffi
non e altramente annichilato , mà filo confumatofi quell ec ceffo,
X che
e
i 6 i Dialogo Terzo
che pur dianzi haueua fopra la granita del mobile, per lo qiule pre-
udendogli lo fpigneua in su. Continuandoji poi la diminuzione di
questo impeto Jìraniero , cr in confidenza cominciando il van •
faggio ad ejfer dalla parte della granita* comincia altrefi la fiefa.mà
Unta per il contrasto della virtù imprejfa , buona parte della quale
rimane ancora nel mobile: ma perche ella pur va continuamente
dimin ue n do fi , venendo fiempre con maggior proporzione fuperata
dalla grauità, quindi nafie la continua accelerazione del moto.
Simp. Ilpenfiero e arguto , ma più fittile, che fildo : impero che
quando pur jiaconcludente , non fi disfa fi non a quei moti naturali ,
ai quali fia preceduto vn moto violento , nel quale refi ancora vi -
uace parte della virtù efterna : ma doue non fia talrefiduo , ma fi
parta il mobiU da vna antiquata quiete , cejfa la forza di tutto il
difiorfi.
Sagr. Credo, che voi fiate in errore, e che quefta distinzione di
cafi che fate, fia fiperfluajo per dir meglio nulla. Pero ditemi , fi nel
proietto pub ejfer tal volta imprejfa dal proiciente molta , & tal'
ora poca virtù ; fi che pojfa ejfer e fi agitato in alto cento braccia , dr
anco venti Jò quattro, o vno ?
Simp. None dubbio, che sì.
Sagr. E non meno potrà cotal virtù imprejfa di così poco fi-
perar la refiflenza della grauità , che non l alzi più d‘ un dito j e fi-
nalmente pub la virtù dclproiciente ejfer filamente tanta , chepa-
reggi per /* appunto la rejtilenza della grauità ,fi che il mobile fia,
non cacciato in alto , ma filamente fiHenuto. Quando dunque voi
reggete in mano vna pietra,che altro gli fate voi, che l'imprimerli
tanta virtù impellente all’ in sù , quanta e la facoltà della fia gra-
aità traente in giù? E quella vofira virtù non continuate voi di
Confiruargliela imprejfa per tutto il tempo , che voilafiHenetein
mano ì Si diminuifie ella forfè per la lunga dimora,che voi la reg-
gete f E quello fioHent amento, che vieta la ficefa al fiJfo,c he impor-
ta, che fia fatto più dalla voftra mano , che da vna tauola, o da vna
eorda,dalla quale ei fia fifiefio ? Certo niente. Concludete per tanto ,
del Galileo. j£$
Sig. Simp. y che il precedere alla ceduta del fajfo vna quiete lunga ,
o breue , o momentanea , non fa differenza alcuna , fi che il [affo non
parta fempre affetto da tanta virtù contraria alla fua granita ,
quanta appunto baffauaà tenerlo in quiete.
Sa 1 u . Non mi par tempo opportuno ef entrare al pre/ènte nelt
inueffigazione della caufit dell ‘ accelerazione del Moto naturale,
intorno alla quale da varii Pilo fi fi varie fentcnzie finofiate pro-
dotte ; riducendola alcuni alt auuicinarnento al centro, altri al re-
fi ar fiiccejfiuamentc manco farti del mezo dafenderfi: altri a certa
efirufione del mezo ambiente , il quale nel ricongiugner fi a tergo
del mobile lo vi (premendole continuatamente [cacciando, le quali
fantafie con altre appreffo conuerrebbe andare e faminando , e con
poco guadagno rifluendo. Per ora balla al noffro Autore , che noi
intendiamo , che egli ci vuole inuefiigare , e dimoffrare alcune pafi
fioni di vn Moto accelerato {qualunque fifia la caufi della fua acce-
lerazione) talmente che i momenti della fua velocita vadano ac-
creficendofi dopo la fua partita dalla quiete con quella fimpliciffima
proporzione , con la quale crefie la continuazion del tempo , che e
quanto dire , che in tempi eguali fi facciano eguali addit amenti di
velocità. E fi rincontrerà , che gli accidenti , che poi faranno dimo-
firati fi verifichino nel moto de i grani naturalmente de fendenti,
fjr accelerati potremo reputare , che la finta definizione compren-
da coiai moto de i grani, e che vero fia che f accelerazione loro vadia
ere fendo fecondo , che crefie il tempo , e la dur azione del moto.
Sngr. Per quanto per ora mi fi rapprefinta alt intelletto, mi pa-
re che con chiarezza forfè maggiore fi f uff potuto definire fenza
variare il concetto : Moto vniformemente accelerato effer quello,
nel quale la velocità andaffe crefie ndo fecondo, che crefie lo fiazio,
che fi va p affando ; (icheperefimpio il grado di velocità acqui ffato
dal mobile nella fiefa di quattro braccia , fuffe doppio di quello
eh* egli hebbe,fieficheefalofpaz4o di due, e quello doppio del con-
fi gatto nello fpazio del primo braccio. Perche non mi par , che fia
da dubitare , che quelgraue , che viene dall' altezza di fisi braccia ,
X z non
i$4 Dialogo Terzo
non babbitt , e percuota con impeto doppio di quello che Isebbefcefi
che fu tre bracciale triplo di quello che hebbe alle duc>efcfcuplo dell
hauto nello fpazio di 'uno. . tv
Salu. Io mi confilo affai d‘ hauer hauto vn tanto compagno nell 1
errore ; e più vi diro , che il vottro difiorfi ha tanto del verifimile,
e del pr ob abile ,che Uno slro medefimo Autore non mi nego,quando
io glielo propofi , d‘ effer' egli ancora flato per qualche tempo nella
medefima fallacia. LMa quello , di che io poi fiommamente mi ma -
rauigliai \fù il veder e fioprir con quattro fimpliciffìme parole , non
pur falfi , ma impo fftbili due propofezioni , che hanno del verifimile
tanto, che h attendo le io propolle à molti ,non ho treuato, chi libera •
mente non mel' ammett effe.
Sim p. Veramente io farei del numero de i conceditori , e che il
graue de fendente vircsacquirat cundo , ere fendo la velocita a
ragion dello fpazio % e che 'l momento dell’ ifleffo percuotente fìa dop-
pio venendo da doppia altera ,mi paiono proporzioni da concederfi
fenzarcpugnanza.o controuerfia.
Salu. E pur fin tanto falfi , e impoffìbili , quanto che il moto fi
faccia in vn ’ instante. Et eccouene chiariffìma dimostrazione.
Quando le velocità hanno la medefima proporzione , che gli fpazii
p affati , o da paffarfi , tali fpazii vengon pajfati in tempi eguali ; fi
dunque le velociti con le quali il cadente passo lo fpazio di quattro
braccia, furon doppie delle velocità , con le quali passo le due prime
braccia ( fi come lo fpazio e doppio dello fpazio ) a dunque i t empi di
tali paffaggi fino eguali ; ma poffare il medefimo mobile le quattro
braccia , e le due nell ili e ffo tempo non pu'o hauer luogo fuor che nel
moto inttantaneo. lMÙ noi veggiamo , che il graue cadente fa fito
moto in tempo , & in minore paffà le due braccia , che le quattro.
Adunque ò falfi , chela velocitàfua crefia come lo fpazio. L’ altra
propofizione fi dimostra falfi, con la medefima chiarezza. Impero
che ejfendo quello che perquote il medefimo ; non può determinarli
la differenza , e momento delle pere offe , fi non dalla differenza
della velocità. Quando dunque il percuotente venendo da doppia
altezza
D B L G A L I L E O. < ' l6 $
altezzafaceffe pere offa di doppio momento,bifognerebbe , che per -
r 0 teff con doppio velocità; mi la doppia velocità paffa il doppio fi a -
zio netti He fio tempo: e noi vegliamo il tempo della fi e fa dalla
maggior’ altezza ejferpiù lungo.
Sagr . Troppa euidenza, troppa ageuolezza e quetta, con la qua-
le manifestate concia foni afe otte; q netta fomma facilità le rende di
minor pregio , che non erano , mentre fi àuano (otto contrario Sem-
biante. Poco penfo io , che prezzerebbe l'uniuerfale notizie acqui-
fate con fi poca fatica in comparazione di quelle , intorno alle quali
fi f an no lunghe, dr ineducabili alterazioni.
Sa lu. A quelli i quaU con gran breuità e chiarezza mottrano le
fallacie di propofizioni fiate comunemente tenute per vere dall ’
vniuerfile, danno affai comportabile farebbe ilriportarnefilamente
difprezzo in luogo di aggradimento : ma bene ffiaceuole , e muletto
riefee cert‘ altro affetto, chefuoltal voltadeftarfiin alcuni, che pre-
tendendo ne i medefimi fi udii almeno la parità con chiunque fi fa,
fi veggono haner trapalate per vere conclufioni , che poi da v»’ al-
tro con breue, e facile difi or fi vengono /coperte, e dichiarate falfè.
Jo non chiamerò tale affetto inuidia,folita à conuertirfipoi in odio,
dr ira contro agli feopritori di tali fallacie, ma lo diro vno fintolo, e
vna brama di voler più pretto mantener gl’ errori inueterati , che
permetter che fi riceuano le verità nuouamente ficoperte : la qual
brama tal volta gl induce àfcriuere in contradizione à quelle ve-
rità pur troppo internamente conofciute anco da loro medefimi , filo
per tener baffi nel concetto del numero fi , e poco in felli gente vulgo
C altrui reputazione. Di filmili conclufioni falfi riceuute per vere ,
e di ageuoliffima confutazione , non piccol numero ne ho io fintile
dalnoftro Academico , di parte delle quali ho anco tenuto regittro.
Sagr. E V. S. non dourà priuar cene, màà fio tempo farcene par-
te , quando ben anco bifi gnaffe in grazia loro fare vna particolar
fejftone. Per bora continuando il nottro filo parmi,chefinquì hab-
biamo fermata la definizione del Moto vntformemente accelera-
lo, del quale fi tratta ne i dìfi orfiche figuono', &e\
x \ % y Mocum
■ wj 1 , . • f *•* y ' 5 r 44
1 66 Dialogo Terzo
Motum equabili ter, fcu uniformitcr accelera tum dici-
mus eum , qui à quiete rccedens temporibus acqua- •
libus sequalia celeriratis momcnta fibi fuperaddir.
Sai u. Fermata cotil definizione vn filo principio domando , e
fippone per vero /' Autore, cioè ;
Accipio,gradus vclocitatis ejufdem mobilis fupcr di-
verfas planorum inclinationes acquifitos rune effe
acquales , cum eorumdem planorum elcvationcs
acquales fint.
.Chiama la eleuazione di vn piano inclinato la perpendicolare ,
che dal termine fiblimedi ejfio piano cafia fipra la linea orizont ale
prodotta per t infimo termine di ejfi piano inclinato > come per in -
telligenza : ejfindo la linea a b parallela all' orizont e, fipra 7 qua-
le Jìano inclinati li due piani c a,c d ; la perpendicolare c b ca-
dente J opra C orizont ale b a , chiama t" Autore la eleuazione de i
1 Piani c a , c d , e fippone ,
che i gradi di velocità del
medefimo mobili fiendente
per li piani inclinati c a ,
c d , acquistati ne i termini
A d fiano eguali , per efier la
loro eleuazione ? ifiej] a c b.
E tanto anco fi deue intende-
re il gradir di velocità , che il medefimo cadente dal punto c hareb-
be nel termine b.
Sagr. Veramente mi parche tal fiuppotto h abbia tanto del pro-
babile , che meriti di efifierfienza controuerfia conceduto : intenden-
do fiempre , che fi rimuouano tutti gp impedimenti acci dentarli , &
esterni ; e che i piani fiuno ben fialidi, e terfi, & il mobile di figura
perfiettijfimamente rotonda fi che ejr il piano il mobile non hab-
bianofiabrofità. Rimojfi tutti i contratti , {^impedimenti, il lume
naturale mi detta fienzadijficoltà, chevna Palla grane , e perfetta-
mente rotundaficendendo per le linee c A,c d,c b,gi ugnerebbe ne
i termine ad b, con impeti eguali . Salu .
B
te fendere defriuendo f arco c b d ,edi tanto trapaffàre il termi -
ne b , che fc orrendo per l'arco b d for monterà fino quafi alla fognata
parallela c d . rollando di peruenirui per piccolififtmo interna Ilo-,
toltogli il preci/amente arri varai dall' impedimento dell’ aria , e del
filo. Dal che pofftamo veracemente concludere iche l'impeto acqui »
fiato nel punto b dalla palla nello fendere per f arco c b ,fu tanto ,
che bafi'o a rifofpingerfi per vn filmile arco b d alla medefima al-
te zzar, fatta t e piu volte reiterata cotale efperienza , voglio che fic-
chiamo nella parete rafente al perpendicolo a b vn chiodo , come
in i.
del Galileo* iSj
Salu. Voi molto probabilmente dificorrete : ma oltre al verifi -
mile voglio con vna efij/er lenza accrefcer tanto la probabilità , che
poco gli manchi all' agguagliar fi ad vna ben necefifaria dimottra-
zione. Figuratevi quello foglio efifere vna parete eretta all' ori-
zonte , e da vn chiodo fitto in efifa pendere vna palla di piombo di un
onci a, o due fofpefa dal fottìi filo A b lungo duc,o tre braccia perpen-
dicolare all' orizontei enellaparetefegnate vna linea orizontale
D c feganteàfquadra il perpendicolo a b , il quale fio lontano dal-
la parete due dita in circa : trasferendo poi il filo A b con la palla
in a c ) lafciate efifa palla in libertà , la quale primieramente vedr e-
16 8 Diaioco Terzo
in e ,ò vero in T,che (porga in fuori cinque, òfei dita\e qttefio acciò
che il fio a c tornando come prima òri por far la falla c per l’arco
c b , giunta che ella fa in b intoppando il fio nel chiodo e ,fa co-
fretta à camminare per la circonferenza b g deferiti a intorno al
centro e , dal che vedremo quello che potrà far quel me defimo im-
peto, che dianzi concepito nel me de fimo termine b fijpinjè /’ ifiejfo
mobile per l’arco b d all' altera della orientale c D.Hora Signori
voi vedrete con gufi o condurfi la palla all' orizontale nel punto c ,
e Ì ifiejfo accadere, fi l'intoppo fi me tt effe più bajfo, come in f , dotte
la palla defiriuerebbe Parco b i, terminando fempre la fitta fili tn
precifamente nella linea co, e quando l intoppo del chiodo fujfi
tanto bajfo, che l’auanzo del filo fitto di lui non arriuajfe all' altez-
za die d, ( il che accader ebbe , quando fujfe più vicino al punto* ,
che al fegamento dell ’ ab con P orizontale cd,J all' ora il filo ca-
nale bere bbe il chiodo , e fi gli auuolgerebbe intorno. Slue fi a c (pe-
rle n za non lafiia luogo di dubitare della verità del fuppofio : impe-
rò che ejfendo li due archi cb,dB eguali , e firn ilm ente pojli , l'ac-
qui fio di momento fatto per la fiejà nell’ arco c b fe ti medefimo
che il fatto per la fi e fa nell' arco d b , màil momento acquifiato in
b per l’arco c b , e potente à rifiofpingere in sù il medefimo mobile
per l' arco b d; adunque anco il momento acquifiato ne Ila (cefi d b,
e eguale à quello , chefifpigne l'iftejfo mobile per il medefimo arco
da* in d , fi che vniuerfalmente ogni momento acquifiato per la
fccfa d'un arco e eguale à quello , che può far rifilire l ifiejfo mobile
per il medefimo arco : ma i momenti tutti che fanno rifilire per tut-
ti gli archi bd,bc,bi fino eguali , poiché fon fatti dall' ifiejfo
medefimo momento acquifiato per lafiefa c b ,come mostra l’efpe-
rienza. Adunque tutti i momenti , che fiacquifianoper lefiefi ne
gli archi db,cb,i * fono eguali.
Sagr. Il dtfeorfo mi par concludentijfimo , e tefperìenza tanto
accomodata per verificare il po fiutato, effe molto ben fa degno defi
fir conceduto , come fi fujfe dimo firato.
Salu. Io non voglio , Sig. Sagr. t che noi ci pigliamo più del *
do u ere;
del Galileo. i 6 y
dovere : e ma/Jimamente che di quello a/funto ci h Abbiamo àfirui-
re principalmente ne i moti fat tifiopra fitperficie rette , e non /òpra
curve .nelle quali P accelerazione procede con gradi molto differenti
da quelli .con i quali noi pigliamo, eh’ ella proceda ne piani retti. Di
modo che, /è ben l'efperienza addotta ci moftra,chc lafcefa per t’ar-
co c B conferifce a Imo bile momento tale, che pub ricondurlo alla
me definì a altezza per qualfiuoglia arco bc,bg,b i, noi non pofi
fi amo con firn ile euidenza moHrare,che l’ilte/fo accadeffe, quando
vna perfettijfima palla doueffe fendere per piani retti inclinati fe-
condo le inclinazioni delle corde di questi medefimi archi: anzi b
credibile che formando/! angoli da ejfì piani retti nel termine b, la
pallafiefaperl'inclinato/ècondola corda c b , trouando intoppo ne
i piani afeendenti fecondo le corde bd,bg,bi, ne IP urtare in ejji
perderebbe delfiuo impeto , nepotrebbe falendo condurfi all' altez-
za della linea c d. Ma leuato l'intoppo, che progiudica all' e/perien-
za,mipar bene.che l'intellet foresti capace, che l'impeto (che inef-
fetto piglia vigore dalla quantità della fcefa) farebbe potente a ri-
condurre il mobile alla medefima altezza. Prendiamo dunque per
bora quclto , come Postulato , la verità a/foluta del quale ci verrà
poi j labilità dal vedere altre conclufioni fabbricate /òpra tale Tpo-
tefi rifpondere , e puntualmente confrontar fi con P esperienza. Sup-
posto dalP Autore quello filo principio paffa alle propofizioni di-
moìiratiuamente concludendole , delle quali la prima e quella.
• Theor. I. Propos. I.
Tempua,inquo aliquodfpatium à Mobtli confici tur lat ione ex quie.
te untformiter accelerata, est aquale tempori in quo idem
fpatium conficeretur ab eodem mobili motu aquabili delato ,
cujus velocitati! gradua fubduplua fit ad fiummum & ulti -
mum gradum velocitai is prioria mottta untformiter ac-
celerati.
Repr^fentcturpcrcxtcnfioncm a b tcrapus,in quo ammo-
bili latione uniformitcr accelerata ex quiete in c conficiatur
fpatium c d ;graduum autem velocitati adau&xininftan-
Y tibus
lyo ' Dialogo Terzo
tibus ccmporis a d maximus &ulrimus reprxfenrecurper e
B,utcunque fuper a b confticura : juncbequc a e linea:, om-
nes exfingulispun&is linea: a b ip(ì
b e xquidiftancer a&x crefccnces
velocicacis gradus poft inftans a re-
prxfencabunt. Divifa deinde b e
bifariam in f , duftifque paralleli* f
g, a c,ipfis BAjBF } Parallclogram-
mum a g f b cric conftitutum crian-
gulo a e b xquale , dividens fuo la-
cere g f , bifariam a e in i : quod-
fì parallela crianguli aeb ufque ad
igf extcndancur, habebimus ag-
gregatum parallelarum omnium in
quadrilacero concencarum xqua-
lemaggregacui comprehenfarum in
criangulo aeb. qux enim fune in
criangulo ief, paria fune cum con-
cencis in criangulo già ; ex vero
qux habeneur in crapezio aifb,
communes fune. Cumquc fingulis & omnibus inftancibus
cemporis ab refpondcanc lìngula & omnia pun&a linex a
b, exquibus a&a: parallclx in criangulo aeb comprehenfx
crefccnces gradus velocicacis adau&x rcprxfcncanc ; paralle-
le vero incraparallclogrammum concencx cocidem gradus
velocicacis non adau&x, fed xquabilis, iridem reprxfencenc:
appaeec cocidem velocicacis momenca abfumpra effe in mo-
cu acceleraco juxca crefccnces parallclas crianguli a e B,ac
in mocu equabili juxca parallclas parallelogrammi c b: quod
enim momentorum deficit in prima motus acceleraci me-
diecare, fdeficiuncenim momenca per parallelas crianguli
agi rcprxfencara,) reficicur à momenris per parallelas
trianguii iE Fxeprxfentacis. Pacetigicur,xqualiafururaeflc
Y fpatia
del Galileo. 171
{paria tempore codem àduobus mobilibus pera&a, quorum
unum motu ex quiete uniformitcr accelerato moveatur, al-
tcrum vero moni equabili juxta momcntum fubduplum
momenti maximi velocitati accelerati motus. quod erat
intcntum.
Theor. II. Propos. II.
Si aliquod Mobile motu uniformi ter decelerato defeendat ex qui e-
te\Jpatia,c]uibufcunque temporibus ab ipfo per aci a funt in ter
fe in duplicata rottone eorundem temporum : nempe ut eo~
rundem temporum (quadrata.
A h Incelligaturfluxustcmporis ex aliquo primo
L infranti a reprxfentari per extenfionem a b; in
qua fumantur duo quxlibet tempora, ad,ae ;
Hcque h 1 linea in qua mobile ex pundo H,tan-
A quam primo motus principio , defeendat uni-
• formiter accelcratum j ficquc fpatium h l per-
aólum primo tempore adjHM vero fit fpatium
per quod defeenderit in tempore a e. Dico,
fpatium m h ad fpatium h l , effe in duplicata
ratione ejus quam habet tempus e a ad tempus
* ad. Seu dicamus, {paria m h,h L.eandcm ha-
berc rationem quam habene quadrata ea,ad,
Ponatur linea a c , quemeunque angulum cum
ipfa a b contincns : ex pun&is vero d e duólx
fine parallela: do.ep jquarum d o rcprxfen-
tabic maximum gradum velocicatis acquieta:
in infranti d temporis ad;pe vero maximum
} gradum velocicatis acquietar in incanti e tem-
poris a e. Quia vero fupra demonftratum efr,
quod attinct ad fpatia pcrada , xqualia effe in-
ter fe illa , quorum alterum conficitur à mobili
ex quiete motu uniformitcr accelerato ; alce-
rum vero , quod tempore eodem conficitur, à mobili motu
Y 1 xquabili
i yi Dialogo Terzo
equabili delato, cujus velocitas fubdupla fic maxima? in ino.
tu accelerato acquifitx; conftat, fpatia m h, l h, effe eadem,
qux motibus aequalibus , quorum vclocitatcs effcnt ut dimi-
die p e,o D.conficerenturin temporibus ea,da. Si igitur
oftenfum fucrit,hxc fpatia mh,lh, effe in duplicata rationc
temporum ea,oa; intentum probatum erit. Verum in
quarta Propolìtione primi libri demonftratum eft:Mobi-
lium equabili motu latorum fpatia perada haberc interfe
rationem compofitam ex rationc velocitatum, & ex rationc
temporum : hic autem ratio velocitatum cft eadem cum ra-
tionc temporum, ('quamenim rationem habet dimidia p e
addimidiam o d, feu tota p e adtotam o D,hanc habet a e
ad a d,) ergo ratio fpatiorum peradorum dupla cft rationis
temporum. quod crat demonftrandum.
Patctcciamhinc, candem fpatiorum rationem effe du-
plam rationis maximorum graduum velocitatisi ncmpcli-
nearum p e,od, cum fit p e ad o d ut e a ad da.
CoROLLARIVM I.
Hinc manifcftum eft,quod,fi fuerint quoteunque tempo-
ra xqualia confequenter fumpta à primo inftanti feu prin-
cipio lationis , utputa ad,de,ef,fg, quibus confician-
tur fpatia h l, l m,m n, n i, ipfafpatia crune inter fe ut nu-
meri impares ab unitate j feilieet ut 1,3, 5,7. Hxc cnim
cft ratio exccffuum quadratorum linearum fefe sequaliter
exccdcntium , & quarum cxceffus cft xqualis minime ipfa-
rum : feu dicamus quadratorum fefe ab unitate confequen-
tium. Dum igitur gradus velocitatis augentur juxtaferiem
fimplicem numcrorum in temporibus xqualibus, fpatia per-
ada iifdem temporibus incrementa fufeipiunt juxta fcriem
numcrorum imparium ab unitate.
Sagr. S offendete in grazia aliquanto la lettura , mentre io vo
vhiribizando intorno a certo concetto pur bora cafcatomi in
mente\
del Galileo. 173
mente ; per la y fregatura del quale per mia , e per vottra piu chiara
intelligenza fio vn poco di difegno : douemi figuro per la linea a i,
U continuazione del tempo dopo il primo infilante in a , applicando
poi in a fecondo qualfìuoglia angolo la retta a f , e congiugnendo i
termini if , di nifi il tempo a i inmezoin c, tiro la c b parallela
alla 1 f. Conftderando poi U cb,
come grado mafifimo della velo -
cita che cominciando dalla quie-
te nel primo infante del tempo
a fi andò augumcntando fiecon-
c do il crefimento delle parallele
alla b c } prodotte nel triangolo
abc, (che è il medefmo che
crefcere fecondo che crefce il
tempo , ) ammetto fenza contro-
uerfia , per i di fi or fi fatti fin qui,
che lojpazio pafifiàto dal Mobile
cadente con la velocità accre-
feiuta nel detto modo farebbe
eguale allo fpazio, che pafifirebbe
il medefmo Mobile, quando fi
fuffe nel medefmo tempo a
p R 0 c , moffb di moto vniforme , il
cui grado di veloci taf affé eguale all* e c metà del b c. raffi hors
più oltre , e figurato mi il mobile fi e fi con moto accelerato trouarfi
nell’ infilante c fi auere il grado di velocità bc\'c manifesto yche fife
egli continuafifiè dimuouerfi con /’ Ut efifi grado di velocità b c fen-
za più accelerarfi f pafiferebbe nel figuente tempo c 1 y fpazio doppio
di quello chef passo nell' egual tempo a c , col grado di velocità
vmforme e c metà del grado b c. tJMa perche il mobile fcende
con velocità accresciuta fempre vniformemente in tutti tempi
eguali ; aggi ugnerà al grado c b nel figuente tempo c 1 , quei mo-
menti medefimi di velocità crefcente fecondo le parallele del trian-
Y 3 goto
174 Dialogo Terzo
qolo b f c eguale di triangolo abc. Si che aggiunto al grado di
•velocita ci la meta del grado f g , majfitmo degl 1 acquietati nel
moto accelerato , e regolati dalle parallele del triangolo bfg, ha -
remo il grado di velocità i N >col quale di moto vnif orme fi farebbe
moffo nel tempo c i\ il qual grado i n ejfendo triplo del grado e c
con uinc e lo fpazio pajfato nel fecondo tempo c i , dottore ejjèr triplo
dal pajfato nel primo tempo c a. E fe noi intenderemo ejfer ag-
giunta all' a i, vn altra e guai parte di tempo i o , (fi ac ere fiuto
il triangolo fino in a p o ; e m ani f cito , che quando fi continuale il
moto per tutto 7 tempo i o col grado di velocità i f , acquifiato nel
moto acceleratoneltempo a i , ejfendo tal grado i f quadruplo dell"
e c lo fpazio pajfato nel tempo i o ; farebbe quadruplo del pajfato
nell' e guai primo tempo A c:mà continuando l' accrefiimento dell ’
vniformc accelerazione nel triangolo f p q^Jìmile à quello del
triangolo abc, che ridotto à moto equabile aggiugne il grado
eguale all' E c , aggiunto il qjr. eguale alt" e c faremo tutta la
velocità equabile efercitat a nel tempo I o quintupla dell' equabile
del primo tempo a c , e pero lo Jpazio pajfato quintuplo del pajfato
nel primo tempo a c . Vedefi dunque anco in quello femplice cal-
colo gli fpazii p affati in tempi eguali dal mobile , che partendofi dal-
la quiete va acquili andò velocità , conforme all' accrefiimento del
tempo , ejjèr tra di loro come i numeri impari ab vnitate 1,3, 5.*
e congiuntamente prefi gli fpazii p affati di pajfato nel doppio tempo
ejfer quadruplo del paffato nel fudduplo » il pajfato nel tempo triplo
ejfer nonuplo : (fi in fomma gli fpazii pajfati ejfer e in duplicata pro-
porzione de i tempii cioè come i quadrati di ejfi tempi.
Simp. Io veramente ho prefio più guHo in quello femplice , e
chiaro dtficorfio del S. Sagr., che nella per me più ofeura dimolt ra-
zione dell’ Autore: fi che io relloajfai ben capace che il negozio de-
ua fiucceder cosinoli a e riceuuta la definizione delmoto vnif orme -
mente accelerato. Ma ,fe tale fi a poi /' accelerazione della quale fi
ferite la Natura nel moto de i fuoi Gratti de fendenti , io per ancora
ne reHo dubbiofio , e pero per intelligenza mia ,e di altri ftmili à me.
D E L G A L I L E O. 175
firmi che farebbe fato opportuno in quefto luogo arrecar qualche
efferienza di quelle, chef e detto ejferuene molte , che in diuerfi cafi
s'accordano con le conclufioni di mo firate.
Salu. Voi da vero fcienziato fate vna ben ragion cuoi doman-
da , e così fi costuma e conuiene nelle fetenze, le quali alle conclufioni
naturali applicano le dimof trazioni matematiche^come fi vede ne i
Per [pettini , negli Agronomi, ne i Mec anici, ne i M tifici , ò" altri, li
quali confenfate efperienze confermano i principii loro , che fono
i fondamenti di tuttala feguent e (bruttura : e però non voglio che
ci paia fuperfiuo fe con troppa lunghezza haremo difiorfofòpra que -
fio primo, e majjìmo fondamento fopra ’ l quale s appogial’ immenft
machina d'infinite conclufioni , delle quali folamente vna piccola
parte ne habbiamo in quello libro pofte dall' Autore , il quale bara
fatto affi ad aprir l’ingreffo , e la porta fiata fin or ferrata agl'in-
gegni fpecolatiui. Circa dunque all' efperienze non ha tralafciato
P Autor di farne, e per a (fteurarfi che l accelerazione de i graui na-
turalmente defeendenttfegua nella propor zionefiopr adetta : molte
volte mi fon ritrouato io à farne la prona nel feguente modo, in fua
compagnia.
In vn Regolo , ò voglian dir Corrente di legno lungo circa 1 2.
braccia , e largo per vn verfo mezo braccio, e per l'altro ? dita, fi era
in quella minor larghezza ine aitato vn canaletto poco piu largo
d'un dito. Tiratolo drittijfimo , e per hauerlo ben pulito , e lifeio ,
inco IL toni dentro vna carta pecora zannata, e lustrata alpojftbile ,
fi faceua in ejfo fendere vna palla di bronzo duri fimo ben roton-
data ,e pulita. Cofiituito che fi era il detto regolo pendente, dettando
Copra il piano orizontale vna delle fite eflremita vn braccio , ò due,
ad arbitrio , fi lafciaua ( come dico) fendere per il detto Canale la
Palla , notando, nel modo che appreffo dirò, il tempo che confitmaua
nello fcorrerlo tutto ; replicando il medefimo atto molte volte , per
affteurarfi bene della quantità del tempo : nel quale non fi trouaua
mai differenza , ne anco della decima parte d'una battuta di polfo.
Patta , e fiabilita precifamente tale operazione, facemmo fender la
medefima
jj6 Dialogo Terzo
me definì a palla foUmente per la quarta parte della lunghezza di
fjjo Canale: e mifurato il tempo della fita fcefa , fi trottai: a fempre
puntualijfimamente ejfer la meta dell altro . E facendo poi l" Ve-
rtenze di altre parti , efaminando bora il tempo di tutta la lun-
ghezza col tempo della metà , o con quello delli duo terzi, òdei\>
o in conclufione con qualunque altra diuifione, per ejperienze ben
cento volte replicate fempre s incontraua gli Jpazii pajfati ejfer tra
di loro come i quadrati de i tempi. E queflo in tutte le inclinazio-
ni del piano , cioè del Canale , nel quale fi faceua fender la palla.
Dotte ojferuammo ancora i tempi delle fcefe per diuerfe inclinazio-
ni mantener ' efquifit amente tra di loro quella proporzione, che più
abajfo troueremo ejfer gli ajfegnata , e dimoftrata dalC Autore.
Quanto poi alla mi fura del tempo : fi teneua vna gran Secchia pie-
na d' acquaattaccata in altofit quale per vn fottìi cannellino falda-
to gli nel fondo , ver fatta vn fottil filo d’acqua , che s' andana riceuen •
do con vn piccol bicchiero per tutto 'l tempo , che la palla feendeua
nel Canale, e nellefite parti : le particelle poi del f acqua, in talguifx
raccolte , $' andauatto di volta in volta con efattijfìma bilancia pe-
fandoi dandoci le differenze, e proporzioni de i pejì loro le differen-
ze, e proporzioni dei tempi: equedio con tal giudi ezza , che , come
ho detto, tali operazioni molte, e molte volte replicai e, già mai non
differiuano d' un notabilmomento.
Si mp. Gran fodisf azione hard riceuuta nel trouarmi prefent e
à tali efjerienze : ma fèndo certo della voflra diligenza nel farle , e
fedeltà nel referirle , mi quieto, e le ammetto per fìcurijftmi , e vere.
Salu. Potremo dunque rifigliar la no dir a lettura ,efeguitare
aitanti.
COROLLARIVM II.
Colligiturfecundo , quod fi à principio lationisfumantur
duo fpatia quaelibct , quibufliber temporibus perafta , tem-
pora ipforum crunt inter fc, ut altcrum corum ad fpatium
medium proportionalc intcr ipfa. Sumptis enira à principio
lationis
del Galileo. 177
S lationis s duobus fpatiis, st,S vjquorum medium lìc
proportionalc s x jtempus cafus per s t, ad teropus
cafuspcr s v,crir, uc s Tad s x; (eu dicamus, tcmpus
per s v ad tcmpus per s t effe, ut v s ad s x. Cum enim
T demonftratum ùc,fpatia pcra&a effe in duplicata ratio-
ne temporum , fcu (quod idem c(h) effe ut tcmporum
x quadrata 5 ratio autcm fpacii v s ad fpatium s t iìc du-
pla rationis v s ad sx, feufic eadcm , quam habcnc
quadrata v s,s X;parct,rationcm temporum lationum
v per s v, s t , effe uc fpatiorum/eu linearum vs, sx. >
S C H O L I V M.
Idaurem, quod demonftratum cft in lacionibus pera&i*
in perpcndiculis , intelligatur ctiam iddem concingerc in
planis uccunquc inclinatis: in iifdcm enim affiimptum cft ac-
cclcracionis gradus cadem racione augerijnempc fecundum
temporis incremencum , fcu dicas , fecundum lìmpiicem, ac
primam numerorum fericm.
Theor. III. Propos. III.
Sifuper j>Uno inclinato , atque in perpendicolo , quorum e idem fit
alti ludo , feratur ex quiete idem mobile ; tempora lationum
erunt inter /è, ut plani ipjìua, & perpendicoli longitudines.
Sicplanuminclinarum a c , & per.
pendiculum a b , quorum eadem fit
alticudo fuprahorizontem c b, nempe
ipfamet linea b a. Dico , tcmpus dc-
feenfus cjufdem mobilis fupcr plano
a c,adcempus cafus in pcrpcndiculo
a B,camhabcrcrationcm,quam habet
longitudo plani a c , ad iplìus perpen-
diculi a b longicudinem. Intclligantur
enim quotlibet linea: dg,ei,f L,ho-
rizond c b parallela: : conftac ex affumpto , gradus velocita.
Z tis
178 Dialogo Terzo
tis mobilis ex a primo motus inicio in pun&is c>D,acquifitos
elle a:quales , cura acceflus ad horizontem arquales line : fi-
militer gradus in pun&isi,E,iidem crune :ncc non gradus
in l f . Quod (ì non ha: tantum parallela: , fed ex pun&is
omnibus lineae \ b , ufqucadlineam a e, protratta:, intelli-
gantur momenta , feu gradus velocitatum in terminis fingu.
larum parallclarum, fempcr crune inter fé paria : Conficiun-
turicaquelpatiaduo a c,a B,iifdemgradibus velocitati. Scd
demonftratum cft,quod fi duo fpatia conficiantur à mobili,
quod iifdcm velocitati gradibus feratur, quamrationem
liabcnt ipfa fpatia, eamdem habent tempora larionum. ergo
tcmpuslationis per a c,ad rempusper a B,eft utlongitudo
plani a c ad longitudincra perpendiculi a b. Quod crat dc-
monftrandum.
Sagr. Panni, che ajfai chiaramente, e con breuità fi poteua con -
eludere il medefimo , ejfendofi già concio fi , che la fiomma del moto
decelerato de i pa (faggi per a c, ab, è, quanto il moto equabile , il
cui grado di velocitàfia fudduplo digrado majfimo c B. e/fendo dun-
que p affati li duefi>az,it a c , a B , coni' ittcjfo moto equabile, già è
manifesto per la proporzione prima del primo , che i tempi de pafi
faggi faranno come gli fiazii me defi mi.
Corollariv'm.
. Hinccolligitur, tempora dcfcenfuumfuper plani diver-
ijmodeincIinatis,dumtamcneorumcadcrn lìcclcvatio, erte
inter fe, uteorum longitudines. Sicnim intclligatur aliud
planum a m,cx a ad eundem horizontem c Bterminatum,
dcmonftrabirurpariter, tempus defeenfus per a m ad tem-
pusper a b, elle, ut linea a m ad a b; utautemtempus a b
ad tempus per a c , ita linea a b ad a c : ergo ex arquali , ut
a Mad a c,ita tempus per a m ad tempus per a c.
Theor. IV. Propos. IV.
Tempora lationumfiuperplanù aqualibua ,fed inaqualiter inclina-
ti* ,funt inter fe in fubdupla rat ione eleyationum corumdem
planorum permutatici acccpf a. Sint
' del Galileo. 179
Sint ex eodem termino b plana acquatta, fcdinarqualirer
inclinata, b a, b c,& du&is a e, c d , lineis horizontalibus
ad perpendiculum ufque b d : elio plani b a eleyatio b e,
plani vero b c clevatiofit b d , &ipfarum elevationum d b,
b e, media proportionalis fit b i;conftat,rationcm d b ad b i
efle fubduplam rationis d b ad
B b e. Dico jam,rationem tempo-
rum defccnfuum.fcu lationum fli-
pper planis b a , b c , effe camdcm
cum ratione d b ad b 1 pcrmuta-
tim afliimpta : ut fcilicet temporis
per b a homologa fitelevatio al-
rerius plani b c, nempe b D stem-
y t poris vero per b c homologa fit
I b i. Dcmonftrandum proinde cft,
d tempus per b a , ad tempus per
bc, elle, ut d Bad b i.Ducnturi s,
i p fi d c aequidiftans. Et quia jam dcmonftratum eft, tempus
defeenfus per b a, ad tempus cafus per pcrpeifdiculum b e,
effe ut ipfa b a ad b e 5 tempus véro per b e , ad tempus per
bd ,ut b e ad b 1, tempus vero per b d, ad tempus per b c,
ut b d ad b c , feu b 1 ad b s ; ergo ex acquali tempus per b a,
ad tempus per b c, erit ut b a ad b s -, feu c b ad b s ; eli au-
tem c Bad b s, ut d BadBi.ergo patet propostimi.
The or. V. Pro? ò s. V.
Ritto temporum defeenfuum fuper pianti , quorum diverjafmt in -
c linai ione s , <£ longitudines,necnon elevai iones inaquales-,
componit ur ex ratione longitudinum ipforum phnorum , &
ex ratione fub dupla elevationum eorumdem permutativi
accepta.
Sint plana abiAC, diverfimode inclinata , quorum lon~
gitudincs fint inacquale* , & inacqualcs quoque clcvationes.
Dico,rationc temporis defeenfus per a c,ad tempus per a b,
Z x corni po-
-Ili
180 Dialogo Terzo
compoGtam die ex ratipneipfius a c ad a b, &ex fubdupla
elcvacionum carumdem pcrmutatim accepta. Ducatur
cnim pcrpcndiculum a d, cui occurrant horizontalcs dg,
c d , & inter elcvationcs d a , a g media lìt a l ; ex pun&o
vero l ducla parallela horizontioccurrat plano a c in f, cric
quoque a f media intere a, a e. Et,quiatcmpus per a c ad
tempus per a e eli, ut linea f a ad a
e , tempus vero per a e ad tempus
per a b, uteadem a EadcamdcmA
b : pacet , tempus per a c ad tempus
perA Befle,ut a FadA b. Dcmon-
ftrandum itaquereftat, rationem a
f ad a b componi cxrutionc c a ad
a b , & ex ratione c a ad a l , quae
cft ratio fubdupla clevationum d a,
a c permuta tim accepta. Idautem
roanifeftum fxc, polita c a inter f a ,
a b : ratio enim f a ad a c cft ea-
dem cum ratione la ad a d , feu
c a ad a L5 qua: cft fubdupla rationis clevationum g a, a d,
& ratio c a ad a Bcftipfamct ratio longitudinum. ergo pa-
rer propofitum.
Theor. VI. Propos. VI.
Si à p un ciò fui limi , vel imo circuii od borizontem ere# i duco» tur
cjuttiibet plano ufcjuead circumfcrcntiam inclinata, tempora
defcenfnum per ip/à erunt aqualia .
Siccirculusadhorizontcm c h erc&us,cujuscximopun-
&o,nempe ex conta&u'cum horizontali fiteredadiamctcr
f a , &expun<fto fublimi a plana quadibet inclinentur uf-
que ad circumferentiam a b, a c. Dico tempora defeen-
fuum per ipfa eife acquatta. Ducantur b d,c e ad diamctrtim
perpendicularesj&interplanorumE a, ad altitudines me-
dia lit proportionalis a z. Et quia re&angula fae,fad
O ~ ‘ sequalia
■del Galileo. i$i
acquatta funtquadratis a c,a B,utautemre£UnguIum f ae
ad rc&angulum f a d , ita e a ad a d ; ergo ut quadratum c
a ad quadratum a b , ita e a linea ad lineam a d . veruni ut
A
linea e a ad d a ,ita quadratum i a ad quadratum a d j ergo
quadrata linearum c a, a d fune intcr fc , uc quadrata linea-
rum i a, a d , 8c ideo ut c a linea ad ab, ita i a ad ad. At in
precedenti demonftratum cftrationem temporis defeenfus
per a c , ad tempus defeenfus per a b, componi ex rationibus
c a ad a b & d a ad ai, qua: cft cadem cum ratione B a ad
a c ; ergo ratio temporis defeenfus per a c ad tempus de-
Icenfus per a b componitur ex rationibus c a ad A b , & b a
ad a c. Eftigitur ratio eorumdem temporum ratio squali-
tatis. ergo pater propofitum.
Idem alitcr dcmonftratur ex Mechanicis. Nempeinfc-
quenti figura : Mobile temporibus squalibus pertranfirc
c a,d a. Sitcnim b a squaljs ipfi d a , &:ducanturpcrpen*
diculares b e,d F,conftat ex elcmentis mcchanicis.momen- '
rum ponderis fupcr plano fecundum lineam abc elevato ad
momentumfuum totale effe, ut b e ad b a, ejufdemque pon-
deris momentum fupcr elcvatione a d ad totale fuum mo.
Z 3 mentum
i8ì Dialogo Terzo
mentum effe , ut d f ad d a vel b a j ergo ejufdem ponderi»
momentum fupcr plano fecundum d a inclinato ad mo-
mentum fuper inclinatione fecundum a b c cft, ut linea n f
adlineam be. Quarefpatia, quacpcrtranfibitidempondus
temporibus aequalibus fuper inclinationibus ca,da, crune
intcr fc, ut line* b e,d f,cx propofitione fecunda primi libri.
-Vcrum utB e ad d F,itadcmonftratur fe haberc a c ad d a;
ergo idem Mobile temporibus aequalibus pcrtranfibic linea*
c a,d a.
Effe autem ut b e ad d f, ita c a ad d a, ita demonftratur.
Jungatur cdj& per d &: b, ipfi a f parallela: agantur d g
x,fecans c a in pun&o i,& b h : eritque angulus a d i acquali»
angulo dca, cum circumferentiis la,ad acqualibus in-
fiftant,eftque angulus o a c communis : ergo triangulorum
acquiangulorum cad, dai latera circa xquales angulos
proportionalia erunt; &ut c a ad a d, ita d a ad a i, ideff,
b Aad a i,fcu h a ad a g, hoccft, b e ad d f : quod erat prò*
bandum.
• Alitcr idem magis expedite dcraonft rabi tur fic.
Sic
pel Galileo. 1S3
Sic adhorizontem A b ere&us circulus, cujus diameter c
d ad horizontem He perpcndicularis ; ex termino autem
fublimi d inclinecur ad circumferentiam ufquc quodlibec
planum d f. Dico defeenfum per planum df, & cafum
per diametrum d c, ejufdem mobilis temporibus aequalibus
abfolvi. Ducature-
nim f c horizonti A
B parallela , qux e'rit
ad diametrum d c
perpendicularis , &
connetìacur f c,
quia tempus cafus
per d c ad tempus
cafus per d cefi, ut
media proportiona*
lis inter cd,d g ad
ipfamD G jmcdia au-
tem inter c d , dc
ed d f, cimi angulus
d f c in femicirculofit re&us,&F g perpendicularisad d c:
tempus itaque cafus per d c ad tempus cafus per d g , ed ut
linea r d ad d g. fed jam demondratum ed tempus defeen-
fus per d f ad tempus cafus per d g effe, ut eadem linea d f
ad d g . tempora igitur defeenfus per d f,& cafus per d c ad
idem tempus cafus per d g eamdem habent rationem j ergo
fune acquatta. Similiter demondrabitur, fi ab imo termino c
clcvetur chorda c e du&a e h horizonti parallela, &jun<da
e d, tempus defeenfusper e c, acquari tempori cafus per dia-
metrum d c.
CoROLLARlVM I.
Hinc colligitur tempora defeenfuum per chordas omnes
ex tcrminis c feu d perdu&as effeinter fc acquatta.
COBOL-
1 84
Dialogo Terzo
C O R. O L L A R I V M II.
Colligitur edam quod fi ab eodem pun&o defccndant
perpendiculum & planum inclinatimi fuper qua: defeenfus
fiant temporibus a:qualibus,eadem efie in fcmicirculo,cujus
diametereft perpendiculum ipfum.
Coro llarxvm III.
Hinc colligitur lationum tempora fuper planis inclinati*
tunc efie acqualia , quando elevadones pardum zqualium
eorumdem planorum fuerint inter fé , ut corumdem piano-
rum longitudines : oftenfum cnim cft tempora per c a, d a
in penultima figura efie acqualia, dum elevano partis ab
acqualis a d , nempe b e ad clevationcm d f fueric, ut e f
ad d h.
Sagr. Soffrendo, in grazia V. S. ,per vn poro la lettura delle cofi
chefiguono , fin che io mi vo rifinendo fòpra certa contemplazio-
ne, che pur ora mifìriuolgeperla mente , la quale, quando non fta
vna fallacia , non e lontana dall ' effere vno fcherzo graziofo , quali
fino tutti quelli della naturalo della nc ceffi là.
È mani f efie che fi dà vn punto fignato in vn piano orizzontale,
fi faranno produrfopra'l medefimo piano infinite linee rette per
tutti i verfifopraciafcuna delle quali s'intenda muoverfi vn punto
con moto equabile , cominciandofi à muouer tutti nell’ iflefjó mo-
mento di tempo dal fignato punto , e che fiano le velocità di tutti
eguali, fi verranno configuentementeàfigurar da effi punti mobili
circonferenze di cerchi tuttavia maggiori, e maggiori, concentrici '
tutti intorno al primo punto fignato : giuflo in quella maniera , che
vediamo farfi dall ondette dell acqua fi ugnante , dopo che da alto
vi fìa caduto vn faffitto ; la per coffa del quale firae per dar principio
di moto ver fi tutte le parti , e reità come centro di tutti i cerchi
chevengon difignati fuc ce ffiu amente maggiori, e maggi ori da effi
ondette . Màfie noi intenderemo vn piano eretto all ' orizonte , &
in effo
del Galileo. jS?
tn effo piatto notato vn punto fublime , dal quale fi portano infinite
linee inclinate fecondo tutte le inclinazioni , fopra le quali ci fe-
riamo defcender mobìli grani, ciafcheduno con moto naturalmente
accelerato con quelle velocità che alle diaerfi inclinazioni connen •
gonodotto che tali mobili de fendenti fuffer continuamente vi*
Jibiii , in che forti di linee gli vedremmo noi continuamente di fio -»
fi ì Qui nafe la mia marauiglia , mentre le precedenti dimoitra-
zioni , mi ajficurano che fi vedranno fempre tutti nell ' itteffa cir-
conferenza di cerchifitccefituamente crefienti fecondo che i mobili
nello fendere fi vanno più ,e più fuccejpuamente allontanando dal
punto fubblime, doue fù il principio della lor cadutale pe r meglio di-
chiararmi fgnif il punto ftbblime a fai quale defeendano linee fe-
condo quali fimo gitano inclinazioni a F , A H ,e la perpendicolare
AB nella quale prefi i punti c , d defiriuanfi intorno adejfi cerchi
che pa (fino per il punto A fegando le linee ine linai enei punti fhb,
e g i. É manifefOjper le antecedenti dimottraTfini che partendo-
fi nell’ iftejfo tempo dal ter mine K, mobili deficit denti per ej[elinee t
quando l'uno farà in e, i* altro
farà in c , e l'altro in i ; e cofi
continuando di fendere fi
trotteranno nell’ ifiejfo mo-
mento di tempo in f , h , b, e
continuando di muouerfi q ite-
fi hó altriinfinitiper le infi-
nite diuerfe inclinazioni fi
tratteranno fempre fiicccjjì-
tt amente nelle medefime cir •
conferenze fatte maggiori, e
maggiori in infinito . Dalle
due fede dunque di moti ,
delle quali la Natura fi frue , nafice con mirabil corri fondente di -
uerfità la generazione di cerchi infiniti. Quella fi pone, come in fina
fidc } c principio originario nel centro et infiniti cerchi concentrici ,
Aa quella
ì%6 Dialogo Terzo
qnefia fi cofiituificenelcontatto fiubblime delle infinite cir conferete?
~c di cerchi tutti tra loro eccentrici. Quelli nafcono di moti tutti
e vuali,# equabili ; questi da moti tutti femore inequabili in fie fi e fi-
fi e di fieguali /’ uno dall ’ altro tutti , eh e fio pr a le differenti infinite
inclinazioni fi efercit ano. Ma piu aggiungiamo che fie dei due
spunti affegnati per le emanazioni noi intenderemo eccitar fi linee
non per duefiiperficie file Orientale , & erettala per tutti i ver -
fi: fi come da quelle , cominciando fi da vn fiol punto , fi paffaua alla
produzione di cerchi dal minimo almafifitmo , così cominciandoli
da vn fiol punto fi verranno producendo infinite sfiere lo vogliamdi-
re vna sfera, che in infinite grandezze fi andrà ampliando. E que -
fio in due maniere : cioè , o col por l'origine nel centro, o vero nella
circonfierenza di tali sfiere.
Salu. La cont emplazione e veramente belli filma, e proporzio ,
nata all' ingegno del S. Sagre do.
Simp. Io reltando al meno capace della contemplazione fiopra
le due maniere del produrfi , con li due diuerfi moti naturali i
cere hi, e le sfere fie bene della produzzione dependente dal moto ac-
celerato, e della fina dimostrazione non fon del tutto intelligente,
tutt auia quel poterfi affegnare per luogo di tale emanazione tanto il
centro infimo , quanto 1‘ altiffima sferica fiuperficie , mi fa credere
che poffa effere che qualche gran millerio fi contenga in queste ve-
re,# ammirande conclufioni; mister io dico attenente alla creazio-
ne dell ' vniuerfi, il quale fi fiima effere di forma sferica , & alla re-
fi de nza della prima caufia.
Salu. Io non ho repugnanz* alcreder l' iSteffo : ma filmili pro-
fonde contemplazioni fi affettano à piu alte dottrine che le nostre:
Et à noi détte bastare di effe r quei mendegni artifici che dalle fio di-
ne ficuoprono , e cauano i marmi , nei quali poi gli finitori induSfri
fanno apparire mar auigli ofie immagini, che fitto roza , dr informe
forza fiottano aficoStc. Or fi così vi piace, feguiremo aitanti.
i8 7
DEL - G A L IL E O.
Theor. VII. Propos. VIT.
Si eie v Attorta duorum planornm dtiplam habuerint ratìonem
ejus , qttam h&beant eorttmdem planorum longitudine! , latto *
nes ex quiete in ipfts temporibus a quali bus abfolventur.
Sinc plana inacqualia, &; ina:qualiter inclinata ae,ab,
quorum elcvationesfint fa,da, &quam rationem habec
<a e ad AB» eamdcm duplicatam habeac f a ad d a. Dico
tempora lationum fuper planis a e , ab ex quiete in a clic
sequalia. Du&ae (int parallela:
horizontalesad lincam elcva-
tionum ef & bd, qua: feqec
a e in c . Et quia ratio f a ad
a d , dupla effc racionis e a ad
AB,&:ut f a ad a D,itaE a ad
A c ; ergo ratio e a ad a g,
dupla ed racionis e a ad a Bj
ergo ab media ed inter e a,
a g. & quiacempusdcfcenfus
per a b ad tempus per a g cd> . &
ut a b ad a g, tempus autem defeenfus per a g ad tempus
per Ae ed>ut a g ad mediani inter a c,a e, qua: ed a B; er-
go ex squali tempus per a b ad tempus per a e ed, ut a b ad
i'e ipfam: funtigicur tempora xqualia j quod erat demon-
ftrandum.
Theor. Vili. Propos. Vili.
In planis ab eodem fettis c ir culo ad horizontem cretto , in iìs , qu.t
cum termino diametri eretti conveniunt , five imo , fi ve
fublimi , lationum tempora funt aqua Ha tempori cafus in dia-
metro: in illts vcro>qua ad diametrum non pcrtingunt, tem-
pora funt breviora j in eis tandem , qua diametrum fecant ,
funt longiora.
Circuii ad horizontem eredi cdo diameter perpendicu-
laris a b de planis exterminis a b ad circumfcrcntiam ufque
*• A a z prò-
188 Dialogo Terzo
produdis. Quod tempora lationum fupcr cis fine aqualia,
jam demonfiratum eli. De plano d e ad diametrum non
A pcrtingcnte , quod
tempus dcficcnfius in
co fic brcviusjdcmon-
ftratur dudo plano
d b , quod & longius
erit,&:minus declive*
quam d f ì ergo tem-
pus per d f brevius,
quam per d b , hoc cft
per ab. De plano ve-
ro diametrum ficcan-
te! ut c o j quod tem-
pus dcficenfius in co fic
longius , itidem con fiat : e fi: enim & longius, & minus deeli-
vc,quam c b : ergo pater propofitum.
Theor. IX. Propos. IX.
Si à puntto in line aI) orizzonti parallela duo plana utcuncfueiucli -
nentur ,dr a linea ficentur , qua cum ipjis angulos faciat per-
mutativi aquales angui is ab iifdem planls , dr h orientali
contentiti lattone sin partibui a ditta linea fettis , temporibus
aqualibus abfolventur.
Ex pumfio c horizontalis linear x , duo plana uteumque
infledantur c d,c e, &in quolibet pondo linexc d confti-
tuaturangulus cdf, angulo x c e xqualis : fiecet autem li-
nea d Fplanumc e in f ,adeoutanguli gdf,cf D.angulis
x c e,l c d pcrmutatim fumptis fine arqualcs. Dico,tempo-
radeficenfiuumper c d,c f efl'c xqualia. Quod autem fipofi-
to angulo cdf, xquali angulo x c E^angulus c f d , fit
atqualis angulo d c L,manifeftum eft. Dcmpto enim angulo
communi d c f , ex tribus angulis trianguli cdf, xqualibus
duobusrcdis ; quibusxquanturanguli omnesad lineam l x
. 1 ; _ in
del Galileo, 189
m pondo c conftitutis, rcmanenc in triangulo duo cde,
cfd, duobus x c e, l c d xquales : pofitus aucem cftcDF,
ipli x c e xqualis : ergo reliquus cfd, rcliq.uo dcl Fona-
tur planum c e
xqualc plano c la"
d , & expundis
d e perpendi-
culares agantur
d A, e b ad hori-
zontalem x. l ,
ex c vero ad d
f ducacur per-
pendicularis c
c. Et quia an-
gulus c d g , angulo e c b eft xqualis : & redi funt dgc,
c b e , erunt trianguli cdg.cbe xquianguli , & uid c ad
c G,ica c E ad e B:cftautem d c xqualis c Emergo c cxqua-
liscritBE. Cumque triangulorum d a c, c g f , anguli c A,
angulis r c lint xquales : cric ut c d ad d a, ita f c ad c
permutando, ut d c ad c F,ita d a ad c c,feu b e. Ratio ita-
que elevationum planorum xqualium c d 3 c e , eft cadem
cum ratione longitudinum dc.cf: ergo ex corollario pri-
mo prxcedcntis Propofitionis fextx, tempora defeenfuum
in ipfis crune xqualia. quod erat probandum.
AliteridemjdudaF s perpendiculari ad horizontakm
A s. Quia triangulum csf, limile eft triangulo d g c,erit>
ucs f ad f c.itac cadcD. Et quia triangulum c f esimile
cfl triangulo d c a .erir, ut f c ad c c,ita c d ad d a : ergo ex
xquali,uts Fad cc.ita c c ad d a. Media eft igiturc g in*
ter s f, d a , & ut d a ad s f, itaquadratum d a adquadra-
tum c g. Rurfus cum triangulum acd , limile fit triangolo
c g f cric, ut d a ad d c , ita g c ad c f , & permutando ut
d A ad c c,ita d c ad c f,& ucquadratum d Aad quadratura
A * 1 cg,
.1
19 © Dialogo Terzo
c g , ita quadratimi d c ad quadratura c f. Scd oftenfum cft
quadratimi d a ad quadratum c c effe , ut linea d a ad li-
nearli f s ; ergo ut quadratum d c ad quadratum c f , itali*
nea d a ad f s j ergo ex precedenti feptima cum planorum
c d, c F,clcvationcs da,f s, duplam habeant rationem co-
rumdem planorum , tempora lationum per ipfa crune
xqualia.
The or. X. Propos. X.
Tempora lationum fuper diverfu planorum inclinat ione s, quorum
elevationes fint aquales , funi inter fe , ut eorumdem plano -
rum longitudmes,five fiant lationes ex quiete y five pr aceda e
illis latto ex eadem altitudine .
' Fiant lationes per a b c ,& per a b d ufquc ad horizonrem
d c , adeo ut latio per a b precedat lationibus per b d , &: per
b c. Dico,tcmpuslacionisper BDadtcmpusperB c elle, ut
bd longitudo adB c. Ducatur a f horizonti parallela, ad
quam extendatur d b occurrens in f , &: ipfarum df, fb
media (itFE,& ducla e o ipfi d c parallela , cric a o media
inter c a,ab. Quod fi intelligatur tempus per a b efle , ut
a B,erit tempus per f b, ut f b. Et tempus per totam a cerit
ut media a o , per totam vero f d erit f e. Quarc tempus
. - per
• del’ Galileo-. *91
per reliquam b c eric b o , per rcliquam vero b d cric b e.
Veruni ut b e ad b o , ita cft b d ad b c j ergo tempora per
B d.bc, pofteafusper ab, fb,
feu , quod idem eft, per commu-
nem a B,erunt inter fé, uclongi.
tudincs b DiB cjeffcautem tem-
pus per b d ad tempus per b c ex
quiete in B,utlongicudo b d ad
b c , fupra demonftratum eft.
Sunt igitur tempora lationum
per plana diverfa,quorum squa-
les line elevationes , inter fé , ut
corunidcm planorum longitudi-
ncs , fi ve motus fiat in ipfis ex quiete , fivc lationibus iifdem
pracccdat alia latio ex cadem altitudine. Quod erat often-
dendum.
Theor. XI. Propos. XI.
Si planum, in quo fit motus ex quiete , dividatur uteunque , tempus
lationis per priorem partem od tempus lationis perjèquen-
temi etti ut ip fernet primo pars ad excejfum , quo cadem pars
v fuperatur à media proportionali inter totum plan um ì &pti-
- mameamdem partem.
s. Fiat latio per totam a b ex quiete in a, qua: in c
divifa fit uteumque ; cotius autem ba,& prioris
partis a c media fitproportionalis a Feerie c f ex-
ccffus media: f a fuper partem a c. Dico tempus
lationis per a c ad tempus fcquentis lationis per
c b, effe ut a c ad c f . Quod patet : nani tempus
per a c ad tempus per totam a b eft, ut a c ad me-
diani a f jergo dividendo, tempus per a c ad
tempus per rcliquam c b cric, ut a c ad c f. Si
itaque intelligatur tempus per a c effe iplàmcc
a c,tempuspcrcB eric c f: quod cft propoficum.
Quod
Dialogo Terzo
Q uodfimotusnonfiatpcr continuatam a cB.fcd per in.
•ncxas a e d ufqucad honzontem bd, cui ex f parallela
du&aficF e. Dcmonftrabitur
paritcr tempus per a e ad
tempus per reflexam e d , effe
ut a e ad ce. Nani tempus
per a e ad tempus per e b eft,
ut a e ad e f, tempus vero per
e b poft a e ad tempus per
e d , poft cumdcm defeenfum
per a e demonftratum eft ef-
fe, ut CBadcb ,hoc eft ut e f ad e e ; ergo ex acquali tempus
per a e ad tempus per e d cric, ut a e linea ad e e.
Theor. XII. Propos. XII.
Siperpendiculum , & planum uteunque ine lina tur» fecen tur inter
eafdem horizontales lineai ,ftmanturque media proporf fa-
ri alia ip forum , d“ partium/ùarum à communi fc tifane ho -
ricontali fuperiori comprebenfarum ; tempus lationis in
pcrpendiculo ad tempus lationis fatta in parte fuperiori per-
pendutili confequenter in inferiori fecantis plani , e am
habebit ratfanem , quam habet tota perpendiculi longitudo
ad lineam compofitam ex media in perpendiculo ftimpta , &
<x excejfu , quo totani planam incltnatum fuam mediani
fuperat.
Sint horizontes luperior a f, inferior e d , intcr quos fc-
centur perpcndiculum a e , & planum ìnclinatum d f in b.
Se totius perpendiculi e a, & fuperioris partis a b media He
a r , totius vero d f , & fuperioris partis b f media ile f s.
Dico,tcmpus cafus per totum perpcndiculum a e ad tempus
per fuam fupcriorem partem a b cum inferiori plani, nempe
cum b D,camhabercrationem,quam habet a c ad mediani
perpendiculi , fcilicct ARcums d, qua: eft exceifus totius \
piarne f fuper fuam mediam f s. Connedatur r s.quxcric
horizon-
del Galileo. 195
horizonralibus parallela. Et quia cempus cafus per tota a c ,
ad cempus per partern a d eft , ut e a ad mediani a r, liin-
telligamus a c eflc tempus
cafusperA e ,critAR cempus
cafus per a b,& r e pcrrcli-
quam b c. Quod fi tempus
per a c ponacur , uti fa&um
eft, ipfa a e , cempus per f d,
cric f D,&pariccr conclude-
rne d s elle tempus per b d
poft f b , leu poft a b. Tem-
pus igitur per totam a e , eft
a r cum r e $per inflexas ve-
ro a b d, cric a r cum s d: quod crac probandum.
Idem accidiclìloco perpendiculi ponacur aliud planum,
quale, v.gr., n ojcademque cftdemonftratio.
Probl. I. Propos. X 1 li.
Dito per pendi culo id ipfum plenum inflettere , in cjho , cum ipfum
; bibeitcum dito perpendiculo eandem elevationem ,flat mo-
tta pott cafim in perpendiculo eodem tempore , ic in eodem
perpendiculo ex quiete.
Sic dacum perpendiculum a b , cui extenfo in c ponatur
pars b c arqualis , &du.
cancur horizoncalcs c e, -
a g. Oportct ex b planu
ufqucadhorizontem c £
inflc&cre,in quo fiat mo-
tus poft calimi ex a co* :>
dem tempore, ac in a b
ex quiete in a. Ponatur
c Dacqualis c b,& du&a &
b d applicetur b e arqua-
lù ucrifque bd,dc. Dico, b e effe planum quarficum. Pro-
li b ducatur
194 Dialogo Terzo
ducatur e b occurrens horizonti a c in g ,& ipfarum e g, g b
media fu g f. Erit e f ad f b,uc e g ad g f,& quadratimi e f
ad quadratura! f B,ut quadratum e g ad quadratum g F,boc
eft , ut linea e g ad g b ; eft autem e g dupla g b ì ergo qua-
dratum e f duplum quadrati f B:vcrum quadratum quoque
d B duplum eft quadrati b e jergoutlinea e f ad f B,ica d Bad
b e , & componendo, & permutandole e b ad duas db,bc,
ita b f ad b e ;fcd b e duabus d b, b c eft xqualisjcrgo b f ipfi
b e, feu b a xqualis eft. Siigitur intelligatur a b elle tempus
cafus per a b , erit e b tempus per gb.&cf tempus per to-
tani g e ; ergo b f erit tempus per reliquamB e , poft cafum
ex e, feu ex a. Quod crat propofitum.
Probl. II. Propos. XIV.
Dato perpendiculo t & plano ad eum inclinato, partem in perpendi-
culo fuperiori reperirei qua ex quiete conficiatur tempore
. aquali ei, quo confidi ur planum ine lina tum pojl cafum in
parte reperto in pérpendiculo . .
Sit perpcndiculum db, & plannm ad ipfum inclinatimi
A c. Oportet in perpendiculó a d partem reperire, qux ex
quiete conficiatur tempore
squali ei,quo poft cafum in
ea conficitur planum a c.
Ducatur horizontalis c b,
& ut b a cum dupla a c ad
a c,itafiat c a ad a e, &ue
B a ad a c, ita fiat e A ad a r,
& ab r ducatur perpendi-
cularis r x ad d bì dico x
eflepun&umquxfitum. Et
quia ut b a cum dupla a c
ad a c , ita c a ad a e , divi-
dendo erit, ut b a cum a c
ad a c, ita ce ad e A,&quiautB AadAc,ica e a ad a r,
cric
iti.
del Galileo. 195
erit componendo , ut b a cum a e ad a c , ita e r ad r a.
Sed ut b a cum a c ad a c , ita eft e e ad e a » ergo ut e e ad
e a , ita e r ad r a , & ambo anccccdentia ad ambo confc-
quentia,nempe e r ad r e. Suntitaque e r, r e, r a pro-
portionales. Amplius.quia ut b a ad a c ,ita pofitaeftEA
ad a r , &proptcr fimilitudinem triangulorum ut b a ad
a c , ita x a ad a r ; ergo ut e a ad a r , ita x a ad a r: funt
itaque e a , x a xqualcs. Modo fi intelligamus tempus per
r a effe utR a, tempus per r c erit r e , media inter c r,
RAj&ae erit tempus per a c poft r a, live poft x A;verum
tempus per x a eft x A,dum r a eft tempus per r a. Often-
fum autem eft x a , a e effe aequales : ergo paret propofitum.
Probl. III. Propos, XV.
Dito perpendiculo , & plano ad ipfum inflexoypartem in per pendi -
culo infra extenfi re per ir e, qua tempore eodem confici atur, ac
planum infiexum posi cafum ex dato perpendiculo.
Sitperpendiculum a B,&planumadipfuminflexum b c.
Oportec in perpendiculo in-
fra extenfo partem reperire,
quxcxcafu ab a connciatur
tempore eodem, atque e c ex
eodem cafu ab a. Ducatur
horizontalis a D,cuioccurrat
c b extenfa in d , &: ipfarum
c d , d b media fit de, &bf
ponatur xqualis b e , deinde
ipfarum b a , a f , tertia pro-
portionalis fit a g. Dico b g
effe fpatium,quod poft cafum '
a b conficitur tempore eo-
dem, ac planum b c poft eun-
dem cafum. Si enim ponamus
tempus per a b effe ;ùt a b , erit tempus per d b ut d b , &
Bb 2 quia
jyó Dialogo Terzo
quia d e eli media inter bd,dc, ericeadem d e tempus per
totam dc.&be tempus per reliquam b c ex quiete in d , leu
ex cafu a fimiliter concludetur,B f efl'c tempus per b c,
poli cafum cundcm : eft autem B f xqualis b e : ergo patct
propoficum.
Theor. XIII. Propos. XVI.
Si plani inclinati , & per pendi culi partes , quorum tempora litio-
nnm ex quiete jìnt aqua Ha , ad idem p un 61 um compona»tur x
mobile veniens exqualibet altitudine Jublimiori citius ab-
fulve t tandem partem plani inclinati , quam ipfam partem
perpendiculi.
Sit pcrpendiculum e b,& planum inclinatum c e ad idem
pun&um e compolita,
quorum tempora la-
tionum ex quiete in E
fine xqualia , & in
perpcndiculo extenfo
lumptum fit quodlibcc
pun&um fublimc a, ex
quo demittantur mo-
bilia. Dico , tempore
breviori abfolvi pla-
num inclinatum e c,
quam perpcndiculum
e b poft cafus a e. lun-
gatur c b, &: du&a ho-
rizontali a d extcnda-
tur c e , illi occurrens
ihD &: cd 5 de media
proportionalis fit d f,
ipfarum vero b a , a e ,
media fit A c , &: du-
cantur fc, dg. Et
quia
D E L G A t I L E O. 197
quia tempora lationum per e c, e b, ex quiete in e funt equa-
lia.ericangulus c reftus,ex Corollario fecondo, Propoficio-
ras fexte;cftquerc<ftus a, languii ad verticcm Eequalcsr
triangula igitur aed.ce Bfuntequiangula,&:latcra circa
equales angulos proporcionalia ; ergo uc b e ad e c , ita d e
ad e A.ReftanguIumergo B a Eeft<£qualcrc<ftanguloc ed:
Se quiare&angulum c d E,fupcrat rc&angulum c e d, qua-
drato e d , re&angulum vero dae, fupcrat rc<ftangulum
bea, quadrato e a * exceflus rc&anguli cde, fuper rc-
ftanguloBAE, hoc cft, quadrati f d , fuper quadrato a g,
eritidem cumcxccflu quadrati d e , fuper quadrato a e, qui
exceflus cft quadratura d a: cft igitur quadratura f D,xqua-
le duobus quadratis ga, ad, quibus cft quoque equale
quadratura c d 5 ergo linea d f ipii d g cft equalis , Se angti-
lus d c f equalis angulo de c,& angulus egf minor angu-
Ioef c,&latus oppofitumE f minuslatcreE c. Modo fi in-
tclligamustcmpus cafus per a e, efle ut a b, cric tempus per
d E, ut d E,cumque a c mediafle intcr b a, a E,eric a c tem-
pus per tocara a b , Se rehqua e c , cric tempus per rcliquam
e b ex quiete in a , Se iirailiter concludetur e f , efle tempus
per e c poft defeenfura d e, feu poft cafum a e : dcmonftra-
tumauteracftE f rainorera cfle,quam fi c: ergo pater pro-
pofitum.
COROLLARIVM.
« * . . ,
Ex hac,atquc ex precedenti conftatfpatium, quod confi-
citurin pcrpendiculo, poft cafum ex fublimi, tempore co-
dem,quo conficicur planum inclinatum, minusefl'e co,quod
conflcitur tempore eodera atque in inclinato non prece*
dente cafu ex fublimi ,majus tamenquamidem planum in*
clinatum : cumcnimmodo demonftratum fit-* quod mobi-
lium venientium ex termino fublimi a , tempus convcrfi per
E Cjbreviusfit tempore proccdemis per e B,conftacfp^tiumf
xii Bb 3 quod
198 Di aiogo Terzo
quod conficitur per e b tempore squali tempori per e c, mi-
nus effe roto fpatio e b . Quod autem idem fpatium perpen-
diculi majus fit,quam e e, manifeftum fix fumpta figura prs-
cedentis Propofitionis , in qua
e partem perpcndiculi b g , con-
fici demonftratum eft tempore
eodem cum b c poft cafum a b:
hanc autem b g majorem effe
\ quam b c, fic cólligitur. Cum
b e , f b xqualcs fint , b a vero
minor b d , majorem rationem
habet f b ad b a , quam e b ad
•\> B d, &c componendo f a ad La b
i majorem habet > quam e d ad
o b, eft autem utF a ad a b, ita
c f ad f b, (eft cnim a f media
o inter b a, a g Jfic fimilitcr uc
;o > 1 ì: • .ii e d ad B D,ita eft c e ad e b; er-
go g b ad b f majorem habet rationem, quam c b ad b Ej eft
igitur c b tnajor b c.
Probi,. IV. Propos. XVII. t
Dato perpendiculo,dr plano ad ipfum infiexo , in dato plano partem
fignare, in quapojl cafum in perpendiculo fiat motta tempore
aquali et , quo mobile datum perpendicnlum ex quiete
confecit.
. , « 1 . f - ' •
Sit perpendiculum a b,&: ad ipfum planum inflcxum b e :
oportet in b e fpatium fignare , per quod mobile poft cafum
in a b moveatur tempore squali pi, quo ipfum perpendicu-
lum a b , ex quiete confecit.
Sit horizontalis linea a d , cui occurrat in d pianura ex-
tenfura , & accipiatur f B squalis b a , & fiat ut b d ad d f.
.del Galileo. ’ 199
itaF d adD e. Dico>tcmpus per b E,poftcafumin a b acqua-
ri tempori per a b , ex quiete
in a. Si cnim intclligarur a b
effe tempus per ab , eritD b 1
( tempusper d b. Cumquefir, inaaftii/.
ut B d ad d f , ita f Dad d e,' •; 1
crit d f tempus per totum * ir,
planum de, & b f per par-
tem becxd, fed tempus per sw
B e pofl: DB.cft idera,ac pofl: * - f
a b 5 ergo tempus per b e poft
a b, eric b f, acquale fcilicet tempori a b,cx quiete in a : quod
crat propoiìcum. ......
P R ob l. V. P R-O p o s. X VIII. - '
Dato in perpendicolo quo vis fiat io a principio lationisjìgnato , quod
in dato tempore conficiatur^datoque quocunque alio tempore
minori, aliudjpatium in perpendicolo eodem reperire , quod
in dato tempore minori conjiciatur.
Sirpcrpcndiculum A,inquodeturipatium AB,cujustem.
us ex principio a fic A b , ficquc a
orizoncBE , & detur tempus
ipfo a b minus , cuiinhorizonte
notecur squale b croporcetin eo-
dem pcrpcndiculo fpacium ei-
dem a B acquale reperire y quod
tempore b c conficiatur. lunga-
tur linea a c. Cumque b c minor
fìtBA, cric angulus b A c minor
angulo b c a. Conftituatur ei
acqualis cab, & linea a e hori-
zonti occurrat in pun&o e , ad
quam perpendicularis ponatur
b odccanspcrpendiculuinin d , Alinea d f ipfi b a fccetur
acqualis.
afro Dialogo Terzo
arqualis. Dico ipfaro f d cfie pcrpcndiculi partem , in qua .
latio ex principio motusin a, abiòlvitur tempore b c dato.
Cum cnim in criangulo rc&angulo a e d ab angulo redo e ,
pcrpendicularisacjlatusoppofitum a d du&atìtE B,crit a e
media intcr d a, a/bj&c b e media inter db,b A,feu inter f a,
A B,(cftenim f a ipfiD b sequalis.J Cumque a b pofitumfic
effe tempus per AB,crit a e/cue ctcmpuspcrtotam a d,8c
e b tempus per a f ì ergo reliqua b c crit teropus per rcli-
<juam f d : quod eracintcntum.
Probi,. VI. Propos. XIX.
Dito in perpendiculo [patio quocunque a principio lationis per atto,
dttoque tempore cafus: tempus reperire , quo aliud aquile
jpitium ubicunquein eodem per pendi culo gcceptum , ib eo-
dem mobili copfequenter confeutur.
Sic in perpendicolo a b,
quodeunque fpatium a c,
ex principio lationis in a
accepcum , cui acquale ile
aliud fpatium d b ubicun.
que acceptum, fitque da-
tum tempus lationis per
A c, fitque illud a c.Opor-
tet reperire tempus latio-
nis per d b poli cafum ex A.
, Circa .totam a b femicir-
culusdefcribatur aeb,&
ex c ad a b pcrpcndicula-
risfit c e i &: jungatur a e,
qua: major eric quam e c..
Sccctur e f ipfi e c arqua-
lisjdico rcliquum f a effe
rempus lationis per d b.
,* t , a f or ! '-v . u Qui* cnim a e cft media
• intcr
AB*
, YW
/
i
del Galileo. f 101
inter b a, a cjeftqucA c tempus cafus per a cjerltAEtem-
puspcrroram a b. Cumquee EmediafitintcrD a, a c,(cft
enim d a arqualisipfi b c>) cric ce, hoccft, e f , tcmpus per
a Djergo reliqua a f eft tcmpus per rcliquam d b. quod eft
propoh tura.
CoROLLARIVM.
Mine colligitur, quod (ì alicujus (patii ponatur
tcmpus ex quiete effe , ut ipfummct fpatium ; tcm-
pus illius poli aliud fpatium adjun&um crit excef-
fus medii intcr adjunfhim una cum fpacio , &ipfum
fpatium fupcr medium intcr primum Se adjun-
ttum. Veluti, polito, quod tempus per a b , ex
quiete in A, fit a b; addito as tempus per a Bpoft
s a ; erit cxccfTus medii inter s b,b a, fu per medium
inter b a, a s.
Probl. VII. Propos. XX.
Dato quolibet Jpatio , (jr parte in eo pofi principium lationìs , par •
tem alter *m •verfusjìncm reperire , qua conjìciatur tempore
eodem ac prima data,
Sit fpatium e b,& in eo pars e d data poft prin-
cipium lationis in e. Oportctpartemalteram ver-
fus finem b reperire , quac conficiatur tempore eo-
dem,acdata c D.SumaturmediainterBc,CD,cui
xqualis ponatur b a j &: ipfarum dc,ca, tertia
proportionalisfit c e. Dico, e b clTc fpatium, quod
poft cafum ex c conficitur tempore eodem ac
ipfum cd. Si enim intelligamus , tempus per to-
tani c b effe ut c b $ erit b a (media fcilicct inter
b c, c d) tcmpus per c d. Cumque c a media fit
intcr b c,c e, erit c a tempus pere e. eftautem
tota b c tempus per totam c b ; ergo reliqua b a
erit tempus per reliquam e b poft cafum ex c » ea-
dem vero b a fuic tempus per c Djergo tempori- b
Cc bus
io! Dialogo Terzo
bus acqualibus conficiuntur cd&eb ex quiete in a. quod
crac facicndum.
T h e o r. XIV», Propos. XXI.
Si in per pendi culo fiat e afa* ex quiete, in quo a principio lationis fu-
ma tur pars quo vis tempore perattdpojl quam fiquatur motus
inflexus per dii quod planum uteunque inclinatum : fpatium ,
quod in tali plano confici tur in tempore aqualitempori cafus
jam perdili in perpendiculo ad Jpatium jam perattum in per-
pen diculo , majus erit quam duplum , minus vero quam
triplum.
Infra horizontem a e Zie pcrpendiculum ab, in quo ex
principio a fiatcafus, cu/us fumatur quadibetpars a c* inde
ex c inclinctur uteunque planum c g ì fupcr quo poft cafum
in ac continuetur motus. Dico, quod fpatium tali motu
pcra&umpcr c c in tempore acquali tempori cafus per a c,
A E eft plus quam
duplum , minus
vero quam tri-
plum ejufdcm
/patii a c. Pona-
tur enim c f x-
qualis a c,&ex-
tenfo plano c c
ufque ad bori,
zontemin E,fiar,
ut c e ad e f , ita
> f e ad e g. Si
itaque ponatur
tempus cafus per a c effe , ut linea a c , erit c e tempus per
e c & c f , feu c a , tempus motus per c c. Oftcndendum
itaque eft , fpatium c g ipfo c a majus effe quam duplum,
minus vero quam triplum. Cum enim lìt,ut.c e ad e f, ita
E e ad e c , erit edam ita c f ad f g. Minor autem eft e c
quam
del Galileo. 103
quam ef , quare & cf minor cric quam f g, &: c c major
quam dupla ad f c fcu a c. Cumquc rurfus f e minor fit
quam dupla ad e c , {'cft cnim e c major c a , fcu c f, j cric
quoque e f minor quam dupla ad f c , & cc minor quam
tripla ad e f fcu e a. quodcrac demonftrandum.
Pocerat aucem univerfalius idem proponi: quod cnim ac-
cidit in perpendiculari, &: plano inclinato, contingic etiam fi
poft motum in planoquodam inclinato inflettatur per magis
inclinatum i uc videtur m alterafigura j cademquc cft dc-
monftracio.
Probe. Vili. Propos. XXII.
Datis duobui temporibus in* quali bus , & Jpatio , quod in perpen -
diculo ex quiete confettar tempore breviori ex datis : k pun-
ito fu premo per pendicu li ufque adhoriz.ontem planum in-
fidi ere , fi per quo mobile defeendat tempere aquali longiori
ex datis .
Tempora inarqualiafint»A majus,B vero minus 5 ipatium
autem , quod in perpendiculo conficicur ex quiecc in tem-
pore b , fit c d. Oportcc ex termino c planum ufque ad ho-
rizontem inflettere , quod tempore A conficiatur. Fiat ut b
ad a , ita c d ad aliam lincam , cui linea c x xqualis ex c ad
horizontem dcfccndat: manifeftum cft planum c x clic il-
u Lir m 1 rraiubtì m odi'ti rn
-rjoji io t u ti. ni y -iini j.najzD ifiup ( h a :Xi;n.-cXiicA: 1* o
lud'fuper quòraobile defcendic tempore dato a. Demoni
Cc ì ftratura
ze>4 Dialogo Terzo
ftracum cnimc(t,ccmpus per planimi incliti a tum ad tempus
in fan clcvacionc cani haberc racionem , quam habet plani
longitudoadlongicudincm clcvacionis lux. Tempusigitur
per e x,adtcmpus per e d« eli, ut e x ad e D.hoc clt,uc tem-
pus a ad tempus B; cempiis vero b eftillud, quo ccnficitur
perpendiculum e o ex quiete ; ergo tempus a cft illud > quo
conficitur planum e x.
Probi. IX. Propos. XXIII.
Dato {patio quo vis tempore peraffo ex quiete in per pendio alo : ex
ter mirto imo hujus /patii planum tnfìettereifuper qftopott e a -
firn in perpendiculo tempore eodem confciatur fpatium cui -
libet /patio dato aqualeiquod tamen majusfit quarti duplum ,
minus vero quam triplum /patii peratti in perpendiculo.
Sic in perpendiculo a s tempore a c peraótum fpatium
a c ex quietein a : cujus i r majus (ic quam duplum , minus
vero quam triplum. Oportec ex termino c planum infle-
ttere, fupcr quo mobile eodem tempore a c confidar pod
eafum per a c fpatium ipfi i r acquale. Sinc r n, n m, ipfi a e
I M N R
arqualia ; &r quam rationem habet refiduum i m ad m N,eam-
dem habeat a c linea ad aliam,cui xqualis applicetur c £ ex
c ad horizonccm a e , qua: extendacur verfus o , & acci-
piancur cf,fc,co, xquales ipfis rn,n m,m i, Dico, tem-
pus
• del Galileo. zoj
pus fuper inflexa c o , poft cafum a c , erte acquale tempori
a c ex quiete in a. Cumcnimfit, ut o g ad g f ,ita f c ad
CEjericcomponcndoutoFadFG.feuF c.itaF e ad e c,&
ut unum anteccdentium ad unum confcqucntiura, ita om-
nia ad omnia :nempe tota o e ad e f ut f e ad e c. Suntita-
que o e, e f, e c, continue proportionalcs. Quodcum po-
fitum iìt , tempus per a c erte ut a c , erit c e tempus per
e c j&e f tempus pertotam eo, & rcliquum c f per rcli- '
quam c o ; eft autem c f xqualisipfi c a » ergo fattum eft
quod fieri oporcebat ; eft enim tempus c a tempus cafus per
a c ex quiete in a , c f vero (quod arquatur c a) eft tempus
pere o, poft defeenfum per e c,feu poft cafum per a cjquod
eft propofitum. Notandum autem eft, quod idem accider,
fi pracccdcns latio non in perpendiculo fiat, fed in plano in-
clinato, ut in fequenti figura, in qua latio prxcedcns fatta ile
I M N R
Zi
per planum inclinatum a s infra horizontem a e j Sede-
monftratio cftprorfus cadcm.
S c h o l i v m.
Si diligenter a ttendatur,manifeftum erit, quod quo minus
data linea i r dcficicà triplaipfius a c,co planum inflcxum,
Cc j fuper
torf Dialogo Terzo •
fuper quodfacicndacftfecunda lado.puca c o,acceditvicN
niusad pcrpcndiculum , in quo tandemin tempore squali
a c conficitur {patinai ad a c triplum. Cum enim i x pro-
xima fueric ad triplicicacem a c , erit i m arqualis fcreipfi
m n. Cumquc,ut i m ad m. n ineonfhu&ionc, ita fiat a c ad
c E.conftac^pfam c e paulo majorem rcperiri qium c a,
& , quod canfcqucns eft , punótum e proxiniuru rcperiri
’ punico a , &: co cum c s acutiJfimum angulum conttnerc,
& fere mutuo coincidere. Econtravcro, fi datai r mini-
mum quid major fucrit quam dupla ejufdem a c, eriti m
breviiftraa. linea : ex quo acci dee, minimam quoque futuram
efle a c rcfpc&u c £., quarlongiflima erit , quam proxi-
roc accedet ad parallclam lionzontalem per c producano,
lndeqticcolligerc poflumus , quod, fi in appofica figura poffc
defeenfumper planumincHuatum a c > fiat reflexio per li-
nearli horizonralem , qualis cficc c t , fpatium , tempore
squali tempori defeenfus per a c , per quod mobile confe-
quentermovcretur, eflTctduplum fpatii a cexade. Videtur
autem & hic accommodari confimilis ratiocinatio : Apparet
enim ex eo, cum OEadEFfitutFEadE c.ipfam f c deter-
minare tempus per c o. Quod fi pars horizontalis t c, du-
pla c a, divifa fin bifariam in v, extenfa verfus x in infinitum
clongata erit , dum occurfum cum produda a e quxrit ,
ratio infinita t x ad infinitam v x , non erit alia à radono
infinita v x ad infinitam x c .
Iftudidem alia aggrdfione concludere poterimus , confi-
mile refumentes radocinium ci, quo ufi fumus in Propofi-
tionis prima: demonftrationc. Refumentes enim triangu-
lum A 1 i)-c,nobis reprsfentans in fuis parallelis,;bafi 3 c,vclo-
citatis gradus continue adau&os jtixca tcroporis incrcnven-
ta;cx quibus.cum infinitsfiot , Tcluti infinita funt puntta in
linea a c,&: infonda in quovis tempore :exucgetfupcrficics
ipfa triangoli, fiimclligamus, motus per altcrum tantum
. j J temporis
del Galileo. 107*
témporis continuati , fed non amplius motu accelerato , ve-
runi aequabilijuxta maximum gradum velocitare acqui&rt»
quigradus reprxfentacur per linearci b c.
Ex talibus gradibus conflabirur aggrega-
tumconfimile parallelogrammo adbc,
quod duplum eft trianguli abc. Quarc
fpatium , quod cum gradibus conlimili-,
bus tempore codcm conficietur, duplum «
erit fpatii perafti cum gradibus velocita-
tis à triangulo abc repraefentatis. At in
plano horizontali motus ert: xquabilis, '
cum nulla ibi lit caufa accelerationis, aut retardationis;ergo
concluditur, fpatium c T,pera£him tempore xquali tempori
a c , duplum effe fpatii a c ; hoc cnim motu ex quiete acce-
lcratojuxtaparallclas trianguli conficiturv illud vcrojuxta
parallelas parallelogrammi,quje,dum fucrint infinitar,duplx
funcadparallelasinhnitas trianguli. i‘. 1 ; {
Attendere infuper licet,quod velodta«isgrados, quicnn-
que in mobili reperiatur , eli: in ilio fuapte natura indelebili-'
terimpreflus, dum cxternxcaufx accelerationis autretar-
dationistollantur, quod infoio horizontali plano contingit:
namin planisdeclivibus adeftjam caufa accelerationis ma-
joris , in acclivibus vero retardationis. Ex quo paritcr fequi-
tur,motum in horizontali eflfe quoque xtcrnum : li enim eli
xquabilis, nondcbilitatur, aut remittitur, &: multo minus
tollitur. Amplius , exiftentc gradu ccleritatis per naturalcm
defeenfum à mobili acquilìto fuapte natura indelebili atquc
xterno>conliderandum occurrit,quod,fi poli defeenfum per
planum declive fiat reflexio peraliud planum acclive, jam in
ifto occurrit caufa retardationis : in tali cnim plano idem
mobile naturaliter defeendit; quaremixtio quxdam contra-
riarum affe£Honum exurgit, nempc gradui ilfius cclcritatis
cquilitx in precedenti defeenfu , qui per fc uniformiter
mobile
xoS Dialogo Terzo
mobile in infinicum abducercc , & nacuralis propenfion is ad
mocum deorfum juxra illa ni candem proporcioncm accele-
ra cionis, juxcaquam femper movecur. Quarcadmodumra-
tionabile videbicur,fi,inquirenrcs, quaenam contingancacci-
dentia , dum mobile poft defeenfum per aliquod planum in-
clinatum refledatur per planum aliquod acclive , accipja-
mus gradum illum maximum in defeenfu acquifitum , idem
per le perpetuo in afccndentc plano fervati ; ateamen in .
afeenfu ci fupervenire naturalem inclinacionem deorfum,
motum nempe ex quiete acccleratum juxca femper accc-
ptam proporcioncm. Quod li forte haic intclligere fueric
fubobfcurum , clarius per aliquam delineationem cxplica-
bitur. . ;
Incclligatur itaque fadum effe defeenfum per planum de-
clive ab, ex quo per aliud acclive b c continuetur mo-
tus rcflcxus;& line primo plana xqualia, & ad a:qualcs angu-
losfupcr horizontem c h elevata. Conftat jam , quod mo-
bile ex quietein A,dcfccndcns per a B,gradus acquirit vclo-
citatis juxca temporis ipfius incrcmcntum: gradum vero in
b effe maximum acquiiitorum,&: fuapte natura immutabili-
ter imprcflum,fublatis feilieee caulìs accelerationis novse.auc
retardationis; accelerationis, inquam,liadhucfupcr exten-
* C F A
fo plano ultcrius progrcdcrccunretardationis vero , dum fu-
perplanumacclive bc fitrctìcxioiinhorizontali auccm c h
arquabilismotus juxca gradum velocicatis ex a in B,acquifit$
in
■*
del Galileo. *09
ininfinitum cxtendcretur. E fi et autern talis velocitas, ut in
tempore acquali tempori defeenfus per a b in horizonte
conficeretfpadum duplum ipfius a b. Modo fingamus,idem
mobile eodem cclcritatis gradu squabilitcr moveri per pla-
num b c , adeo ut edam in hoc tempore squali tempori de«
feenfus per a b conficeret fuper bc extenfo fpatium du-
plum ipfius a b. Veruni intclligamus ftadmatqueafccndcre
incipit, ei fuapte natura fupcrvenire illud idem, quod ei con-
tigit ex a fuper planum a b , nempe defeenfus quidam ex
quietefccundumgradus cofdcm acceleradonis, vi quorum,
ut in a b contigir, tempore eodem tantumdem dcfccndat in
plano reflexo , quantum defeendit per a b : manifcftum cft,
quodcxejufmodi mixdoncmotussquabilisafcendentis, &:
accelerati defcendentis,perduceturmobile adterminum c
perplanumB c, juxtaeoìdem vclocitatisgradus,qui crune
squales. Quod vero fumptis uteunque duobus pun&is d e ,
squaliter abangulo b remods, tranfitus per d d fiat tempo-
re squali tempori reflexionis per b e, bine colligere poifu*
mus. Du&a df eritparallelaadB c ; conftatenim , defeen-
fum per a d rcflc&i per d f. quod fi poft d mobile fcratur
perhorizontalem d e, impetusin e eritidem cumimpetu in
d. ergo ex e afccndet in c. ergo gradus vclocitads in d eft
squalis gradui in e. Ex hisigitur radonabiliter afferete pof-
fumus , quod, fi per aliquod planum fociina rum fiat defeen-
fus, poft quem fequatur refiexioper planum elcvatum , mo-
bile per impetum conceptum afeendet ufque ad eandem al-
dtudincm,feuelcvadonemabhorizonte. Vtfi fiat defeen-
fus per a b , feretur mobile per planum rcflexum b c , ufque
ad horizontalem a c d 5 non tantum fiinclinationcs piano-
rum fine squales, verum edam fi insqualesfint, qualiseft
plani b d. aflumptum enim prius cft , gradus velocitati efte
squales, qui fuper planis insqualircr inclin atis acquiruntur,
dum ipforum planorum eadem fuerit fupra horizontem elc-
D d vado.
no Dialogo Terzo
vado. Si aucem exiftentc eadcm inclinatione planorum e b,
b d , dcfccnfus per e b impellere valer mobile per planum
b d ufquead d , cum talis impulfas fiat propter conceptum
D C A E
velociratis imperimi in pundo b jfitque idem impetus in »•
feu defccndat mobile per a b, feu per e b 5 conila r,quodex-
pelletur parirer mobile per b D,poft defeenfum per a B,atque
per e b. Accidetvcro,quodtcmpusafi:enfuspcrBDlongius
crit , quam per B c, prout defeenfus quoque per e b longiori
ftr tempore , quam per a b : ratio autem eorundem tempo-
rum jam demonftrata efteadem aclongitudinum ipforum
planorum. Sequitur modo , utinquiramus propoteionem
ipariorum temporibus xqualibus pcra&orum in planis, quo-
rum djverfa: fint inclinadones, eatdcm tamen elevationes :
hoc eli, quac intcr eafdcm paralleias horizoncales compre-
liendantur. Id autem contingit juxta lèquentem rationem.
Theor. XV. Propos. XXIV.
Dato inter eafdem paralleias horizontalcs perpendiculo , & plana
elevato ab ejns imo termino , ftatium , quod a mobili poti ca - '
fum in per pendutilo, fuper plano elevato confi ci tur in tempore
aquali tempori cafre, majut eli ipfo perpendiculo , min ne ta -
. men quam duplum ejufdem perptnaiculi.
Inter eafdem paralleias horizontales b c, h g ,fin t perpen-
diculum a e. Se planum elevatum eb, fuper quo poli cafum
in perpendiculo a e ex termino e , fìat reflexio verfus b.
Dico , fpatium, per quod mobile afeendi t in tempore acquali
tempori
del Galileo. zìi
tempori defeenfus a e » majus effe quam a e , minus vero
quamduplumejufdcm a e; PonacurE d, ipfi a e a?qualc,&:
ut e Bad BDjicafiatDBadBF. Oftcndctur primo, pun&um
f effe fignum , quo mobile motu reflexo per e b pcrvenicc
tempore acquali tempori a e : deinde, e f majus effe quam
e A) minus vero quamduplum ejufdem. Si inteliigamus,
B' A C
tempus defeenfus per a e , effe ut a e , cric cempus defceiìfus
per b e , feu afeenfus per eb,uc ipfa linea b e : cumquc d b
media ficinccr eb,bf, fitque be tempus defeenfus per to-
tani b e, cric b d cempus dcfcenfiis per b f , &reliquaDE
tempus defeenfus per reliquam f E.Vcrum idem eft ccmpus
per f e ex quiete in b, acque cempus afeenfus per e f, dum in
e fueric velocicatis gradus per defeenfum b e feu a e acquifi-
tus : ergo idem tempus d e cric id,in quo mobile poli cafum
ex a per a E,motu reflexo per e b, pervenir ad fignum f. Po-
fitum autem eft , ed effe acquale ipfì A e. quod erat primo
oftendendum. Et quia, ut tota e b ad totam b d , ita ablara
d b adablatamBF , eric, uttota e Bad totam b d, icareliqua
e d ad d f. Eft autem e b major b d : ergo & e d major d f,
&e f minor quam dupla d e, feu a e ì quod erat oftenden-
dum. Idem autem accidet , fi motus prarccdens non in per-
pcndiculo, fed in plano inclinatoiìàt;CAdemque eft demon-
ftratio.dummodo planum reflexum fitminus acclive, nempe
longius plano declivi.
Dd z Theor.
zi & Dialogo >T e r z o
Theor. XVI. Propos. XXV. :
Si pojl cafum per altquod plenum inchnatum fequatur mot tu per
plenum borizontù, erit tempus ceftu per plenum inchnatum
; od tempus mot tu per quamltbet lineem lorizontis , ut dupla
lo n gite do pieni inclineti ad lineem ecceptam horizontù.
Sic linea horizontis CB,planum inclinatimi a B,&poft
calimi per a b fequatur motus per horizoncem.in quo fuma-
tnrquodlibec fpatium
/ b d. Dico > tempus ca-
/ fuspcrAB, ad tempus
/ motus per b d, effe, ut
9 P , B/ dupla ab ad b d.
Sumpta enim B c ipfius
a b dupla, conftat ex prxdcmonftratis, tempus cafus per a b
acquari tempori motus per b c: fed tempus motus per b c,ad
tempus motus per d b, cft, ut linea c b ad lineam b d .-ergo
tempus motus per a b, ad tempus per bjd, cft, ut dupla a Bad
b d. quoderat probandum.
Probl. X. Propos. XXVI.
Dato perpen diculo in ter line as par allei** bori zont ale s , datoque
JPatio major i eodem perpendiculo ,fed minori quam dupla •
ejufdem,eximo termino perpendiculi plenum et tollero in ter
eefdem parallela * , fu per quo motti reflexo posi defeenfum in
_ , . perpendiculo confida* Mobile (patium dato *quele,& in tem-
pore eq itali tempori defeenfus tn perpendiculo.
Inter Parallelas horizontalcs a o, b c, ficpcrpcndiculum
ab; f e vero major fìt quatti da, minor vero quam dupla
ejufdem. Oporccc ex b planum inter horizontalcs erigere,
fuper quo Mobile poft cafum ex Ain B,motu reflexo, in tem-
pore acquali tempori defeenfus per ab confidar afccndcn-
do fpatium xqualc iplì e f . Ponatur e d xqualis a b , erit rc-
liqua d f minor , cum tota e f minor fit quam dupla ad a b:
ile d i xqualis d f, &, utE i adì d, ita fiat d f ad aliarli f x,
. i . .. ' acque
-v
del Galileo. . 115
atquc ex b reflcttatur re&a b o , acqualis e x. Dico, planum
per b o erte illud , fuper quo pcft cafum a b Mobile in Tem-
pore acquali tempori cafus per a b pcrtranfit , afeendendo
fpatium acquale dato (patio e f. Ipfis ed,df, xqualcs po-
nancur u r , r s. Cum cnim fit,ut e iad 1 D.ita d f ad f x:
O A
— x ? d Te
erit componendo, ut e d ad d i,itaD xad x F;hoccft,ut e tr
adDF.ita d x ad x f,& e x adx d* hoceft,utB o ad o R,ica
r o ad o s . Quod fi ponamus,tempus per a b, effe a b; cric
tempusper o B,ipfa o b;& r otempus per o Sj&rcliqua b r
tempus per rcliquum s B,dcfcendendo ex o fn B.Scdtempus
defeenfusper 1 b ex quiete in o,cft acquale tempori afeenfus
ex b in s poft defccniiim a b : ergo Bocft planum ex b clc-
vatum.firpcr quo poft defeenfum per a b conficitur tempore
b r feu b a fpatium b ^acquale fpatro dato e f. Quod face-
re oportebac. •
Theor. XVII. Propos. XXVII.
Stiri planis inaqualibus quorum eademftt elevatio , de [cenci ut Mo-
bile : Jpattum , quod in ima parte longiorìs conficitur in tem-
pore aquali ci , in quo conjìcitur totum planum brevi tu , e si
aquale (patio, quod componi tur ex ipfò breviori plano , & ex
. parte , ad quam idem brevi us planum eam babet rationem,
quant babet planum lo n gius ad exceJfum,quo lo n gius brevi us
Jùperat. ■
Sic planum a c longius , a b vero brevius, quorum cadem
fic elevatio a d j & ex ima parte a c, fumacurc e, acquale ipfi
Dd 3 ABj
•
•• )
•E >
c
B /
D
ii4 Dialogo Terzo
abj& quam racioncm habcc totum c a ad a e, fnempe ad
exccflum plani c a fupcr a b„) hanc habcac c e ad e f. Dico,
(patium f c cfle illud quod conficitur poft difceflum ex
a tempore acquali
A tempori defccnfus
per a b. Cumenim
totum c a ad totum
A e , fit ut ablatum
c e ad ablatum e f;
crit reliquum e a ad
rcliquum a f, ut to-
tum c a ad totum
a e. Sunt itaquc
trcs, c a, a e, a f, continue proportionales. Quod fi pona-
tur , tempus per a b effe ut a b ; crit tempus per a c ut a c,
tcmpus vero per a f, Crit ut a e, & per reliquum f c, crituc
e c ; cft autcm e c ipfi a b «quale : ergo fit propofitum.
The or. XVI II. Propos. XXVIII.
Tangat horizontalis linea a g circuium , & à conta&u fit
diameter a B,&dux chordx utcunque aeb. Determinan-
da fit ratio temporis
cafus per a b, ad tem-
pus defccnfus per ara-
bas aeb. Extendatur
B e ufquc ad tangcn-
tem in g , angulus
B a e bifariam fccc-
tur,du£ta a f.. Dico,
tempus per ab , ad
tempus per aeb, effe
ut a e ad a ef. Cum
cnim angulus fab
aequalis fitangulo F a Eiangulusvcro eag angulo A b F eerie
i totus
J
del Galileo. 115
totus gap duobus p a b , a b f xqualis j quibus xquatur
quoque angulus gfa; ergo linea e F ipfi g a eft acqualis. Et
quia re&angulum bge acquatur quadrato e a; cric quoque
acquale quadrato g f,& tres linea:, b e, e f,g E,proportiona-
les. Quodfiponatur, A e effetempusper a E.eritc e tem-
pus per e e; & e f tempus per totam gb,& e f tempus per
e B,poftdcfccnfumcxG , leu ex A, per a e. Tempus igitur
per a e, leu per a b, ad tempus per a EB^cft,ut a Eadx e f ì
quod eratdcterrmnandum.
Alitcr brevius. Secetur e F,acqualis e Ajconftat, g f effe
mediani proportionalem inter b g , g e . Rcliqua ut fupra.
Probl. XI. Propos. XXIX.
Dato cjuolibet (patio h orizzontali .ex cujus termino erettum fit per -
pendiculum/n quo fumatur pars aqualù dimidio jpatii in ho -
rizontali dato , Mobile ex tali altitudine defeendens , drin
h orizzontali con verfum , conficiet h orizzontale (patium una
z cum perpendiculo breviori tempore, quam quodeunque aliud
/patium perpendiculi cum eodem /patio horizontali.
Sitplanumhorizontale , in quo datum fitquodlibet Ipa-
tium b c,& ex termino b Tic pcrpendiculum,in quo B a fit di-
midium ipfius b c. Dico , tempus , quo Mobile ex a de-
miffum conficiet
ambofpatia,A b, -
b c , effe tempo-
rum omniu bre-
viflìmum, quibus
idcmfpatium b c
cum parte per- ,
pcndiculi * fivc D c
majori , live mi- '
nori parte a b, __ o
conficerctur. Sit C D
fumpta maior,ut in prima figura, vel minor, ut in fccunda, e b.
Oftcndcn-
n 6 Diàlogo Terzo
Oftcndcndum eft, tcmpus, quo conficiuntur fpatia E b,b c,
longius effe tempore quo conficiuntur a b,b e. Intclligatur,
tcmpus per a b effe ut a b; cric quoque tempusmotus in ho.
rizonrali £ e , cum b c dupla fic ad a b & per ambo fpatia
abc. Tempus erit dupla b a. Sic b o media intcr eb,ba,
Eric b o tcmpus cafus per e b. Sic prxtcreahorizoncale fpa.
cium b d, duplum ipfius b e j conttat , tempus ipfius poli ca-
foni e b effe idem b o. Fiat.ur d b ad B c,feu ut e b ad b a jira
o B ad b n : &cum motusinhorizoncalilir arquabilis,(itquc
o b tcmpus per b d poft cafoni ex e , critN b tcmpus per B e
poli cafoni ex cadem altitudine e. Ex quo conttat, o b cum
b n effe tempus per e bc. cumquc dupla b a fit tempus per
abc joftendendu rclinquicur.o b cum b n majora effe quanj
duplaB a. Cumautem o b media fic inter es, ba* ratio e b
ad b a dupla eli racionis o b ad b a : &, cum e b ad b a fir,uc
o b ad b n » ctir quoque ratio o b ad b n dupla rationis o b
ad b a. veruni iplà ratio o b ad b n compomtur ex rationi-
bus o b ad b a , a b ad b n •» ergo ratio a b ad b n eft ca-
dem cum racione o b ad b a . Sunc igitur b o,b a , b n, rrcs
continue proportionales,& o b cum b n majoresquam du>
pia b a. Ex quo pacctpropolitum.
Theor. XIX. Propos. XXX.
Si ex &li quo p uncio linea borizontalis defeendat perpendiculum >ex
alio vero punito in eadem bori zone ali fumpto ducendum fit
planum ufcjue ad perpendiculum ,per quod c Mobile tempore
brevi (fimo ufque ad perpendiculum defeendat : tale planum
erit ìllud , quod de perpendiculo ab fc in di t partem aquale m
disfantix pimeli accepti in horizontali a termino per -
pendicnli.
Sic perpendiculum bd ex punch) b , horizontalis linex
A c defeendens , in qua fitquodlibcc puntura c,& in per-
pendiculo pohacur'diftantia b e xqualis dittanti* bc, &:
durature e. D ico, planorum omnium expundo eulquead
perpen-
• del Galileo. 217
* perpendiculum inclinatorum c e effe illud , fuper quo tem-
pore omnium breviflìmofic defeenfus ufque ad perpendicu-
lum. Jnclinentur enim fupra & infra plana Cf)Cc,&; du-
catur 1 k circulum femi-
diamecro b c deferiptum
tangens in c ,qu^ crit per-
pendiculo xquidiftans :
&: i p fi c f parallela fit
e k , ufque ad cangencem
protratta, fecans circum- A
ferentiam circuii in l.
conftat tempus cafus per
l e , effe xquale tempori
cafus per c &,fed tempus
per k e eftlongius,quam
per.L Ejergo tempus per
k e longius eft, quam per
c Ejfcd tempus per K e*
aequacur tempori per c f,
curii Gnt xquales , & fc-
cundum eandem inclina-
tionem duttas : fimilitcr D
cuoi c c ,& 1 e fint atqua-
les , &iuxta eandem inclinationem inclinatae, tempora la-
tionum per ipfas crunt xqualia ; fed tempus per h e brevio-
rem ipfa 1 e , eft brevius tempore per 1 e j ergo tempus quo-
que per c e , fquod aequatur tempori per h e,J brevius crit
tempore per 1 e. Patct ergopropofitum.
Theor. XX. Propos. XXXI.
Si line a reila fuper horizontalem fuerit uteunque inclinata : pia-
num à dato punito in horizontali ufque ad inclinatam ex -
tenfum , in quo defeenfus fit tempore omnium brevifftmo,ctt
illud, quod bifariam dividit angulam contentum à duabus
E e perpen-
n8 Dialogo Terzo
pcrpendicuUribtu k dato puntto cxtcnfis-, una adhorizonta -
lem lètte am , altera ad inclinatami
Sit c d linea fupra horizontalcm a b uteunque inclinata,
datoque in horizoncali quocunque pun&o a , cducantur ex
co a c pcrpendicularis ad a b, a e vero perpcndicularis ad
cd,& angulum c a e bifariam dividat f a linea. Dico, pia-
norum omnium ex
quibuflibecpun&is
linea; c d ad pun*
&um a inclinato-
rum extenfum per
f a elle , in quo
tempore omnium
breviilìmo fiat de-
feenfus- Ducatur
f c ipfi a e paralle-
la , erunt anguli
c f a , f a e coal-
terni arqualcs ; efl:
autem e a f ipfi
f a g xqualis : er-
go triangoli latera
ig,ga aequalia erunt. Si itaque centro c intervallo c a
circulus defcribatur,<ranfibicper f, &: horizontalcm, & in-
clinatati! tanget in pun&is a F:eft enim ongulus gfc re&us,
cum g f ipfi a e fitacquidiftans :cx quoconftatlincasomnes
ufqueadinclinatattiexpun&o a produ&as extra circumfe-
rentiam extendi , &: quod.confequens eft , Iationes per ipfas
longiori tempore abfolvi, quam per f a. Quod erat demon- '
Arandomi.
D
L E M M A .
Si duo circuii fe fe intuì contingant , cjuorum interiorem tjualibet
linea retta, contingat , exteriorem vero Jecetytres linea a con -
533 * • T***3ri* jvvl. tattu
del Galileo. ziq
tatlu circulorum ad tri a punti* reti a linea tangerttìs, riempe
ad contatlum interior U circuii , dr ad fetliones exterioris
t protratta angulos in contati u circulorum aquales conti -
nebunt.
Tangancfc incus in pundo a duo circuii , quorum cenerà
b minoris : c majoris :-interiorem vero circulum concingac*
reda quaelibet linea f g in pundo H , majorem auccm fecce
inpundis f g ,(Sc conncdanturcres linea: a f,ah,a g. Dico»
angulos db illis conccn-
tOS F A H , G A H ciTe X -
quales. Excendacur a h
ufque ad circumfcren-
tiam in 1 , & ex cencris
producancur b h , c 1 , &
per eadem centra duda
fic b c,qua; extenfa cader
in contadum A,&in cir-
cumfcrentias circulo-
rum ino» & n. Et quia
anguli icniHbo a;qua-
lesfunc,cumquilibecipforum duplus fit anguli 1 a n , crune
linear bh,ci parallela;. Cumquc b h ex centro ad conca- '
dum fic perpendicularis ad re, cric quoque adcandem per-
pendicularis ci,& arcus f i arcui 1 g a;qualis,&: quod confe- •
quens cft , angulus fai, angulo 1 a g. Quod erat often-
dendum.
Theor. XXI. Propos. XXXII.
Si in boriante fumantur duo puntla>dr ab altero ipfirum qualibet
linea verfus alt erùm inchnetur , ex quo ad inclinatam retta
linea ducatur,ex ea partem abfcindens aqualem ei,qua in ter
punti a horizontis intercipitur,ca/iss per hanc dutiam citine
abfolvetur,quam per quafemque alias retlas ex eodem pun-
ito ad eandem inclinatam protrattasi aliùautem,qua per
E e 2 angulos
a 2.®
Dialogo Terzo
ungula aquales hinc inde db hac dijltterint,cafus fiunt tem-
poribus in ter fé squali bus.
Sint in horizontc duo punda a b , & ex B inclinetur reda
b c, in qua ex termino b fumatur b d ipfi b a arqualis , & jun.
£atur a d. Dico, cafum per a d velocius fieri , quam per
quamlibec ex a ad inclinatam b c produdam. Ex pundis
enim ADadipfas ba, BD,perpcndicuIarcs ducantur a e,
d e, fé fé in e fecantes;
& quia in ‘triangulo
xquicruri àbd, ao-
guli BAD, B D A funt
xquales, erunt reliqui
adredos d a e, ed, a
xquales; ergo centro
e intervallo e a dc-
fcriptus circulus per
d quoque tranfibic :
& lineas b A,BD,tan-
get in pundis a d. Et
cum a fit tcrminus
perpendiculi a e, cafus per a d citius abfolvetur, quam per
quameunque aliam ex eodem termino a ufque ad lincam
b c ultra circumfercntiam circuii cxtenfamj quodcratpri-
mo oftendendum.
Quodfi extenfo perpendiculo a e, in co fumatur quodvis
centrum f , &fecundum intervallum f a circulus a c c dc-
fcribatur tangentem lineam in pundis g c fccans : jundx
a g, a c per angulos xqualcs à media ad ex ante demon-
ft ratis dirimentur , &: per ipfas latiorics temporibus «quali-
bus abfolvcnrur , cum ex pundo fublimi a ad circumfercn-
tiam circuii ago terminentur.
Probl. XII. PfC o p o s . XXXIII.
Dito perpendiculo , & plano ad ipfum inclinato, quorum eademjit
1 1 altitudo ,
del Galileo. ’ izr
tltitudo, idemque ter mi» tu fublimis , puntfum in per pendi-
culofupra terminum communem reperire»ex quo fi demie fa-
tur Mobile , quodpofiea convertatur per planum inclinatum ,
ipfum planum conficiat tempore eodem , quo ipfum per pendi -
culum ex quiete con ficeret.
Sint perpcndiculum , & planum inclinatum, quorum ea-
demfitaltitudo,A b,a c. Oportct in perpendiculo b a, pro-
digo ex parte A,punftum reperire.cx quo defeendens Mo-
bile conficiat fpatium a c eodem tempore, quo conficitda-
tum perpendiculum a b ex quiete in a. Ponatur dce ad
angulos re&os ad a c , & fecctur c d arqualis a b , & j unga-
tur a D:crit angulus adc major angulo c a D.feftcnim c a
major quam a B.fcuc d.; fiat angulusD a e arqualis angulo
ade, &adipfam a e perpendicularis fitE f plano inclina-
to & utrinque extenfo occurrens in f. , & utraque a i, a c
ponatur ipfi c f xqualis, &c per g ducatur c h horizonti
acquidiftans. Dico* h effe pun&um,quod quxritur.
Ec 3 Intelli-
i,ii ‘Dialogo Terzo
Intclligatur cnim tempus cafus per perpendiculum a b,
effe a b , cric tempus per ac,cx quiete in A , ipfamct a c.
Cumque in triangulo re&angulo a e f ab angulo redo e
perpcndicularis ad bartm a f, fit afta e c,erit a e media in-
ter f a, a c c e media inter À c,c F.hoc eft, inter c a, a i.
& cum ipfius a c tempus ex a, fit A c; erre a e tempus totius
a f , e c tempus ipfius a i. Quia vero in triàngulo xqui-
cruri a e d , latus a e eft acquale latcri e o , erit e d tempds
per a f,&: eft e c tempus per a i. Ergo c d, hoc eft a B.cric
tempus per if ex quiete ir» a, quod idem eft aclìdicamus,
a b erte tempus per a c ex G,feu ex H.quoderatfaciendum.
Probi. XIII. Propos. XXXIV.
Dato plano inclinato, & perpendiculo, quorum idem ftt fublimìster •
min us , punffum fublimius in perpendiculo extenfo reperire,
ex quo ^Mobile decidenti dr per planum inclinatimi conver -
fum,utrumque conficiat tempore eodem, acfolum planum in*
clinatum ex quiete in ejus fuperiori termino.
Sint planum inclinatum,& perpendiculum, a b, a c, quo-
rum idem fit terminusA. Oportet in perpendiculo ad par-
tcs a extenfo punftura fublirae reperire, ex quo Mobile de-
cidens , & per planum a b convcrfum , parccm artumptam
perpendiculi , &: planum a.b, conficiat tempore eodem, ac
iblum planum a b ex quiete in a. .
Sithorizontalis linea B c,&fecetur a n xqualis a c : ut
a b ad b Njita fiat a l ad l c :& ipfi a l ponatur xqualis a i,
&: ipfarum a c-, b i , tertia proportionalis fit c e in perpendi-
culo a c produco Ugnata. Dico, c e erte fpatium quxfitum:
adeo ut extenfo perpendiculo fupra A,&afTumptapartc a x
ipfi c e acquali , Mobile ex x conficiet utrumque fpatium
x a b «quali tempore, acfolum a b ex a. Ponatur horizon-
talis xr xquidiftans b c , cui occurrat b a extenlà in r,
deinde producla ab in d , ducatur e d xquidiftans cb,&
fupra a d femicirculus deferibatur, 6c ex b ipfi d a perpen-
dicularis
D E L . G A L I L E O. 22J
dicularis crigatur b f ufquc ad circumfcrcntiam. Patct f b
eflfc mediana inter'A b,b D,&du&am f a mcdiam inter d a,
ab. PonaturB s aequalis b i, & FHxqualis f d. Et quia, ut
ab ad b d, ita a c ad c E,eftque b f media intcr a d,bd,&
bi media inter a c, c EieritutB a ad a c.itaF BadB s. Et
cumfitutB a ad a c, Teu ad a N;ita f BadB s .critpcrcon-
verfioné rationisBF ad f s,ut a b adB N,hoc eft,A l ad l c.
reftangulumigitur fub fb,cl, xquatur rc&angulo fub À l,
s Fjhocautcm rc&angulum a l, s f, eftexceflusre&anguli
fub a l,f B.feuA i,b F,fuperredangulo ai,b s,feu a iB;re-
ftangulum vero fb.lc cft cxeeflusre&anguli a c,b F,fuper
rcftangulo al,bf; re&angulum autem ac,bf, xquatur
rcótangulo a b i. (cft enim ut b a ad a c,ita f b , ad b i ) ex-
ceflus
Dialogo Terzo
ccflusigiturredanguli ABi,fuperredangulo a i,b F,feu a i,
f h, xquatur excefìui rcdanguli a. i, f h', fupcr redangulo
a i bj ergo bina rcdangula a i,f h, atquantur duobus abi,
a i b : nempc binis aio, cum quadrato b i. Commune (u-
matur quadratum a i, crune bina redangula Ai B,cum duo-
bus quadratis a i, i b$ nempe quadratum ipfum a b, arqualc -
binis redangulis Ai, FH,cum quadrato a icommuniter
rurfus alTurtipto quadrato b f : erunt duo quadrata ab, bfj
nempc unicum quadratum a F,xqualc binis redangulis a i,
f h , cum duobus quadratis a i , f b, id eft a i f h. V erum
idem quadratum a f , xquale eft binis redangulis ahf,
cum duobus quadratis ah,hf; ergo bina redangula a i, -
f h , cum quadratis ai.fh, xqualia flint binis redangulis
ahf, cum quadratis a h,h F; &: dempto communi quadra-
to h f bina rcdangula a i, f ri , cum quadrato a i crune
arqualia binis redangulis ahf cum quadrato a h. Cum-
que redangulorum omnium f h fìt Iatus communc , erit li-
nea a h xqualis linea: a i. fi enim major, vcl minor etti r, rc-
dangula quoque i h a, ^quadratum h a, majoravcl mino-
ra eflent redangulis f h,i a,& quadrato i a ;contraid,quod
dcmonftratum eft.
Modo fi intelligamus tempus cafus per a b effe ut a b,
tempus per a c , erit ut a c , & ipfa i b media inter a c , c e,
crittempuspcr c e, feupcr x A ex quiete in x,cumqueintcr
d A,AB,fcu r b,b A media fit A F,intcr vero ab,b D,id cft,R A,
A b, media fit b f, cui xquatur f h , erit ex prxdcmonftratis
cxceflus a h, tempus per A b ex quiete in R,feu poft cafum ex
x;dum tempus ejufdem a Bexquictcin A,fucritAB. Tem-
pus igitur per x a, eft i B; per A b vero poft r a , feu poft x A,
eft a nergo tempusper x a b erit, ut a B,idem nempe cum
tempore per folam a b ex quiete in a. Quod crat propo-
fàtum. .
, Probe.
del Galileo. 225
Probl. XIV. Propos. XXXV.
"Data ìnftexa ad datum perpendiculum ,partem in inflexa ac ripe*
re, in qua fòla ex quiete fiat motus eodem tempore , atque in
eadem cum perpendiculo.
Sic perpendiculum a b $ &: ad ipfum inflexa b c. Opor-
tct in b c partem acciperc , in qua fola ex quiete fiat motus
eodem tcmpore,ac in eadem cum perpendiculo a b. Duca-
tur horizon A d, cui inclinata c b extenfa occurrat in e;
ponaturque b f a^qualis ba & centro e intervallo e F.cir*
culus deferibatur fic; & f e ad circumferentiam ufquc
protrahatur in c ; & ut c b ad b f , ita fìat b h ad hfì &
h 1 circulum tangat in 1. Deinde ex b perpendicularis ad
f c erigatur b k j cui occurrat in l linea eil. tandem ipfi
e l perpendicularis ducatur l m , occurrcns b c in m. Di-
co,in linea b m exquietein b fieri motum eodem tempore,
ac ex quiete in A perambas ab.bm. Ponatur e n , arqua-
lis e l. Cumqueut c b ad b f ,ita fit b h ad h f jerit per-
mutando, ut c b ad B h , ita bf ad f h ; & dividendo, c h
. Ff adHB,
n6 Dialogo Terzo
ad h b, ut b h ad he. Quare rettàngulum ghf quadrato
h b cric acquale : fcd idem re&angulum xquatur quoque
quadrato h i. ergo b h ipfi hi eli xqualis. Cumque in
quadrilatero ilbh Iatera hb,hi, fine xqualia , & anguli
b,i, retti, eritlatus quoque bl ipfi li arqualereft auccm
e i xqualis e f ; ergo tota i e , feu n e , duabus l b , e f,
cfl xqualis : auferatur communis e f » crit reliqua f n , ipfi
l b xqualis. at polita eft f b xqualis ipfi b a : ergo l b dua-
bus a b, b n xquacur.Rurfus fi intclligatur, tempus per a b
cflcipfam a b -, crit tempus per eb ipfi e b acquale: tempus
autem pertotam e m erit e n, media fcilicet inter m e,eb.
quare reliqua: b m tempus cafus poft # e b , feu poft a b , c-
ric ipfa b n. Pofitum autem eft , tempus per a b cfle ab :
ergo tempus cafus per ambas abm eft abn. cum au-
tem tempus per e b ex quiete in e fit e b ; tempus per b m
ex quiete in B erit media proportionalis inter be,bm. hxc
nutem eft b l. tempus igitur per ambas abmcx quiete in
a eft a b n » tempus vero per b m folam ex quiete in b eft b l .
oftenfum auccm eft, b l cfle xqualcm duabus ab, bn. ergo
patct propofitum.
Alitcr magis cxpeditc.
A — S Sic b c planum
inclinacum , ba
perpcndiculum .
Dutta perpendi-
culari per b ad
e C) & utrinque
extenfa, ponatur
b h xqualis ex-
\ cefliai b e fu per
V b a : & angulo
b h e ponaturx.
qualis angulus hel :ipfa vero e l extenfa occutrac b k in
t Lj&ex
del Galileo. 217
L;&ex l éxciceturperpendicularis ad e l,l M.occurrcns
b c in m. Dico , b m clic fpatium in plano b c quxfitum.
Quia enira angulus mle re&usefl, cric bl media incer
m b , b e ; & l e media incer me, e b. cui el fececur x-
qualis enì & crune tres linex ne,el,i h ,xquales : &:
h b ericexccffus n e , fuper b l. Veruna eadem h b cft ec-
iam exccfl'us n e fuper nb,ba. ergo duz kb,b A,xqualcs
fune bl. Quòd fi ponarur, e b effe cempus per e b j cric
bl cempus per b m exquiecein B;& bn cric ccmpus cjuf-
dem polì: e b, feupoft abì&ab eric cempus per a b. ergo
remporaper ABM,nempe a b n, zqualia fune cempori per
folam b m ex quiecc in b. quod ed intentum.
Le m m a.
Sic d c ad diamecrum b a perpendicularis, & à cermino
b educacur bed uteun-
quc>& connettaeur fb.
Dico , f b incer db,be,
effemediam. Connc&a-
cuc ef: & per b duca-
tur tangens b g ; quz e-
ric ipfi c d parallela: qua-
re angulus dbg angu-
lo f d B eric xqualis. ac
cidem gbd zquatur quo-
que angulus e f b in prò- ■
portionc alterna : ergo fi - g
milia fune triangula fbd,
F EBj&, uc bd ad b f , ita fb ad be.
Le m m a.
Sic linea a c major ipfa d fi A_ b c
& habcac A b ad B c majorem
raeionem,quamDEadEF. Di- ® E 9 F
co , a b ipfa d e eflc majorem. Quia enim a b ad b c majo -
Ff 2 rem
zi8 Di aloco Terzo
rem rationem habet , quam d e ad e f j quam rationctn
habcc a b ad b c,hanc habebic d e ad minorem quam e f
habeat ad eg: & , quia a b ad b c cft , ut d e ad e g , cric
componendo, 8c per converfionem rationis, ut c a ad ab,
ira c d ad d e : cft autem c a major c d : ergo b a ipfa d e
major erir.
Lemma.
Sic circuii quadrans a c i b } & ex b ipfi a c parallela b ej
& ex quovis centro in ea fumpco circulus boes deferiptus
tangens a b in b,&
A B ,fecans circunfcrcn-
tiam quadrancis in
jun&afic c b,&:
c i ufque ad s ex-
cenfa. Dico, lineam
c i minorem fem-
pcr clic ipfa c o.
JungaturAi; qua:
circulum boe tan-
gct. Si cnim duca-
tur d i ; erita’qualis
ipfi d b. cum vero
d b quadrante tan-
gac , cangec edam
cumdem d i ;&:ad
I
diametrum a i eritperpendicularis. Quarc &ipfa a i cir-
culum b o e tangec in i. Et , quiaangulus a i c major eft
angulo abc, cum majori infiftaeperipheria:: crgoangulus
quoque sin ipfo abc major cric: quarc portio i e s ma-
jor cft portione b o linea c s centro vicinior major ipfa
c b : quare & c o major c i j cum s c ad cb ile > ut o C
ad c i.
Idem autem magis acci de t, fi (ut in altera figura) b i c qua-
drante
del Galileo. zz<>
drantefuerie minor. nam pcrpcndicularis db circulum fe-
cabic c i b : quare d i
quoque, cum ipfi d b fit
sequalis. &Tangulus dia
critobtufus,& ideo ai n
circulum quoque bin
fecabit : cumque angulus
abc minor He angulo
Aie, qui aequatur ipfi
sin; irte aucem eft ad-
huc minor co , qui ad
conta&umini ficrctper
lineam s ij ergo porcio
se i cftlongè majorpor-
tione b o.unde & quod
crat demonftrandum.
Theor. XX ir. Propos. XXXVI.
Si in circuì» ad horizontem creilo ab imo punito deve tur pia.
num non majoremfubtendens circunferentiam quadrante ,
a ter minia cujuì duo alia plana ad quodlibet circunferentia
punltum injìelìantur ; de fi enfiti in planìs ambobui inflexis
breviori tempore abfilvetur , quam in filo priori plano eie •
•uato , ve l quam in altero tantum ex illìs duobui , nempe in
inferiori. f
Sic circuii ad horizontem crc£H ab imo punito c circun-
ferencia c b d, non major quadrante, in quaficplanum ele-
vatum c d , & duo plana a terminis d, c, inflexa ad quodli-
bcc p un cium b in circunfcrencia fumptum: Dico, tempus
defeenfus per ambo plana dbc brevius elle tempore de-
feenfus per iolum d c,vcl per unicum B c ex quiete in b.Du-
6la fic per d horizontalis m d ajcuì c b extenfa occurratin
a ; fincque dn, mci & bh ad b d pcrpendiculares : &c
F f 3 circa
jjo Dialogo Terzo
circa triangulum re&angulum dbn fcmicirculus defcriba-
tur d FBN) fecans d c in f : &c ipfarum c d, d f , media fit
proportionalis d o j ipfarum autem e AjAB>mediaCc av.
Sit aucem p s rempus, quo pcragicur tota d c,vcl b c.fcon-
ftat cnim,tempore codem pcragi utramquc.j & quam ratio-
nem habet c d ad d o, hanc habeat rempus sp ad rempus
p r : erit rempus p r id , in quo Mobile ex d peragit d f ;
rs vero id,in quo reliquum V c. Cumvcro p s fit quoque
tempus, quo MobilccxB peragit B Cj fi fiarut b cade D,ita
s p ad p t jerit p t rempus calus ex a in cìcum d c media
fit inter a c»c B,cxante dcmonftratis.Fiac randem>ut c a ad
a v,ita t p ad p Gjcrit p g tempus, quo Mobile ex a venir
in b } g t vero tempus refiduum motus b c conrcquentis
poftmotum ex a in b. Cumvero d n circuii dfn diame-
ter ad horizontem fit creda , temporibus aequalibus pera-
gentur df&db lineai. Quare fi demonftratum fuerit,
Mobile citius permeare b c poft cafum d b, quam f c poft
pera&am d f; habebimus intentum. At eadem temporis ce-
lericatc conficic Mobile veniens ex d per d b iplàm b cj
ac fi
del Galileo. 231
ac fi venerif ex a per a b : cufn ex ucroque cafu db, ab,
^qualia accipiat vclocitatis momenta;Ergo dcmonftrandum
cric, brevióri tempore peragi b c poft a b quam f c poft
D t. Explicatuttl eft autem, tempus, quopcragitur b c poli
a B, efie <3 1 ; terhpus vero ipfius f c poft d f elle r s. O-
ft'endertdurttitaque eft.R s majus elle, quam c T.quodfic
oftenditur ;quia ut s p ad p R,ita c d adD o,perconver-
fionem ràtionisj&r convertendo, ut r s ad s p , ita o c ad
c d : ut fiutem s P ad p t , ita d c ad ca:&, quia eft ut
tp ad p c , ita c A ad a v ; per convcrfionem racionis cric
quoque ,ut pi ad r g ; ita a c ad c v. ergo ex xquali , ùc
r s ad G t, ita o c ad c v.cft autem o c majorquam c v>
utmoxdemonftrabitur. ergo tempus r s majus eft tempo-
re g T.quoddemoflftrare oportebat. Cumverò c f major
fit c B , t d vero minot b a ; habebic c d ad d f maiorem
rationem, quarti c a ad a B;Ut autem c d ad d f, ita qua*
dratum co ad quadratimi opjcumfint c d, d o, d F,pro-
portionales. ut vero c a ad a B,ira quadratum c v adqui-
dratum VB.ergo có ad of majorem rationem habec
quam cvadvB. Jgituf, ex Lemmatc prxdi&o , c o major
eft quam c v. Conftat infupcr , tempus per d c ad tempus
per d b c, cfle,Ut dóc ad e o cum c v.
&CHOLIYM.
Exhis, quasdemonftratafunt, colligi pofle videtur, la-
tionem omnium velociftimam ex termino ad terminimi non
per breviflìmam lincam , nempe per re&am, fed per circuii
portionem fieri. In quadrante cnim baec, cujus latus b c
fit ad horizontem cre£tam , divifiis fit arcus a c inquot-
cunque partes acqualcs ,ad > de,ef,fg,gc;&: du<ftx
fint retta: ex c ad puntta a,d, e,f,g; &juntt* fint re-
tta: quoque ad,de,ef,fg,g c. Manifeftum eft , latio-
nem per duos a d c crtius abfolvi , quam per unam a c,
*3* Dialogo Terzo
vel d c ex quiete in d : fed ex quiete in a citiusabfolvitur
d c ,quam duac a d c ; fed per duas deccx quiete in a veri-
fimile cft citius abfol-
vi defeenfum quam
per fola c d. Ergo de-
iccnfus per tres adec
abfolvitur citius qua
per duas a d c. Ve-
runi fimiliter prece-
dente defcCnfu per
ADE, citius fit latio
per duas eec quam
per folam f c. Ergo
per quatuor adefc
citius fitmotus quam per tres adec. Ac tandem per duas
f g c poft precedentem defeenfum per adef citius ab-
folvitur latio quam per folam f c. Ergo perquinque a d-
e fg c breviori adhuc tempore fitdefccnfus,quam per qua-
tuor adef c.Quòigiturperinfcriptospolygonosmagisad
circumferentiam accedimus , eò citius abfolvitur motus in-
tcr duos terminos fignatos a c.
Quodautcm in quadrante explicatum cft , contingit et-
iamin circumfercntia quadrante minori» &: idem cftratio-
cinium.
Probl. XV. Pro pos. XXXVII.
Dato perpendìculo, & plano inclinato, quorum cadem fit eleva -
/io : partem in inclinato reperire , qua Jit aqualis perpendicu-
lo,& conficiatur eodem tempore ac ipfum perpendiculum.
Sint ab perpendiculum, &: a c planuminclinatum. O-
portet in inclinato partem reperire sequalem perpcndiculo
a b , quas poft quietem in a conficiatur tempore acquali
tempori quo conficitur perpendiculum. Ponatur a Dscqua-
lis a b 5 & rcliqua d c bifariam fccctur in i $ &ut a c ad
del Galileo. z^
c i, ita fiat c i adaliam a e; cui ponatur acqualis d g. Pater,
e c «quale effe ad & a B.Dicoinfuper, hanc e g camelie,
quac conficicur à mobili veniente ex quiete in a tempore ac-
quali tempori quo
Mobile cadit per ab. . -oc ;; •
Quia enim, ut a e ' -''fino : r
ad e i , i ca e rad ae>
feu id ad dg ; erit
per convcrfioné ra-
rionis,ut e a ad a i,
ita d i ad i g. Cum
itaque fit uttotu e a
adtotum a i,itaablatum e iadablatum i e ; erit reliquum
i a > ad reliquum a g >ut cotum e a ad rotum a i.Eft ita-
que a i media inrer ca,ag;&ci media inter e a, A e.
Si itaque ponatur, tempus per A b effe ut ab; erit a c tem-
pus per ac &c ijfeu i d tempus per a e. cumque a i me-
dia fit inter e A,’ a c j ficque e a tempus per rotam a c ; c-
rit a i tempus per ac; & reliquum i e per reliquum g c:
fuit autem d i tempus per a e : funt itaque d i, i e , tem-
pora per utrafque,A e , e e. ergo reliquum da crittempus
per eg , acquale nempe tempori per a b. Quod facicn-
dum fuit.
CoROLLARIVM.
Ex his conftat.fpatium quaefitum effe intermedium intcr
partcsfupcram &: inferam quac temporibus acqualibus con-
ficiuntur.
Probl. XVI: Propos. XXX Vili.
Datù duo bus pianti horizzontalibui a perpendiculo fetiis: in
perpendiculo punti um fublime reperirei ex quo e adenti a Mo-
bilia, & in planis horizont elibus reflex* , conficiant in tem-
: j poribui aqualibus temporibus cafuum in iifdem h orizzontali -
G g buijn
£34 Dialogo Terzo
bus, in fttperiert riempe in inferiore, fpttia , qua in -
terfe ha bearti quamcunqur datar* rationem minor is ad
majorer».
Seda fine plana horizontalia » cd,be, à perpendiculo
a c B) fìtque data ratio minoris ad maiorem n ad f c.Opor-
tet in perpendiculo ab pundum fublime reperire , ex quo
Mobile cadens, &in plano c d reflexum tempore acquali
tempori fui cafus,fpatium conficiat, quodad fpatium confc-
A
L
C
B
dum ab altero Mobili ex eodem pundo fublimi veniente
tempore squali tempori fui cafus.motu reflexo per b e pia-
nura , habeat rationem eamdem cum data n ad f g. Pona-
tur c h , squalis ipfi n ;&ut FHad hc, ita fìat Bcad cl.
Dico, l effe pundum fublime qusfitum : Accepta cnim cm
dupla ad c l , ducatur l m , plano b e occurrcns in o. crit
b o dupla b l. Et quia, ut f h ad h g , ita b c ad c l ; erit
componendo & convertendo,ut h G,hoc eft, n, ad g f, ita
c l ad lb, hoc di c m ad b o. Cum autem c m dupla fic
del Galileo. 235
ad l c ;fic ,fpatium c m ette illud.quod à Mobili veniente
ex l pofl: cafum l c conficitur in plano e d ì &: cadcm ra.
tione b o effe illud,quod conficitur poli cafum l b in rem*
porexquali tempori cafus per lb; cum bo fic dupla ad
b l. ergo parer propofitum.
Sagr. Parmi veramente che conceder fi pojfia al noltro Accade-
mico che e gli fienai iattanza babbi a nel principio di quefio fino trat-
tato potuto attribuirai di arrecarci vna nuoua fetenza intorno a vn
filetto antichi (fimo. Et il veder e con quanta facilita, e chiarez-
za da vnfiolofiemplicijfimo principio ei deduca le dimofir azioni di
tante propofizioni , mi fa non poco marauigliare come tal materia
fia pajfiata intatta da Archimede, Apollonio , Euclide , e tanti al-
tri c. Matematici , e Filofio fi illufiri : e mafifitme che del Moto fi trotta-
no fritti volumi grandi, e molti.
Salu. Si vede vn poco difiragmento d' Euclide intorno al Motor
ma non vi fi feorge vefiigio che egli s'incaminaffic alt invefiiq azio-
ne della proporzione dell* accelerazione-,e de Ile fine ditterfitafipra le
diuerfie inclinazioni. T al che veramente fi pu'o dire ejfierfi non pri-
ma che bora aperta la porta ad vna nuoua contemplazione piena di
conclufioni infinite, & ammirande , lequali nei tempi auenire po-
tranno efier citare altri ingegni.
Sagr. Io veramente credo, che ficome quello poche pajfioni ( di-
ro perefiempio) del Cerchio dimofirate net terzo de* fiuoi Elementi
da Euclide fono Cingrejfio ad innumerabili altre piti recondite , co fi
le prodottele dimofirate in quello breue trattato, quando paJfiaJpLJ
nelle mani di altri ingegni (pecolatiui farebbe firada ad altre, ed al-
tre più mar auiqliofe ; c? e credibile che così feguirebbe mediante
la nobiltà del (oggetto / opra tutti gl' altri naturali.
Lunga dr afiai laboriofia giornata e fiata quefia d'oggi -, nella
quale ho gallato piu dellefimplici propofizioni , che delle loro di-
m olir azioni : molte delle q itali credo che per ben capirle mi porte-
ranno via più d'vn bora per ciafihe duna : fi u dio, che mi rtfierboà
farlo con quiete , Inficiandomi V. S. il libro nelle mani, dopo che hau-
G g 2 remo
256 Dialogo Qjr arto
remo veduto questa parte che reità intorno ol Moto dei Proietti ;
che piraft cosi gli piacerei finente giorno,
Salu. Non mancherò d'ejjer co» lei. '• . : ; a
Finifce la terza Giornata. •*
GIORNATA QUARTA.
Salu.
T tempo arriva ancora il S. Simplicio, però Jenfiin-
terpor quiete venghiamo al Moto , dr ecco il 7 etto
delnojlro Autore.
DE MOT V PROIECTORVM.
Quxin Motu Equabili contingunc accidentia,itcmque
in Motu naturalicer accelerato fuper quafeunque planorum
inclinationcs,fupra confideravimus. lnhac,quara modoag.
gredior, contemplationc, precipua quatdam fymptomata,
caque feitudigna in medium afferre conabor, cadcmque
iìrmis demonitrationibus ftabilirc , quae Mobili accidunt
dum motu ex duplici lationecompofito, aequabili nempe, Se
naturaliter accelerata, movetur : hujufmodi autem videtur
effe Motus ille, quem de Proic&is dicimus: cujus gcncratio-
nem talcm conftituo.
Mobile quoddam fuper planum horizontalc proje&um
mente concipio omni feclufo impedimento :jam conflat ex
bis qua: fufius alibi ditta funt illius motum xquabilem, &
perpetuum fuper ipfo plano futurum effe, fi planum in infi-
nitum extendatur. fi vero terminatum ,& in fublimi pofi-
tum intelligamus , mobile, quod gravitate preditum conci-
pio, ad plani terminum delatum,ulteriusprogredicns, equa-
bili, atquc indelebili priori lationi fuperaddet illam, quam à
del Galileo. 237
propria gravitate habet dcorfum propenfionem , indeque
motus quidam emerger compoficus ex equabili horizontali,
&exdeorfum nacuralicer accelerato : quem ProjetSionem
voco. Cujus accidenti nonnulla, dcmonftrabimus ; quo-
rum primum Oc
Tu e or. I. ProÌpos. I.
Projc&um dum fcrtur motu comporto ex horizontali x-
quabili, & ex naturalitcr accelerato deorfum, linearci
fcmiparabolicahi deferibit in Tua lationc.
Sagr. E' forza S. Salu. in gratta di me , & anco credo io del S.
Simpl. far cjhì vn poco di paufa j auuen gx che io non mi fon tanto
inoltrato nella Geometria ch'io habbia fatto ftudio in Apollonio,
fenon in quanto so eh' et tratta di quelle Parabole e dell' altre fel^
zioni coniche , fienza la cognizione delle quali , e delle lor paltoni,
non credo che intenderftpoffano le dimoflrazioni di altre propor-
zioni à quelle aderenti. E perche già nella bella prima propofzione
ci vien propojlo dall' Autore douerft dimoflrare la linea defiritta
dal Projet to effer Parabolica , mi v'o imaginando, che, non dotten -
doft trattar d'altro che di tali linee , fa affo lut amen te neceffàrio
hauere vna perfettaintelligenza , fenon di tutte le paffìont di tali
ligure dimostrate da Apollonio , almeno di quelle , che per la pre-
fentefeien^a fon neceffàrie.
Salu. V. S. fi humilia molto, volendofi far nuouo di quelle cog-
nizioni, le quali non e gran tempo else ammeffe come ben faputc_j:
allora dico che nel trattato delle Reftfenze hauemmo bifogno della
notizia di certa propofzione d* Apollonio , fopra la quale ella non
moffe difficoltà.
Sagr. Pu 'o effere b che io la fipefft per ventura , b che io la fippo-
neffèper vna volt a, tanto che ella mi bifogno in tutto quel trattato :
mà qui doue mi imagino d hauere à fin tir tutte le dimoHrazioni
circa tali linee, non brfigna f comefidice, betier groffo, buttando via
il tempo e Iafetica.
Gg 3 Simp.
138 D I A L O C O Q^V ARTO
Simp. É'foi ri/petto à me , quando bene, come credo , ilS. Sagr.
fkjje ben corredato di tutti i fuoi bi fogni , à me commiciano già a *
giugner come nuoui gli fieffi primi termini: perche fe bene i noflri
Ftlofifi hanno trattata questa materia del Moto de' Proietti , non
mi fiuuien che fi fimo riflretti à definire quali filano le linee da
quelli deferii te , fidino che affai generalmente fianfempre linee
curue , eccetto che nelle proiezzioni perpendicolari fiurfium. Però
quando quel poco di Geometriacheio hoapprefida Euclide da quel
tempo in qua che noi hauemmo altri difeorfi , non fìa b affante per
rendermi capace delle cognizioni necejfarie per l'intelligenza delle
figuentidimofirazioni , mi conuerrà contentarmi delle fole propo-
fizioni credutela non fiapute.
Salu. x^Anzi voglio io che le fiappiate mere ò dell’ ifieffio autor *•
dell' opera , il quale quando gii mi concejfie di veder queft a fiua fa •
tic a , perche io ancora in quella volta non haueuo in pronto i libri
di Apollonio y s'ingeqn'odt dimoftrarmi due paffitoni principali fi'
me di effia Parabola fienza veruna altra precognizione , delle quali
fole fumo bifiognofinel prefinte trattato ; le quali fon ben * anco pro-
vate da Apollonio t mà dopo molte altre/ he lungo farebbe a vederle j
& io voglio che abbreuiamo affai il vi aggio , cauando la prima im-
medi amente dalla pura , e fimplice generazione di effia Parabola , e
da queft a poi pure immediatamente la dimojlrazione della fecon-
da. Venendo dunque alla prima ;
Intendafi il Cono retto , la cui bafifia il cerchio i b k c > e ver ti*
ce il punto L nel quale, fegato con vn piano parallelo al lato 1 k , na-
fta la fezzione b a c detta Parabola j la cui bafe b c fighi ad ango-
li retti il diametro i k del cerchio i b k c. e fi a Paffe della Parabo-
la a d parallelo allato lk; e prefi qualfiuoglia punto f nella linea
b fa , tirifi la retta fc parallela alla b d. Dico che il quadrato
della b d al quadrato della f e, ha la medefima proporzione chcs
f affi d a alla parte a c. Per il punto e intendafi poffare vn piano pa-
rallelo al cerchio ibkc , il quale farà nel Conovna fezzione cir-
colare, il cui diametro fìa la linea g c h. E perche fopra il diametro
. ) ik del
f
i k del cerchio i b k la b d e perpendicolare, farà il quadrato della
bd e quale alrettangolof atto dalle parti i d,d k. e parimente nel
cerchio fuperiore , che s'intende p affare per i punti g f h,/7 quadra-
to della linea fcè eguale al rettangolo delle parti g c h. adunque il
quadrato della b d al quadrato della fe ha la medefima propor-
zione che il rettangolo i d k al rettangolo gen. E perche la linea
c d è parallela alla h k ,farà la c h eguale alla d k , che pur fon pa-
rallele : e pero il rettangolo i d k al rettangolo g c h harà la me-
de f ma proporzione che la i d allago, cioè, che la d a alla a c.
adunque il rettangolo i d k alr et t angolo gc h , cioè , il quadrato
b d alquadrato £c,hà la medefim'a proporzione che t affi da alla
parte a e. che bifbgnaua dimostrare.
L'altra proporzione pur necejfaria al prefinte trattato così fare-
mo manif eli a. Segniamola Parabola , della quale fia prolungato
fuori l'affi c a in d. e prefi qualfiuoglia punto b , per ejfo ìnten-
daft prodotta la linea b c parallela alla bafi di effa Parabola. E po *
fialidi eguale alla pari e dell ’ affici, dico , che la retta tirata per
i punti d,b ,non cade dentro alla Parabola, ma fuori, fi che filamen-
to la tocca nell ifieffi punto b, Impero che, fi è poffibile,cafihi den-
v» ‘ * trofie -
240 Dialogo Q^t arto
tro fe gondola fiprafo prolungata fe gondola [otto. Et in ejfa fia prefi
qua fitto gli a punto g.per il quale pajft la retta fg c. E perche il qua -
drato f c e maggiore del quadrato g c, maggior proporzione h au-
ra ejfi quadrato f c al
quadrato b c , che’l
quadrato g c al mede -
fimo b c. E perche per
la precedente il qua-
drato fc al quadrato
b cfia come la c a alla
a c, adunque maggior
proporzione ha la cu
alla a c , che’l qua-
drato g c al quadra-
to b c, ciò}, che’l qua-
drato cd al quadrato
de. ( offendo che nel
triangolo dgc come
la gc alla parallela
b c , così /i cd-4
d c. } ma la linea c a
alla a c, cioè, alla a d,
ha la medefima pro-
porzione , che. 4 rettangoli c a d a 4 quadrati di a d , cioè al qua-
drato cd (che e eguale a 4 quadrati di ad.) adunque 4 rettan-
goli e a d al quadrato c d haranno maggior proporzione che il
quadrato od al quadrato d c. adunque 4 rettangoli e a d faran-
no maggiori del quadrato c d: il che e falfi, perche fon minori : im-
pero che le parti e a, a d , della linea c d , non fono eguali. Adun-
que la linea d b tocca la Para boia in b> e non la fega.il che fi doueua
dimofirarc.
Simpl. Voi procedete nelle •vosi re dimostrazioni troppo alla
grande ; & andate fempre, per quanto mi pare , (apponendo chcs
tutte
J
del Galileo. 141
tutte le proporzioni d Euclide mi fiati 0 così familiari , e pronte, co -
megli flefft primi afftomi , il che non e. E pur bora f 'ufi ir mi addofft
che 4 rettangoli e a d fon minori del quadrato d e , perche le parti
c a, a d, della linea e d , non fono equali,non mi quieta , ma mi la-
fciafofpefo.
Salii. Veramente tutti i C 'Matematici non vttlgxrì fuppongo-
no , che il lettore habbia prontifftmial meno gl' Elementi d' Eucli-
de : e qui per fupplircal volito bifogno ba fiera ricordami vna prò -
pofizione del freon do, nella quale fi dimoftr a, che, quando vna linea
ò figata in parti eguali, & in difeguali , il rettangolo delle parti dif-
egualt è minore del rettangolo delle parti eguali ( cioè , del quadra -
to della meta ) quanto è il quadrato della linea comprcfa tra i fòga-
menti. Onde è manifesto che il quadrato di tutta , il quale contiene
4 quadrati della me ti, e maggiore di 4 rettangoli delle parti dife-
guali. Hora di quefte due propofiz ioni dimostrate, prefe da gl' E -
tementi Conici, contitene che tenghiamomemoria : perl'itftelligen -
z.a delle cofcfeguenti nel prefente trattato : che di queftefole, e non
di pili fi ferue l'Autore. Hora poffiamo ripigliare il te fio per vedere
in qual maniera eivien dimostrandola fua prima propofiziontL-j,
dotte egli intende di prouarci,la linea de fcrìtta dalMobile graue,che
mentre ci defeende con moto compo fio dell' equabile Orizzontale , e
del naturale defeendentefia vna Semiparabola.
Inrelligatur horizontalis linea, feuPlanum a b in fublimi po-
fitum:fuperquo ex a in b motu equabili fcratur mobile: de-
ficientevero plani fulcimento in b fupervcniacipfi mobili à
propria gravitate motus naturalis dcorfum juxta perpendi-
cularecn^tf. Incelligatur infuper plano 4 £ in dirc&umpofi-
ta linea tanquamtemporis cffluxus, feti menfura, fuper
qua ad libitum notcntur partes quotlibet temporis arquales,
bc,cd,de. atque ex punttis b,c,d,e, intelligantnr produ&aeli-
ncxpcrpcndiculo £»aequidiftantes :inquarum primaacci-
piaturquxlibetparsri.-cujus quadruplafumatur in fcquen-
ti df, nonupla e h , &: confcquenrcr in rcliquis fecundum ra-
H h tioncnr
Dialogo Qjr arto
tioncm quadratorum ipfarum, cb,db,e b, fcu dicamus,in ra-
tionc earundcmlincarum duplicata. Quod fi mobili ultra b
verfus c arquabili latione lato defcenfura pcrpcndicularcm
fecundumquantitatemrifuperadditumintclligamus,repc-
rictur tempore bc in termino; conftitutum.Vltcrius antera
procedendo, tempore d b , duplo feilieet b e, ipatium defeen-
1 us deorfum,critfparii primi rtquadruplum: demonftratum
cnim cftin primo tra&a tu, fpatiapera&aà gravi motunatu-
raliter accelerato effe in duplicata rationc temporum. Pari-
terque confcquentcrfpatium g A,pcra&um tempore be, erte
ut 9 -adeo ut manifcftè conftet, fpatia e h, df c i , effe inrer (c
ut quadrata Iinearum eb y db,cb. Ducantur modo àpun&is
iyf, b, redfoe ; o, fg,hl, ijpfi e b arquidiftàn tes ; etmthljg, />,
linear linciar b,db,c b , ungulx fingulis xquales ; nec non ipfx
b o,bgyb /,ipfisr i,df,e h xqualcs. Eritque quadrarum h l ad
quaaratum/g,ntlinea/£ad£g.- & quadratum fg ad qua-
dratum/r,ut££ad£r. Ergo pun&a /,/ A , funtin unaea*
demque linea Parabolica. Sim»IiterqOedcroonftrabitur,a£.
furaptis quibufcunqnetcmporisparrictilis xqualibus cujuf-
libet magnitudini, loca mobilis, limili moru coropofito lati,
iifdem temporibus in eadem linea parabolica reperiri, ergo
patetpropofitum.
Salu*
del Galileo. *4$
Salu. SlHfsi a conclufionc fi raccoglie dal conucrfo dalla prima
delle due proporzioni patte dtfopra, impero che diritta per e/èm-
pio la Parabola per li punti bh ,fi alcuno dello l £ % \,nonfuffe nella
defcritt alinea parabolica, farebbe dentro, ò fuori * e per configuen-
ra U linea £ g farebbe o minore ,o maggiore , di quella che andaffi a
terminare nella linea Parabolica : onde il quadrato della h 1 non al
quadrato della fg, ma ad altro maggiore , 0 minore harebbc la me -
dcfima proporzione che hi la linea 1 b alla bg,mala ha al quadra-
to della fg. adunque il punto £ è nella Parabolica \ e così tutti gl
altri,
Sagr. Non fi può negare che il difcorfo fia nno uo ^ingegno fo e con-
cludente , argomentando exfuppofitione , fupponendo cioè > che il
moto trauerfale fi mantenga fèmpre equabile ,e che il naturale deor -
fum parimente mantenga il fio tenore Mandar fi fempre acceleran-
dofecondo la propor zion duplicata de i tempi : e che tali moti , e loro
velocita nel mefiolarfi non fi alterino , perturbino , & impedifc bi-
no, fi che finalmente la linea del Proietto non vadia nella continua -
zion del moto à degenerare in vn’ altra fpezie ; cefi che mi fi rap -
prefinta come impoffibile. Imperò che, fi ante che l’ajfe della Para-
bola no (Ir a .fecondo 7 quale noi fnpponghiamo farfiil moto naturale
dei grani , effe ndo perpendicolare all’ Orizonte,va à terminar nel
centro della T erra , cr offendo che la linea Parabolica fivàfimprc
fi argon do dal fico offe , niun Proietto andrebbe già mai à terminar
nel centro, ò fi vi andrebbe, come par neceffario, la linea del Pro- 1
ietto tralignerebbe in altra diuerfiffima dalla Parabolica.
Simpl. Io a quelle difficoltà ne aggiungo dell’ altre: vna delle
quali òche noifupponghiamo , che il piano orizontaleil quale non
fia ne accline , ne decUue,fia vna linea retta ; quafi che vna fimil li*
ne a fia in tutte le fue parti egualmente dittante dal centro , ilche^j
non e vero 5 perche partendofi dal fiso mezo va verfo le ettremilà
fimpee più, e più allontanandofi dal centro , e però alce udendo fiem-
predlchefi tira in configuenza effere impoffibile,che il moto fi per-
petui ,anzi che nò pur per qualche (pazio fi mantenga equabile , ma
Hh : ben
i44 Dialogo Q^v auto
ben femore va di a languendo. In oltre e per mio credere impojjt-
bile lo fchiuar l'impedimento del mezo y fiche non leni l equabilità
del moto traffùerfale, e la regola dell' accelerazione ne i gravi caden-
ti . Dalle quali tutte difficolta fi rende molto improbabile > che Ics
coffe dimostrate con tali fuppojizioni intonsi anti pojffano poi nelle
praticate efperienze verificarfi.
Salu. Tutte le promcjje difficoltà ,e in Stanze fon tanto ben fon-
date , che fiimo effj'ere imponìbile il rimuoverle ; dr io per me le am-
metto tutte , come anco credo che il nostro Autore ejjò ancora ics
ammetterebbe. E concedo che leconclufionicosì in astratto dimo-
strate fi alterino in concreto , efifalfifichino à fegno tale , che ne il
moto trafuerfale fìa equabile, ne ì accelerazione del naturale fìa con
la proporzion Supposta , ne la linea del Proietto fìà Parabolica &c.
Ma ben all' incontro domando che elle non contendano al nostro
Autor me defimo quello che altri grandijfimi huomini hanno fiup-
po Sto , ancor chef affo. Eia fola autorità d‘ Archimede pub quietarcs
ogn'uno : il quale nelle fue Mecaniche , e nella prima quadratura
della Parabola > pi gli* come principio vero l'ago della bilancia , o
fiadcra ejfereuna linea re tt a in ognifuo punto equalmente distante
dal centro commune de i granfie le corde alle quali fono appefiigraui
ejjer tra di Loro parallele. La qual licenza viene da alcuni fi ufi t a ,
perche nelle nofire pratiche gli frumenti nofiri y e le difianze le qua-
li vengono da noi adoperate fon così piccole in comparazione della
noStragran lontananza dal centro del Globo terrestre ,che ben poff-
fiamo prendere vn minuto di vn grado del cerchio mafifìmo , come
fi fufffe vna linea retta , e due perpendicoli che da i ffuoi estremi pen -
dejfero , come ffe fujfero paralleli. Che quando nelle opere praticali
fi haueffe à tener conto di filmili minuzie , bifognerebbe comincia*
re à riprendere gl Architetti , li quali col perpendicolo Suppongono
d alzar le altiffime torri tra linee equidistanti. Aggiungo qui ,
che noi poffiamo dire , che Archimede , e gl altri fup pìffero nelle loro
contemplazioni ejffer coli ititi ti per infinita lontananza remoti dal
centro : nel qual caffo i loro ajfunti non erano f affi \cche pero con-
clude -
del Galileo. 24^
elude uano con affiluta dimoSirazione. Quando poi noi voglia -
■ mo praticar' in disianza terminata le conclufioni dimostrate , col
fuppor lontananza immenfa , doniamo diffalcar dal vero dima -
Jlrato quello , che importa il non ejfer la noSira lontananza dal cen-
tro realmente infinita, ma ben tale , che domandar fi può immenfa
in comparazione della piccolezza de gl' arti fidi praticati da noi, il
maggior de i quali farà il tiro de i Proietti , e di questi quello fola-
mente dell' Artiglierie j il quale per grande che fia non pajferà 4.
miglia, di quelle , delle quali noifiamo lontani dal centro quafi al-
trettante migliar a : & andando questi à terminar nella fuperficie
del Globo terrestre ben potranno filo infienfibilmente alterar quel-
la figura parabolica, la quale fi concede chf fomm amente fi trasfor-
merebbe ne H andare à terminar nel centro. Quanto poi al per-
turbamento procedente dall impedimento del mezo , questo e più
confider abile, e per la fua tanto moltiplice varietà incapace di poter
fiotto regole ferme e(fer comprefo,e datone fetenza j atte fi che, fi noi
metteremo in confederazione il filo impedimento che arreca Caria
a i moti confider ati da noi, questo fi trouerà perturbargli tutti\e
perturbargli in modi infiniti , fecondo che in infiniti modifi varia -
no le figure, le granita , e le velocitàde i mobili. Impero che quan-
to alla velocita , fecondo che queSta farà maggiore, maggiore farà il
contratto fattogli dall aria : la quale anco impedirà più i mobili fe-
condo che faranno men grani : talché fi bene il grotte de fendente^)
dourebbe andare accelerando// in duplicata proporzione della du -
razion delfino moto, t ut taui a per graui filmo chefnffe il mobile, nel
venir da gran difiime altezze, farà tale l’impedimento dell'aria,
che gli forra il poter crefiere più la fia velocità , e lo ridurrà ad vn
moto vniforme , & equabile: e questa adequazione tanto più pre-
fio in minori altezze fi otterrà guanto il mobile farà men graue.
Quel moto anco che nel piano orizontale, rimofit tutti gl' altri ofta-
coli, denrebbe effire equabile e perpetuo , verrà dall impedimento
dell'aria alterato, e finalmente fermato : e qui ancora tanto più pre-
fio', quanto il Mobile farà più leggiero. Dei quali accidenti di gru-
Hh 3 uità.
*
i4$ Diai/ogo Qvarto
utlàidi velocità, (franco di filtra, come variabili in modiinfiniti,
non fi pub dar ferma fiienza. E pero per poter feientifie amente
trattar coiai materia bifegna a tirar dacjft, e ritrouate,e dimoflra-
te le conclufioni astratte da gl impedimenti , fremircene nel prati-
carle con quelle limitazioni, che l' e fieri en za ci verrà infignando.
E non pero piccolo farà C utile ,perche le materie, e lor figurefaranno
elette le men fogette a gl’impedimenti del meTg ; quali fono le gra-
tti firn e, e le rotonde : egli fiorii, eie velocità per lo più non far anno
fi gran di , che le loro eforbitanze nonpoffano con faci Itera effer ri-
dotte à fógno. Anzi pure nei Proietti pratica bili da noi , che fi ano
di materie gratti, e di figura rotonda,(fr anco di materie men grani,
e di figura cilindrica , come frecce, lanciati con frombe, bareni, in-
fenfibile faràdel tutto lo fuario del lor moto dall efitta figura Pa-
rabolica. Anzi (e voglio pigliarmi alquanto più di licenza ) che
ne gl arti fi zìi da noi praticabili la piccolezza loro renda pochiffi-
mo notabili gl* eterni , & acci dentarti impedimenti, trai qnaU
quello del mezo e il più confider abile , vi poffo io con due efie-
rienze far manifesto. Io faro confiderazionc fopra i mouimenti
fatti per l aria, che tali fon principalmente quelli de i quali noi par +
li amo : contro i quali ejfa aria in due maniere efercita lafìta forza.
L'un a b coll’ impedir più i mobili men graui,che igrauijjìmi. L’al-
tra e nel contraffar più alla velocità maggiore , che alla minore^
dell * iffeffo mobile. Quanto al primo ; il mofirarci l'efierienza
che due palle di grandezzaeguali , màdi pefo l’una io. ò i z. volte-r
più grane dell ’ altra , quali farebbero per efèmpio , vna di piombo , e
I altra di ronere fendendo dall’altezza di 150. b 100. bracciacon
pochi (fimo differente velocità arri nano in terra , ci rende ficuri che
f impedimento, e rifar demento dell’ aria in amendue bpoco ; che fé
la palla di piombo partendofì nell' ifieffo momento da alto con /’ al-
tra di legno , poco fuffe ritardata , e que fi a molto per affai notabile
fpazio,deurebbe il piombo nell arriuare in terralafciarfia dietroil
legno , mentre b 1 o. volte più grane ; il che tutta via non accade j
anzilofua anticipazione non farà ne anco la centefima parte di tut-
ta lai-
del Galileo. 247
tal' altezza. E tra vna fall» di piombo , (fi vna di pietra , che di
quella pefaffela terza parte , b la meta , appena farebbe ojferuabile la
differenza del tempo delle lor giunte in terra. Mora perche l'impe-
to che ac quitta vna palla di piombo nel cadere da vn' altezza di
10 o. braccia ( il quale è tanto , che continuandolo in moto equabile
/correrebbe braccia 400. in tanto tempo quanto fù quello della fua
fcefa ) } affai confìder abile rifletto alle velocità,che noi con archi , ò
altre machine conferiamo a i nottri Proietti ( trattone gl'impeti
dependenti dal fuoco) pofftamofenza errore notabile concludere, e
reputar come affolut amente vere le propofìzioni , che fi dimottre-
ranno fin za il riguardo dell alterazion del mezo. Circa poi all al-
tra parte, che è di mottr are, l’impedimento che l’ifteffoLMobile ri-
cette dall ‘ aria , mentre egli con gran velocità fi muoue , non effer
grandemente maggiore di quello che gli contratta nel muouerfi
lentamente, ferma certezza ce ne porge la figuente efperienza. So-
flendanfi da due fili egualmente lunghi , e di lunghezza di 4. b y
braccia due Palle di piombo eguali ; e attaccata detti fili in alto , fi
timuouano amen due le Palle dallo fiato perpendicolare ; ma htna fi
allontaniper 80. b più gradi , et altra non più che 4. b y, fiche la -
fiate in libertà htna penda , e trap affando il perpendicolo defcriua
archi grandijfimi di j6o. 1^0.140. gradi (fie. diminuendogli a poco
a poco : ma t altra fcorrendoliberamente paff archi piccoli di io. 8.
6. (fic. diminuendogli effe ancora a poco, a poco. £hti primieramen-
te dico , che in tanto tempo p afferà la prima li fnoi gradi 180.
i6o.(fic. in quanto taltr a li fitti 10.8. (fic. Dalchcfifa manifetto,
chela velocità della prima Palla farà 1 6. e 18. volte maggiore della
velocita della fic onda-fi che quando la velocità maggiore più doìieffe
effere impedita dottarti che la minor e, più rade deuri ano effer le vi-
brazioni ne gl’ archi grandijfimi di 180. b 160. gradi, (fic. che nei
piecotiffmidi io. 8. 4. (fi anco di 2. e di r . màa quello repagna
l’eflerienza : impero che fi due compagni fi metteranno a numera-
re te vibrazioni , l'uno le grandiffme, e l'altro le piccoli {fime,ve-
drannochene numereranno non pur le decine, mà le centinaia an-
cora.
24S Dialogo Q^v arto
c ora finza difcordar d’una fola , anzi dì un fol punto. E quella of-
feruazione ci a (Jicura congiuntamente delle z.propofizioni,cioc che
lemajfime , eie minime vibrazioni fi fanno tutte a vn a a vnafotto
tempi eguali, e che l'impedimento e ritardamento dell 1 a ria non ope •
ra piti nei moti veloci (fimi che ne i tardijfimi,contro à quello che
pur dianzi pareua che noi anepra comunemente giudica fimo.
Suge, fdnzi, perche non fi può negare che l'aria impedifea que-
fi, e quelli, poiché e q netti, e quelli vanno languendo , e finalmente
finifeono, clnuicn dire che tali ritardamenti fi facciano con la me -
defima proporzione nell ’ vna, e nell’ altra operazione. CMa che ?
L’hauereafar maggior re fittenza vna volt a, che vn’ altra , da che
altro procedi egli fuor che dall eJfer*aJfalito vna volta con impeto, e
velocita maggiore, drvn’ altra con minore? E fe q netto è; la quan-
tità medefima della velocitò del Mobile e cagione, & infume rnifit-
ra della quantità della refìtten za. adunque tutti i Moti, pano tar-
di ò veloci, fon ritardati, e impediti con l’ittefia proporzione, noti a-
par a me non difprezzabile.
Salu. Pojfiam per tanto anco in quetto fecondo capi concludere , -
che le fallacie nelle conclufioni,le quali attraendo da gl’ accidenti e-
forni fi dimofi reranno , pano ne gl'artifizii nottri di piccola confi-
derazione,rif>etto a i moti di gran velocità de i quali per lo più fi
tratta, & alle distanze che non fono fe nonpiccolijjtme in rela-
zione alla grandezza del femidiametro e de i cerchi ma fimi del
Globo terrettre.
k Simp. To volentieri fintirei la cagione per la quale V. S. fe-
quettra i Proietti dall impeto del fuoco , cioè, come credo , dalla
forza della poluere , da gl’ altri proietti con frombe , archi , ò ba-
leflre, circa ’l non efiere nell’ittejfo modo J oggetti all’alterazione ,
& impedimento dell aria.
Salu. CMuouemi l’eccejfiua,eper via di dire furia fipranna tu-
rali, con la quale tali Proietti vengono cacciati-, che bene anco fuo-
r a d'iperbole mi par chela velocità con la quale vien cacciata la
palla fuori d’ttn mofihetto , od' un a artiglieria , fi pofia chiamar fi-,
prona-
del Galileo. *49
pr anaturali . Imperoche fendendo naturalmente per l'Aria da
qualche altezza, immenfavna tal Palla, la velocita fu a, merce del
contrailo dell' aria, non fi andrò, accrefcendo perpetuamente ; ma
quello che ne i cadenti poco gratti fi vede in non molto fi ozio accade -
re, dico di ridurfifinalmente a vn moto equabile , accader à ancora
dopo la fi e fa di qualche migliar a di braccia in vna pa Ila di ferro , o
di piombo y e quell a terminata , (fi vltìma velocità fi pub dire efièr
la majjìma , che naturalmente pu'o otter tal grane per aria ; la qual
velocità io reputo affiti minor di quella, che aliarne defima palla vie-
ne imprefià dada poluere ac cefo. Del che vna affidi acconcia efperien-
za ci pu'o render cauti. Sparifi da vn ' altezza di cento , o piu brac -
eia vn Archibufo con palla di piombo, afP in giù perpendicolarmen-
te fopra vn pauimento di pietra -, e col med fimo fi tiri contro vna
fimil pietra in difianza et un braccio òzi e vegga]! poi qual delle i.
palle]! troni effier più ammaccata ; impero che fi la venuta da alto
fitrouerk meno fihiacciata dell’Altra, farà figno.che l , ariagl'hanrà
impedita, c diminuitala velocitàconferitagli dal fuoco nel princi-
pio del moto ; e che per confeguenga vna tanta velocità non gli per-
metterebbe l aria che ella guadagnaffie già mai venendo da quanto
fi voglia fubblime altezza : che quando la velocità impreffiagli dal
fuoco,noneccedeffie quella che per fifieffia naturalmente fendendo
poteffie acquisi Are, la botta alt ingiù deurebbe più tolto effier più va-
li da, che meno. Io non ho fatto tale efperienza,màinclinoà crede-
re, eh e vna palla di archibufo od" Artiglieria cadendo da vn altezza
quanto fi voglia grande , non farà quella percoffia che ella fa in vna
muraglia in lontananza di poche braccia, cioè di così pocheche 7
brèue fdrucito, o vogliam dire fìifiùra da farfi nell'aria, non batti a
leuar l'ecceffio della furia fipranaturale imprecagli dal fuoco, ^up-
fio fouerchio impeto di filmili tirisforzatipu'o cagionar qualche de-
formità nella linfa del Proietto facendo ’l principio della Parabola
meno inclinato, ecuruo, del fine. Ma quello poco o niente pub efièr
di progiudizio al nostro Autore nelle praticali operazioni -, trà le_s
quali principale è la compofizione et un a Tauola peri tiri, che dicono
1 i di Vo -
150 Dialogo Qjv arto
dì Polita , la quale contenga le lontanante delle cadute delle Palle
tirate fecondo tutte le diuerfe equazioni. E per che tali proiezio-
ni fi fanno con M or tarile con non molta carica i in quefiinon e fen-
do fopranaturale limpeto , itiri fognano le lor linee afidi efatta-
menici.
Ulta in tanto procediamo auanti nel trattato, doue l'Autore ci
vuole introdurre alla contemplazione , (fi investigazione dell'im-
peto deimobile , mentre fi muoue con moto composto di due. E
prima del composto di due equabili .inno Orizontale, e Poltro per-
pendicolare.
The or. II. Propo s. II.
Si aliquod Mobile duplici motu aquabili moueatur , nempe Ori -
zontali,d perpendiculari ì impetus fiu momentum la t ionia
exutroque motucompofita erit potentia aqualis am bob tot
momenti! priorum motuum.
Moveaturenim aliquod Mobile xquabiliter duplici l^fione;
& mucationiperpendiculari refpondeat fpatium ab; lationi
vero horizoncalieodcm tempore confettar refpondeat he.
Cumigiturper motusaequabilcS conficiantur codem tem-
pore, (patia ab^c, crunt harum lationum momenta inter
a fc,utipfx4 b,bc. Mobile vero, quod
fccundum hafee duas mutationes
movetur, deferibit diagonalem a c.
k erit momentum fux velocitatis ut
ac. Verumar potentia xquaturipfis ab, bc. ergo momen-
tum compolìtumcx utrifque momentis ab,bc,cf[ potentia
tantum illis (ìmul fumptisxquale. quoderatoftendendum.
Simpl. È necefiario leuarmi vn poco di firupoloche qui mi naf-
ce , parendomi che questo che bora fi conclude repugni ad vn altra .
propofizione del trattato p afiato ; nella quale fi effermaua, l'impeto
del mobile venente dall ' a in b.efière eguale al venente dall ’ a in c.
(fi bora fi conclude l’impeto in c efier maggiore che in b.
del Galileo. z$t
Sala Le proporzioni S.Simpl.fono amendue vere, ma molto di-
•verfic tra di loro. Sfili fi parli d un fol Mobile moffo et un fol moto, mi
comporto di dueamendue equabili j e la fi parla di z mobili mofii di
moti naturalmente accelerati, vno per la perpendicolare nb,e l'al-
tro per l'inclinata ac.in olirei tempi quitti non fi {appongono egua-
li, ma il tempo per l'inclinata ace maggiore del tempo per la per-
pendicolare ab. mi nel moto del quale fi varia al prefinte , i moti per
le a b, b c,a c, s'intendono equabili ,e fatti nell' ifiejfi tempo.
Simp. Mi fi ufino, e figliano auanti, che refio acquietato.
Salu. Seguita l'Autore per ine aminarci à intender quel ebes
ac c aggi a intorno alt impeto d’un Mobile, moffo pur et un moto com-
pito di z.vno,cioe oriÌontale,dr equabile, e l altro perpendicolare,
mi naturalmente accelerato , de i quali finalmente e comporto il
moto del Proietto , e fide firiue la linea Parabolica : in ciafihedun
punto della quale fi cerca di determinare quanto fia t impeto del
Proietto : per la cui intelligenza ci dimostra t Autore il modo , o vo •
glian dir metodo, di regolar e, e mifiur ar cotale impeto fipra l'ifieffa
linea nella quale fifa il Moto del grane de fendente con moto natu-
ralmente accelerato partendofi dalla quiete : dicendo.
Theor. III. Propos. III.
Fiat Motus per lineam ab ex quiete in a, & accipia tur in ea
quodlibetpun&um c ponatur ipiàmer ac effe tempus,
leu temporis menfura ca-
fus ipiius per fpatium a c ,
nccnon menfuram quo-
que impetusffcu moraen* J
ti in pun&or ex defeenfu Tr -
ac acquieti. Modo fu ma-
• tur in cade linea ab quod- t
cunqucaliudpun&u, ut- _£ ,
pura b. in quo determi-
nandum cft de impctu acquifito à Mobili per defeenfùm
li a ab , in
. a
. s
(,
Dialogo Q^v arto
a b y in ratione ad impetum , qucm obtinuic in e , cujus men-
furapofita cft4r. Poflatur as, media proportionalis inter
ba,ac. Dcmonftrabitnus , impetum in&ad impetum in c
cHc ut lincam ^ad^r. Sumantur horizontales ed, dupla
ipfius 4 eleverò dupla £ 4 .Conftatex demonftratis,Cadens
per 4 e, convcrfumin horizonte atque juxta impetum in
e acquifitum,motuxquabilidclatu,conficercfpatium c d x-
quali tempore atque ipfum ac motu accelerato confccit;fi-
militerque be confici eodem tempore atque ab. Sed tem-
pus ipfius defeenfus ab cft 4*.crgohorizontalis be confici-
turtcmporc4/. Fiatut tempus sa ad tempus 4r, ita e £ ad
bl. Cumque motuspcr be fitxquabilis.critfpatium bl per-
adum tempore ac fecundum momentum celeritatis in b.
Sed tempore eodem ac conficitur fpatium cd fecundum
momentum celeritatis in r:momenta autem celeritatis fune
inter fe ut fpatia qua: juxta ipfa momenta code conficiuntur
tempore: ergo momentum celeritatis in c ad momentum
celeritatis in b, cft ut de ad bl. Quiaverout de ad be, ita
ipfarum dimidia,nempc c a ad a b\ ut autem eb ad bl, ita
b a ad 4j:crgoexxquaIi l ut de ad bl, ita ca ad as. hoc ed, ut
momentum celeritatis in c ad momentum celeritatis in b ,
ita c a ad a hoc eft, tempus pere a ad tempus per ab. Pa-
ter itaque ratio menfurandi impetum , feu celeritatis mo-
mcntum fuper linea in qua fit motus defeenfus $ qui quidem
impetus ponitur augeri prò ratione temporis.
Hic autem, antequam ulterius progrediamur,prxmonen.
dum cft,quod cum de motu compofito ex equabili hòrizon-
tali , & ex naturaliter accelerato dcorfum futurus fit fermo;
( ex tali cnim mixtionc conflatur , ac defignatur linea Projc-
di.nempe Parabola ; ) nccefie habemus definire aliquam
communemmenfuram, juxta quam utriufqueMotusvcloci-
tatcm,impctu,feu momentum dimetiri valcamus. Cumque
lationisxquabilis innumeri fine velocitatisgradus, quorum
non
del Galileo. -
non quilibec fortuito , fed unus ex illis innumcris cum gradu
celerità ns per motum nacuraliter acccleratum acquieto lic
confcrcndus,&cpnjungendusinullam faciliorcm viam ex-
cogitare pocui prò eo eligendo, acque determinando, quam
alium cjufdem generis afliimendo. V c autem clarius me ex-
plicem ; intclliga tur pcrpcndicularis a c ad horizoncalem c b:
ac verocflealcitudincm :c b autem amplitudinem Scmipa-
rabol xabi qua: deferibitur à compoficione duarum lacio-
num; quarum una efl: Mobilis defeendentis per ac motu na-
turalicer accelerato ex quiete in 4j altera ed motus tranf-
verfalisa’quabilis juxta hprizontalem ad. Impctus acquili -
tus in c per defeenfum ac decerminacur à quancicace ejuf-
dem altitudinis <tr.unus enim acque
idem eftfemper impetus Mobilis ex
eadem altitudine cadencis : vcrum
in horizontali non unus , fed innu-
meri aflignari poflunegradus veloci-
tatis mocuum arquabilium ;cx quo-
rum multitudinc.ucillum quemclc-
geroà rcliquis fegregarc,& quali di-
gito monftrarcpollim , altitudinem
c a in fublimi extendam,in qua, pro-
ut opus fucric,fublimitatem a e fìr-
maborexquaficadenscx quiete in
e mente concipiam , pater, impetum
ejusin termino a acquilicum unum £
elle, cum quo idem Mobile, per ho-
rizontalcm ad converfum.fcrri conccperojejufquegradum
celeritatis elTcilIum, quo in tempore defeenfus per ea fpa-
tium in horizontali duplum iplius e a conficiec. Ha:c prx-
moncrcnccclTarium vifumcfl:.
Advcrcatur infupcr, femiparabolc 4 £ Amplitudinem à
me vocari horizoncalem cb\
• ' li 3 Altitu-
a$4 Dialogo Qv arto
Alcitudinem, ac nempc,cjurdem Parabolae axem.
Lincam vero excujus defeenfu determinatur impetus
horizoncalis, Sublimitatem appello.
His declaratis , ac definitis , ad dcmonftrandum me con-
ferò.
S a gr. Termite in grazi a per che qui mi par che eonuenga ad -
ornar quello pen fiero dell' tutore con la conformità del concetto
di Platone intorno al determinare le diuerfe velocità dei Moti e-
quabili delle conuerfìoni dei Moti CelcHi ; il quale hauendo per
auuentura hauto concetto non potere alcun Mobile pajjare dalla
quiete ad alcun determinato grado di velocità , nel quale ei debba
poi equabilmente perpetuarfi ,fi non col poffare per tutti gl* altri
gradi di velocità minori, 'o vogliam dire ai tardità magfiorlychcs
tra l' affé gnato grado , e l'alti (fimo di tardità, cioè della quiete > in-
tercedonoydijfe che Iddio dopo hauer creati i corpi mobili celejli per
ajfegnar loro quelle velocità, co le quali poi doueffero con moto circo-
lare equabile perpetuamente muouerfi,gli fece,partendofi loro dalla
quiete , muouer per determinati (pazii di quel moto naturale , e per
linea retta fecondo 7 quale noifenfatamente veggiamo i noflri mo-
bili muouerft dallo flato di quiete accelerandofl fuccejjìuamente. E
foggiugnei che hauendogli fatto guadagnar quel grado, nelqualcs
gli piacque x che poi douejfero m Atener fi perpetuamente , corner tì il
moto loro retto in circolare ; il quale filo catto a confiruarfl equa -
bile ,r i gir andofl femprefinza allontanar fi , o auuicinarfi à qualche
prefiflo termine daejfi defide rato. Il concetto i veramente degno
di Platone ; ed e tanto più da flimarfi quanto i fondamenti taciuti
da quello , e (coperti dal no Uro tutore con leuargli/a mofehera, ò
fimbianza poetica lo fiuoprono in affetto di verace iftoria. E mi pa •
re affai credibile che hauendo noi per le dottrine Agronomiche af-
fai competente notizia delle grandezze de gl' Orbifiei Pianeti , e
delle dilianze loro dal centro , intorno al quale fi raggirano , come
ancor a de Ile loro velocità, poffa il no Uro Autore ( al quale il concet-
to Platonico non era afe olio) hauer tal volta per fu a curiofità hauto
del Galileo. 2?y
pen fiero d'andare investigando fi fi poteffi ajfegnare vna determi-
nata fùblimità dalla quale partendole ome da fiato di quiete , i cor-
pi de i Pianeti , e moffìfi per certi fi a zìi di moto retto , e natural-
mente accelerato, conuertendo poi la velocità acquistata in motte -
qu abili, fi trou afiero corrifiondere alle grandezze de gl' orbi loro , e
ài tempi delle loro reuoluzioni.
Salu. dii par fouuenire che egli già mi dicefie haver vna voi *
ta fatto il computo, (franco trouatolo affai acconciamente r effonde-
re alle o/feruazioni ; ma non h averne voluto parlare , giudicando
che le troppe nouità da lui /coperte , che lo fdegno di molti gl hanno
prouocato, non accende (fero nuoue fanti Ile. Ma fi alcuno haurà fi-
mildefiderio, potrà per fi fieffo con la dot trina del prefinte trattato
fi disfare a Ifiuo guSto. Ma feguitiamo la noStra materia ; che è di
dimostrare.
Probl. I. Propos. IV.
Quomodo in data Par aboia à Proietto deferipta punttìs fin -
gulis irnpetm fit determinando.
Sic Semiparabola 6er,cujusampIitudo r</,aItitudo db%
qua: excenfa in fublimi occurrat tangenti Parabolani ca in a t
& per verticem b fit horizonti & c d parallela b i. Qjiod li
amplirudo cd ficarqualis roti altitudini da, cric bi xqualis
b a & bd. Et, li temporiscafus per a b,8c momenti velocita-
ti acquieti in b per defeenfum a bcx quiece iti a , ponamus
menfuram effe ipfammet a b ; erit de ( dupla nempe bi) foa-
tium, quod perimpctum a b ,per horizontalem conuermm
conficieteode rempore.Sed eodem tempore cadcns perbd,
exquiccein £,conficicaItitudinem bdrcxgo mobile C3dens ex
quiete in d,per a b converfum cum impc tu a 6, per horizonta-
lem conficit fpatium acquale d c . Superveniente vero dafu per '
£<^,confìcitaltitudmem£^s& Parabola b rdefignaturrcujus
impccus in termino teff compofitus ex acquabili tnmfverfalij
cujusmomentu eft ut a b } & ex altero momento acquifitom
v. defeenfu
zj 6 Dialogo Q_v arto
dcfcenfu b d in termino d fcu c ; qux momenta arqualia fune.
Si ergointelligamus ,4 £alceriusillorum effe menfuram ,uc
pura cranfvcrlalis xquabilis : b i vero, qua: iplì b deh arqualis,
effemenfuram impccus acquifici in d feu c : fubeenfa i 4 cric
ex quancicasmomencicompolì-
ci ex ambobus : cric ergo qua-
titas,fcu menfura integri mo-
menti, quo Proje&um veniés
per Parabolam bc impctum
i > facitinr. His rctentis , acci-
piatur in Parabola quodlibec
pun&umc, in quo de impeto
Projc&i deccrminandum fit.
Ducacur horizontalise/’: Se
accipiatur bg media propor-
tionalisintcr bd,bf Cumque
polita fit ab fcu bdeffe menfura temporis, & momenti velo-
citacis in cafu bd ex quiete in b\ cric bg tempus, feu menfura
temporis, & impetus in f, venientis ex b. Si igicur ponatur b 0
arqualis bg\ jun&a diagonaiis ao cric quanticas impetus in
pun&o e. eli enim a b dcterminacrix polita temporis , im-
pccus in £,quiconverfus in horizontali,fcmpcr i fervatur i-
dem :bo vero dcccrminac impctum in/ fcu e per defeenfum
ex quiete in b,i n altitudine bf. his autem ,4 b, b 4,potcntia as-
quipollcc 4 0. Pacctcrgo quod quxrcbacur.
Sagr. La contemplazione del componimento di quelli impeti
diuerjì , e della quantità di quell' impeto , che da tal milione ne ri-
falla , migiugne tanto nuoua , che milafcia la mente in non piccola
confufione. Non dico della miti ione di due mouimenti equabili ,
benché tra di loro dijèguali fatti vno per la linea orizont ale, e Fai tra
per laperpendicolare, che di quelli retto capacijjìmofarjivn moto
in potenza eguale ad amendue i compone ti , ma mi nafee confufione
nelmefcolamento dell' orizontale equabile perpendicolare natural-
mente
del Galileo. 257
mente accelerato . Pero vorrei che infieme digeriamo meglio que-
Jla materia.
Sirap. Et io tanto più ne fon bi fogno fo, quanto che non fono an-
cor totalmente quietato di meni eccome bifogna, nelle propofizioni,
che fono comeprimi fondamenti dell' altre che gli feguono apprcjfo.
Foglio inferirebbe anco nella mijlione de i due LMoti equabili ori -
contale ,e perpendicolare vorrei meglio intendere quella potenza
del lor comporto. Hora S. Salu. V . S. intende il noitro bifogno , e
defi derio.
Salu. Il defi derio e molto ragionatole : e tenterò felhauer' io
più lungo tempo potuto penfaruifoprapu'oageuolare la v olir a in-
telligenza. Ma conti erra comportarmi , e fcufarmi , fe nel decor-
rere andrò replicado buona parte delle cofèfin qui pofte dall’ Autore.
Discorrer determinatamente circa i movimenti, e lor velocitilo
impeti fi ano quelli b equabili, ò naturalmente accelerati, non polia-
mo nolfenza prima determinar della mi fura, che vfar vogliamo
per mifùrar tali velocita, come anco della mifura del tempo. Quan-
to alla mifura del tempo , già habbiamo la comunemente riceunta
per tutto delle bore, minuti primi, e fecondi, drc. e come per mifura
del tempo ci e la detta comune riceuuta da tutti , così bi fogna affeg-
narne vna per le velocità, che apprejfo tutti fa comunemente inte -
fa, e riceuuta ; cioè che apprejfo t ut tifa l'iffeffa. Atta per tale vfi
ha Jlimato l'Autore, come fi e dichiarato, ejfer la velocità de i gratti
naturalmente de fendenti ; de i quali le ere fieni i velocità in tutte
le parti del mondo ferbano l'ifieffo tenore. Si che quel grado di ve-
locità che {per efempio ) acquili a vna Palla di piombo d’una libra
nell' eJfir,partendofi dalla quiete fiefia perpendicolarmente quanto
è l'altezza di vna picca , à fempre , e in tutti i luoghi il medefimo,e
per ci 'o accomodatijftmo per efpiicar la quantità dell' impeto deri -
uan te dalla fi e fa naturale. Reità poi il trottar modo di determinare
anco la quantità del P impeto in vn motoequabile in giti fa tale , che
tutti coloro,che circa di quello difeorrinoft formino ìistejfo concet-
to della grandezza, e velocità fua 5 fi che vno non filo figuri più ve .
Kk loc
2^8 Dialogo Qjr arto
loce, e vn Altro meno ; onde poi nel congiugnere , e mefiolar quello
da fiè concepito equabile con lo ftatuito moto accelerato , dadtuerfi
h uomini ne vengano formati diuerft concetti di di iter fe grandez-
za d'impeti. Per determinare^ rapprefent are cotat impeto , e ve-
locità particolare , non ha trottato il nollro Autore altro mezo più
accomodato, che ’lferuirfi dell' impeto, che và acqui fi andò il Mobile
nel moto naturalmente accelerato, del quale qualfiuoglia momento
acquili ato, conuertito in Moto equabile ritien la fita velocita limi-
tata precifamente,e tanta, che in altrettanto tempo quanto fu quel-
lo della fcefa , paftfa doppio fpazio dell' altezza dalla quale e caduto.
Ma perche quello e punto principale nella materia che fi tratta, e
bene con qualche efcmpio particolare far fi perfettamente intende-
re. Ripigliando dunque la velocità , e f impeto acquili ato dal gra-
ne x adente, come dicemmo, dall' altezza d una Ficca, della quale-j
velocità vogliamo feruirci per mifttra di altre velocità, & impeti
in altre occafioni, e pollo per e/èmpio che il tempo di tal caduta fi a 4
minuti fecondi d‘hora\ per ritrouar da quefla tal mifura quatofnfifiè
l'impeto del cadente da qualfiuoglia altra altezza maggiore , b mi-
nore, non doniamo dalla proporzione , la quale quell' altra altezza
hanefie con l’altezza d’una Picca argomentare , e concludere la
quantità dell impeto acquili ato in quella feconda altezza: (li-
mando, per efentpio , che il cadente da quadrupla altezza hauefifz^
acquili ato quadrupla velocità, perche ci'o e f afa : imperò che non
orefice , ò calala velocità nel moto naturalmente accelerato fecondo
la proporzione degli fifa zìi, ma ben fecondo quella de i tempi, della
quale quella degli (pazii e maggiore in duplicata proporzione , ' co-
me già fu dimostrato. Pero quando noi hauefifimo in vna linea ret-
ta augnatane vna parte per mifura della velocità, & anco del tem •
poj dello fifiazio in tal tempo pafifatofche per breuità tutte tre quefte
grandezze con vn' iHefifa line a fipefife volte vengono rapprefenta-
te: ) per trouar la quantità del tempo , e 7 grado di velocità che il
mobile medefimo in altra diftanza harebbe acquili ato, cto otterre-
mo noi,non immediatamente da quella feconda diftanza, mà dalla
linea
del Galileo. • 259
linei che tra le due distanze farà media proporzionale. Ulta con
vn' efempio meglio midichiaro. Nella linea a c perpendicolare^
all' or iz onte intendafi la parte ab e fere uno fi aztop affato da vn
grane natur alme te defeen dente di moto acceleratogli tempo del qual
paffaggiospotedo io rapprefentarlo con qualfiuoglia li ne a, 'voglio per
br etn tà figurarlo effer quanto la medefima linea a b. e parimente^
per mi fura de IT impeto, e velocità ac qui fi ala per tal moto pongo pur
tifieffà linea a b. fiche di tutti gli ffazii che nel prò graffi del dtfeor-
fofi hanno a confidar are, la mi far a fio la parte a b. Stabilite ad arbi-
trio n ofiro fiotto vna fila grandezza a b. q uè ite 3. infine di generi
di quatità diuerfifitmi,cioe di ffazii ,dt tempi, e di impeti ,
filaci propoli 0 didouer determinare nell' afiegnato fpazio,
e altezza a c. quanto fia per e fière il tempo della fi e fi del
cadente da l ' a in c. e quanto /*! impeto che in effi termine
c .fi trouerkhauere acquistato , in relazione al tempo , <y-
all ' impeto mi furati per la ab. L’uno , e l'altro quefito fi
determinerà pigliando delle 1. linee a c>a b- la media pro-
porzionale a d- affermando il tempo della caduta per tut-
to lo fpazio a c effer quanto il tempo a d. in relazioni
al tempo a b , podio da principio per la quantità del tempo
nella /cefi a b. Diremo parimente l'impeto, 0 grado di ve-
locità che otterrà 7 cadente nel termine c fin relazione
all impeto, che hebbe in b, effer quale èia medefima linea ad ,in re-
lazione alla a b, e fendo che la velocità crcfce con la medefima pro-
porzione^ he crepe il tempo : la qual conclufionc t fic ben fu prefa co-
me pottulato , pur tuttauìa volfi l’Autore efplicarne l’applicazione
di fipra alla propofizion terza.
Ben comprepo^fiabilito quefto punto, verghiamo alla confide ra-
zione dell impeto der mante da 1. moti comporti ; vno dei quali
fia cornetto dell'orizontale, efiempre equabile, e del perpendicolare
all'erizonte, e effb ancora equabile. Mal’ altro fia comporto dell' ori-
zontale purfimpre equabile, e del perpendicolare naturalmente ac-
celerato. Se amendtte far anno equabili , già s'è virto come l'impeto
Kk i • rcfil- ■
i 6 o * Dialogo Q^v arto
re futi Ante dalla compofi&ione di amendue e in potenza eguale ad 4 -
vi cn due-, come per chiara intelligenza efemplificheremo così.Inten •
dafi il Mobile defeen dente per la perpendicolare a b. hauer , per e-
[empio, gradi d’impeto equabile ,mà trafportato per la ab ver fi
c, ejfcr tal velocitai impeto di 4. gradi , fiche nel tempo me de fi-
mo che fendendo palerebbe nella perpendicolare , v. g . }. brac-
cia , nella ori zon tale ne palerebbe 4. ma nelcompotio di amendue
le velocità viene nel me defimo tempo dal punto a , nel termine c,
caminando fimpre per la diagonale a c. la quale non e lunga 7,
quanto farebbe la compoti a delle 2, a b $, e b c 4. ma e 5. la qual 5
} in potenza equale alle due 1*4. impero-
che fatti li quadrati del 3 e del 4 > che fono
9 e 16, e quelli congiunti infume , fanno
25 perilquadratodi a c. il quale alti due^>
£ quadrati di a b e di b c , e eguale, onde la
a c farà quanto è il lato , 0 vogliam dir > la
radice del quadrato if ,chee 5. Per regola dunque ferma ,eficura,
quando fi debba ajfegnare la quantità dell' impeto refultante da 1.
ìmpeti da fi, vno ori zon tale, e l'altro perpendicolare & amendue e-
quabtli fidette di amendue fare i quadrati, e componendogli infume
e tirar la radice del cor» pollo, la quale ci darà la quantità dell impe-
to composto di amendue quelli. E così nellefimpio posto , quel mo-
bile che in virtù del moto perpendicolare bar ebbe peti offo (opra
lori z/snte con 3. gradi di forza ; e col moto filo orizontale ha-
rebbe perccjfoin c. con gradi 4. percotendo con amendue gl'im-
peti congiunti , il colpo farà come quello del percuziente meffo
con gradi 5. di velocità , e di forza. E quella tal percoffà fareb-
be del medefimo valore in tutti i punti della diagonale a c, per
ejfcr fempre gl impeti compatii ime defimi non maherefeiutt , 0 di-
minuiti.
Veggi amo bora quello che accafchi nel comporre il moto orizon-
tale equabile con v » moto perpendicolare all' Orizonte, il quale
cominciando dalla quiete vadta naturalmente accelera» dofi. Già e
mani -
del Galileo. 261
mani fetta , che la diagonale , che è la linea del moto compotto di
<juetti due,non e vna linea retta , ma femìp embolìe a , come sì e di-
mostrato 5 nella cfuale l'impeto va fempre crefcendo , merce del con -
tinuo crefcimento della velocità del moto perpendicolare : La onde
per determinar qual fa l'impeto in vn‘ ajfegnato punto di effia dia-
gonale parabolica , prima bifogna affigliarla quantità dell’ impeto
vni forme orizontale^ e poi innettigar qual fa l'impeto del cadente
nell' affegnato punto : il che non fipuo determinare fitnza la confi-
deraTfone del tempo decorfo dal principio della compofzione de i 2.
moti : la qual con fi derazione di tempo non fi richiede nella comùo-
fizione de i moti equabili t le velocità , (fi impeti de i quali fon fem-
pre i me defi mi: ma qui doue entra nella mittione vn moto , che co-
minciando dalla fomma tardità,và crefeendo la velocità conforme
alla continuaziondel tempore neceffàrio che la quantità del tempo
fi manifetti la quantità del grado di velocità nell’ affegnato punto : •
(he quanto al retto poi P impeto compotto di quelli i*e( come ne i
moti vni formi ) eguale in potenz a ad amen due i componenti. sJlfa
qui ancora meglio mi dichiaro con vn ' efempio. Sia nella perpen-
dicolare all orizonte a c , prefa qualfiuoglia parte a b; la quale figu-
ro che fèru a per mi fura dello fpazio - del moto naturale fatto in effa
perpendicolare y e parimente fu mi fura del tempo , (fi anco del grado
di velocità 0 vogliam dire de gl’impeti. £ primieramente manife-
fio, che fe l'impeto del cadente m b della quiete in a y fìconucrtirà
fopra la b d parallela ali'orizonte in moto equabile , la quantità
della fitta velocità farà tanta , che nel tempo ab paffieràvno fipazio
doppio dello fpazio ab.* tanta fia la linea b d. VofU poi la b c eguale
alla b a, e tirata la par alle la c c alla bd , (fi ad effia eguale , de fieri -
uetemo per i punti bc/i linea Parabolica b c i. E perche nel tem -
po ab con l'impeto ab fi paffia l orizontale b d, 0 ce, doppia del-
la ab, e paffia fi ancora in altrotanto tempo la perpendicolare b c
con acquitto d'impeto in c eguale al medefìmo orizontale , adun-
que il mobile in tanto tempo quanto e a b, fi tr onera dal b giunto
io e per la Parabola b e , con vn ’ impeto compotto di due , ciafc he •
. K k 3 - duno
2.6 z Dialogo Qv arto
duno eguale ali impeto ab .E perche l'uno di ejft e orizontale, e f al-
tro perpendicolare, l impettucompofto di ejft farà in potenza eguale
ad amendue, cioè doppio divno. Onde poh a la b f eguale alla b a,
e tirata la diagonale a f
r impeto, e la per coffa in
c ; farà maggiore della
percofjàin b del caden-
te dall’ altezza z,overo
della percoffa deli im-
peto orizontale per la
b d , fecondo la propor-
zione di a f ad a b. Ma
ej uando , ritenendo pur
fimprela bz,per mifu-
ra dello fpazio della ca-
duta dalla quiete in a
.fino in b , e per mifura
del tempo e deli impeto
del cadente acquistato
in b l’altezza bo non fuffe eguale , ma maggiore della a b , prefa'
la b g media proporzionale tra effe ab: ho farebbe effa b g, mifura
del tempo , e dell’ impeto in o per la caduta ne li altezza b o ,acqui-
Jlato ino .e lo fpazio per i orizontale , il quale paffuto con l’impeto
ab nel tempo ab , farebbe doppio della ab. farà in tutta la dura-
zion del tempo b g tanto maggiore, quanto à proporzione la b g è
maggiore defla b a. rosta dunque la 1 b eguale alla b g, e tirata la
diagonale al, hauremo da effa la quantità comporta de III z impeti
orizontale j perpendicolare, da i quali fi defcriuc la Parabola > de i
quali i orizontale , & equabile , è P acquistato in b , perla caduta
a b ; e l’altro è i acqui fiato in o,ò vogliam dire in i ,per la caduta?
b O; il cui tempo fu b g. come anco la quantità del fiso momento. E
con fimil difcorfo inue Righeremo l'impeto nel termine estremo
della Parabola , quado l’altezza fua fuffe minore della fublimità a b,
pren-
del Galileo. i6$
prendendo tra amen due la media j la quale pojla nell" orizzontale^
in luogo della b he congiunta la diagonale , come a f, harem o da
quella la quantità dell' impeto nelf estremo termine della Pa-
rabola.
A quanto fin qui fi e confiderai circa questi impeti, colpi , o va-
gli am dir percojfe ditali Protet timonate aggiugncrc vn altra mol-
to necejfaria confidar azione , e quest a è, che non basta por menici
alla fola velocita del Proietto per ben determinare della forzanti*
energia della percoffa, ma conuien chiamare a parte ancora lo fiato,
e condizione di quello , che riceue la percoffa ; nell' efficacia della
quale effio per più rifpetti ha gran participazione , e intereffe. E
prima non e chi non intenda, che la cofa percojja intanto patifie vio-
~ lenza dalla velocità del pere oziente, inquanto ella [egli oppone, e
frena in tutto , oin parte il moto di quello : che fi il colpo arriuerà
fopra tale, che ceda alla velocità delpercoziente fenza refiftenza al-
cuna, tal colpo farà nullo : E colitiche corre per ferir con lancia il firn
nimico ,fi nelfopraggiugnerlo accoderà , che quello fi muoua fug-
gendo con pari velocità, non farà colpo, e l'azzione farà vn femp li-
ce toccare finza offendere.
Ma fi la per coffa verrà riceuuta in vn oggetto, che non in tutto ce - .
. da alpercoziente , ma filamentein parte , la percoffa danneggerà
mà non con tutto l'impeto-, ma filo con l'ecceffo della velocità di cjjó
per codiente fopra la velocità della ritirata,e cedenzà del percoffo:fi
che,fiv.g. il pere oziente arriuerà con io. gradi di velocità fo-
pra ’l per ceffo , il quale,cedendo in par te ,fi ritiri con gradi 4 . l'im-
peto, e percoffa farà come di gradi 6. E finalmente in ter a, e majfima
firà lapercoffa,per la parte delpercoziente , quando il per ceffo nul-
la ceda , mà interamente fi opponga, e fermi tutto 7 moto del per co -
ziente ; fi pero questo può accadere. Et ho detto per la parte del
percoziente ,per che quando ilpercoffofimoueffc ton moto contra-
rio verfo 'lpercoziente,il colpo, e l’incontro fi farebbe tanto più ga-
gliardo quanto le 2 . velocità contrarie vmte fin maggiori chela
fila delpercoziente. Di più contitene anco auuenire ,chc il ceder
del Galileo. z8j
Viti , òdi *ltri frumenti me c ànici , dei quali io a fodùf alfine re-
fio capote della multiplic azione della forza loro.
Salu. V. S. non e fola nella mar auiglia dell effetto , e nella o-
fi uriti della cagione di così ftupendo accidente. Io vi penfai per al-
cun tempo in vano y accre fendo fempre laconfufione : finche final •
mente , incontrandomi nel no flro Academico , da ejfi riceuei dop-
pia copfoUzione: prima nel fintine come egli ancora era flato lungo
tempo nelle medefime tenebre ; e poi nel dirmi , che dopo l'hauerui
invita fa confumate molte migliora dii) or e ficco landò , e filo fi -
fan do , ne haueua confegutte alcune cognizioni lontane dai noli ri
primi concetti , e pero nuoue,e per la nouita ammirande. E perche
hormai so che la curiofìta diV. S. volentieri fint irebbe quei pen-
fieri , che fi allontanano dall opinabile , non affetterò la fa richic -
fiamma gli do parola , che fedii a che h aure mo la lettura di que-
fio trattato dei Proietti , gli fpiegherò tutte quelle fan taf e , ò vo-
glian dire, (Irauaganze , che dei difcorfi dell' Accademico mi fin
rimafie nellamemoria. In tanto feguitiamo le propofizioni dell '
Autore. ■ ,
*' Propos. V. Próbl.
In axeextenfi date Parabola punftum fitblime reperire t ex quo
cadens Parabolam ipfim defiribit.
Sic Parabola ab. cujus amplicudo/; b. &axiscxtcnfus he.
in quo reperiendaficfublimicas,cx qua Cadens, &: impecimi
in 4 conceptum in horizoncalcm convcrtcns,Parabolam a b
defcribac. Ducacur horizontalis ag. quarerit parallela ipfi
bh. & pofira af, acquali ah , ducacur icfkxfb. quxParabo-
Iamrangccin £,& horizoncalcm ag ingfccabic. accipiarur-
queipfarum/4,4g,rercia proportionalis ae.Dicoecfì'c pun-
&umfublimcqua:fitum> ex quo Cadens ex quicce in
concepcum impedimmo inflorizoncalc convertens fuper-
venience impccu dcfcenfusin/;cx quiete in4,Parabolam4^
deferibet. Si cnina intelligamus , e a efl'c menfuram tempo-
LI ris de*
a 86 D I A L O C O Qv AUTO
ris dcfccnfus ex e in 4,ncc nonimpetus acqùifiti in 4,erit4£
(media nempe inter 44 , 4 /) tempus,& impctus, venien-
ris ex/ in 4 feu ex 4 in h. Ecquia veniens ex e tempore e 4,
cum impctu acquifito in i , conficitinlatione horizontali
motu «equabili duplam e a-, ergo ctiam lacumcodcm impctu
conficietin tempore 4 g duplam ga , media nempe b ^ (Cpatia
enim confeda codem motu zquabili funtintcr fc uteorun-
dem motuum tcmpora* < )& in pcrpendiculari>motu ex quie-
te, eodcmtcmporcg4, conficitur4^ ergo eodem tempore
conficiuntur à Mobili amplitudo h b,ÒC altitudo a h. Defcri-
bitur ergo Parabola ab ex cafu venicntis à fublimitate e.
quod quzrebatur. — .
CoR.OLTAA.lV M.
Hinc conftat, dimidiam bafim,feu Amplitudinem Semi-
parabola: ( quaecft quarta pars amplitudinis integra: Para-
bola^ effemediam proportionalem inter altitudinem ejus,
& fublimitatcm>ex qua Cadens cam defignac.
•è
fi ,
i I
n.
Pro^
' del Galileo. *87
* »i ' • : ; ' •
Propos. VI. Probi. "■
Di/d Sublimità// ,ó“ Al/i/udine , SemiparaboU Amplitudi-
dinem reperir/^/.
Sic ad horizontalcm
linearti d c perpendieu-
laris ae. in qua dara fic il * • ' ■ :
alticudo cb, &fublimi- ;;,t •
tas ba. oportee in ho- ; ^ » rtt | rr;
rizontali cd Amplitu- 1
dinem Semiparabola:
reperire , qua: ex Subii -
micace ba cum altitu-
dine £rdcfignatur.Ac-
cipiatur media propor-
tionalis inter c b,b a.c u •
jus cd ponatur dupla.
Dico r^efle Amplitudincm quxficam.Idautem expraecc-
denti rnanifcftumeft.
Theor. Propos. VII.
In Troie flit, a quibus Semiparabola ejufdem ^Amplitudinis de-
Jcribuntur, minor requiritur impe/m in eo , quod dejcribit
illam , cujus templi tu do fua Altitudini! eli dupla , quàm
inquolibet alio.
Sitcnim Semiparabola bd cujus Amplitudo cd dupla fic,
Altitudini fu# cb &c in axe , in fublimi extenfo , ponatur
ba, altitudini bc xqualis : &jungatur ad, qua: femiparabo-
lam tanget in d ; &: horizontalem b e fccabic in e. critquc b e
ipfi bc feu ba xqualis. conftat, ipfam deferibi à Proje&o,
cujus impetus xquabilis horizontalis fitiqualiscftin b Ca-
dcncis ex quiete in a, impccus vero naturalis deorfum,
qualis eft venicntis ine ex quiete in b. Ex quo conftat, im-
L1 z pecum
furarti remporis & impctus.^ Sic rurfus inter bc, rg, media
^«.quxcrittemporis&impctus mcnfura Cadcntisexg in
r.Siigitur jungatur mn t erit ipfaimpetus menfura Proje&i
per Parabolani bd , illidentis in termino d. Quem quidem
impctum majoretti efle dico impctu Projc&i per Parabo-
lani
a $8 Dialogo Q_v arto
petum ex iftis compofitum, quodquc in termino ^impin-
git , efle ut diagonalem a e , potentia nempe ipfis ambobus
scqualcm. Sit modo quxlibcc alia Semiparabola gd ; cujus
amplitudo eadem c d. Altitudo vero cg minor , vel ma-
ior, altitudine £f;camquc tangat bd y fccans honzontalem
per f , du&am in pun&o /\ & fiat, ut b gadgky ita kg ad
vi. erit, ex antcdcmonftratis, alcitudog/. ex qua cadcns
deferibet Parabolam g d. Intcr tb&cgl media proportio-
nalis fit <rm \ erit gin tempus , & momentum , uve impc-
tus in g Cadcntis ex l\ (pofitum cnimeft , a b efle men-
del Galileo. ify
lam bd. cujus quantitas erac uc a e. Quia enim gn pofita
eft media intcr bc,cg, eftautem bc xqualis be,hoc cft hg:
( eft enim unaquacquc fubdupla d c :) eric uc cg ad g »>ica ng
ad gk. &c, uc c g(cuh gzàgk, ita quadratura ng ad quadrai
tura gk. uc aucera hgadgk, ica fa&a eft kg ad g l. ergo uc
ng ad quadratum<r>f,ita£g ad g /. fed uc ad gl, ica qua-
dratura^ ad quadratura gm. media enim edgm intcr kg t
gl. ergo cria quadrata ng, k g,gm, Cunt continue propor tip-
nalia ;&:duoexcrcnia»£,£/», fimuHumpta ,ideft , quadra-
tum mn , majus quam duplum quadrati kg, cujus quadra-
tura a e duplum cft : ergo quadratura mn majus cft qua-
drato ae-, &c. linea mn major linea e a. quod crac demon-
fttandum. ,
Cor O LLARIVM,
Hinc apparct, quod converfim in Projc&o ex termino d,
per Semiparabolam db, minor impCtus requirieur quam
per quameunque aliàm juxta elevationem ma jorcm,fcu rni-
norem clcvationefemiparabolac bd, qua: eft juxta rangcn-
tem a </,angulum femire&um fuprahorizonte concincntem.
Quod cum ita fit,conftat, quod, fi cum eodem impctu fianc
pruje&ioncs ex termino*/, juxta diverfas elcvationcs, maxi-
ma projedio.fcuamplitudofcmiparabolatfivc integrai Pa-
rabola: cric quxconfcquitur ad elevationem anguli lèmirc-
&i: reliquae vero juxta majores,fivc minorcsangulos fa&ar,
minoreserunt.
Sagr. Piena di mar auiglÌA , e di diletto infume e la forza delle
dimof razioni necejfsrie quali fono le fole Matematiche.Già fapeuo
io per fede predi AtA alle relazioni difiù Bombardieri , che di tut-
ti i tiri di Volata dell' Artiglieria , o del LMortarojl majftmo, cioè
quello che in maggior lontananza caccia la Palla , era il fatto all ’
equazione di mezo angolo retto, cbeejft dicono, del fello punto
della fquadrA » ma l'intender la cagione , onde ciò auuenga piperà
L l 5 d'infni -
i 9 C > DlA L'O'C O Qjr a r t o
infinito inter uallo L [empisce notizia hauta dalle altrui affetta-
zionì-,& anco da molte replicate efferienze.
Salu. V. S. molto veridicamente difiorre : e la cognizione^
d'un fole effetto acquiftata per le fue caufe ci apre C intelletto in-
tender è,& afre ararci d'altri effetti,fcnza bifogno di ricorrere alle
e (per lenze, come appunto auuiene nel premènte cefo, dono guadagna -
ta per ildifcorfo dimottratiuo la certezza dell' ejjère tir» affieno di
tutti ititi di volata quello dell' clonazione dell' angolo femiretto ; ci
dimottra l'Autore quello, che forfè per l efperienzanon è fiato offer-
vato ;e q detto è, che de gl altri tiri, quelli fono fròdi loro eguali , le
elevazioni de i quali fuper ano, o mancano per angoli eguali dalla fe-
miretta : fi che le Palle tirate dall' boriante vna fecondo l dona-
zione di 7. punti , e l’altra di 5 . andranno à ferir fu lorizonte in
lontananze eguali ’,e così eguali faranno i tiri di $/pdi 4. punti-, di
9. ediyó-c. tìor fintiamone la dimottr azione.
Theor. Propos. Vili.
1 • ■ . . . . ... .1 . •
Kjfmplitudines Parabolarum a Project u eodem impetu eft- ?
w plofis fattarum ,juxtaelevationes per angolo s aqua- • ! ' 1
. ìtv lesfuprà , & infra a Semiretto dittantes , aqua-
le sfuntinterfè.
Trianguliwr b, circa angulum rc&um *,finthorizonraIis
b c ,&:perpendicularis cm xquales; fic cnim angulus m bc fc-
mire&useriti&exrcnfàr»» in d fupra & infra diagonalcm
m b, conftituanturin b duo anguli xqualcs m be,m bd.Dc-
monftrandum cft, amplitudine* Parabolarum à Projc&is ex-
plofis codcm impetu ex termino b , juxra clevationcs angu-
lorum ebt, dbè\ efle xquales. Quia cnim angulus cxtcrnuS
b m r ,intcrnis mdb,db w.eft xqualis,iifdcm xquabitur quo-
que angulus w^r.Quod fi loco anguli dbmiponamusmbe,
erit idem angulus^» b c duobus mbe,bdc, xqualis : & dem-
pto communi mbe, rcliquus bdc reliquo ebe crit xqualis.
Suntigiturtrianguli dcb,bc e firailcs.Dividanturrcttx</r,
tfr,bifa-
i
z$r
j
d e t G irti z e a.
e e, bifariam in h Se fi & ducantur h i,
fg> horizontali c b acquidiftaees; Se. ut
d h ad hiy ita fiat ih ad h l. cric crian-
gulus ihl fimilis triangulo ihd. cui
cciam fimilis eft e g/Cumquc//»,g/,
fine acquales (dimidia: nempe ipfius
bc i) cric fe, iddi, /r,zqualis hl.&c,
addica communi//», cric r h ipCiflx-
qualis. Si icaqucincclligamus.pcr/»
& b fcmiparabolam efie deferipeam,
cujusaltitudo eric /»r,fublimicasvc- f£
rò hi: cric amplicudo cjus cb • qUac $
dupla eft ad h i , media fcilicetinter dh(t\x'th\ & $! ■ eam*
que cangcc db , acqualibusexiftiridbùs ch/h/ Quod-fi rnc.
fus Parabolani per fb deferipeam concipiamus àiùblimica-
«/*<(» cum alcicudinc fc \ quarum media proporci on a lis eft
fs j cu j us dupla & horizontalis e Orerie paricer cb ejusani-
P^udo^mque cangcc/^, cum efifcjx nciquàlcs. Di-
ttane, aueero anguli d b c,ebc, <cl e va ci p n e s feij icet i/fa ru m)
acqualicer à femire&o: ergo pacecpropoficum.
Theor. Propos. IX. ,
JEqualesfunt amplitudine s ParabolarUm , quarum alt it udi-
ri es, & fubltmitites e contrario fili refpondent.
Parabola: fh alcicudo gf ad alcicudincm e b Parabola:
bd eandcmhabeacracioncm quatti fublimicas ba ad fubli-
micacem fe. Dico, ampljcudinem hg y amplitudini de efie
arqualcm. Cum cnim prima g/ad iccundam,r£ eandem
habeac racioncniquànitcrcia Va ad quarcam /r.* re&angu-
lum gfi prima: &quarca: acquale cric re&angulo cb a fccun-
da:& cercia:. ergo quadriiea, quaehiice re&angulis arqualia
fune, arqualia crune inccrietre&angulcf verd gfe acquale eft
quadracum dimidia: g /»; re<ftan|ulo aucem r ba acquale eft
J ' quadra-
f
X 9 t Dialogo Qvarto
bx
euìu^j
quadratimi dimidix cd. ergo quadrata hxc, &eorum lace-
ra, &: lacerum dupla , xqualia crune. Hxcautem fune Am-
plicudincs g h, ed. ergo pater propofitum. , t \Vs
Lemma prò seqventi,'
Stretta linea fetta fuerit uteumque, quadrata mediarum in -
i ter totam,(jr partes a quali a funt quadrato totìus.
Seda fit a b uteunque ine. Dico, quadrata linearum me-
diarum inter totani a b, & partes 4 r, r £ , fimul fumpta , ac-
quaia effe quadrato tocius a b. Id aucem conftat deferipto
femicirculo fupcr tota b a, & ex e cre-
da pcrpcndiculari e d, jundifque d a,
db. Eft cnim da media intcr ba, ac:
. cftque</£ media in ter ab, ^r.funtquc
quadratalinearum da, dbfimu\ fum-
pta, xqualia quadrato totius a b, redo exiftente angulo a db
in femicirculo. Ergo patct propofitum.
Theor. Propos. X.
JmpetusfeuMomentum cujujlibet femiparaboU , a qua tur mo-
mento naturaliter cadenti* in pcrpcndiculari ad horizon -
tem,qaa tanta Jìt quanta est compofita ex fublimitate, cune
altitudine femt parabola.
... 4 Ci
, I
del Galileo. *7$
Sic femiparabola ab. cujusfublimicas da : altitudo ve-
ro a e. ex quibus coroponitur pcrpcndicularis de. Dico , im-
pctumSemiparaboIa: in b eilcarqualem momento natura,
licer dcfcendencis ex d in e. Ponacur ipfamct de mcnftlra
effe tcmporis,&:impctus : &accipiatur media proporciona-
lisincer ed, da: cui sequalis ponacur cfiSic
infuper intee de, e a, mediare, cric jam ef
menfura cemporis, &c momenti defeen-
dentis per da ex quiete ind,e.e vero tem-
pus crit,&momencum deicendcntis per
a c ex quiete in a. & diagonalis e/e rie mo-
mentumex illiscompofitum: hoccft Sc-
miparabola: in b. Ec quia de feda eli ut-
cunquein4,funcquer/, e e media: intcr
totani r'4 &partes da,ae:e rune harum
quadrata fimuliùmpta acquatta quadrato
totius: ex Lcmmaccliiperioriveròiifdem
quadratis acquacur quoque quadratum ipttus ef. ergo & li-
nea ef ipfi de xqoalis eft. Ex quo conftac » momenca per
de , &perfemiparabolam ab, in c &: b elle xqualia. Quod
oportebat. > • '
C O R X> L L A IL 1 V M.
: Hinc conflati icmiparabolarum omnium , quarura Alci-
cudines cum SublimicaubuS jun&ae pares func,impetus quo-
que acquale* effe.
r, l » t li, , , ' ' f
Probl. Propos.XI.
ì Dato twpetM > dr amplitudine fi mtparaboL t alùtudinem
, fjMt reperire.
•' Impetusdatus defìnitus ficàperpcndiculo adhorizoncem
ab. amplkudo veròinhorizontali lìc he. Oporter fublimi-
tatemfemtparabólaf reperire, cujus impetus fica 6, amputa-
to vero bc. Conftacex jamdemonftratis,dimidiam ampli-
M m tudinem
274 Dialogo Q^v arto
tudincm b c futurarn effe mediani proportionalem inter al-
titudinem, & fublimicatcm ipfius Scmiparabolx , cujus im-
pccus ex precedenti eft idem cum impctu cadentis ex quiete
in m per totam a b. Eft propterea b a ita fccanda.ut re£ta ngu-
lum à partibus ejus contentum acquale fit quadrato dimidix
b c , qua: fit b d. Hinc apparet,
ncccfiarium effe,quod</6 dimi-
diam ^anonfupcret. rcckangu-
lorum cnim à partibus contea-
torum maximum eli, cum tota
linea in partes feca tur xquales.
Dividatur itaque ha bi fa ri am
ine: Quod fi ipfa ha xqualis
fuerit b r,abfolutum eft opus: c*
rirque femiparabolx altitudo
£e,fublimitas vero e a (&cccc
Parabola: elcvationisfemirc&x
. amplitudine, ut fupra demon-
ftratumcft, omnium effe maxi-
mam ab eodem impetu deferì-
pearum.) Àt minor fit b d quam dimidia ba. qux ita fecanda
cft,ut rc&angulum fub partibus quadrato £<4fitxquaIe.Su-
pra e a femicirculus deferibatur : in quo ex a applicctur af
xqualis b d: &: j unga tur/e ; cui iècetur pars xqualis eg. Eric
jam re&angulum b ga cum quadrato eg xquale quadrato
ea. cui quoque xqualia funt duo quadrata a fife. demptis
itaque quadratis ge, fe, xqualibus, remanet re&angulum
bga, acquale quadrato 4/, nempe bd\ U linea b Ri media
proportionalisintcr bgga. Exquopatet, femiparabolx,
cujus amplitudo bc, impetus vero ab, altitudinem effe b g\
Sublimitatcm ga.. Quod fi ponatur inferius bi xqualis ^ 4 ,
crit hxc altitudo ;/ 4 vero fublimitasfemiparabolx ir.Exde-
monftratis hucufque poflumus.
Pro-
Pr O B L. P R O P O S. XII.
Scmiparabolarum omnium amplitudine calcalo colligerc , at-
cjue in Tabula* cxigcre , qua a projcttU codcm impetucx-
plofis dejcribuntur .
Conftatcx prxdemonftratis, cune parabolasà projc&is
codcm impccu dcfignari, cum illarum fublimitates cum alti-
tudinibusjun&x xqualcs conficiunt pcrpcndicularcs fupra
horizonccm. .Intcr eafdem ergo parallclas horizoncalcs bar
pcrpcndicularcs comprchcndi dcbcnc. Ponacur icaquc ho-
rizontali e b perpcndicularis b a xqualis , & conne&atur
diagonali 4 r. Eric angulus 4 f £fcmirc&us,gr. 4f.Divifaquc
pcrpcndiculari ba bifariam in d y femiparabola de eric ca,
qux àfublimitace ad cucci alcicudine */£defignatur: Se im-
pccus ejus in e cancus erit,quantus eli in b Mobilis veniencis
ex quiete in a per lineam ab. Et , fi ducacur ag xquidiftans
ba reliquarum omnium femiparabolarum>quarum impetus
fu turus ile idem cum modo explicato, altitudincs cum fubli*
mitatibus jun&x.fpatium intcr parallclas ag.be explerede-
bent.Infuper, cum jam dcmonftracum fic,femiparabolarum»
quarum tangentes xqualitcr fivc fupra, live infra ab eleva-
tionefemire&a diftant,amplitudincs xqualcs cfle.Calculus,
quem prò majoribus elcvationibus compilabimus ; prò mi-
noribus quoque deferviet. Eligimus prxccrea numcrum
partiura dcccm milia,ioooo, prò maxima amplitudine proje-
dionisfemiparabolxadelevacionemgrad. 45. fadx:icaque
canta fupponaturefl'c linea ba,te amplitudo femiparabola:
•he. Eligimusauccm numerum 10000,. quia ucimur incalcu-
lis tabula tangentium, cujus hic numerus congruic cum tan-
gente grad. 45. Iam , ad opus accedendo, ducatur re.angu^
ium ceb angulo ac b majorem facutum tamen ) compre-
hendens :fitquc femiparabola defignanda, quxà linea c<
tangarur, 6c cujus fublimitas cum altitudine jun&aipfam ba
■j . Mm z adxquet.
xy 6 Dia l*o c o Qv auto
adacquet. Ex tabula Tan-
gcntiumperangulum da-
tum £retangens ipfa he
‘accipiatur; quse bifariam
dividaturih/ Deinde ip-
farum bf,b c{ò\m\à\xb c)
tertia proportionalis rcpe-
riatuc, qux neceilario ma-
jor cric quam^4. Sitigituc
illa/V.Semiparabolsigitur
in criangulo ecb infcriptac,
juxta tangcntem ce, cujus
amplitudo effc c b reperta
elt altittido bf,&c fublimi-
tasfo. Ver u tota £*fupra
parallclas*g,r b attollitur, cumnobis opus fic inter eafdem
contineri: fìc enim tum ipfa,tum femiparabola de deferi ben-
tura Projc&is ex c impetu codcmexplofis. Rcperienda igi.
tur cft altera huic fimiiis (innumere enim intra angulum bee
majorcs &minores interrefimiles deiignari poflunrj cujus
compofita fublimitas cum altitudine (homologa fcilicet ipfi
ha) xquetur b «.Fiat igitur, ut o b ad b a, ita amplitudo b c ad
cr: 6 c inventa erit er , amplitudo fcilicet fcmiparabolar ,
juxta elevasionem anguii bce\ cujus fublimitas cum altitu-
dine jun&a fpatium à parallela g*,gb conrentum adacquar:
quod quarrebatur.Operatio itaque talis erit.
Anguii dati, he e tangens accipiatur. cujus medietati ad-
jungatur tertia proportionalisipfius , &: medictatis b c \ quar
fir f ù. Fiat deinde ut # £ ad £ * , ira £ r ad aliam , quac fit c r,
amplitudo nempe quaefita. Excmplum ponamus.
Sitanguluser£ grad. 50. erit ejus tangens 11918. cuius
dimidium , nempe ^5959. diraidia bc 5000. harum dimi-
diarum tertia proportionalis 4195. quac addita ipfi bf , con*-
•' j. . fide
DEL t G ALILE O.» VJJ
fide 10154, prò ipfa b 0. Fiat rurfusuto^ad ba t nempe ut
10154 ad 10000 } ita b c\ nempe 10000, ( utraque enim
grad. 45. cft cangens J.ad aliarti ; &: habebimus. quaefitam
amplitudinem re 9848. qualiumir fmaxfma amplitudo)
eft 10000. Harum aatem dùplae fune amplitudines inte-
grarum parabolarum, nempe i$ 6<)6 z 0000. Taneaque
cftetiam amplitudo parabola juxta elevacioncm grad. 40,
cum a: quali te r dift et q gr. ( iV> \ , 1( '_ ;>j
Sagr. Olii manca peri*int era intelligenza di quest* dimostra,* •
zio ne il faper come fu vero , che la terzo proporzionale delle b f,
bi fu (come dice l’Autore ) necejfariamente maggiore dello fa.
Salu. Talconfeguenza mi por che fi pojfa dedurre in tal modo,
il quadrato della media di tre linee proporzionali e eguale al rety
t angolo dell' altre due , onde il quadrato della b i , ò della b d , ad
efia eguale, dette ejfer' eguale al rettangolo della prima f b nella ter-
za da ritrouorfi\ la qual terza e ntceffario che fu maggiore della
f a , perche il reti angolo della bfi, in fa e minore del quadrato b dt
Cr il mancamento e quanto il quadrato della d f , come dimoUra
Euclide in vna del fecondo . Vene fi anco auuertire T che, fi punto £
che diuide lo tangente c .b in me zo , altre molte volte cadrà fo-
pra'l punto a, & vna volta anco nell ’ ifiejfoa-, nei quali cafi e per Jè
notOyC he la terza prop ormonale della metà (leda tangente , e della
bi , ( che da la fubblimita , )e tutta fiopra la a. CMa l'Autore ha
prefoilcaja t douenonera manifesto che la detta terza propor zia-
nale ftjfe femore maggiore della fa , e thè pero aggiunta fopra
l punto { pafftjfe oltre alla parallela a g. Horfeguitiamo.
Non crjc inutile, opc hujus Tàbula ^tìteram componete,
compìe&entem altitudincs carundcm femiparabolarum
proiedorum ab 'eodc;qiinipetu. . Conftraftio autem talis
erit. ^ . d • •
fil ÌUf.tJ'i x’>\n\c.
,ooo» !>qffnn««ì
ti ino rioH.\'i o
.U3Ì;.A ih otiof. ansi .oi^d xod
Dialogo Q^v arto
Propos. P&OPOS. XII r.
Ex eUtis Semip*r*btlorum amplitudinibut in precedenti T *-
bulo digejiu , rctcntoqu: communi impeti v , quo un* quo-
que deferibitur , fmguLrum femip*r*boUrum altitudine!
elicerei.
Sic Ampliando data b e. ìmperus vero , qui femper idem
intclligatur, menfura fit ob t aggregatum nempe altitudi-
nis ,&e fublimitatis. Reperienda eft, ac diftinguenda ipfa-
mct alritudo. Quod quidem tunc confcqucmur , cum b o
icadivifafucrit,utre&angulumfub ejus partibuscontcn-
tum acquale die quadrato dimidia: amplirudinis bc. Incida-
turralisdivifiorn/! Etutraque ob, bc, fecctur bifariamin
d,i. Eft igitur quadratum acquale rc&angulo bfo : qua-
dratura vero do sequatur eidem re&angulo cum quadr./V.
Si igitur ex quadr. do aufeTatur quadratum b *,quod redan-
gulo bfo eft xqu jlc,rcmanebit quadratum/</:cujus latus df
additumlincx b d , dabitquxfitam alcitudincm bf. Cora-
pomeur itaque die ex datis.Ex quadrato dimidix bov ora: au-
a fer quadratum hi pariter notx: refì-
r dui lume radicem quadratam » quam
adde notx db: te habebis al ntudinem
quxfìtam bf, Exemplum. Invenienda
i fit altitudo femiparabolx ad eleva-
d tionem grad. 55. deferiptx. Amplitudo
ex prxcedenti Tabula eft 9*96. ejus
dimidium eft 469S. quadratum ipfius
. 22071204. hoc demptum ex quadr. di-
b midix boy quod fender idem eft, nem-
pc 25000000 , refìduum eft *928796. cujus radix quadrata
1^10 proximè.Hxc dimidix bo, nempe 5000, addita, cxhi-
bec 6710. tantaque eft Altitudo bfNon erit inutile, terciam
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fcmiparaboIarum,quarum cadcm futura fit Amplicudo.
Sagr. fucilo vedrò io molto volentieri mentre (he per effe
potrò venir ' in cognizione dello differenza de gl impeti , e delizi
forze, che fi rie er cono per cacciarci proietto nell* me defimo Ionio,
nunzi con tiri , che chiomono di voloto j lo quel differenze credo ,
che fio grondifftmo fecondo le diverfe eleuozioni : fi che perefem-
piofe oltri voleffe odo eleuozione di 3 ò 4 gradi, ò di ò%%for
ceder lo pàlio ,doue fù c ocelot a olio eleuozione di 45 (doue fi e mo -
firato ricercar/i l'impeto minimo) credo fi ricercherebbe vn* ec-
ceffoimmen fidi fiordo. .
Salu. V. S. fiimo beni fimo ; e vedrà che per efegtiire l opero
intero in tutte l Eleuozioni bifogno ondar ’ à gran’ puffo verfo
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trotteremo parimente effer f impeto di grad. 40. effóndo qneffa ,*
quella clonazione egualmente lontane dalla media. Dette doniamo
ficondari tornente notare ejfer vero , cheeguali impeti fi ricercamo d
due à due delle clonazioni diffami egualmente dada media , con
tjueffa bella alternazione dipiù ,<he Tate ezze, elefanti nàta delle
fuperiori eleuazioni contrariamente rì/pondono aUcfibUmità , &
altezze delle inferiori :fi che dotte nell’ efempiv propoffo nell' ele-
u astone dijo. grad. foltezza e 59J9 ; eia fui It mira 4196 ; nell’
eleuaTfime di gr ad.’ 40. accade all' incontro foltezza effer 4196,
e la fìtùlimttà^w, e fiffeffi accade in tutte l'altro fin za veruna
differenza : fi non in quanto per fuggir il tedio del calcolare non (i
è tenuto conto di alcune frazzi oni , le quali in firn me così grandi
non fono di momento,™ di progiudi zioalcuno.
Sagr. Io vòo/feruando , come dodi due hnpeti Origani ale, e per-
pendicolare nelle pro'tezzioni', quanto p'tùfino fublimi , tantome-
no vi firicerca dell' Orizontale,e molto del perpendicolare. All in-
contro nelle poco alenate gran de Infogna che fra la forTg. dell’ impe-
lo Orizontak,che da poca altezza deue cacciar ilproietto. <JW«ì fc_j
ben io capifio beni fimo , che nella totale equazione di gr. 90 .per
cacciar* ilproietto vnfil dito lontano dal perpendicolo , non biffa
tutta la forza del mondo : màncceffàri amente deue egli ri cadérci
neU’iffcffò luogo , onde fu caccialo ; non però con finrii fìcttrezzt
ardirei di affermar* che anco nella nulla Elea azione, cioè, nella li-
nea Orizontale , non pot effe da quale he forza , ben che non infinita
effer ’ in alcuna lontananza /finto H proietto. Si che perefimpio ni
ancovna Colubrina fra potente àfpignere ima palla di ferro ori-
zontalmente, come dicono , di punto bianco , cioè di pun/oninno,
che è dotte non fi da clonazione. Io dico , ciré in qaeffo cafireffo con
qualche ambiguità : e che io non negin re filatamente il fatto, mi ri-
tiene vn altro accidente che par non meno frano , e pure ne ho la
dimoff razione condudenteneceffrriamente. E lacci dente è t ef-
fer impofftbile diffondere vna corda, fi che reffi tefa dirittamente -,
N n z e para-
284 Dialogo Q^v arto
e parallela alt Orizzonte , ma fèmpre fa face a, e fi 'piega, ne vi è for-
zaglie baili a tenderla rettamente.
Salu. Adunque S. Sagr. in quatto cafo della corda cejfa in voi
la marauiglia circa la (Irautganza deli effetto , perche ne hauete
la dimostrazione. Ma fe noi ben confidar eremo, forfè trotteremo
qualche corriffondenza tri tacci dente del proietto , e quello della
corda. La curuità della linea del proietto Orizontale par che de-
riui dalle due forze , delle quali vna ( che ì quella del proicienie )
lo caccia orizontalmente , e l'altra ( che e la propria granita ) lo tira
in giù a. piombo. Ma nel tender la corda vi fono le forze di coloro ,
che orizontalment eia tirano , e vi e ancora ilpefo deltitteffa cor-
da, che naturalmente inclina al baffo. Son dunque quelle due ge-
nerazioni affai filmili. E fe voi date al pefo della corda tantapoffan-
za, dr energia di poter contrattar e, e vincer qual fi voglia tmmen -
fa forza , che la voglia diffondere drittamente , perche vorrete
negarla al pefo della palla ? Ma più voglio dirui , recandouiinfieme
marauiglia , e diletto , che la corda cost te fa , e poco , è molto tir afa ,
Ci piega in linee , le quali affai fi auuicinano alle paraboliche , e la fi-
miltt udine e tanta chefe voi fegnerete in vna fuperficie piana , (<?
eretta alt Orizonte una linea parabolica^ tenendola inverfa,ci$e
col veri ice in giù, f con la bafe parallela alt Orizonte , facendo pen-
dere vna catenella fottenuta nelle e f fremita della bafe della fogna-
ta parabola , vedrete allentando più , 0 meno la detta catenuzza
in c ur u arfi , e adat farfalla me defi ma parabola ;e tale adattamento
tanto più efferprecifo, quanto la fegnata Parabola far àmen' curua,
cioè più ditlefa j Si che nelle parabole deferii te con e le nazioni fiotto
a i grad. 45. la catenella camina quafi ad unguent fopra la pa-
rabola.
Sagr. adunque con vna tal catena futilmente lauorata fi po-
trebbero in vn fubìto punteggiar molte linee paraboliche fòpra
vna piana fuperficie.
Salu. Potrebbefi , & ancora con qualche utilità non piccola , co-
me appreffo vi diro.
del Galileo. z8f
Simp . <JMà prima , che pajfar più auanti , vorrei pur io ancora
tettar ajficurato almeno di quella Tropofizione della quale voi dite
ejfer cene dimofirazione necejfariamente concludente y dico dell* ef-
fer impojjìbile per qualunque immenfa forza fare far tefi una cor •
da drittamente <jr e qui dittante all Orìzonte.
Sagr Fedro fe mi fouuiene della dimottr azione per inteUigen -
zt della quale bifigna S. Simpl. che voi fupponghiate per vero
quello, che in tutti gli frumenti me conici non filo con l'efierienza,
ma con la dimottrazione ancora fi verifica ; e q netto e che la velo-
cita del mouente benché di forza debole, può fuperare la refittenza,
ben che grandijfima di vn refittente , che lentamente debba ejfer
moffo , tutta volta che maggior proporzione babbi a la velocità del
mouente alla tardità del refittente y che non ha la refittenza di quel ,
che de u e ejfer moffo alla f or za del mouente.
Simp. ^t^etto mi enotijfimo e dimostrato da frittotele nelle
fue questioni mec anice y e manifettamente fi vede nella Lena, e nel-
la fodera , doueil Romano che non pefi più di 4. libbre , leuerà vn
pefo di 400. mentre che la lontananza di ejfo Romano dalcentro»
J'opr ài' quale fi volge la fodera ,fia più di cento volte maggiore^
della distanza dal me defimo centro di quel punto , dal quale pende
ilgran' pefo : e queSto auuiene , perche nel calar , che fa il Romano^
paffa fi ozio più di cento volte maggiore dello fiazio per il quale nel
medefimo tempo monta ilgran pefo. Che e l'iSt ejfo c he dire , ches
il piccolo Romano fi muoue con velocità più che cento volte mag-
giore della velocità del gran' pefo .
Sagr. Foiottimamente di [correte, e non mettete dubbio alcuno
nel concedere , che per piccola chefiala forza del mouente fupererk
qu ufi voglia gran refittenza tutta voltacele quello più a u anzi di
velocità, eh ’ei non cede di vigore,e granita. Hor venghiamo al ce-
fi della Corda. E fignando vn poco di figura intendete per bora
quell a linea &b,paj[indofiprai due punti fijfi e fiabili a,b, hauer
nelle efiremità fue pendenti, come ve de te, due immenfi pefi c, d. li
quali tirandola con grandijfima forza la facciano fiar veramente
N n 3 tefa
Dialogo ìQ^v a r t o
ttf+ à'trtuxmtntc , effondo cfia vna fomplice line* fi» za veruna
granita. Hor qui vi /aggiungo ,e dico, che, fi dal mezzo di (fucila ,
che fiati punto c,voi fi/penderete quafivoglia piccolo pe fiottale fia
'{fuetto h ; la linea * b cederà inclinando fi ver fi il punto f \ér
in confidenza al/ungandoficofirignerai due grani fiimi pefi c,d,
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V.Vi* tI»v • ’>lv i’ /' •'.usuùV.v' . tV
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4 filir in alto : il che in talguifi vi dimostro. Intorno a i due punti
a, b, come centri de ferino z. Quadranti e fg, c 1 m ; ffo effondo che
li due fimìdiametri a f , b 1 ,fino eguali alli due a e, ebjg// aitan-
ti £ì,\\,faranno'le quantità de gli allungamenti delle parti af,
t b x fopra le a è, c b ,&in configuen%a determinano le jktite dc-J
i pefi c d > tutta voltdpero che ilpcfirh bauejfoh auto facoltà dica-
lare in f. Jl che allora potrebbe figu’tre , quando la linea c f cheà
la quantità della [cefi dieffipefi h, htue/fo maggiorproporziones
alla linea fi ,che determina la [alita de i due pefi c, d j che non hi
i . lagra-
del Galileo, t f *87
U granita di amendue tffi pefi atta gr tutta del pefi h. quello
nueffariamente auucTr affla pur quanto-fivoglia, me firn* U get-
tai a de i pefi c , d \e minima, quella dell' ly Impero che vota è (è
grande tecceffo dei pefi c, d > fipraHptfi h yclte maggiore no» goffa
(ffereà proporzione l'eccejfo deUxTangente e ffipra la parte della
Jegante fi. // che proueremo cosi : Si e H cerchio , ti cui Diametro
gai** qnaifrapotzume hàlagr auffa dei pefi^c,é,aUa granita di
Ej ? iòle la babbi* talentai & ad ve* altra, c he fa c, de i/a quale fia
minore la d > fiche maggior proporzione bara la bo atiaà, che alla
c. prendefi delle due o b, d , la terza proporzionale b c. * cornea
o e ad e b , cosi fi faccia il Diametro gì (prolungandole) alt* if,
edaltermine f tirifi la tangente £n; Spere he fi e fatto , cime oc
ad eb, cosi g i ad i f j farà componendo*, còme a b a t>e,<WY gfW
fi. Metrò ob* he, media la ò\efrà gf,fi , mediala nf; adun-
que n ( alla fi ha la medefima propor zie ne , che la o b alla d ; la
qual proporzione e maggiore di quella de ipofi c dal pefi lì. Mu-
nendo dunque maggior proporzione lafiefà òvehèit d del pefi b,
alla fidata a veteeetÀdoipefi a d j che non hà là granita di affi pefi
Cyd, adagrasntà dctprfi I»j rafia manift &o alteri pefo hdefiènste—
rà , cioè ,la linea a h par tirò dattaret Mudine Or frontale. E quel
che attutane alla retta zbpriua di granita, mentre fi attacchi in
c , quaffivegiia minimo pefi bàuniengall'ÌHeffàcorda à b, inrefi «
di moterta pefinte finza Raggiùnta diati un' altro grane, poiché vi ■
fifiofiendeil pefi ittcffe dolia-matirieeomponenteOffc corda a b.
Sinip. Io retto fit /sfatto a pieno t però potrà ri Sìa. Sai u. confor-
me alla promejfa cjjjlicarci,qupl fia l'u tilità, che da fintile cateneUafi
può ritrarre , e dopo quello affocarci quejtefiecolaz ioni , e he dal
naXn>' ^ceademrco fino fiate farti intorno* alta fòrza dell Si'
Tercoffa. '
Salu. Affaiper questo giorno ciftamooccupati nelle contempla-
zioni gufiate ; * l'hora , che non poco e tarda, non ci batterebbe à
gran fegno per disbrigarci dalle nominate rhaterie -, però differi-
remo il congreffo ad altro tempo più opportuno.
Sagr.
*88 Dialogo Qjr arto
Sagr. Concorro col parere di F. S. perche da diuerfi ragiona-
menti hauti con amici in tr infici delnottro Accademico ho ritrat-
to questa materia della forza della Percojfa ejfereofcurijfima , ne di
quella fin' ora ejferne , da chiunque ne hi trattato, penetrato ifiioi
ricetti pieni di tenebre , & alieni in tutto e per tutto dalle primevi
immaginazioni humane » e frale conclufionifentite profferire me
neretta in fantafia vnaftrauagantijfima, cioè , Che la forza della
Percojfa è interminata, per non dir infinita, ^fletteremo dun-
que la commodità del Sig • Salu. Ma intanto die ami , che materie
Jono quett e , chef veggono feri t te dopo il Trattato de i Proietti ?
Szìu-JZuefle fino alcune Propofizioni attenenti al Centrodi gra-
vità de i folidi , le quali in fina giouentù andò ritroaando il nottro
Accademico , parendogli , che quello , che in tal materia haueua
firitto Federigo Comandino , non mancajfe di qualche imperfez-
zione. Credette dunque con quette Propofizioni, che qui vedete^
Ferii te , poter fupplire à quello, chefidefideraua nel Libro del Co-
mandino ìd* applico Jfi a quett a contemplazione ad inttanza dell 1
iUuftriffimo Sig. Marchefe Guid' F baldo dal Monte grandijfimo
Matematico de fuoi tempi, come lediuerfefue Opere public aie ne~>
mottrano ; & a quel Sig. ne dette Copia con penfierodi andar fe-
guitando cotal materia ancone gli altri Solidi non tocchi dal Co-
mandino. Ma incontrato fi dopo alcun tempo nel Libro del Sig. Lu-
ca Vale rio, ma (fimo Geometrale veduto, come egli rifoluetuttaque-
Jla materia finza niente lafiiar' in dietro , non feguito più aitanti ,
ben che le aggrejfionifite fiano per (trade moli o diuerfe da quelle del
Sig. F ale rio.
Sagr. Sarà bene dunque, che in quett o tempo,chc s’intermette
tra t no tiri p affati, & i futuri congrejfi, F.S. mi lafii nelle mani il
Libro » che io tri tanto andero vedendo, efiudiandole Propofizio-
ni confeguentcmentefirttteui.
Salu. Molto volentieri efeguifeo la vottra domanda j e fiero, che
F. S. prenderà gutto di tali Propofizioni.
Colio Galilei, 289
A P P E N D I X,
In qua continenti^ Tbeoremata , eortimque demonttrationes,
qua ab eodem Autore circa centrum gravi tatù folido-
rum olim conferita fuerunt.
PoSTVLATVM.
P Ecimus xqualium ponderum fimilitcr in diverfis libris
difpofitorum , fi horumquidem compoficorum ccntrum
gravitati libramfecundum aliquam rationem divifcric 5
illorum ctum gravitati centrum libramfccundum eandem
rationem dividere.
L E ( M M A.
Sit linea ab bifariamin rfefta; cujusmedietas ac divifa
fit in e, ita ut quam rationem habec b e ad C a , hanc habeat
ac. ad * c. Dico b c ipiìus ca duplam effe. Quia cnim ut b e
■as £ $
ad ca-, it aca ad er.crit componendo, & permutando, ut
ha ad ac, ita a rader, eft auccmut ac zdcc , nempe ut ba
ad ac >ita bc&de a.q\urcbe ipfius ca duplaeft.
« His pofìtis demonttratur : Si CMagnitndines quocunque fife
a quali ter excedentes , & quarum excejfus cartim minima
4 fwt aquale s,ita in libra di/ponantur y ut ex dittanti is aquali-
bus pende ant y centrum gravitata omnium libram ita divi-
J dere y ut pars verfus minores reliquafit dupla.
In Libra itaque a b ex diftantiis a:qualibus pendeant quot-
cunquenumero Magnitudincs/’,g, h, k y n , quales diftum
eli : quarum minima fit n. fintque pun&a iùfpcnfionum 4,r,
d t e,b. fitque omnium Magnitudinum fic difpofitarum gravi-
Oo • tatis
2 rK> . Appìndix ì
tatisccntrum x. Oftendcndum eft partem librae bx verfus
minores magnitudine* rcltquac x a duplameflc.
Dividatur libra Eifariam in punito d. quod vcl in aliquo
pun&o rufpcnfionum vcl in duarum fufpenfionum medio
cader neceflario. rcliqua: vero fufpenfionum diftantiac, quac
intcr a & ^intcrcipiuntur , omnes bifariam dividantur pun-
dis m,i. magnitudincs deinde omnes in partes ipfi n acquale*
dividantur: erunt jam partes ipfius/cot numero quoc fune
qux ex libra pendent magnitudines : partes vero ipfius g e-
runt una pauciores. &: lic de reliquis. Sint itaque ipfius/
partes n t ojr t s}, ipfius g vero rr,o,r,s. ipfius £ quoque JM,r. ip-
fius denique kCmxn,o. cruntquc magnitudincs omnes, in
quibus n ipfi / acquatto; magnitudincs vero omnes,in quibus
o ipfi g acqua tur $ & magnitudincs, in quibus r ipfi h. illa: au-
tcm,in quibus $ ipfi /•, & magnitudo / ipfi# acqualis eft. Quia
igitur magnitudincs omnes, in quibus n inter fc funt qquales,
acque ponderabuntinfigno^, quodlibram ab bifariam di-
vidit ; & candcmob cauiàm omnes magnitudincs, in quibus
e acque ponderant in / ; illac autem in qui bus r in c, & in qui-
bus s in w,xque ponderanti / autem in Afufpenditur. Sunt
igitur in libra a, d ex diftantiis acqualibus d,i,c , r»,a fufpenfac
magnitudines,fcfeacqualitercxcedentes,& quarum excefius
minime arquatur: maxima autem qux efi: compofita ex om-
nibus »,pcridet ex </;minima,qu.r eft/, pendet ex a j&reli-
quac ordinate difoofitx funt. Eftquc rurfusalia libra 4 £5 in
qua
Con oq^ Gali Liti. 291
qua magnitudincs alia: prrdidis numero Se magnitudine x-
quale* eodem ordine ddpofica: fune. Quare libra: <tb , ad à
ceneri* omnium magmeudinum iècundutncandem rationc.
ditidencur. Eft autem centrum gravicacis didarum magni-
rudinum x : quare x dividitlibras b a , adiub eadem Tacione :
ira uc ficuc bxtdxd, ira xa ad* <£ quare dupla eftipfius
x 4 ex lcmmace fupra polito. Quod crat probandum.
Si conoidi parabolico figura mfcribatur,& altera circum-
fcribacurex cylindris scqualem altitudincm habentibus: &:
axis didi conoidis di vi di tur ita ut pars ad vcrticem partis ad
bafin fit dupla : centrum gravitati* infcripta: figura: bali por-
rionis dido pundo divifionis crit propinquius : centrum au-
temgra intatte crrcamfcriptxà bafi conoidis codem pundo
erte remoda* t ericque utrorumque ccntrorum à tali pundo
diftanciaxqualis linear qu^ fit pars fcxta altrnidmis uniusey-
lindri exquibus figura: conftant.
Sic itaque conoidale parabolicum , & figurar qualcs didx
fune: altera fix infcripta, altera circumfcripta: Se a xis conoi-
dis qui fit se dividatur in » , ita ut a »,ipfius » e fit dupla. O-
ftendendum eft centrum gravitarisinfcriprqfigurxeflein li-
nea »e,circumfcripcx autem centrum efl'c in art. Sccentur
figurarla difpofirx plano pcraxcm, &fit/cdio parabolx
bac vplani autem iècantis Se bafis conoidis Tedio fit b c \i?
nca; cylindrorum autem fcdioncslìnt rcdangula: figura:; uc
in deferipeione apparet : primus icaque cyiindrus inicripto-
rum cujus axis eft de, adcylindrum cujus axis eft dy.cm-
dembabet rationem quam quadra tum i^/ad quadratura jy,
hoc ed, quamt/sadsjr; cyiindrus amcm*cuju& axis eft dy y
adcylindrum yz eft ut sy ad r* potentia-; hoc eft , ucy * ad
se ;& cadetti radone cyiindrus , cujus axis eft xy, ad cum
cujus axis ed z *>eft n t z « ad a «.didi icaque cyiindri fune in-
ter le ut linea: dd^y iftx autem fiintlcfcasquuil ncr
excedentes,& ed cxceftus arqualisminimse , ita ucsx dupla
Oo z fitad
ìyl ArPENDIX
fir ad a u. ay autcm cjufdcm eft tripla,& da quadrupla.funt
igicur didi cylindrimagnitudines quxdamfefe ad inviccm
squali ter excedentes,quarum exccflusxquantur carum mi-
nimi, & eft linea x m , in qua ex diftantiis xqualibus fufprti-
fx funt.f unumquodquc cnim cylindrorum ccntrum gravi-
raeis habet in medio
axis.^quare per ca qu$
fupcrius dcmonftraca
funt ccntrum gravita-
ta magnitudinis ex o-
mnibus compofitx di-
vider lincam .v m , ica
ut pars ad xrcliqux fic
dupla. Dividaturita-
que,&fit.va ipfius a
m dupla j eft ergo a
ccntrum gravitatis in-
fcript? figurx. Divida,
tur au bifariam insje-r
ritixdupla ipfius me.
eft autcm xa dupla ip*
fius ctm. quarc te tripla crir e «.eft autemar tripla ipfius en. .
conftatergo.e» majorem eficquam ex, &idco<e, quod eft
ccntrum figurx infcriptx > magis accedere ad bafin conoidis
quam» : & quia eft ut a e ad ?/7,itaablatu «eadablatum e ai
erit& reliquum adrcliquum,ideft,< «ad» a, ut a *-ad en. Eft
ergo a n tcrtia pars ipfius a «,& fexta ipfius a u. Eodem autcm
pa&o cylindri circumfcriptx figurx demonftrabunturcflc
fefe xqualitcr exccdcntcs,&: elle exceftus xquales minimo}
& habere in linea t m centra gravitar um in diftantiis xqua-
'libus. Si itaque dividatur i m in ir, ita ut tir rcliquxsrw* fic
dupla } cric jr ccntrum gravitatis totius circumfcriptx mag-
nitudini. & cum tx dupla fic ad irm\ai autcm minor fic
J \ i * , quam
Cono G aiilai. 29$
quam dupla ad e m ; fcum ci lìc xqualis : ) cric tota 4 e minor
quam cripla ipfius e 7 r. quare cit major cric ipfar#. &, cum
t m cripla ficad wtt, & me cum duabus mlìrailitcr cripla He
ad m e-, cric coca a e cum a e tripla ad e jr.eff aucem a e cripta
ad en. quarc reliqua* e reliqux 7 r» cripla cric. Eft igicur /; 7 c
fexca pars ipfius au. Hxc auccm fune qux demonff randa
fuerunc. Ex bis ma nife fi um cft, poffe conoidi parabolico
fìguram infcribi, & alccra circumfcribì, ica uc centra gravita-
tu m carimi àpu noto n minusquacunquc proposta linea di-
rtene. Si enim fumacur linea propofitxlinexfexcupla, fiane-
que cylindrorum axes, exquibus figurxcomponuntur hac
fumpea linea minorcs ; crune, qux inecr harum figurarum
cenerà gravicacum Se fignum n cadunc Iincx, propoìica linea
minorcs.
Aliter 'idem.
Axisconoidis,qui fic e D,dividacurin o, ieaucc o ipfius
od ficdupla. Offendendum eff , ccntrum gravitacis infcri-
ptx figurxcffe in linea o d \ circumfcripcx vero cencrum
effe in e o. Seccntur figurx plano per axcm& c,utdidum
" eff. Quia igitur cylindri s n,tm, v i,x e, fune inecr fe,uc
quadrata lincarum sd,tn,v m,x i ;hxc auccm fune inter
fe,utlinex nc, cm,ci,ce; hx aucem funt fefe xqualitcr
cxccdentes,&exccffusxquanturminimx,nempec e ;cft-
que cylindrus t m cylindro q^n xqualisj cylindrus auccm
* v 1 ipfi p n ; Se x e ipfi l n xquatur ; ergo cylindri s n,q. n,
,pn,l n, funtfefe xqualiccrexcedcnces, &exccffus xquan-
tur minimo, eorum nempe cylindro l n . Eff autem cxceffus
cylindri s N,fupcr cylindrum q. N,anulus, cujus altitudo cft
q^t ; hoc eft, n d ; Iaticudo aucem s q. exceffus auccm cy-
lindri CLN.fuper p N.eftanulus, cujus latirudo eff qj>. excef-
fus autem cylindri p N.fupcrL N,eftanulus, cujus Iaticudo
p l< Quarc didi anuli s q,qp,p L>funcinccrfexqualcs,&:
Oo 3 1 cylindro
i 9 4 Appendix
cylindro ln. Anulus igitttrs t xquatur cylindro x e :anu.
lus c^v, qui ipfius s t eli duplus , xquatur cylindro v i ; qui
fimiliccr cylindri x e duplus eft; & eamdem ob caufam a-
nulus p x cylindro tmi& cylindrus l e cylindro s n arqua-
lis. crir. In libra icaque k f punda media redarum ei,dk
conncdentc, &: in par-
tes squales pundis h g
feda , funt magmtudi-
ncs qu<^am,ncmpc cy-
lindn s n,t m, v i,x E;
& gravitati centrum
primi cylmdri cft x; fe-
cundi vero cft h ; terciì
c ; quarti f. Habcmus
t autcm&aliam libram
m Kj quxeftqfms fK
dimidia , toridemque
pundisinpartcs xqu.ts
diftnbuta, nempe m h»
HN , n K , & m ea aliai
magmtudines,illis,qux
funt in libra f k , nume-
ro & magnitudine x-
quales, & centra gravi-
tatimi in fignis M,fl) n,
k habentes , &: codem
ordine difpofitx funt. cylindrus enim l e centrum gravita-
tishabetin m ;& xquatur cylindro s n centrum habenti in
k : anulus vero p x centrum habet h ;& xquatur cylindro
t m ; cujus centrum cft h : anulus qjt , centrum habens
n , xquatur cylindro v i j cujus centrum cft g : &denique
anulus s t , centrum habens k, xquatur cylindro x e , cujus
centrum cft f. Igitur centrum gravitati didarum magnitu-
dinum
Ai CLP
C OLLO G A LILiE I
dinum libram divider in cadem rationc: carumdcm vero u-
nura cft ccntrum, ac propterca pun&um aliquod utrique li-
bra communc,quod fit y. IcaqucF y ad y k critut KYad
y m. eft ergo f y dupla ipfius y k ì & divifa e e bifariam in 2,
cric z f dupla ipiiusK d ; ac propterca z d tripla ipfius d y.
redx vcrÒD o tripla cft e d: major cft ergo teda d o, quatti
d y j ac propterca y cencrum infcriptx magis ad bafin ac-
cedi!, quàm putupum o. Er, quia, ut e d ad d o,itaeft abla-
cnm z d ad ablatum d y j crit Se reliquum e z ad reliquum
y o,ut e Dad d o. nempe y o tcrtia pars crit ipfius e z ; hoc
cft pars fcxra ipfius e e. Eadem prorfus rationc demonftra-
bimus, cylindroscircumfcripta: figura fefexqualiter cxce-
dcrc , & elle exceftus xquales minimo , &: ipforum centra
gravitatum in diftantiisxqualibus libra: K z conditura; Se
paritcranalosiifdem cylindris xqualcs fimilitcr difponi in
altera libra k c ipfius k z dimidia, ac propterca circum-
fcripra gravitati* cencrum,quodfic r, libras ita dividere, ut
zr adR k fit.utKR ad r g. Eric ergo zr dupla ipfius rk;c z
vero reda: k d acquali* cft,& non dupla, cric tota e d minor
quàm tripla ipfius d R.quarc reda d r major cft quàm d o.
feilieee cenrrum circumfcripra à bali magis reccdic quàm
pundum o. Et quia z k tripla cft ad kr;&kd cum dua.
bus z e tripla ad k D ; erirrora e Dcumc z tripla ipfius d r.
cftauccm CDtriplaadDo.quarefeliqua cz reliquie r o
tripla cric j feilieee o r icxta pars eft ipfius e c. Quod eft
propofitum.
His autem prademonftratis dcmonftratur , ccntrum gra.
vitatis parabolici conoidisaxem ita dividere , ut pars ad ver-
ticem.reliqux ad bafin fit dupla.
Eftoparabolictim conoidale, cujus axisfit4^,divifusin »,
ira ut 4» ipfius» b fit dupla. Oftendendum eft,ccnrrum gra-
vitati* conoidiseft'e»pundum. fienim non eft»,aucinfra
ipfum,aut fupra ipfura eric. Sic primum infra : fitquc.vt& ex-
. ponatur
zgg A P P E N I X
ponatur linea loipCwx xqualis >& lo contingencer divida*
tur in s : & quam rationem habetutraque fimul bx , os,zdos,
hanchabeac conoidale ad folidumn&infcribatur conoidi
figura ex cylindris xqualem altitudinemhabentibus,ita ut,
quxintcrillius centrum gravitatis &: pun&um» intcrcipi-
l tur, minor fit quam //;
exceflus autem, quo à
conoide fuperatur, mi-
nor ficfolido r. hoc au-
tem fieri polle, clarum
eft. Sit icaque infcripta,
cujus gravitatis ccntru
fit/ j erit jam ix major
so:&.y quia eft, ut xb
cunuo ad / o , ita conoi-
dale ad n (eft autem r
maiusexccfTu quo co-
• noidalc figuram infcri-
ptamfupcrat;) eritco-
J noidalis ad di&umex-
cefTum proportio ma-
jor quam utriufque bx,o s t adso: & dividendo figura infcri-
ptaaddi&umcxccfTum majorem rationem habebit quam
bxads o. habet autem bxndxt proportionem adhuc mino-
remquamad/o. infcripta igitur figura adrcliquas portioncs
multo majorc proportionem habebit quam bxadxi. quam
igitur proportionem habet infcripta figura ad reliquas por-
tioncs, alia quxdam linea habebit ad x /; qux neceflario ma-
jor cric quam bx. Sit igitur*» x. Habcmus itaque ccntrura
gravitatis conoidis x: figura autem in ipfo infcriptx ccntrum
gravitatis cfl /. reliquarum ergo portionum quibus conoida-
le infcriptam figuram excedit gravitatis centrum erit in li-
nea xm ,atque in eoipfiuspun&o in quo fic terminata fuc-
rit; ut
C O L L O Q. G A L I L JE T. 2$J
rit •> ut, quam proporcionrmhabet infcripta figura ad exccf-
fum quo à conoide fuperatur, candem ipfam habcat ad xi.
Oftcnfum autem cft, hanc proporcioncra effe illam quam
habetmxzcxi.crk ergo m gravitatis centrum earum prp~
porcionum quibus conoidale excedic inlcripram figurarci,
quod certe effe non poteft. nam , fi per m duca tur pian uni
bali conoidis a:quidiftan6, crune omncsdidaeproportioQjes
verfus eandem partem 5 nec ab co dividentur.Non eft igitur
gravitatis cencrum ipfius conoidis infra pundum». Scd nc-
que fupca.Sic enim,fi fieri poteft,^: &: rurfus.ut fupra.expo-
natur linea / o, aequalis ipfi b n ,& coucingcnter divtfa in s : &,
quam proportionem ha ber utraque fimul,£ tt,s o , ad s /; hanc
habcat conoidale adr: & conoidale circumfcribatur figura
cxcylindris, utdidu eft, à qua minori quanticate excedatur
quam£tfblidumr:& linea inter centrum gravitatis circum-
feripea: &fignum*/ fit minor quam so: erit refidua « major
quam Is. &,quia eft.ut utraque b n,o s ad si, ita conoidale ad
r -, fcft autem rmajus cxcefl'u quo conoidale àcircumfcripta
fuperatur:) ergo b m,s o,adsl minorem rationem habetquam
conoidale ad didunvexceflum. Eft autem bu minor quam
utraque b n,s o : u h autem major quam s l. multo igitur majo-
rem rationem habet conoidale ad didas proportiones quam
buadub. quam igitur rationem habet conoidale ad eafdem
proportiones , hanc habebitad« Alinea major ipfi* bu. Ha-
beat;fitqueca*«#i6£,quia centrumgravitatis oircumfcripta:
figura: eft v;centcum vero conoidisieft b> 3 atq; cft.ut conoida-
le ad refiduas proportiones , ita m u ad u b, crit m centru gra-
vitatis refiduarum proportionum: quod fimiliter eft imponi-
bile. Non eft ergo centrum gravitatis conoidis fupra pundu
». Scd demonftratum eft quod ncque infra. Reftat ergo , ut
in iplo » fit neceflario.Et eadem rationcdemonftrabitur de
cpnoidcplanofuperaxcnon eredo fedo. Aliteridem» ut
conftat in fequenti, centrum gravitatis conoidis parabolici
P p intcr
2i;8 APPENDIX
intcr centrum circumfcriptx figurx & centrum infcriptx
cadic.
Sic conoidale, cujus axis ab,& centrum circumfcriptx fic
r,infcriptx vero fico. Dico, centrum conoidis interro pun-
ita effe. nam fi non ; infra, vel fupra vel in altero eorum cric.
Sit infra, ut in r.&,quia r cft centrum gravitacis totius conoi.
dis ; infcriptx autem figura: eli gravitacis centrum o; rcliqua-
rum ergo proportionu,quibus infcripta figura à conoide fu-
peracur, centrum gravitacis erit in linea o r ad partesr cxcen-
fa,atque in eo pun&o in quo fic terminacur, ut, quam ratio-
nem habene did^ proporriones ad infcripta, candcm habeac
or ad lineam inter r & pun&um illud cadentem. Sit hxc ra-
tio, illa quam habecoradrAr. Aucigitur* cadct extra co-
noidem, auc intra, aut in ipfa bafi. Si vel extra, vel in bafi ca-
dati jam manifcftum cft abfurdum. Cadat intra: &: quia
x r ad r o eft ut infcripta figura
ad cxceffum quo à conoide fu-
peratur 5 rationem illam , quam
nabet br ad r 0 , eandem habeac
infcripta figura ad folidu l.quod
neccfiario minus erit dido ex-
ccffu. Et infcribatur alia figura,
qux à conoide fuperetur mino-
ri quanticate quam fic >6; cujus
gravitatis centrum cader infra
0 r. Sic u. Et, quia prima figura ad
k cft ut b r ad r 0 ; fecunda autem
• figura, cujus centrum «major eft prima ,& à conoide excc-
ditur minori quantitate quam fic k: quam rationem habet fe-
cunda figura ad excefium quo à conoide fuperatur,hanc
habebit ad r « linea major ipfa br . Eft autem r centrum gra-
vitati conoidis; infcriprx autem fecundx «. centrum ergo
rcliquarum propor tionu erit extra conoides inda b. quod eft
impof-
a
C O L L O G A L I L AL I. *99
imponìbile. Et eodem patto demonftrabitur, centrum gra-
vitatis cjufdcm conoidis non efte in linea c a. Quod autem
nonfitaltcrumpunttorunirtf.manifcftum cft. Si cnimdicas,
efie deferiptis aliis figuris, infcriptaquidcm majori illa cujus
centrum 0 , circumfcripta vero minore ca cujus cenerume,
centrum conoidis extra harum figurarum centrum cadcrcr.
quodnupcr imponìbile effe conclufum eft. Reftatergo.ut
intcr centrum circumfcripta: & infcripta: figura: fit. Quod li
ita cft,ncccfiario eritin figno ilio quod axem dividit ut pars
ad vcrticem rcliquas fit dupla, cuna» circumfcribi,& infcribi
podìnt figura:, ita ut, quae inter ipfarum centrum &dittum
fignumeadunt linea:, quacunque linea fint minores. aliter
diccntem ad imponìbile deduceremus j quod feilieet ccn-
trum conoidis non intra infcripta: &: circumfcripta: centra
caderet.
Sifuerint tres Unea proportionales, drquam proportionem ha-
bet minima ad excejfum , quo maxima minimam fnperat,
tandem habeat linea quxdam fumpta ad du*t tertias ex-
cetfua , quo maxima mediam fuperat : dr item quam pro-
portionem habet compofita ex maxima , & dupla media ad
compofitam ex tripla maxima , & media , eandem ha bue -
rit alia linea fumpta ad excejfum quo maxima mediam ex-
cedit j erunt amba linea fumpta fmul^tertia pars maxima
proportionalium.
■ <ti £ S-l ,(
m . « n
S
Sinttres linea: proportionales ab ,bc t bf & quam pro-
portionem habet b f ad fa, hanc habeat ms ad duas tcrtias
ipftus ca. quam vero proportionem habet compofita ex a b
etiam dupla b c ad compofitam ex tripla Utriufq; ab,bc, ean-
dem habeat alia,ncmpc sj$ ad a c. Demonftrandum cft , m n
Pp 2 tertiara
jco Appendi*
tcrtiam cfic partcm ipfius » b. Quia icaque a b,bc, bf \ font
proportionales, erunt etiam a c , cf, in cadere» rationc. cft igi-
tur, ut a b ad £r,ita4 cadcf:&c ut tripla 4 £ad triplani ira
a'cadcf quam itaque rationem habct tripla db cum tripla
bc ad triplani cb, liane habebita radlincam minovcm ipfa
cf. Sir illar o. quarc cocnponendo',&pcrconvcrfionem pror
portionis,04ad4f candcm habebit rationem quam tripla*/»
cum fexcupla b c ad triplani » b cum tripla b c. habet autem
4 e ad s n candem rationem quam tripla ab cuna tripla b e ad
4 b cum dupla bc. ex squali igitur o a ad**; candcm habebic
rationem quam tripla a b cum fcxcupla bc ad a b cum dupla
b r. veruni tripla a b cum fexcupla b e tripl^ funt ad a b cum du-
pia bc. ergo a o tripla cft ad sn.
Rurfus quia o e ad e a cft ut tripla e b ad triplani a b cum tri.
pia e b : cft autem,ficut e a ad cf, ita tripla ab ad rriplam b e: ex
squali ergo in proportione perturbata , ut o e ad cf, ita crit
tripla 4 b ad triplani a b cum tripla bc:Sc , per convcrfionem
rationis.ut o/ad/ e, fic tripla b e ad triplani b cum tripla b r$
eli: autem , ficutr/ad/ b , ita a e adr b , & tripla a e ad triplani
bc. Ex squali igitur , in proportione perturbata , ut ofzdfb,
ita tripla4 e ad triplani utriufque fimul,4 b,b e. Tota igitur o b
ad bfe rit ucfexcupla ab ad triplani utriufque a.b,a r.&:,quia
fc, ca in eademfuatrationc,&:r^,^4critficut/radr4,ita
bc ad b di & componendo ut /4 ad4f , ita utraque ba , bc ad
ba\ &: fic tripla ad triplani: ergo ut /4 ad a e, ita compofita ex
tripla ba & tripla bc ad triplani db. quare ficu t/4 ad duas
tcrtias ipfius a r,fic compofita ex tripla ba&c tripla bc ad duas
certias tripls bd : hoc cft, ad duplam b a. fed ficut / 4 ad duas
tertias ipfius a r,ita/£ ad m s. Sicut ergo / £ ad w r, ira compo-
rta ex tripla £4 & triplani- ad duplam £ 4 . verum ficut o£ad
fb , ita erat fcxcupla ab ad triplani utriufque ab,bc. ergo ex
squali , 0 b ad m s candcm habebit rationem quam fexcupla
a b ad duplam bd. quare m s erit tertia pars ipfius 0 b. Et dc-
monftra-
C O L L O G A L TL jE I. 3O!
monftracumeft,r0ccrciam effcparcem ipfius**. conftat et*
go, mn ipfius ab tcrciam fimiheer effe pareem. &: hoccft
quod dcmonftrandum fuit.
Cnjafiibct frufti kconoide parabolica abfiijficentrum gravita*
tu e ft in linea rettala* frutti ett axu ; qua in tres aquas
partes divi fa cent rum gravitati ir in media exitttt , eamqtte
fic dividit. at pars verfus minor em bafim ad portesi» ver fu
majoretti bafim, tandem hobea frationem quam major bafis
ad bafim minor em.
A conoide, cujus axis r £;abfciffum fic folidum, cujus axis
be-j&c. planum abfcindens fic bafi xquidiftans. fecetur aucem
alcero plano pcraxcmfupcr bafin ere&um, ficquefe&io pa-
rabola «,r,r.hujus aurem>& plani fecancis , &: bafis fc&ioncs
fine linex re&x l m,u r;crit r b diamccer proportionis vcl dia-»
mecro xquidiftans /w,# r:eruntordinatimapplicac«j.Divida-
turitaquee^incres partes x-
quales, quarum media fic q y.
hxcaucem figno» ita divida-
tur ; uc,quam racionemhabcc
bafis, cujus diamecer*r> ad
bafin cujus diamccer / m \ hoc
cft , quamhabcc quadra tum
«rad quadratum / *w;eandcin
habeae qi ad ij. Demonftran-
durneft,* ccncrum gravitati
effe frufti Ime. Exponacur li-
nea n s xqualis ipfi br , & s x
xqualis fic e r.ipfarum aucem ; , i |! r
«Vxfumacurterciaproporcionalis sg. &,quam proportio-
nemhabec»gadg.t ,hanc habeadinea^ ad*<?. Nihil au-
tem refert, fi punaus o fupra vel infra Im cadat.& q uia in fe-
done u re linex Im, uc ordinacim fune applicare , cric uc
quadratum «rad quadr. Im, iti linea £radr&'-eft nutemuc
Pp 3 quadra-
r
f.
a
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jot .Appendi*
quadratimi «rad quadr. / m , ita q i ad iy\ &,ut b r adr e, ita
n s ad s x. ergo q i ad / y ed ut r s ad s x. qu are ut£^ a d y i , ita c-
ritutraque» s , sx ad sx,te ut eb ad yi , ita compoGra ex
tripla uste tripla $ xsl d s x. ed autem , ut e b ad by , ita
compofita ex tripla utriufquc fimul ns,sx ad compofitam
ex n Syt *.crgo ut r b ad b i,i ta compofita ex tripla n s te tripla
sx ad compofitam ex n s te dupla s x. Sunt igitur 3. linea:
proportionalcs, n s,sx,gs. te , quam proportionem habet sg
ad f»,hanc habctquxdam fumptav/ad duas tertias ipfius
e />,noc ed, ipfius n x. quam aurerfi proportionem compofita
ex xsk dupla**, ad compofitam ex tripla ns te tripla sx\
candem habet alia quxdam fumpta ibadb e, hoc ed, ad nx.
Per ca igitur, qua; fupra demonft rata funt, crunt finca; illx fi-
xnul fumptx tenia pars ipfius 0 * ; hoc ed , ipfius r b. ed ergo
rb tripla ipfius bo. quare 0 cric ccntrum gravitati conoidis
«rr. Sir autem ccntrum gravitar» conoidis Irm frudi. ergo
ulmccc ntrum gravitatiscd in lineai b, atque in eo pun&o
qui illam fic termina t:ut qua; rationem habet ulmc frudi ad
Irm proportionem,eam habeat linea ao adeam quq inter 0 te
dictum pundum intcrccdir. Er, quia r 0 ed dux tenia; ipfius
rb\ra vero dux tertix ipfius re ; eritreliqua«0dux tertix
rcliqux e b. te ,qu ia ed u t firn du u Im c ad proportionem irm,
ita ngadgs-, ut autem ng adg*, ita dux tertix e £ ad*/; dua-
bus autem tertiis ipfius e b xqualis ed finca * 0 : crit , ut fru-
dum ulmc ad proportionem Ir m>ita ao ado i.Condat igitur
frudi u Im c gravitar» ccntrum cflepun&um i, &axem ita
dividere, ut pars verfus minorem bafin ad partem verfus
majorem fit , ut dupla majoris bafis una cum minori , ad du-
plam minor» una cummajori. Quodedpropofitum , clc-
gantius cxplicatum.
Si magnitudioes quoteunque ita inter fi difpofit a , ut fecundA
addat fitper primam duplum prima, ferita addat fu per ficcan-
do m triplum prima , quarta vero addat fuper terfiam qua-
drupla m
Coiloq^ Galilei. 303
drnplum prima, dr Jic unaquaque fequentium fuperfibi prò -
ximam addat magnitudinem prima , multiplicem fecundum
nume rum quem ip/à in ordine retinuerit: fi, inquam , ha ma-
gnitudine. { orditi atim in libra ex diHantiùaqualibus fufpen-
dantur ; centrum aquilibrii omnium compofìtarum librano
ita divi dot, ut pars verfus minores magnitudine! reliqua fit
tripla.
Efto libra l tj & magnitudincs, quales di&um eft , in ea
pendcant;&fint A,F,G,H,K>quaru a cxTfufpcnfafit prima.
Dico,centrum aquilibrii libram t Lira fccarc, ut pars verfus
t reliqua: fit tripla. Sic t l tripla ad l 1 ; & s l tripla l pj &:
ipfius L N j & l Pipfius l oterunt 1 p,p n, n o, o l x-
quales. Et accipiatur in f magnitudo ipfius a dupla ; in c ve-
ro alia ejufdem tripla j in h cjufdem quadrupla ; &fic dein-
ccpsi&fintfumpta: magnitudincs illa: in quibus a : &: idem
fiatinmagnitudinibus F,G,H,K.Cumcnimin f reliqua mag-
nicudo 3 nempe b,Gc arqualis a ì fumatur in g ipfius dupla, in
LONXI
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h tripla, &c. & fìnthar magnitudines fumptae in quibus b; &
codcm pa&o fumantur illa: in quibus c & in quibus d & e.
crunt jamomnes, in quibus A,arqualesipfi Kjcompofita ve-
ro ex omnibus b xquabituripfiH ; composita ex c ipfi c ; ex
omnibus
304 Appendi*
omnibus d vero comporta arquabitur f e ipfi a.&t, quia
t i dupla eftì L,eric i pundum axjuibilibrii magnitudinis
compofita: ex omnibus a. &fimilirer , cum s p ipfius p l fic
dupla, cric p pundum zquilibrii compofita: ex omnibus B : &:
eamdem ob caufam n crit pundotn arquilibrii compofita: ex
omnibus j c o vcròoompofirarcxD ; &l ipfius e. Eftigitur
libra qua:dam tl in qua ex diftantiis acqualibus pendenc
magnicudines quxdam k,h, g, f, a. & rurfiis ed alia libra
l Mnquacx diftantiis fknilitcrarqaalibuspendcnt totidem
numero magnirudines, &:codem ordine prjedidis atqualcs.
cft enim compofita ex omnibus a qua: pender ex i aequalis
K penderitiex 1 3 & compofita ex omnibus b qua: pendet ex
p,atquaturH pendenti ex- p; fcfimiliter compofita ex c,quae
pender ex n , asquaror g ; & compofita ex d, qua: pendet ex
o,*quatur f ; & e pcndens ex l a:qualiseft a. Quare libra:
eadem rationc à centro compofitarum magnitudinum divi-
dentur. Vnumcft autemeentrum compofita: ex didisma-
gnitudinibus. Erirergopundum communereda: t l ; & re-
da: l 1 ccntrum, quod fitx. IraqucutTxadxL,itaeritL x
ad x 1 ; & tota t l ad l i. eft autem t l ipfius l i tripla, qua-
rc&TX ipfius x l tripla crit.
Si magnitudine! quoteumque ita fumantur , ut fecunda addat
fupcr primam triplum prima ,tertia vero fuper fecundam ad-
dat quintuplum prima , quarta autem fuper tertiam addat
feptuplum prima , & fic deinceps uniufcujufèjue augmenturn
fuper fibi proximam procedat multiplex prima magnitudinis
fecundum numeros confequenter impares j Jìcuti proce dunt
quadrata linearum fefe aqnaliter excedeniium , quarnm ex-
ceffus minima fìt aqualis\drin libra ex dijlantìis aquali bus
' fufpendantur ; omnium compafitarum cent rum a qui li brìi
libram divida , ut pars verjits minores magnùudines reli -
qua fìt major quam tripla, eadem verodempta una dittanti*
s s ejufdem minor fit quam tripla.
Sint
C O L L O G A L I L X. I. 297
Sint in libra b e magnitudincs, qualcsdidumcfl:.àquibus
aufcranturmagnitudincs aliqua:inccrfe,uc qua: in prece-
denti difpoficas facrunt ; &: fine compofire ex omnibus a. e-
runcrefiqua:in quibus c,codcm ordine diftribure, fed de fi-
ciontcsmaxima. Sic e d tripla db $ & g f tripla f b. etic d
cenrrum a&quilibrii compofitg ex omnibus ajf vero compo-
fitae ex omnibus c. quarc compofire ex omnibus a c ccn-
trum cadet inrer d & f. Sic o. Manifeftum icaque e(l,Eo
ipfius o B majorem effe quam triplam j g o vero cjufdem
o b minoremeffe quam triplam. Quod demonftrandum
orar. ,
' Si cuiamque corto vtl coni pontoni ex cjlindris aqualem ahi -
■ttidinem habenùbus figura uno. infcribatur , & altero cir -
cumfcribatur 3 itemene axisejw ito divida tur, ut pars, qua
inter punfiuen divifionù & verticem inter cipi tur ,relii]us
fit tripla : eritinfiripta figura gravitati centrum propin-
fjuit/s bafi coni quam punti um ili uà divifionis : circum/crip-
Qjj tavero
CoLLOQ^ GaLIIìSI. 307
tragravitatum in ca,& in diftantiis qqualibus confiftant. Per
caigitur, quxfupra demonftratafunt, conftat, graviratis
cencrum omnium ita compofitorum libram / i ita dividere,
ut pars verfus t fit major quam tripla rcliqux. Sit hoc ccn-
trum <?.eft ergo 1 0 major quam tripla ipfius 0 i. verum tn tri-
pla dt ad i m. ergo tota m 0 minor erit quam pars quarta to-
tius , cujus ms pars quarta pofira cft. Conftat ergo, fi-
gnum 0 bafi coni magis accedere quam s-, ( verum fit jam cir-
cumfcripta figura conftans ex cylindris , quorum axes m c,
cb y be y ea,a» inter fc fintxqualcs; ) fimilitcr, ut de infcrip-
tisoftendetur, eflcintcr fe ficut quadrata linearum mn,ne,
bn,ne y a n\ qux fefe xqualitcr excedunt, excdfiifque x-
quatur minimx 4».quare, per prxmiflam, centrum gravita-
tis omnium cylindrorum ita difpofitorum, quod fit «,li*
brani ri ile divider, ut pars verfus r,ncmpcr »,reliqux ui
fit major quam tripla \tu vero ejufdcm minor erit quamtri-
pla. Sed nt tripla cft ipfius i m. igicur tota um major cfl
quam pars quarta totius mn, cujus ms pars quarta polita
cft. Itaque pundumw vertici propinquius cft quampun-
dum /. Quod oftendendum crar.
Cono dato potè fi figura circumficribi , dr altera infcribi ex cj -
lindrù aquile m altitudinem babentibus , ita ut linea , qua
inter centrum gravitati circumfiripta & centrum gra-
vi tatù infi ripu intercipitur , minor fit qnacumque linea
propofita.
Sit datus conus , cujus Ixis a b. data autem reda fit L. Di-
co; Exponatur cylindrus / xqualis ci qui in cono infcribi-
tur , altitudinem habens dimidiumaxis ab : Òc ab divida-
tur in c, ita ut a c ipfius c b tripla fit: & , quam rationem ha-
bet a c ad k , hanc habeat cylindrus / ad folidum x. Cono
autem circumfcribatur figura ex cylindris xqualcm altitu-
dinem habentibus , & altera infcribatur, ita ut circura-
Qq 1 fcripta
300
A P P E N
D I X"
fcripta cxcedat infcriptam
minori quantitate quam fic
folidum x. fitque circum~
fcriptx gravicatis ccnrrum
t\ quod cader fupra e : in-
fcriptx vero ccnrrum fit s y
cadcnsfubr. Dicojam,er
lineamipfa k minoremefic.
Namfinon ; ponaturipfi e a
xqualis ee.quiaigitur oe ad
k candem habet rarionem
quam / ad x 5 infcripta vero
figura minor non eft cylin-
dro / ; exceflus autem , quo
di&a figura à circumfcripta
fupcrarur, minor eft folido
x : infcripta igitur figura ad
diftum exceftum majorem
rationem habebir quam o e
ad k. ratio aurem o e ad k
non eft minor eaqua habet
oe ad es cum es. No ponatur
minor k j Tgitur infcripta figura ad exceftum quo à circum-
fcripta fupcratur majorem habet rationero quam oe ad es.
Q^uam igitur rationem habet infcripta ad di<ftum exceftum,
hanc habebit ad lincam e s. Linea quxdam major ipfa e o
fit illa et. eft autem infcripta: figura: centrum gravitatis s ;
circumfcripta: vero centrum eft e. Conftat ergo , rcliqua-
rum proportionum , quibus circumfcripta excedit infcri-
ptam, centrum gravitatis erte in linea re, atquc in co pun-
tto à quo fic terminatur, ut, quam rationem habet infcripta
ad di&as proportiones , eandem habeat linea inter e &
pun&um ìllud intercepta ad lineam e s. hanc vero rationem
habet
Colio Galilei. jot
habct re ad e s. ergo rcltquarum proportionum , quibus
circumfcripta fuperac infcriptam fìguram , gravitatis cen-
trimi crit r. quod eft impoflibile. planum cnim dudum per r
bafi conia:quidiftans didas proportiones non fecat. Falfum
igitur eft , lineam e s non effe minoreni ipfh k. cric ergo mi-
nor. Ha?cautem non diflìmili modo in pyramide fieri pofte
demonftrabuncur.
Ex bis manifeftum eft , còno dato pofte figuram unam
circumfcribi, & alceram infcribi, ex cylindrisarqualem al-
titudinem habencibus, ita ut linea: , qua: inter earum cen-
tra gravitarum,& pundum, quod axem coni ita dividit ut
pars ad verticcm reliqua: fit tripla , intcrcipiuntur , quacun-
que data linea fint minores. eum enim, utdemonftratum
eft , didum pundum axem dividens, ut didumeft, fem-
per inter circumfcripta: &infcriptx graviratum centra re-
periatur 5 fierique poftìt ut , qua: inter cadetti centra media
linea , minor lit quacumque linea propofiraj multo minor
cadetti propofira linea fit qua: inter alteTum centrorum &:
didum pundum axem dividens intercipitur.
Cujufiibet coni vel pyramidis centrar» gravitatis axem divi-
dit , ut pan ad verticcm reliqua ad bafin fit tripla.
Eftoconus , cujus axis ab. Si in c dividaturita , ut a c
reliqua: c b fit tripla, oftendendum eft, c eftegravitatis cen-
trimi coni, nam fi non eft, erit coni centrum aut fupra,auc
infra pundum c. Sit prius infra j Si fit e : Si exponatur linea
Ip requalis c c\ qua: contingcntcr dividatur in n. Si quam
rationem habet utraqne fimul, be,pn, ad pn, liane habeat
conus adfolidum x. Si infcribatur cono folida figura ex cjr-
lindris jequalem altitudinem habentibus , cujus centrum
gravitatis à pundo c minus diftet quam fit linea In, Si ex-
ccflus,quo àcono fu peratur, minor fit folido „v.ha:c enim fie.
ri pofte, exdemonftratis manifeftum eft. Sit jam infcripra
. Q.q 3 % ura
Colloq^Galil£i, 31 1
quefimul, bc,pn ,ad ni , ita conus ad* .• cxceflus vero,
quo conus à circumfcripca fuperarur, minor eft quam x : ipfa
vero bo minor eft quamutraque fimul,£r,;>»:ipfa autem
0 r major quam In: Conus igitur ad reliquas proportioncs,
quibus àcircumfcripcafupcratur, mulro majorcmrationem
habebic quam bo ad or. Habeac radono illa m m 0 ad 0 r : cric
m 0 major ipfa bc: bem cric ccntrum gravitatis proporcionum
quibus conus à circumfcripca fuperatur figura, quod eft in-
convenics. non eft ergo gravicatis ccntrum ipfius coni fupra
punctumr :fednequeinfrajucoftcnfum eft. ergo critipfum
r. Et idem codem prorfus modo in pyramide quacumque
dcmonftrabitur.
Sifuerint quatuor line a continue proportionales j dr quam ra-
tionem habet minima e arum adexce(fum quo maxima mi -
nimam fuperat , eandern habuerit linea quadam fumpta ad £
excejftu quo maxima fecundam fuperat : quam autem ratio-
nem habet linea bis a quali* ( maxima dupla fecunda dr tri-
pla ter iia) ad lineam aqualem quadrupla maxima , qua-
drupla fecunda dr quadrupla tertia ; eandern habuerit alia
quadam fumpta ad excejfum quo maxima fecundam fuperat:
erunt ijla dua linea fimul fumpta quarta pars maxima prò-
portionalium .
Sint enim quatuor linea: propordonalcs , ab.be ,bd,b e.
&,quam radonem habet be adea, eandern habeac/g ad a
-i t
i
3
*/
ipfius ac. quam autem radonem habet linea xqualis ab bc
duplx bc bc tripla: bd ad xqualcm quadrupla: ipfarum a b,
bc,bd ; hanc habeat hg ad ac. Oftendcndum eft, ^/quar-
tana effe partem ipfius ab. Qma igitur ab,bc,bd,be, fune
prò-
304 Appendi*
proportionalcs : incadem racione crune etiam ac,cd,de:
Se ut quadrupla ipfarum ab, bc, bd, ad a b cum dupla bc Se
tripla b d ; ira quadrupla ipfarum a c,e d, de , hoc cA quadru -
pia ipfius a e, ad a c cum dupla c d Se tripla de.be fic di a c ad
h g. ergo uc tripla ipfius a e ad a c cum dupla c d Se tripla de,
ita { iplìus ac ad h g. eli autem, ut tripla a e ad triplam e b, ita }
ac adgfctgo , per converfam vigefimamquartam quinti, ut
tripla a e ad a c cum dupla c d Se tripla dbjt a 4 ipfius a c ad hf.
&,uc quadrupla ai rad ac cum dupla cd&e tripla d b, hoc eft,
ad a b cum cbSebd, ira 4 rad hf Se permutando , ut quadru*
pla^r ad *r, itti £ curar bSebdadhf. ut autem a rad a e, ita
ab ad ab cum cbSehd. ergo ex requali , in proporrione per-
turbata, ut quadrupla a e ad rt ejtaabadhf Q]uare conftat,
hf quartam dTe partem ipfius a b.
Cujvfcumque frufiipyramidù fiutoni flavo bop liquidisi antcs
fieli cent rum gravitatisi» axe confi Hit , eumque ita divi di t
ut parsverjùs minorem bafin ad reliquam fit ut tripla majo-
ris bafìs cum fiacto duplo medii inter bafin mafirem & mi-
norem una cum bafi minori, ad triplam minor is bafis cum co-
de m duplo fiotti medii etiam bafi majori.
Aconovcl pyramide,cujusaxis ad, fecctur plano bafi x-
quidiftantefrufìum cujus axis tid.be quamrationem habet
tripla maxima: bafis cum dupla media: Se minima, ad triplam
minima: cum dupla media: Se maxima, hanc habeat « *ad
od. Oftcndcndum eft, 0 centrum gravitatis frulli exiftere.
Sit «squarta pars ipfius ud.
Exponatur linea h x ipfi ad xqualis. firque kx arqualis
rt tì. ipfarum vero h x k, tenia proportionalis fit a: l,Se quarta
.v s. Se quam rationem habet bs ad s x , hanc habeat m d ad
lineam fumptam abo verfus a 1 qua: fit on. Se , quia major
bafis.ad cam qua: inrer majorem &: mino-rem eli media, pro-
portionalis eft ut da ad rt»;hoccfl,ut hxadxb: di&aau-
tem
r
• CoilOQj^ GaLILìEI.
a
tcm media ad minorcra eft ut kx ad xl: crunt major, me-
dia , & minor bafis in cadem ratione,& linea; h x,x k,x /.
Quare ut tripla majoris bafis cum dupla mediar &c mini-
ma , ad triplam minima: cum dupla media; & maxima; hoc
cft,ut uo ad od-> ita tripla hx cum dupla xk &c xl ad triplam
x l cum dupla xk 8cxh:&c componendo, & convertendo,
erit o dzàduMt h xcum dupla xk & tripla xl ad quadru-
plam ipfarum h x,x k,x l.
Sunt igitur 4 linea; proportionalcs,A x,x k t xl,xs : &: quam
rationemhabet xs ad j/>,haftc habet linea quaEdam fumpta
no ad ì ipfius du , nempe ad dm ; hoc eft ,ad \ ipfius bk.
> quam autem rationem habet h x cum dupla x k tripla
xl adquadruplam ipfarum b x,xk, xli eandem habet alia
quxdam fumpta 0 d ad d u ;hoc eft, ad b k. ergo fperca qua:
demonftrata funt) dn erit quarta pars ipfius hx\ hoc cft,
ipfius a, d. quare punftum n erit gravitatis centrum coni
I vel pyramidis cujus axis a d. Sir pyramidis vel coni,cujus axis
a «, centrum gravitatis i. Conftat igitur , centrum gravitatis
frulli effe in linea i n ad partes n extenfa , in eoque cjus
punfto qui cum pun&o n lineam intercipiat ad quam in eam
R r habeat
1 . . '
• '
• •
4
$o 6 Appendix Coll. Gal.
habeat rationcm quatn abfciflum frdftum habccadpyrami.
dcra velconumcujus axis au. Oftcndendum icaque reftat,
in ad no candemhabcrc rationcm quam fruftum ad co.
num cujus axis 4«.Eftautemutconus,cujusaxis d a, adco-
num,cujus axis au; ita cubus ^aadcubumj u-, hoceft.cubus
h x ad cubum xk. hxc autcm cadem cft propordò quam
habct hx ad xj. quare dividendo , ut hs ad s x, icaeric fru-
ftum, cujus axis */«,adconum vclpyramidcm cujus axis uà.
cft autcm , ut h s ad s x , ita edam m d ad o n. quarc fruftum
ad pyramidem, cujus axis a u, cft ut m d ad n o. & quia a n
cft ± ipfius a dia i autem cft ^ ipfius a u: erit rcliqua in l rc-
liqux ud. quare in arqualis crit ipfi m d. Et demonftratum
cft, md ad no effe ut fruftum ad conum a u. Conftat ergo,
hanceandem rationcm habere edam in ad no. quare patee
propofitura.
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: ’f ' 1 : I -,
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S.
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TAVOLA
Delle colè più notabili.
A. .
Cqu a alzaia, e attratta per Tromba non fi eleuapih di 18. broccia. Pag.17
Acqua non hi refiftenza alcuna alTeJfer diuifa. 7 3
Acqua /opra le fòglie de cauoli formata in graffo gocciolo, corno fi fofiiene 7»
Alcuno Dimoflrazioni del Centro della Grauità do i folidi.
Animali acquatici maggiori do i terrefiri, opor qual cagione.
Argomento cCAriftotele contro il Vacuo e ad hominem.
Aria hà grauità pofitiua.jS. Come fipoffa mifurar tal grauità.
Aria compre fi*, e ritenuta violentemente pefa nel Vacuo. 8 1 . Alodo di pe farla.
Ar fenolo di Venezia gran campo di filofofare àgt ingegni.
Asia di legno fitta in vna muraglia ad angoli rotti , o ridotta à tal lunghezza, e groffez-
za, che fi poffa reggere : mà allargata un pelo pi io , fi Jpezzi per lo proprio pofo,
è vnica. 4
Atomi innamoragli d'acqua entrando no’ canapi tirano, o alzano immenfo pofo. io
C.
C Erchio e vn poligono di infiniti lati non quanti indiuifibiti. yt
Cerchio e medio proporzionale trà duo poligoni, vno do quali li fin eircon ferino, r al-
tro gli fia ifoperimetro. y8
Chiodo doppio di grojfezza duri altro , e fitto nel muro fofiiene ottuplo pefo dell'altro mi-
nore. 6
Cilindro 1 ò Prifma di qualfiuoglia materia fofpefo perpendicolarmente corno refina al
romper fi. 11
Cilindri, è fili di qualfiuoglia materia fino à quanta lungezza fi poffano tirare, oltre alla
quale granati , dal proprio pefo fi firapperebbero. 18
Cilindri retti , lo fuperficie de quali, trattene le bafi.fono eguali, hanno frà di loro la me-
defima proporzione, chele loro altezze contrariamente prefe. qg
Colonna groffìjfima di marmo fpezzatafi da fe fleffa j e perche. y
Condtnfazione fecondo l'opinione dell ' Autore procede da confiipazione di parti non quan-
te, (fi- Indiuifibili. yt
Continuo compollo di indiuifibili. ji. e 4 7
Corda, ò canapo come refifta allo flrapparfi. 9. e 19
Corda di inflrumento muficale toccata, muoue, e fa rifonare tutte le corde accordate con
offa all' vnifono, alla quinta, e all ' ottaua ; e perchì. 9 9
Corpi fluidi fono tali per effer rifilati ne i primi loro atomi indiuifibili. 49
D.
D A ta vna linea retta diuifa vteunque in parti difeguali deferiuerevn cerchio, alla
cui circonferenza tirate à qualunque punto di tifa quante fi voglino coppie di linee
Rr i
dall'
TAVOLA.
t fiumi tk di ditti liuti ditti fi , rii input tri di Un li mtdtjìmi proporzione,
chi hinno U fitti dilli linei diuifa. 4 f
Diti vna canna vota trouar vn Cilindro pieno eguale id tjft. 148
Della refi fi enti dei Solidi k fiezzarfi, aggrauati dii proprio fife ; ftr tutti Infecondi
giornata.
Del Moto Locile. . darjx iij£
Del Moto mturalmente accelerilo. da i J7-Ì ij 6
Dii Moto de i Proietti. dat.37.it8g
Differenza tra'l cerchio finito, 1 1 infinito. 4 o
Differenza, tene hi grandi fimi, di graniti dii Mobili non ha farti nel diuerfificirt U
loro velocità. Sj
E.
E ' lmfofftbilt ftr qualunque immtnfi forzi tenditi vna cordi dirittamentt ftr li-
nea equidifiantt all' Orizontt. lit
^.f empio di offo d un animaU. allungato file tri volti dii nitunU, quanto dounbbi effer
pii e grojfo per fofiemrfi.
F.
F Rk Buonauentura Canali tri dell' Ordine dì Giifuati Matematico infigne-, t fuo {pic-
chio ufiorio.
4 *
G.
G Raue cadendo da vna altezza , neW arri uar i ferri hi concepito tanto impeto , che
vtrifimilmente bafierebbe k ricondurlo alla mtdefima altezza, onde fi moffi. ? 4
L
T Sctndii fi fanno con moto veloci Jfimo. 4 1
1 infante di tempo quanto i quale vrì funto in vna linea quanta. J t
Inuefligar le proporzioni della velociti di diuerfi Mobili, ntW iHeJJò , t in diutrfi mez-
zi.
lnuefligare la lunghezza della corda , onde penda vn MobiU , dalla frequenza deh fui
vibrazioni. 97
l penduti hanno limitato il ttmpo dille lor vibrazioni .fi ehi è impoffibile fargli muouere
con altro periodo. 9 8
L.
*1 * m * C ,J
L A quantità della velociti del Mobile è infime cagione, t mifura della quantità della
refifienza del mezzo. a f
Luca Valerio Suono Archimedi dell età nofira hi fritto , De Centro gravitati* fol/do-
rum mirabilmente.
M.
Acchint materiali grandi benché fabbricate con t ifieffa proporzione , che altre mi-
J-VJl tur, della medefima materia, fenomeno robufii, e gagliardi i refifitrt centro i
gli impili efiirni, chi li minori, i
Mobili
TAVOLA.
Mobili di diuerfia granita , mà doli a medtfima motoria cadendo da grandi altexxt fi
muouono con fari velociti. 6 4
Mobili deficendenti fer le corde {tuttofi a qualfiuoglia arco del cerchio, f affano in tonfi
eguali tanto le corde maggiori, che le minori. 9;
Mobili, o fendali defiendenti fer gli archi delle medefime cordo , elettati fifra l oriton/e
fino a 90- gradi, f affano i detti arche intanfì eguali, ma fin breui, chi nonfino i
f affiggi fer le corde. 9 6
Mode vani di difignare le Parabole. 14;
N.
N E i Solidi non fifuò diminuire la fiuf er fitta, quanto il fefi , conferii andò la fimilit te-
dine delle figure. 90
Uumero infinito fi come ha infinite radici di Quadrati, e di Cubi così ha infiniti numeri
quadrati, e cubici. 3 j
O.
Rdigno , 0 firumento inuentato da vn capriccio fi fer ealarfi da grande altexxa gii*
^ fer vna corda, fer non fi {corticate le mani. U
Or* in dorar* f argento fi difirae, e affottiglia immenfiamente. j {
Offa di animali grandiffìmt oltre alla loro natura non fiuffìfierebbono , mentre fi doueffe
confiruare in effe la proporzione della groffezza , e durezza , che hanno gli animali
naturali. 11S
T) Alludi cera accomodata fer {are efperimento di diuerfi granita di acque. 70
Parti quante nella quantità dijcreta nè finite , ni infinite: ma rifondenti ad ogni
f ignaro numero. j 6
Pefii fi equilibrano mirabilmente nelC acqua. 7 o. E perche caufia. 1 jo
Pofitiua e la caufia duri effetto fofitiuo. I j
Problema ammirabile di Anftotele di dua cerchi concentrici, che fi riuelgono-, e fitta vera
rifila don*. lz
Problemi di proporzioni muficali , e loro fioluzioni. da 99. ì 10T
Punti infiniti come fi affegnino in vna linea finita. 4 $
Q.-
Q Vadr atura della Parabola dimofirata con vniea dimofir azione. 1 4 3
Qualfiuoglia corpo di qualfiuoglia figura , e grandezza , e gratuità viene raffrenato
dalla renitenza del mezza, benché tenuiffimo, talmente che continuandofi il moto,
lo riduce à equabilità. 9 f
R.
T> A refezione è diffrazione di infiniti indittifibili con l interfoffzione di infiniti vacui
indittifibili.
Rarefazione immenfa e quella di poca folttere tt artiglieria in mole vafliffima di fuoco. 61
Refiifitnza del mezzo leuata via, tutte le materie , benché di grauità diuerfia fi inolie-
rebbero con pari velocità. 7 j
Rr
S. Sacca
CAcea da tener grano eoi fondo di tauola fatto con la medefima fola, ma diutrft et alt et >
^ za, quali fiano più capaci. j 7
Scabrojìtà, eporofità maggiore, ò minore nella frperficie de Mobili , probabile cagione del
maggior, ò minor ritardamelo di effe. 88
Solidi fimi li fono tra di loro in fefquialtera proporzione delle fuperficie. 9 1
Specchi d Archimede ammirabili. 4 1
Superficie eguali di dua folidi leuandone dall' una parte , e dal' altra continuamente parti
eguali fi riducono luna in vna circonferenza di cerchio, l'altra in vn punto. xg
Superficie de i Cilindri eguali, trattone le bafì,fono tra di loro in Judduplicata proporzione
deUe loro lunghezze. ^
T.
T A uola per i tiri d artiglieria fecondo le diuerfe equazioni del Pezzo. 1 80
Tempi deUe vibrazioni di piu Mobili pendenti da fila più , b men lunghe, fono in tra di
loro in proporzione fuddupla delle lunghezze deUe fila, onde dependono. 9 6
V.
\7 Acuo cagione in parte delt attaccamento fra le parti de' folidi. 1 j. Come fi mifuri in
» ciò la fra virtù per difiinguerla dall altre caufe concorrenti. jy
Vacui minutiffimi diffeminati. e trapofii tra le minime particele de * Solidi confa probabile
dell attaccamento di effe particele fra loro. 1Q
Velocità del lume come pofia con tjperienza inuefligarfi fi fia inf! untane a , ò tempo -
a
ranca.
Velocità de grani de fendenti naturalmente al centro và continuamente atcrefcendofi,
fino à che per ( accrefcimento dela refiftenza del mezjo diuenta vni forme. yg
Velocità de’ Mobili fimili . 0 di filmili nel' ifteffo , e in dtuerfi mezi che proporzione hab-
bt *- 76
Velocità dele pale di mofchetti, od artiglieria incomparabilmente maggiore della velo-
cità de gli altri Profitti. ,
Velocità diuerfe di moti diuerfi dei Pianeti, fecondo Platone, ì conferita ad efiì dal moto
per linea retta , e continuata poi nela conuerfione per i loro Orbi , molto acconcia-
mente verrebbe iluftrata dalle Jpecolazioni del' Autore. \ J4
i’nità hà dell' infinito. - 43
Tauola
Tauola de gli Errori della Stampa
Fac. Ver.
Errori. Correiiioni.
8 1 6
fifone
fejfane
9 (
cenifiimi
certifiimi
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infiniti.
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i'I fiembe , l’I fu.
il f iembe , il fu-
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ghiri
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ime ha
ime, hà
94 *i
dalla
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Fac. Ver. Errori.
Correiiioni.
96 17" dire lunghtz.14
dire te Inngbet-t-a
99 14 architi a
archine
100 11 tri.' Ida*
tri. il dua
104 It cerài
corda
1 1 ondi. fi. F. E
EF
118 4 cengiante
cingi unti
11 6 11 DEI
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11 6 li DEI
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tante
1)4 7 riniti*
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